«Ci sono libri che si aprono con la certezza che la loro lettura sarà dura. Libri che non cercano di consolare, che non offrono alcun rifugio nell’astrazione comoda dei grandi principi. Libri che guardano in faccia ciò che molti preferiscono non vedere». Lo scrive l’ex primo ministro francese Manuel Valls, introducendo l’edizione italiana del volume-inchiesta I nuovi antisemiti della giornalista e connazionale Nora Bussigny, infiltratasi per mesi nel mondo dell’ultrasinistra, delle associazioni militanti e di alcuni ambienti accademici d’Oltralpe per verificare con i propri occhi l’antisemitismo travestito da antisionismo, le diffuse collusioni con il terrorismo e quella che definisce «un’empatia talmente selettiva» nei confronti dei palestinesi da non avere in molti casi nulla di spontaneo ma di essere la risposta ad altre logiche e in particolare a quella del caos e del disordine.
Il libro è in arrivo anche da noi grazie all’associazione Setteottobre di Stefano Parisi che l’ha tradotto (la traduzione è di Daniele Scalise) e che lo presenterà giovedì 17 settembre alle 19 al festival letterario Pordenonelegge. Tra le sue pagine si parla molto di Francia, evidentemente, ma c’è anche una appendice italiana che prende le mosse da Firenze, «una città di cui mi sono innamorata prima del 7 ottobre» e in cui «sono tornata trascinando i piedi, nel 2026», ricavando una sensazione «da capogiro» perché i numeri dell’antisemitismo «non mentono» e sono un campanello d’allarme anche qui. «Più che mai, dunque, mi rallegro di essere tradotta e pubblicata in Italia».
L’autrice, che ha dedicato il suo saggio a Regine Skorka, sopravvissuta alla Shoah e testimone al processo contro il criminale nazista Klaus Barbie, è stata di recente intervistata da Pagine Ebraiche sul significato e l’importanza del suo lavoro. «Ho trascorso più di un anno a scandire “gloria ad Hamas”, al Jihad islamico, a Hezbollah, ecc., in sale municipali e in luoghi della Repubblica. Mi sono detta che ormai eravamo perduti», ci ha detto. «Poi, quando il mio libro è uscito, ho avuto la fortuna di vedere che non ero sola». La “battaglia” contro l’odio travestito da solidarietà non è quindi persa, fa capire Bussigny, pur dichiarando di avere «il cuore pieno di tristezza» per la deriva di cui è stata testimone in incognito e sul suo uso strumentale da parte di alcune forze politiche. Non c’è tempo da perdere neanche per Valls, che rimarca la «non negoziabilità» della lotta contro l’antisemitismo. «Non lo è sul piano elettorale. Non lo è sul piano politico. Non lo è sul piano morale», spiega l’ex primo ministro. Per Valls, «un progressista che “contestualizza” i massacri di innocenti per calcolo elettorale ha tradito ciò in cui pretende di credere».
a.s.