Memoria

“L’archivio racconta”: memorie familiari della Shoah in mostra a Roma

“L’archivio racconta”: memorie familiari della Shoah in mostra a Roma

Tra le testimonianze c’è anche il vestitino di Emma Di Veroli, arrestata a soli due anni e tre mesi durante la razzia del 16 ottobre 1943 e uccisa all’arrivo ad Auschwitz. Sono parte de “L’archivio racconta. Memorie di famiglia nei documenti della persecuzione antiebraica”, la mostra aperta da mercoledì 14 ottobre a Palazzo Braschi a Roma e parte del programma di acquisizione e valorizzazione dei fondi familiari promosso dalla Fondazione Museo della Shoah della capitale.
L’allestimento, curato da Marco Caviglia, responsabile dell’archivio della Fondazione, è stato inaugurato il giorno prima con l’intervento tra gli altri del sindaco della città Roberto Gualtieri, del presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia, del vicepresidente della Comunità ebraica romana, Alessandro Luzon, del rabbino capo Riccardo Di Segni, dell’assessore alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, Claudia Pratelli, e di Ilaria Miarelli Mariani, a capo della Direzione Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina. L’iniziativa è il sunto di «oltre dieci anni di ricerca, raccolta e catalogazione di fondi di famiglia riguardanti le vittime della persecuzione antiebraica nei territori italiani a partire dal settembre del 1938», sottolinea Caviglia nell’introduzione. Un lasso di tempo in cui l’archivio si è consolidato quale «importante punto di riferimento per coloro che hanno scelto di affidare la propria memoria o quella dei propri cari alle future generazioni». Tale percorso, osserva ancora, è culminato lo scorso anno con il lancio della campagna di raccolta documenti dal titolo “Dalle case alla Storia. Ogni documento può restituire una vita”».

«Molta attenzione dalle scuole»

Nel percorso di Palazzo Braschi, visitabile fino al 25 ottobre, le memorie di famiglia raccontano le storie tra gli altri di Emma Di Veroli, Lea Polgar, Marco Di Porto, Attilio Lattes, Roberto Arbib, Nando Tagliacozzo, Pacifico Di Consiglio, Piero Terracina e Shlomo Venezia, ma ci si sofferma anche su altre vicende, in parte intrecciate. Riguardo a Shlomo Venezia, di cui si presenta per la prima volta il fondo, compaiono i quaderni manoscritti usati per prepararsi agli incontri con gli studenti, attestati di stima di istituti scolastici, due testi relativi al funzionamento delle camere a gas. «Vogliamo raccontare i diversi destini subiti dalle famiglie ebraiche», spiega Caviglia. «Quelle interamente deportate nei campi di sterminio, quelle che hanno subito la deportazione di alcuni componenti, quelle scampate agli arresti«. Caviglia è anche il co-autore con Miriam Spizzichino del libro Anni rubati (ed. Giuntina) con all’interno la testimonianza di Settimia Spizzichino, l’unica donna a fare ritorno tra gli oltre mille ebrei romani arrestati il 16 ottobre. Proprio il 16 ottobre mattina, nell’83esimo anniversario della razzia, sarà presentato in Campidoglio alla Sala della Protomoteca nel corso di un evento per le scuole. «Siamo in un periodo in cui la Memoria consapevole subisce degli attacchi e delle resistenze«», afferma Caviglia. «L’attenzione delle scuole è però ancora molto alta e alla Fondazione lo testimoniamo ogni giorno. L’11 novembre prossimo, al Teatro Parioli, daremo avvio alle nostre iniziative dedicate all’alternanza scuola/lavoro. Bene, in appena due giorni, il teatro è andato in overbooking per la prenotazione di oltre 500 studenti».

(Nell’immagine in alto: un cucchiaio usato da Pacifico Di Consiglio, con la punta affilata, come arma contro i suoi persecutori)

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