Dai giornali di oggi

Bokertov 29 settembre 2026

Bokertov 29 settembre 2026

La senatrice a vita Liliana Segre è intervenuta sul ddl contro l’antisemitismo con un «accorato appello a tutti i partiti» per arrivare a un’approvazione unanime, mettendo «da parte ogni speculazione». Segre ha sostenuto che il testo «non presenti reali criticità», ma si è detta disponibile a una «inessenziale modifica» che ribadisca esplicitamente la libertà di critica a Israele pur di «salvaguardare un esito unitario». Il Corriere sottolinea la soddisfazione dell’Ucei, che ha chiesto di approvare il ddl «quanto prima». Sullo stesso quotidiano, il senatore Pd Walter Verini invita ad ascoltare Segre «senza usi strumentali»: «La legge così com’è va già bene».
Contro il testo si sono schierati oltre cento giuristi e intellettuali. Tra loro Gaetano Azzariti – costituzionalista e nipote omonimo del presidente del Tribunale della razza fascista, poi presidente della Corte costituzionale – sostiene su Repubblica che la legge potrebbe essere «piegata per delimitare il dissenso», con «il rischio reale di una compressione della libera manifestazione del pensiero». Sul Fatto Quotidiano, Stefano Levi Della Torre parla di «un ghetto legislativo» che «nasce per combattere l’odio e rischia di alimentarlo». Domani giudica invece «inopportuna» una legge speciale, vista l’esistenza della legge Mancino.
Di segno opposto l’intervento di Raffaele Romanelli sul Foglio, che contesta l’idea che il ddl minacci la libertà d’espressione: «Di tale minaccia non c’è l’ombra», scrive, sottolineando che il testo non introduce nuove sanzioni penali. Per Romanelli il vero nodo è il rapporto tra antisemitismo e Israele, alla base delle contestazioni alla definizione Ihra: «Se si parla di antisemitismo non si può evitare di parlare di Israele». E conclude che, «per quanto si deprechino e si combattano le politiche militari di Israele», queste non possono spiegare né giustificare le aggressioni contro cittadini ebrei, le minacce a sinagoghe e scuole o i boicottaggi di israeliani.

Le nuove rivelazioni sugli avvertimenti che Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto prima del 7 ottobre mettono il primo ministro israeliano sotto pressione a un mese dalle elezioni. Repubblica riferisce che, secondo il Wall Street Journal, l’allora capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel lo avrebbe avvertito più volte di un possibile attacco da Gaza. Netanyahu avrebbe inoltre incontrato domenica ad Abu Dhabi il presidente emiratino Mohammed bin Zayed, al quale avrebbe chiesto di smentire di averlo a sua volta messo in guardia prima del massacro. La Stampa dà spazio soprattutto allo scontro con l’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar: accusato da Netanyahu di non averlo informato dei segnali emersi nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, Bar ha annunciato una causa per diffamazione e sostiene che il premier stia cercando di «scaricare la colpa su altri». Sole 24 Ore e Giornale si soffermano sulla reazione di Netanyahu, che nega di aver ricevuto gli allarmi e denuncia una manovra politica contro di lui. «Dietro a queste false accuse si celano Stati ed elementi stranieri ostili, compresi gli Stati arabi», afferma il primo ministro, mentre il Giornale cita il suo attacco ai «media di sinistra» e a una «campagna meschina e menzognera». Netanyahu porta così la vicenda sul terreno elettorale: «Questa è la posta in gioco delle elezioni: o la destra, o la Palestina». Il principale sfidante, Gadi Eisenkot, replica parlando di «menzogne tossiche e pericolose teorie del complotto» per sottrarsi alle proprie responsabilità. Sul Sole 24 Ore Roberto Bongiorni si concentra sulle possibili conseguenze elettorali: a pesare potrebbe essere soprattutto quella parte dell’elettorato di destra che condivide molte politiche di Netanyahu ma «non ha mai perdonato la débâcle dei servizi e del governo nel prevenire il 7 ottobre».

