Istituzioni e rappresentanti di comunità religiose hanno sottoscritto martedì pomeriggio, nel Comune calabrese di Cittanova, un patto civico per il Dialogo e contro le parole dell’odio, il razzismo e l’antisemitismo. L’iniziativa, sostenuta dall’Ucei e dalla Comunità ebraica di Napoli, nasce dal territorio ed è stata promossa nel quadro della Giornata Europea della Cultura Ebraica (Gece). Il tema della Gece di quest’anno era l’amore ed è l’amore verso l’ebraismo, la sua storia e i suoi valori a emergere dalle parole di Domenica Sorrenti, presidente dell’Associazione Cittanova Radici e promotrice del progetto. «Ho una passione per la cultura ebraica molto forte, affinata nel corso degli anni. Viviamo un periodo in cui le parole d’odio sono tornate a ferire. Dobbiamo tutti impegnarci, rifiutare il silenzio, per evitare che la società vada a fondo a causa di questa deriva», osserva Sorrenti, già assessore all’Istruzione di Cittanova. Le parole possono distruggere e scavare solchi, ricorda. La Carta di Cittanova punta al contrario a costruire, richiamandosi alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alla Memoria della Shoah. «Le nostre radici ci insegnano chi siamo, il dialogo ci insegna a riconoscere l’altro», sottolinea Sorrenti. «E di dialogo qui a Cittanova ce ne intendiamo. Ero presente quando nel 2008 inaugurammo un giardino dedicato ai Giusti tra le Nazioni e dove ieri ha preso il via tutto. L’ebraismo è la radice e dobbiamo esserne sempre più consapevoli anche riconnettendoci alla nostra storia e in particolare alla cacciata degli ebrei del 1510. Perché una presenza ebraica a Cittanova non c’è più, ma “vive” comunque in tradizioni e retaggio».

Porte aperte per ulteriori adesioni
L’istanza di Sorrenti è stata accolta con favore dal sindaco, Domenico Antico, per il quale «una comunità cresce quando riconosce nella dignità di ogni persona il fondatore del proprio stare insieme». È la consapevolezza dalla quale nasce il documento, insieme al desiderio di consolidare «una convivenza fondata sul dialogo, sulla fraternità, sul rispetto delle diversità e della libertà religiosa, nel pieno riconoscimento dei principi della Costituzione». Secondo Antico, «una carta non cambia una comunità perché viene firmata, la cambia quando quei principi entrano nelle parole, nelle relazioni e nelle scelte quotidiane degli esseri umani». Anche per questo rimarrà aperta per nuove adesioni da raccogliere tra enti, scuole, associazioni e cittadinanza.
«La Carta di Cittanova non è un documento come tanti», ha osservato Giulio Disegni (nella foto in alto), coordinatore del Progetto Meridione dell’Ucei. «Colpisce la scelta di non limitarsi a enunciare princìpi, ma di richiamare la Costituzione italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Memoria della Shoah come patrimonio universale, non confinato alla sola comunità ebraica ma appartenente a tutta l’umanità». È questo d’altronde il modo in cui la comunità ebraica italiana «ha sempre inteso il proprio ruolo nella vita pubblica: non custode di una memoria privata, ma portatrice di un’esperienza storica che riguarda tutti, perché tutti possono essere vittime o complici dell’indifferenza». La firma del documento, ha osservato ancora Disegni, è arrivato in un momento in cui l’antisemitismo torna a manifestarsi «con forme nuove e antiche insieme» nel discorso pubblico, sui social, talvolta «travestito da opinione legittima». In questo senso, iniziative come quella di Cittanova «sono uno strumento necessario nei tempi difficili» perché il dialogo è ancor più indispensabile e prezioso «quando le cose si complicano».
Il messaggio del rabbino
Per Cesare Moscati, il rabbino capo di Napoli, di cui è stato letto un messaggio, appuntamenti come quello di Cittanova rappresentano dei «fari di speranza» e ricordano che la vera pace «si costruisce giorno per giorno, camminando insieme, nel rispetto reciproco e nella valorizzazione di ciò che ci unisce». Moscati ha espresso per questo gratitudine agli artefici della iniziativa e a tutti i partecipanti coinvolti nell’impegno comune «per una società più giusta e solidale». D’accordo con lui Roque Pugliese, referente della Sezione ebraica di Palmi (RC): «Siamo felici di aver riunito in unico dialogo e intenti lo Stato costituzionale e laico con le religioni e fedi insieme. Si tratta di un evento con caratteristiche uniche, perché c’è stata una condivisione concettuale pratica». La carta avrà ora sviluppi regionali, annuncia Pugliese, rafforzando il contrasto all’odio «contro tutte le diversità» e valorizzando lo stesso concetto di diversità come una ricchezza comune. Aspetto anche quest’ultimo non scontato in un periodo di «narrazioni ideologiche» che hanno infragilito il tessuto della convivenza.
a.s.