Rosh Chodesh Elul

Riflessione e introspezione, ascoltando lo shofar

Riflessione e introspezione, ascoltando lo shofar

Il suono dello shofar ha scandito l’ingresso in Elul, l’ultimo mese del calendario ebraico. Un mese tradizionalmente dedicato alla riflessione e all’introspezione in vista degli “Yamin Noraim”, i “giorni severi” con cui si apre il nuovo anno tra le solennità di Rosh haShanah e Yom Kippur. Come ricorda tra gli altri il sito Aish, Elul è un tempo per realizzare il senso della vita «anziché vivere in modo superficiale» e per guardare a se stessi «con spirito critico e onestà, con l’intento di migliorarsi». Secondo la tradizione ebraica fu proprio nel primo giorno di Elul che Mosè salì sul Monte Sinai per la seconda volta, per chiedere perdono per il popolo d’Israele dopo l’episodio del vitello d’oro e ottenere le seconde Tavole del Patto in sostituzione di quelle distrutte dopo aver assistito a quell’atto d’idolatria. Dal Monte Sinai Mosè sarebbe poi sceso 40 giorni dopo, il 10 di Tishrì. Cioè Yom Kippur, l’ultimo e il più solenne dei “Yamim Noraim”.
Per richiamare «in modo emblematico la particolare importanza del mese di Elul», raccontava su queste pagine il rabbino Giuseppe Momigliano, i Maestri, seguendo la traccia del rabbino e cabalista Izhak Luria, hanno proposto alcune modalità di lettura del nome Elul «secondo il criterio esegetico “rashè tevot”, ovvero acronimo, in cui ciascuna lettera appare come iniziale di una parola nel corrispondente versetto biblico». Si inizia con la celebre frase “Ani le-Dodì ve-Dodì li (“Io sono per il mio Amato e il mio Amato è per me”) del Cantito dei Cantici, che nell’interpretazione allegorica del testo allude all’intensità della ricerca del divino tipica di questo periodo. «Credo sia giunto il momento di rafforzarci soprattutto all’interno, di migliorare noi stessi, di rafforzare la nostra identità. Questo non vuol dire che non dobbiamo preoccuparci o occuparci degli altri. Per poterlo fare però è necessario capire meglio chi siamo noi e cosa vogliamo, come immaginiamo il nostro futuro», scriveva lo scorso anno di questi tempi rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana. E se Rosh Chodesh è il momento del nuovo ciclo lunare, Rosh Chodesh Elul rappresenta a suo dire tale prospettiva di rinnovamento «più di ogni altro capo mese».
È un momento di grandi sfide e quando le parole non bastano, «lo shofar parla per noi, esortandoci alla riflessione, al coraggio e alla speranza», sottolinea il World Jewish Congress (Wjc) in un messaggio per Rosh Chodesh Elul di quest’anno. «Il suono dello shofar non è solo un promemoria del nostro dolore, ma anche una dichiarazione della nostra incrollabile resilienza», si rammenta. Visto in questa prospettiva, Elul è quindi un momento privilegiato, un’occasione da non perdere, «per riflettere su chi siamo e su chi aspiriamo a diventare: anche di fronte all’odio, ci invita a ritrovare la nostra essenza più profonda, a essere orgogliosi della nostra identità e a portare la speranza nel nuovo anno».

(Nell’immagine: le selichot al Kotel)

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