Che razza di casa è questa? Tre pareti, nessuna porta, e dal tetto passa la luce…
A House with No Door: A Sukkot Story, scritto da Amy Fellner Dominy e illustrato da Rotem Teplow, pubblicato da Kar-ben, racconta la storia della festa attraverso un paradosso sorprendente…
Non solo la sukkah è una struttura temporanea, costruita per ricordare il periodo dopo l’esodo dall’Egitto, ma la cura meticolosa nella progettazione, nel montaggio e nella decorazione della sukkah è una parte essenziale della festa.
È un capanna, modesta, ma deve essere abbastanza solida da resistere per una settimana all’aperto, per poi essere smantellata al termine della festa.
Nel racconto la sukkah ha un pavimento di terra fresca e scura, su cui compaiono misteriose impronte… E il tetto, che ovviamente non è un vero tetto, lascia filtrare la luce, e tutto quello che vi si trova diventa a strisce, che sia la maglietta di un bimbo o… un gatto, che sta seduto al centro di tutto.
Ghirlande di carta, frutta, decorazioni, un disegno pieno di uva e melograni, e cedri, ovviamente. Poi c’è chi ha in mano il lulav, e anche se la sukkah è piccola c’è spazio per tutti.
E non può mancare ovviamente un banchetto per festeggiare insieme la fine della storia: tutti sono benvenuti in un piccolo mondo magico in cui non ci sono distinzioni tra tu e noi, io e noi, non ci sono “gli altri”.
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In Our Spectacular Sukkah, invece, la storia scritta da Sidura Ludwig e illustrata da Sophia Vincent Guy (candelwick press), una famiglia entusiasta finalmente può dedicarsi alla costruzione della sukkah nel proprio giardino.
Sarà una sukkah magnifica e robusta, non vedono l’ora di mangiare, giocare e cantare insieme per sette giorni, e immaginano come sarà bello poter guardare le stelle attraverso il tetto per sette notti.
Sembra tutto è perfetto finché… whoosh! Il vento, improvviso e fortissimo irrompe nel giardino e manda tutto all’aria. È una vera tempesta, che distrugge tutto.
Arrivano in soccorso i vicini che arrivano portando un po’ di rami sparsi e tutto quello che può aiutarli a trasformare Sukkot in una occasione davvero speciale, per la famiglia e per tutto il quartiere.
La comunità, l’aiuto reciproco e la condivisione del cibo sono già naturalmente parte della festa, ma in questa situazione assumono un significato ulteriore, fortissimo.
Poi, per chi volesse approfondire, nelle ultime pagine si trovano sia degli approfondimenti su Sukkot che le istruzioni per costruire una sukkah in miniatura.
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Sukkot
La festa delle capanne cade il 15 di Tishrì e dura sette giorni, ma poiché è seguita da altri due giorni di Mo’ed duranti i quali non è possibile smontare la Sukkà, la sua durata si estende a nove giorni.
La fonte: “…Per sette giorni farai la festa delle capanne allorquando raccoglierai il prodotto che è sulla aia e nel tuo tino e ti rallegrerai nella tua festa tu e tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava…” (Deutronomio דברים cap. 16 v. 13 e 14)
La Sukkà סוכה
È la capanna sotto cui si usa mangiare e, se il clima lo permette, anche dormire. Il tetto della Sukkà deve avere delle fessure attraverso le quali si possono vedere le stelle, per ricordarci che, anche sotto una fragile capanna siamo sotto la protezione del Signore.
Ricorda le capanne che i nostri padri si costruivano per proteggersi dal sole durante il giorno e dal freddo durante i quaranta anni della loro lunga peregrinazione nel deserto del Sinai, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana
Il Lulav לולב
Il lulav è composto da: un lungo ramo di palma (tamar תמר), al quale vengono legati due rametti di salice (aravà ערבה) e tre di mirto (adas הדס) e da un cedro (etrog אתרוג).
Sono elementi che simboleggiano la fertilità della terra alla conclusione del raccolto. Il lulav viene fatto ondeggiare in tutte le direzioni per chiedere la caduta della pioggia.
La festa ha anche altri nomi:
Hag Ha-Asif חג האסיף – “festa del raccolto” perché in questo periodo si termina la raccolta dei prodotti agricoli e si preparano i campi per la prossima stagione.
Zman Simchatenu זמן שמחתנו – “tempo della nostra gioia”, come è scritto nella Torah quando si parla della festa di Sukkot.
Il settimo giorno è Hoshanà Rabà, l’ottavo, chiamato Sheminì Atzeret è la “chiusura” che pone fine al ciclo delle festività di Tishrì, mentre il nono giorno si celebra Simchat Torah, “la gioia della Torah”. In questa occasione si termina il ciclo annuale della lettura della Torah e se ne inizia un altro.
per approfondimenti, giochi e lezioni: www.zeraim.it