Dai giornali di oggi

Bokertov 24 settembre 2026

La discussione politica attorno al disegno di legge sull’antisemitismo continua a tenere banco. In tema alcuni giornali registrano l’amarezza di esponenti “riformisti” del Pd per l’opposizione del partito al ddl. «Sono molto amareggiato e rattristato. Un argomento così importante come l’antisemitismo meritava una convergenza delle forze politiche come richiesto da Liliana Segre, e questo specialmente in un Paese che ha conosciuto le leggi razziali del fascismo», dichiara al Corriere della Sera il senatore Graziano Delrio. Il quale poi aggiunge: «Speravo in un cambiamento con voto positivo, visto che il fenomeno è in crescita esponenziale, che bambini italiani di religione ebraica vengono scortati a scuola e che studenti italiani non possono parlare all’università perché ebrei». Per Stefano Folli (Repubblica), «il voto sul ddl antisemitismo apre una ferita destinata a lacerare la cultura della sinistra democratica». Il Riformista riporta un comunicato di Sinistra per Israele: «Se il Pd voterà no alla legge produrrà una ferita difficilmente sanabile per molti di noi impegnati da sempre per il dialogo, la pace e la difesa delle minoranze».

Proseguono i lavori dell’assemblea generale dell’Onu, dove ieri è intervenuto il leader iraniano Masoud Pezeshkian, che ha definito l’Iran «vittima del terrorismo», e dove oggi parlerà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il Foglio torna intanto sul discorso di commiato del segretario generale dell’organizzazione, Antonio Guterres, definendolo un esempio di “sottomissione” all’Islam radicale e di doppio standard nei confronti dello Stato ebraico. «Ha scelto di dedicare a Israele dieci volte lo spazio dedicato a Hamas. Ha scelto di calcare la mano sullo “spettro della pulizia etnica” portata avanti secondo Guterres da Israele in Cisgiordania, dedicando la bellezza di zero parole, zero righe, spazi inclusi, alla piaga dell’antisemitismo generato dall’Intifada globale che ha trasformato l’essere ebrei in una colpa mortale», accusa il direttore del quotidiano, Claudio Cerasa. «Alta stagione di caccia a Israele» al Palazzo di Vetro, denuncia Fiamma Nirenstein sul Giornale. «Sparare a Israele è una carta utile per politici sull’orlo del disastro come Macron, per rais islamici in bilico come Abdullah (il sovrano giordano, ndr), per dittatori invisi alla gente come Erdogan, aspirante sultano, amico di Hamas». Per Nirenstein, «il premio per la bugia più originale», a questo giro, va all’inquilino dell’Eliseo. Ieri ha sostenuto che Hamas non avrebbe mai operato in Cisgiordania. Poi ha rettificato.

Fa discutere la decisione della commissione elettorale israeliana, organo del Parlamento, di bloccare liste e candidati di tre partiti arabi. La decisione «si basa su una legge israeliana che impedisce di partecipare alle elezioni (o di sedere in Parlamento) a persone o partiti che sostengano “le azioni di un’organizzazione terroristica” contro il Paese», riporta il Corriere. Difficilmente però la Corte Suprema lascerà passare questa iniziativa, informa il giornale. Secondo Repubblica, la strada verso le elezioni del 27 ottobre «si fa sempre più accidentata» e «potenzialmente pericolosa».

Un soldato israeliano è rimasto ferito in un modo grave in un attentato palestinese in Cisgiordania. Come racconta Repubblica, il militare «è il figlio dell’ambasciatore di Israele negli Usa, Yechiel Leiter, il quale si è messo immediatamente in viaggio di rientro dagli Stati Uniti». L’attacco, riporta Libero, è stato condotto «investendo intenzionalmente i presenti con un veicolo presso un posto di blocco» vicino all’insediamento ebraico di Beit Horon.
I drusi nel sud della Siria sono schiacciati tra milizie beduine e forze del governo dell’ex qaedista al-Sharaa, informa Avvenire. Per questo «è sempre più presente la tentazione della fuga verso Israele, proclamatosi difensore dei drusi».

“Il rabbino Di Segni contro il Vaticano: dialogo difficile se non citano Israele”, titola il Corriere, soffermandosi su un intervento del rabbino capo di Roma critico su Shalom di alcuni passaggi della nota “Un cammino di speranza”. «Israele quasi non compare. Ed è proprio questa singolare assenza ad accendere la critica», rileva il Messaggero. Il Foglio si sofferma sulla manifestazione dei “preti contro il genocidio” a Roma. «I pasdaran di don Ricchiuti hanno sfilato non solo per le vicende attuali, ma anche per denunciare “lo stato di apartheid in vigore da oltre 70 anni in tutti i territori palestinesi occupati”, un gioco di parole un po’ frusto atto a sottintendere illecita l’esistenza di Israele».

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