Sebbene la nostra stampa di nicchia consideri l’ossessione antisraeliana come un nuovo capitolo della lunga storia dell’antisemitismo, che spazia dal Medioevo fino al regime zarista in Russia, trova difficile comprendere questa sua attuale incarnazione. A distanza di alcune settimane dalla ricorrenza del sette ottobre, un autore paragona questo clima al mondo primitivo del Libro della giungla di Kipling; un altro definisce questa pandemia come un «evidente esempio di psicosi di massa», suggerendo che solo la psichiatria possa spiegarlo.
Questo periodo precedente, l’ho manipolato io; quello originale è tratto da Tom Segev, Il Settimo Milione – Come l’Olocausto ha segnato la storia di Israele, 1991, e recita così: «Sebbene la stampa considerasse il nazismo come un nuovo capitolo della lunga storia dell’antisemitismo, che spaziava dal Medioevo fino al regime zarista in Russia, trovava difficile comprendere questa sua attuale incarnazione. A distanza di alcune settimane dalla nomina di Hitler a cancelliere, un autore paragonò la Germania nazista al mondo primitivo del Libro della giungla di Kipling; un altro definì il nazismo un “evidente esempio di psicosi di massa”, suggerendo che solo la psichiatria potesse spiegarlo».
Sovente ci si è malamente cimentati in un discorso da tempi di bonanza, invariabilmente incentrato su “l’antisemitismo aumenta”, detto con un’inconscia e masochistica soddisfazione, dovuta alla consapevolezza della sua scarsa importanza. Eppure, il congegno era tutt’altro che nuovo: Gaza attacca Israele, Israele qualche volta contrattacca e, puntualmente, viene unanimemente condannato per la sua disumanità. Ma non finisce lì, perché si snocciola un repertorio che ogni tanto si arricchisce di qualche perla: Hasbarà, apartheid, genocidio, israelizzazione, arricchito dalla follia circa l’accusa di una colonizzazione sionista dell’Italia, un’infamia copiata dall’Argentina, col cosiddetto Piano Andinia, una teoria cospirazionista screditata che sostiene l’esistenza di un complotto per creare uno Stato ebraico in Patagonia (tra Argentina e Cile). La teoria viene spesso ripresa da gruppi di estrema destra o antisemiti, che a volte accusano falsamente i turisti israeliani in Patagonia di provocare incendi o disastri naturali. E noi a pensare “questi sono matti”, ma lo pensavano già gli ebrei dei nazisti nel 1933 e si è visto com’è andata a finire. Un disegno criminale e le sue motivazioni possono essere folli quanto si vuole, nondimeno, possono tradursi in fatti concreti.
L’attuale psicosi di massa, che chiamerei pandemia antisemita, riguarda Israele, quella del 1933, invece, riguardava gli ebrei e sebbene sia vero che nessuno come l’antisemita riesce a distorcere così bene la realtà, i due fenomeni, separati da poco meno di un secolo, somigliano troppo perché non valga la pena esaminarne le affinità ed i possibili sviluppi. Tanto più perché sia allora che adesso, per dirla con le parole della definizione IHRA di antisemitismo ci si impegna nel «Fare insinuazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei come individui o del loro potere come collettività – per esempio, specialmente ma non esclusivamente, il mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società».
A tal proposito, circola una vignetta, anche in ambito politico, nella quale il figlio domanda al padre: «Papà a scuola la maestra ha detto che Israele vuole conquistare tutta la Palestina, è vero?». E il padre risponde: «No, non è vero: Israele vuole conquistare tutto il mondo». Cos’è cambiato? Nel 2026, una vignetta in perfetto stile Mein Kampf.
L’acredine nei riguardi di Israele porta voti, e vi è già la rincorsa a chi è più feroce; basterebbe vedere chi e come ha considerato di compiere su un palcoscenico un gesto che a me pare violento nei riguardi di Israele. La storia non si ripete mai, ma potrebbe farci una sorpresa. Attribuiscono al filosofo tedesco Friedrich Engels la frase «la storia è più astuta degli uomini»; speriamo che il gingillo dell’antisemitismo scivoli loro fra le mani.
Emanuele Calò