Hamas avrebbe ancora tra 25 e 30 mila uomini pronti a combattere a Gaza, oltre a infrastrutture sotterranee e alla capacità di produrre e acquistare armi, riferisce Libero citando Channel 12. Il quotidiano parte da questi dati per sostenere che il movimento mantenga il controllo sulla parte della Striscia non occupata da Israele e sia ormai una sorta di «Stato»: «Non è semplicemente una banda». Da qui la tesi dell’articolo: se Israele non riuscirà a distruggere Hamas, un futuro accordo potrebbe dover passare proprio dal movimento islamista e non da Fatah, perché «la pace la firma chi ha le armi e la garantisce chi è in grado di farla rispettare».

Dopo il rilascio su cauzione di cinque britannici arrestati vicino alla base Raf di Fairford, usata anche dagli Stati Uniti nelle operazioni contro l’Iran, Londra resta in allerta per un possibile coinvolgimento di Teheran nel presunto piano d’attacco. Sul Corriere, Danny Citrinowicz, ex funzionario dell’intelligence militare israeliana ed esperto di Iran, invita alla prudenza ma avverte: se la regia iraniana fosse confermata, sarebbe «un’escalation molto seria». Per Citrinowicz, «il messaggio iraniano sarebbe: chiunque permetta a Washington di agire contro la Repubblica islamica può diventare un bersaglio». E sulla possibilità di una soluzione diplomatica aggiunge: «Una delle due parti dovrà cedere. E non credo che saranno gli iraniani». Il Foglio allarga il quadro agli attacchi legati all’Iran contro obiettivi ebraici e israeliani in Europa. Nel Regno Unito, il gruppo filoiraniano Harakat Ashab al Yamin al Islamiya ha rivendicato 17 azioni dal 9 marzo; il Belgio ha attribuito a Teheran gli attacchi contro una sinagoga a Liegi e nel quartiere ebraico di Anversa, mentre nei Paesi Bassi si indaga sull’incendio di una sinagoga a Rotterdam. Il quotidiano sottolinea anche il ruolo dell’intelligence israeliana nel contrasto alle operazioni iraniane all’estero: una sua segnalazione sarebbe stata decisiva nelle indagini australiane sugli attacchi antisemiti di Sydney e Melbourne. «Londra non può fare a meno di Israele», conclude il Foglio, richiamando la cooperazione tra i servizi dei due Paesi.

Domani racconta un raduno di migliaia di «coloni israeliani a Yad Mordechai», al confine con Gaza, durante Sukkot, con bandiere e volantini che invocano «Colonizzare Gaza ora! Insediamenti subito!». Il quotidiano cita la ventenne Zahava Har-Tuv, che rivendica la strategia degli avamposti anche contro la legge israeliana: «Non importa se il governo ci supporta o se per la legge israeliana gli insediamenti sono illegali». E indica l’obiettivo: «Siamo l’avanguardia di Israele in Cisgiordania e presto lo saremo anche a Gaza, nel Sud del Libano e in Siria».

Per alcune affermazioni errate sull’antisemitismo, la relatrice speciale Onu Francesca Albanese è stata costretta a fare marcia indietro e a scusarsi. Il Corriere ricostruisce il caso: Albanese aveva sostenuto che il termine “antisemitismo” non indicasse originariamente soltanto l’odio verso gli ebrei e aveva interpretato erroneamente «Muselmann», usato nei lager per i prigionieri ormai in fin di vita. Albanese ha poi ammesso di aver sbagliato. Libero titola «Per attaccare Israele la Albanese inventa anche i falsi storici». Il Foglio parla di «un piccolo capolavoro di filologia da bar» e accusa Albanese di trasformare la storia in «un magazzino di metafore a nolo». Del futuro politico della relatrice Onu scrive il Fatto Quotidiano, sostenendo che non intende candidarsi né alle politiche né alle eventuali primarie del centrosinistra.

