In quella che è oggi la sede della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, nel convento di San Domenico a Bologna, operava un tempo il famigerato tribunale dell’Inquisizione. Era ancora attivo quando il piccolo ebreo Edgardo Mortara, battezzato in segreto dalla domestica cattolica, fu strappato nel 1858 all’affetto dai suoi cari e avviato a una vita e carriera nella Chiesa. Ogni tentativo di riaverlo indietro, da parte della famiglia, delle istituzioni ebraiche, di tanti uomini di Stato intervenuti contro quella violenza “benedetta” da Pio IX, fu vano. Proprio da qui, nel corso di una iniziativa «con un significato storico», la professoressa Elèna Mortara, critica letteraria, docente di Letteratura Anglo-americana e pronipote di Edgardo, ha rilanciato l’appello a papa Leone XIV, e in precedenza già rivolto al suo predecessore Francesco, che conclude il libro Bambini rapiti, bambini contesi da lei curato insieme a Elisa Bianchi per Guerini e Associati. L’appello evoca il passato con le sue ombre, ma guarda anche al presente con i suoi nodi irrisolti, perché nonostante tante “ferite” pregresse il diritto canonico consente ancora oggi il battesimo dei più piccoli «contro la volontà delle famiglie, persino non cattoliche».
Un cambio di rotta è finalmente maturo? Mortara ha delle speranze al riguardo. Negli scorsi giorni dell’appello «ha scritto con una certa evidenza il Corriere della Sera: ora non possono dire di non sapere». Anche di questo si è parlato nella sede ecclesiastica bolognese, con l’intervento anche degli storici Guido Bartolucci, Gianni Festa e Francesca Sofia. «Le riflessioni erano tutte molto accurate. Festa, che è un docente di storia della Chiesa e un domenicano, ha in particolare apprezzato i toni del mio testo e soprattutto la volontà di non creare una contrapposizione tra religioni. Come ho raccontato, una parte del mondo cattolico si oppone a queste pratiche». Dal suo canto Mortara ha esortato a passare «dalle parole ai fatti», ponendo al centro temi come il rispetto di ogni religione, il diritto naturale e la fratellanza umana. Ad ascoltarla c’erano tra gli altri Maurizio Avanzolini e Marilena Buscarini, curatori del sito “Il caso Mortara nella Biblioteca dell’Archiginnasio”. Nell’allestimento, un percorso bibliografico accurato con decine di libri e immagini, il caso Mortara è accostato per alcuni aspetti all’Affaire Dreyfus.
a.s.