Guardando verso est, da Eilat fino a Gerusalemme, la notte scorse molti israeliani hanno visto le scie di missili iraniani illuminare il cielo. L’obiettivo non era Israele, ma la Giordania. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato missili balistici contro una base americana ad Al Azraq, 100 chilometri a est di Amman, in risposta agli attacchi statunitensi contro petroliere iraniane. Da Amman non sono arrivate conferme di danni o vittime, mentre immagini girate in Israele hanno mostrato diverse intercettazioni. Almeno uno dei missili, riporta Israel Hayom, trasportava una testata a grappolo, vietata dal diritto internazionale e già usata da Teheran negli scorsi mesi contro le città israeliane.
L’escalation è iniziata dopo due tentativi iraniani di centrare una nave da guerra americana. L’unità della Marina Usa è riuscita a evitare gli attacchi senza subire danni, sottolinea il Wall Street Journal, e ha proseguito il pattugliamento. Il Pentagono ha poi risposto prendendo di mira cinque petroliere della flotta ombra iraniana, tra Jask e l’isola di Kharg. «Ogni volta che l’Iran proverà a colpire le nostre navi perderà delle petroliere», ha avvertito il segretario di Stato Marco Rubio.
Le minacce contro la Marina americana hanno attirato l’attenzione degli analisti israeliani. Su N12, Assaf Rosenzweig segnala la crescente preoccupazione a Washington per due sistemi iraniani: il Qassem Basir, missile balistico a medio raggio presentato nel 2025, e il Khalij Fars, progettato per attaccare obiettivi navali. Ad accomunarli è soprattutto «un sistema elettro-ottico di guida e acquisizione del bersaglio nella fase finale del volo», che permette di individuarlo e aggiustare la traiettoria. Una caratteristica, sottolinea Rosenzweig, «particolarmente importante contro le navi, perché sono bersagli in movimento».
Ma per raggiungere un obiettivo in mare aperto non basta un missile capace di correggere la rotta: Teheran deve prima sapere dove cercarlo. È questo, spiega il giornalista di N12, uno degli aspetti che più preoccupano gli Stati Uniti. Gli attacchi americani delle ultime settimane avrebbero dovuto compromettere i sistemi iraniani di sorveglianza, radar e osservazione a lungo raggio. Se Teheran riesce comunque a localizzare unità statunitensi lontane dalla costa, il sospetto è che possa ricevere da Russia o Cina informazioni di intelligence o immagini satellitari.
Per Israele a preoccupare è soprattutto il possibile salto tecnologico iraniano. Se Teheran riuscisse davvero a integrare sistemi di localizzazione a lunga distanza e missili capaci di inseguire un bersaglio mobile, in prospettiva la minaccia potrebbe estendersi anche alle infrastrutture marittime israeliane, dalle piattaforme di gas ai porti. Un rischio già preso sul serio da Gerusalemme, che durante gli ultimi scontri con l’Iran ha chiuso preventivamente alcune piattaforme offshore.
Medio Oriente
I nuovi missili iraniani preoccupano Usa e Israele