Dai giornali di oggi

Bokertov 28 settembre 2026

La polizia britannica ha sventato un possibile attacco terroristico contro una base militare sul proprio territorio, nella contea del Gloucestershire, fermando cinque uomini accusati di detenzione di esplosivi e di preparazione di un attentato. La base ospita l’aeronautica militare americana e la pista più accreditata al momento è quella iraniana, ma «gli investigatori mantengono tuttavia aperta ogni ipotesi, specialmente dopo la raffica di attacchi ibridi che si sono verificati in Europa e sono stati attribuiti ai servizi russi» (Corriere della Sera). Se l’azione non si è concretizzata, spiega Repubblica, è perché una anonima contadina «nella notte tra sabato e domenica è tornata tardi a casa e ha visto i cinque sospetti in paese». Per La Stampa, «la minaccia russa sta insegnando all’Europa a tenere la guardia alta sul fianco orientale, ma la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran costringe il Vecchio Continente a proteggersi ovunque, non soltanto ai confini».

«Ha una quarantina d’anni. Vive in un anonimo sobborgo di una città inglese. Ha una famiglia, moglie e figli, e un lavoro. I vicini lo credono uno dei tanti immigrati accolti per buonismo dal Regno Unito». E invece, racconta il Giornale, «stava preparando, in concomitanza con l’anniversario del massacro del 7 ottobre, un attacco terroristico contro centri ebraici, diplomatici israeliani e manifestazioni filo-israeliane in Germania e Austria». Si tratta dell’ex guardia di Ismail Haniyeh, finito in manette a novembre. La sua identità è stata rivelata da un pool di giornalisti del Sunday Times «che però, per un cavillo giudiziario, nella loro inchiesta non hanno potuto svelare la sua identità».

L’esercito israeliano ha ucciso con un drone Saher Nidal Lafti Sak, uno dei terroristi responsabili del rapimento di Noa Argamani e del fidanzato Avinatan Or nell’area del festival Nova. Secondo l’Idf, riporta tra gli altri il Giornale, l’uomo «stava pianificando attacchi contro truppe e civili israeliani in collaborazione con membri delle ali militari di Hamas e della Jihad islamica palestinese». Per il Corriere, «la resa dei conti di Israele con i terroristi del 7 ottobre è una scia di sangue che scorre inarrestabile da mesi, malgrado il cessate il fuoco a Gaza dichiarato un anno fa». A proposito del 7 ottobre, il Corriere si chiede: «Cosa sapeva Netanyahu?». La questione è centrale nell’infuocata campagna elettorale. «La coalizione che vuole scalzare Netanyahu dal potere dopo un ventennio è convinta che gli elettori il 27 ottobre puniranno chi guidava allora la nazione», sottolinea il Corriere, «mentre il primo ministro più longevo nella storia di Israele cerca di spostare l’attenzione, come ha fatto nel discorso alle Nazioni Unite di giovedì scorso, sui tre anni successivi di guerra permanente» e sull’uccisione di numerosi leader terroristici nemici dello Stato ebraico.

Futuro Nazionale voterà contro il disegno di legge sull’antisemitismo. A detta del Giornale, il generale Vannacci punta sul «richiamo della foresta di una certa destra», come dall’altra parte c’è chi «liscia il pelo ai propal di sinistra». Si dice contraria anche la storica Anna Foa, che in una intervista con il Fatto Quotidiano afferma: «Il ddl antisemitismo passerà, l’unica battaglia che rimane è impugnarla alla Corte costituzionale e sollevare la questione di come verrà applicata sui giornali, guardando ai casi concreti». In un intervento pubblicato dal Foglio, l’ex parlamentare Emanuele Fiano spiega perché in caso di no al ddl abbandonerà il partito.

Il Tempo intervista Fabiana Di Segni, consigliera municipale a Roma che ha già lasciato i dem a causa del loro «abbraccio politico all’Islam identitario». Di Segni ha proposto l’istituzione di un Osservatorio contro l’antisemitismo, un progetto non andato in porto per la contrarietà o astensione di esponenti di partiti del cosiddetto “campo largo”. C’è un problema grave di odio antiebraico, accusa la consigliera, e «chi continua a minimizzarlo ha deciso di non guardare».

Giuliano Ferrara affronta sul Foglio la tendenza a negare Israele e il suo legame storico con gli ebrei, riprendendo alcune considerazioni in merito del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Per Ferrara, «si comincia con la legittima ma ossessiva critica di un governo, si arriva alla negazione pura e semplice di uno stato».

Libero si sofferma sull’ultimo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione. «Il report dipinge Gaza come un inferno di pedofilia e schiavitù sessuale», si legge, ma i tagliagole di Hamas «quasi non sono citati» ed è sempre più comodo «dare la colpa a Israele che controlla parte della Striscia per evitare che Hamas si riarmi».

La partita di calcio tra Israele e Irlanda di Nations League si è svolta regolarmente, anche se in un clima teso. I calciatori irlandesi, riferisce La Stampa, «hanno indossato il lutto al braccio “in ricordo di tutte le vittime del conflitto”, hanno chinato il capo nel momento in cui veniva suonato l’inno israeliano e non hanno stretto la mano agli avversari».

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