Israele

Da Metulla a Holit, la scuola segna il ritorno a casa

Da Metulla a Holit, la scuola segna il ritorno a casa

Sono circa 2,6 milioni i bambini e ragazzi israeliani tornati oggi tra i banchi per l’inizio dell’anno scolastico. Circa 180mila hanno varcato per la prima volta i cancelli della scuola elementare, mentre 143mila hanno iniziato l’ultimo anno delle superiori. Per molti è stato il consueto primo giorno di scuola. Per altri, dopo quasi tre anni di guerra, evacuazioni e lontananza da casa, il 1 settembre ha segnato un nuovo passo verso il ritorno alla normalità. È il caso di 13 bambini di Holit, kibbutz a poco più di un chilometro dal confine con Gaza, entrati questa mattina in un nido appena realizzato all’interno della comunità.

Il nido che non c’era
«Oggi ha aperto un nuovo nido a Holit, che un nido non lo aveva mai avuto. Siamo tutti molto emozionati», racconta a Pagine Ebraiche l’architetta Giulia Temin, impegnata nel progetto di ricostruzione. «Per ora ci sono tredici bambini, altri ne arriveranno. È un nido bellissimo, costruito in modo che sia assolutamente protetto, antimissile». Nel kibbutz, che nell’attacco e nella guerra ha perso 20 tra residenti e lavoratori, il rientro è cominciato molto gradualmente.
Ora, insieme ai residenti, «stanno arrivando anche nuove famiglie con bambini», spiega Temin. «Al 1 settembre ci sono un centinaio di persone, per metà famiglie e per metà giovani e volontari. Holit si sta molto rianimando». Nove dei tredici bambini del nuovo nido appartengono a famiglie entrate recentemente nella comunità. Altri nove bambini frequentano le elementari e sette le scuole medie e superiori.

Il cantiere ancora aperto
Il nuovo anno scolastico è iniziato mentre attorno il kibbutz resta in parte un cantiere. «Alcune zone sono più avanti, altre ancora in lavorazione», racconta Temin. «Proprio oggi sono state consegnate tre delle abitazioni più danneggiate e in due sono già entrate le famiglie». Sono pronti anche i nuovi uffici amministrativi, ricavati al piano terra dell’edificio della sala da pranzo comune, mentre in alcuni dei quartieri tornati abitabili comincia a essere sistemato anche il verde.
«Da un lato vorremmo che fosse tutto concluso, e per questo lavoriamo duro, con tante squadre all’opera anche la sera e la notte; dall’altro siamo molto emozionati, perché qui si comincia a vedere vita, bambini, scuola». È questa sovrapposizione tra il cantiere ancora aperto e una quotidianità che ricomincia a emergere a dare un significato particolare al primo settembre di Holit.
Una parte dei progetti è stata possibile anche grazie a una raccolta fondi che ha coinvolto l’Italia ebraica: la Comunità di Torino, ad esempio, ha sostenuto la ristrutturazione del Centro educativo informale, la riqualificazione dell’area esterna al Centro e la realizzazione di una stanza protetta (mamad).

La scuola come leva per ripopolare il Nord
Una scena simile si è ripetuta nel Nord. A Metulla, evacuata durante la guerra con Hezbollah, ha riaperto dopo tre anni la scuola elementare HaNadiv: 36 bambini sono tornati nelle sue aule e altri 18 hanno iniziato l’anno nella scuola dell’infanzia. In tutta la fascia settentrionale l’istruzione è diventata parte della strategia per riportare gli abitanti nelle comunità evacuate e attirare nuove famiglie, sottolinea Ynet. Quest’anno sono stati aperti 23 asili grazie a una «rete di sicurezza educativa» che permette di mantenere le strutture anche nei centri con pochi bambini, mentre gli investimenti previsti nel settore raggiungono 456 milioni di shekel.
L’apertura dell’anno scolastico avviene in un sistema ancora alle prese con diverse difficoltà, come la penuria di docenti. Il ministro dell’Istruzione Yoav Kisch ha assicurato che le lezioni sono iniziate regolarmente in tutto il Paese, pur riconoscendo una carenza di insegnanti nei distretti del Centro e di Tel Aviv. Alla vigilia dell’apertura il ministero aveva indicato in circa 500 i posti ancora scoperti, mentre altre stime descrivono una situazione più grave.

Gli edifici che tornano a vivere
A Holit, il significato della giornata si misura soprattutto negli edifici che tornano a essere abitati. «Sappiamo quanti ostacoli abbiamo dovuto superare: dai fondi ai permessi alla costruzione», sottolinea Temin. «Ogni ostacolo superato, ogni edificio che viene consegnato e aperto, per me è una grande emozione». Diversi cantieri sono ancora aperti. L’obiettivo, spiega l’architetta, è «finire, riportare tutti a casa e non solo una parte della comunità».
Per Temin questo primo settembre ha anche una dimensione personale: «Oggi ho un bambino che ha cominciato la prima elementare e un altro che è all’ultimo anno di nido, anche loro erano emozionati».

d.r.

(Nell’immagine, il presidente d’Israele Isaac Herzog in visita a una scuola nel nord del Paese)

I nostri siti