Il discorso del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite catalizza l’attenzione mediatica sui temi internazionali. Come già in passato, non sono mancate le proteste. «Quando entra lui, decine di delegati abbandonano l’aula, mentre fuori dal palazzo i manifestanti protestano. Il premier li bolla entrambi come “ipocriti”, definisce i diplomatici “codardi della morale”», racconta tra gli altri il Corriere della Sera. Per Netanyahu, «accusare Israele di genocidio è la più grande bugia del secolo: non abbiamo commesso un genocidio, lo abbiamo fermato». Riguardo all’Iran, il leader israeliano ha ribadito il suo impegno contro il nucleare e sostenuto che «un giorno il regime cadrà e tutti festeggeremo». “Netanyahu all’Onu e l’aula si svuota”, titola La Stampa. Simile la scelta di Repubblica: “Netanyahu parla, l’aula Onu si svuota”. Avvenire si sofferma anche sulla protesta «gruppi ebraici liberal e progressisti» in strada.
Per Fiamma Nirenstein (Il Giornale), quello pronunciato da Netanyahu è stato un “j’accuse” al mondo. «Israele è il primo obiettivo di una guerra contro l’Occidente e l’attuale tradimento, l’antisemitismo, sono una vergogna e una condanna per tutte le democrazie che aggrediscono Israele». Il giorno prima di Netanyahu, come osserva Giulio Meotti sul Foglio, «chiunque avesse parlato all’Onu si era sentito in dovere di puntare il dito contro Israele». A partire dal segretario generale uscente dell’Onu, Antonio Guterres, che ha detto di «non aver “mai visto uccisioni e distruzioni come quelle a Gaza in tutti i miei anni come segretario generale”, sebbene durante il suo mandato più di 600 mila persone siano state massacrate o morte di fame in Etiopia, 377 mila in Yemen, 150 mila in Sudan e altre decine di migliaia in Ucraina».
«Con la macchina comunicativa, Hamas è riuscita a “mostrificare” Israele. È riuscita a far oscurare le sue responsabilità nello scatenamento della guerra e nell’opprimere la popolazione palestinese», rileva Giovan Battista Brunori, inviato Rai in Israele, intervistato dal Riformista. «Basti pensare al caso del fotoreporter pluripremiato Motaz Azaiza, che ha scelto di non pubblicare le immagini dei gazawi che aggredivano e picchiavano gli ostaggi israeliani», prosegue il giornalista. «Lui ha svelato l’esistenza di un gruppo WhatsApp controllato da Hamas con tutti i giornalisti di Gaza».
«Via la kefiah, sì alla ribalta (con capi griffati) su una copertina patinata». Il Corriere della Sera illustra il nuovo capitolo della saga Francesca Albanese, protagonista dell’ultimo numero del magazine internazionale di fascia alta Love (25 euro a copia). «Ma cosa ha davvero in testa la paladina pro-Pal? Punta a una candidatura in Parlamento? O coltiva ambizioni ancora più grandi?», si chiede il quotidiano. Intanto da Avs, «il partito che meglio rappresenta il pedigree politico di Albanese, smentiscono l’ipotesi di una sua candidatura alle prossime elezioni politiche».
Repubblica intervista il deputato israeliano Ofer Cassif del partito Hadash, escluso dal Comitato elettorale della Knesset. «Lo scopo è terrorizzare la popolazione araba e arrivare alle urne senza la partecipazione del 20% dell’elettorato», sostiene Cassif, che si dice comunque certo che la Corte Suprema «invaliderà quel voto».
Con La Stampa parla invece la 25enne Eliana Sachs, responsabile dei giovani di Yashar, il partito di Gadi Eisenkot principale sfidante nell’urna di Netanyahu. «Spesso ai ragazzi non importa se sei di destra o di sinistra. Sono stanchi degli israeliani che litigano e degli slogan anti-Bibi: vogliono essere ascoltati e avere soluzioni», afferma.
Sul Foglio, Guido Vitiello analizza il crescente affermarsi dell’antisemitismo attraverso la cosiddetta “Holocaust inversion”. Per Vitiello, «è un passo oltre rispetto all’impazienza di scrollarsi di dosso il passato, all’insofferenza verso lo spettro ammonitore dello sterminio: è il tentativo di traslocare il castello con il fantasma dentro, per fondare una nuova religione civile su cui formare le generazioni a venire». E il suo timore è che «stia avendo successo».
Su alcuni giornali si parla ancora del ddl sull’antisemitismo. «Quando l’estrema destra e chi si professa antifascista si apprestano a votare insieme contro una legge a tutela delle comunità ebraiche, la domanda diventa grave: una sinistra che tradisce gli ebrei cos’altro è disposta a fare per il potere?», si domanda Davide Romano sul Tempo.
«Niente allarmismi, ma massima attenzione. Per quanto il consumo in Italia sia ancora molto limitato, la diffusione del Fentanyl nelle piazze di spaccio di Roma non è da sottovalutare. Specialmente dopo il furto delle ottanta fiale avvenuto lo scorso giugno all’ospedale Israelitico». Lo scrive il Messaggero.