ISRAELE

Come cambia la scuola a Gerusalemme Est

Come cambia la scuola a Gerusalemme Est

A Gerusalemme est sta cambiando il percorso scolastico di una parte crescente degli studenti palestinesi. Da quest’anno, chi entra in prima elementare o in prima media (settima classe) nelle scuole pubbliche seguirà il programma israeliano, userà i manuali approvati dal ministero dell’Istruzione e, arrivato alle superiori, si preparerà al Bagrut, la maturità israeliana. Finora in gran parte degli stessi istituti si studiava secondo il curriculum palestinese, con il Tawjihi – maturità – come esame finale. Il passaggio non riguarda però tutti: chi ha già iniziato il proprio ciclo con il programma palestinese continuerà a seguirlo, così come potranno farlo le scuole private e quelle riconosciute dalle autorità israeliane ma non statali.
Oggi circa 45 mila dei 120 mila studenti palestinesi di Gerusalemme est, il 38% del totale, seguono il curriculum israeliano. Fino a quindici anni fa erano una quota a una sola cifra. Il nuovo provvedimento allargherà ulteriormente questa platea.
Per decenni il sistema ha funzionato in modo diverso. Dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele tentò di introdurre il proprio programma scolastico nella parte orientale della città, ma proteste e scioperi di insegnanti, genitori e studenti palestinesi portarono all’abbandono del progetto. Rimase così il curriculum giordano, sostituito progressivamente dagli anni Novanta da quello dell’Autorità nazionale palestinese.
Anche molte scuole finanziate e controllate dalle autorità israeliane hanno quindi continuato a insegnare secondo il programma palestinese. I manuali utilizzati erano quelli dell’Autorità palestinese, sebbene negli istituti sotto supervisione israeliana, fino alla decima classe, venissero distribuite versioni ristampate dopo la rimozione di contenuti considerati da Israele incitamento o delegittimazione dello Stato ebraico. Negli ultimi due anni delle superiori venivano invece utilizzati i testi palestinesi necessari per preparare il Tawjihi.
Con il curriculum israeliano cambiano dunque libri, programmi ed esame finale. Il passaggio è particolarmente significativo per storia, geografia ed educazione civica, oltre che per il maggiore peso dell’ebraico, sottolineano i media locali. Negli ultimi anni il processo è stato favorito sia dalle pressioni e dagli incentivi del governo e del comune di Gerusalemme sia dall’interesse di una parte delle famiglie palestinesi per il Bagrut, considerato una via più diretta verso le università e il mercato del lavoro israeliani. Un’ulteriore accelerazione è arrivata con la chiusura delle scuole dell’Unrwa a Gerusalemme est e il passaggio di alcuni edifici sotto il controllo municipale. Inoltre alcune scuole cristiane private hanno aperto l’anno scolastico con uno sciopero, ma per una questione diversa. Gli istituti protestano contro il mancato rinnovo da parte israeliana dei permessi d’ingresso dalla Cisgiordania per oltre 70 insegnanti e membri del personale, senza i quali denunciano di non poter garantire il regolare svolgimento delle attività.
Per Nir Hasson, giornalista di Haaretz critico verso la politica israeliana nella parte orientale della città, «il processo di israelizzazione del sistema educativo di Gerusalemme est è un processo positivo soprattutto perché apre una possibilità di ridurre le disparità tra la parte orientale e quella occidentale della città». Per Hasson, il nuovo curriculum non cancellerà l’identità nazionale degli studenti palestinesi. «Contrariamente al sogno dei politici di destra, il passaggio al programma israeliano non trasformerà i palestinesi di Gerusalemme in sionisti e non indebolirà la loro identità palestinese». Può però, sostiene, «aprire opportunità per i giovani della parte orientale della città e incoraggiare incontri quotidiani tra israeliani e palestinesi», nelle università, nei luoghi di lavoro e sui trasporti pubblici, come accade già nell’altra parte di Gerusalemme o a Haifa.
Resta però un paradosso. Il principale manuale israeliano di educazione civica si intitola Essere cittadini in Israele: uno Stato ebraico e democratico. Gran parte degli studenti palestinesi chiamati a studiarlo sono residenti permanenti, non cittadini israeliani, e non possono votare per la Knesset. È proprio questa contraddizione, osserva Hasson, a rendere il cambiamento insieme un’opportunità di integrazione e una lente sulle disuguaglianze ancora irrisolte della città. 

d.r.

I nostri siti