Il 6 giugno 1967, durante la guerra dei Sei Giorni – il conflitto lampo in cui Israele sconfisse Egitto, Giordania e Siria e conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme – un soldato israeliano scrisse alla cantautrice Naomi Shemer per ringraziarla della sua canzone Yerushalayim Shel Zahav, “Gerusalemme d’oro”. «Bravissima. E bravissima ancora. La tua canzone è entrata a far parte della nostra vita negli avamposti. I nostri ragazzi non smettono di cantarla e di amarla: una canzone così diventa un simbolo, soprattutto in giorni come questi, in cui il popolo combatte e vince». Shemer conservò quella cartolina, entrata nel 2010 nella collezione della Biblioteca nazionale d’Israele. Per anni, l’autore di quelle righe è rimasto ignoto. La cartolina era finita in mostra – accanto ad altri cimeli – all’apertura della nuova sede della Biblioteca nazionale, nel 2023, ma nessuno sapeva chi l’avesse scritta.
La svolta è arrivata per caso durante una recente visita guidata all’esposizione permanente. Una partecipante si è avvicinata alla guida, riconoscendo con emozione la calligrafia: era quella del padre, Aharon Bar-Oz. Da lì il collegamento con la famiglia, che aveva conservato la lettera di risposta di Shemer. «Sono contenta di potermi congratulare con te e con tutta l’unità per la vostra vittoria, ed è bello sapere che ho potuto aiutarvi da lontano, almeno con la canzone», scrisse allora la cantautrice al giovane soldato.
Bar-Oz, oggi 89 anni, ha custodito quella lettera per 59 anni, incorniciata e appesa al muro. A metà agosto è venuto a Gerusalemme per depositarla alla Biblioteca, completando così, a distanza di quasi sei decenni, quel breve scambio epistolare.
Una storia intrecciata con la scrittura della stessa canzone, ricorda la Biblioteca nazionale israeliana. Yerushalayim Shel Zahav «è il brano simbolo della Guerra dei Sei Giorni e della riunificazione di Gerusalemme». Fu eseguita per la prima volta dalla cantante Shuli Nathan la vigilia del Giorno dell’Indipendenza, il 15 maggio 1967. Tre settimane dopo scoppiò la guerra dei Sei Giorni, e Shemer, come altri artisti, partì per il Sinai per esibirsi davanti alle truppe. Lungo la strada, sentendo alla radio che l’esercito aveva ripreso la Città Vecchia di Gerusalemme e non avendo altro su cui scrivere, tirò fuori la sua piccola agenda degli indirizzi e vi aggiunse una quarta strofa: «Siamo tornati alle cisterne, al mercato e alla piazza; uno shofar risuona sul Monte del Tempio, nella Città Vecchia».
Quell’agenda è oggi esposta alla Biblioteca nazionale, affiancata ora dallo scambio epistolare con il giovane soldato Bar-Oz.
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Naomi Shemer, “Gerusalemme d’Oro” e la lettera ritrovata