Libano

Le Idf sgomberano Ali Taher «centro nevralgico di Hezbollah»

Le Idf sgomberano Ali Taher «centro nevralgico di Hezbollah»

Le Idf hanno assunto il controllo della dorsale di Ali Taher, uno dei principali capisaldi militari di Hezbollah nel sud del Libano, e sgomberato gli operativi del gruppo terroristico dalla vasta rete di tunnel scavata sotto il rilievo. L’annuncio è arrivato nella serata del 3 settembre, dopo settimane di operazioni condotte dalla 36esima Divisione. Secondo l’esercito israeliano, alcuni terroristi di Hezbollah sono stati uccisi, mentre altri sono riusciti a fuggire. Ora è iniziata la demolizione del complesso sotterraneo, definito dalle Idf il «centro nevralgico» dell’unità Badr, responsabile delle attività del movimento sostenuto dall’Iran nell’area a nord del fiume Litani.

Il centro nevralgico dell’unità Badr
La dorsale, alta circa 600 metri e situata nei pressi di Nabatiyeh, domina alcune delle principali vie di collegamento tra il sud del Libano, la costa e la Beqaa occidentale. Nei tunnel le Idf hanno trovato centri di comando, depositi di armi, generatori, alloggi, docce e una cucina: «un’infrastruttura costruita nell’arco di vent’anni con finanziamenti e pianificazione iraniani e progettata per consentire agli operativi di rimanere sottoterra per lunghi periodi» ha spiegato ai media israeliani una fonte dell’esercito.
Per conquistare Ali Taher, nelle ultime settimane le forze israeliane hanno condotto imboscate contro gli uomini asserragliati nel complesso e colpito gli accessi con armi da fuoco, granate, droni e raid aerei. Hezbollah ha risposto con droni esplosivi contro i soldati, ma le Idf hanno minimizzato i danni e ottenuto il «controllo operativo» dell’area sia sopra sia sotto terra. In questo modo, proseguono le fonti militari, è stata neutralizzata la capacità del gruppo terroristico di utilizzare il sito per attacchi contro militari e civili israeliani.

Doron: «Una doppia sfida per Hezbollah»
Pochi giorni prima dell’annuncio di Tsahal, l’analista Dror Doron dell’israeliano Amit Terrorism and Intelligence Research Institute indicava proprio Ali Taher come uno dei nodi decisivi del confronto in Libano. Per Doron la dorsale poneva Hezbollah davanti a una doppia difficoltà.
«Sul piano militare, la perdita del controllo comprometterebbe la capacità dell’organizzazione di gestire i propri sistemi militari nel Libano meridionale», osservava l’analista. Una conquista israeliana avrebbe consentito alle Idf di ampliare le operazioni per smantellare altre infrastrutture del gruppo, in particolare nella Beqaa occidentale.
Ma per Doron il significato di una eventuale conquista «sarebbe soprattutto politica». Ali Taher si trova a nord del fiume Litani, oltre l’area nella quale Hezbollah si è dichiarato disposto a trasferire le proprie infrastrutture all’esercito libanese nell’ambito dell’attuazione della risoluzione 1701. Per questo «qualsiasi decisione riguardante la dorsale costituirebbe un precedente che potrebbe essere applicato anche agli asset militari dell’organizzazione in altre parti del Libano».

Il precedente temuto da Hezbollah
Anche per questa ragione, prosegue l’analista, nelle scorse settimane Hezbollah ha respinto la proposta del presidente libanese Joseph Aoun di evacuare la dorsale e consegnarla all’esercito regolare. Il piano aveva il sostegno degli Stati Uniti e di Nabih Berri, presidente del Parlamento e leader di Amal, storico alleato del movimento sciita. Per Hezbollah però Ali Taher rappresentava una linea rossa: cederla volontariamente avrebbe potuto spingere Israele a chiedere lo stesso nell’Iqlim al-Tuffah, nella Beqaa occidentale e in altre zone del paese.
La questione, scriveva Doron, si era così trasformata in «un test della capacità del governo libanese di rispettare il proprio impegno a smantellare l’infrastruttura di Hezbollah». Le esitazioni dell’esercito di Beirut nell’affrontare direttamente gli uomini del gruppo terroristico e il timore di un possibile coinvolgimento iraniano mostravano, secondo l’analista, quanto Ali Taher fosse diventata centrale non solo nello scontro tra Israele e Hezbollah, ma anche negli equilibri interni libanesi e nel tentativo di arrivare a un’intesa tra Gerusalemme e Beirut.

Il nodo iraniano
La possibile presenza iraniana aveva alimentato nelle ultime settimane interrogativi sull’operazione. Fonti libanesi avevano parlato di ufficiali e tecnici dei Guardiani della rivoluzione all’interno del complesso, mentre Hezbollah aveva smentito. Secondo le valutazioni israeliane riportate già alla fine di agosto, non vi erano ufficiali iraniani intrappolati nei tunnel. Dopo la conquista dell’area, le Idf hanno ribadito di non avere indicazioni sulla presenza di membri dei Guardiani della rivoluzione.
L’operazione riporta così il dossier Ali Taher al centro dell’accordo quadro firmato a giugno tra Israele e Libano con la mediazione americana. L’intesa lega il progressivo ritiro israeliano al disarmo verificato di Hezbollah e degli altri gruppi armati. Israele ha lasciato tre aree pilota nelle quali è entrato l’esercito libanese, ma ha chiarito di non voler procedere con ulteriori ritiri senza nuovi passi sul disarmo.

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