Naza, il documentario degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor sulle operazioni militari a Gaza, è arrivato nelle sale italiane. Il Sole 24 Ore ricorda le dure reazioni in Israele: Netanyahu lo ha definito un concentrato di «menzogne» e «intollerabile», mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha parlato di «tradimento» e chiesto di revocare la cittadinanza ai registi. Libero contesta l’impostazione del documentario: le testimonianze anonime dei militari sarebbero «forse» racconti diretti, «o forse dei clamorosi “sentito dire”», utilizzati per sostenere la tesi degli «intenti genocidari del governo di Netanyahu». Il quotidiano critica soprattutto l’assenza di «riferimento, escluso quello temporale, al pogrom subito da Israele il 7 ottobre 2023» e sintetizza: «I due registi intervistano soldati anonimi e scordano Hamas». Ieri sera, segnala il Corriere, M5s e Avs hanno organizzato al Cinema Adriano di Roma una proiezione speciale di Naza, alla quale hanno partecipato i leader del Campo largo.

Il Giornale segnala le mobilitazioni previste il 10 ottobre in 27 città italiane da organizzazioni propalestinesi, tra cui Giovani Palestinesi d’Italia, Udap e realtà vicine all’Api di Mohammad Hannoun. A Roma è stata convocata un’assemblea dal titolo «La fine del genocidio è la fine del sionismo», con l’obiettivo dichiarato di «onorare gli oltre 73.000 martiri di Gaza e i suoi combattenti». Secondo il quotidiano, nelle manifestazioni sarà chiesta anche la liberazione di Hannoun e degli altri tre arrestati con l’accusa di finanziamento al terrorismo. A proposito di manifestazioni, Libero critica la Fnsi per aver aderito a quella contro il ddl antisemitismo del 9 settembre a Montecitorio, durante la quale sono comparsi simboli di Hamas e Hezbollah e qualcuno ha gridato «Viva Hamas, Hezbollah, lunga vita a Nasrallah». Il quotidiano denuncia l’assenza, a venti giorni di distanza, di «una presa di distanze ufficiale» del sindacato.

«Tutte le banche sono di proprietà di ebrei» e «l’ebreo deve dominare gli altri popoli»: sono alcune delle frasi antisemite che la testata Mediapart attribuisce a Jordan Bardella, scritte nel 2013, quando l’attuale presidente del Rassemblement national aveva 17 anni. Il Corriere riferisce che il giornale d’inchiesta francese sostiene di aver autenticato decine di conversazioni, nelle quali Bardella avrebbe parlato anche di un «Nuovo Ordine Mondiale dominato da Israele». Il leader del Rn respinge le accuse come «menzogne grossolane» e annuncia querela; Marine Le Pen parla di «totale assurdità».

Il Riformista interviene sul possibile addio di Emanuele Fiano al Pd se il partito voterà contro il ddl antisemitismo. Il quotidiano condivide la sua denuncia di una «perdita di identità» dei dem, ma lo critica per le posizioni su «coloni e sull’Autorità palestinese». Il Fatto Quotidiano pubblica invece un duro attacco personale di Andrea Scanzi contro Fiano e gli altri esponenti riformisti del Pd.

Sul Foglio Maurizio Crippa prende spunto dall’accoglienza riservata in Francia a papa Leone XIV per ricordare la vicenda dello scrittore ebreo Franz Werfel. In fuga dalla Parigi occupata dai nazisti nel 1940, Werfel trovò rifugio a Lourdes e rimase profondamente colpito dalla storia di Bernadette Soubirous. Promise che, se fosse riuscito a raggiungere l’America, l’avrebbe raccontata: nacque così Il canto di Bernadette. Werfel non si convertì: «Ho osato cantare la canzone di Bernadette, io che non sono cattolico ma ebreo».

I nostri siti