SOCIETÀ

Tre incontri al Memoriale di Milano per comprendere le teorie del complotto

Tre incontri al Memoriale di Milano per comprendere le teorie del complotto

«Le teorie del complotto offrono spiegazioni semplificate, quasi sempre false», ma danno l’illusione di «unire i punti». Collegano fatti lontani tra loro, li riconducono a un’unica causa e promettono di restituire un senso a un mondo che sfugge. Da questo bisogno di governare la complessità parte la pedagogista Milena Santerini, vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, per presentare il nuovo ciclo di incontri del Memoriale. Si intitola «Le teorie del complotto: dalla storia alla rete» e prevede tre appuntamenti, il 20 ottobre, il 9 novembre e il 2 dicembre, sempre alle 18.00, tra storia, comunicazione digitale e letteratura.
«Non è un fenomeno nuovo: un tempo il complottismo affondava le radici nel pensiero superstizioso e magico. Oggi invece è alimentato appositamente dalla propaganda politica e dalla polarizzazione, dal bisogno della cattiva politica di creare un nemico», spiega Santerini. Indicare un colpevole serve a distogliere lo sguardo dai problemi reali e dalle responsabilità di chi governa: «Così le persone non criticano i governi per le loro inadempienze e si rifugiano in un mondo mitologico».
A queste radici è dedicato il primo incontro, martedì 20 ottobre: «Le teorie del complotto nella Storia contemporanea: dai Savi di Sion ad oggi». Il percorso parte dal falso dei Protocolli dei Savi di Sion, passa per le narrazioni complottiste che hanno attraversato la storia della Repubblica italiana e arriva fino a oggi, indagando il legame con la propaganda, l’antisemitismo e la politica. Ne discutono con Santerini gli storici dell’Università degli Studi di Milano Marco Cuzzi, Giulia Maria Isabella Lami e Germano Maifreda.
Se il complottismo è più antico di internet, è la rete ad averne moltiplicato la portata. «Silenzia la maggioranza ragionevole e amplifica a dismisura la minoranza complottista, che appare più numerosa di quanto non sia realmente», osserva la vicepresidente del Memoriale. Ciò che più la preoccupa è la presa di queste narrazioni sui giovani, che si sentono impotenti davanti alla politica e in balia di poteri impossibili da governare. È una convinzione che «indebolisce moltissimo il senso di cittadinanza» e toglie fiducia nella possibilità di agire e cambiare le cose.
Sui meccanismi della comunicazione digitale si concentra il secondo appuntamento, lunedì 9 novembre: «Tra internet e cappellini di alluminio: le teorie del complotto nella rete». Il giornalista di Open Simone Disegni modera il dialogo tra Santerini, Leonardo Bianchi, giornalista di Internazionale, e Lorenzo Montali, presidente del CICAP Fest.
Il pensiero complottista è rigido e non lascia spazio alle sfumature. Per questo, secondo Santerini, finisce per ostacolare anche il riconoscimento della sofferenza altrui. Lo mostra il caso del 7 ottobre 2023 e la negazione delle stragi. «Se provi empatia verso le vittime del 7 ottobre, introduci la complessità nel rapporto con il cosiddetto nemico e devi riconoscere anche le ragioni degli altri». Per sottrarsi a questo sforzo, l’altro viene ridotto a «un’alterità assolutamente negativa».
Come si contrasta questa rigidità? «Le spiegazioni puramente razionali non bastano mai», avverte Santerini. Chi aderisce a una teoria del complotto cerca conferme a un pensiero che non tollera contraddizioni. Alla base c’è il desiderio di sicurezza, ma anche il bisogno di sentirsi originali, custodi di un segreto che gli altri ignorano. Con i complottisti convinti, ammette, il confronto è «molto difficile, quasi impossibile». Con i giovani invece si può lavorare. I loro bisogni non vanno assecondati, ma accolti attraverso il dialogo: «Più che farli cadere in contraddizione, si tratta di far vedere tutte le sfumature, perché almeno nasca qualche dubbio».
Il ciclo si chiude mercoledì 2 dicembre con «Complotti, linguaggio e letteratura: sulle tracce di Umberto Eco». A partire da Il pendolo di Foucault e Il cimitero di Praga, il semiologo Stefano Bartezzaghi e Anna Maria Lorusso, docente all’Università di Bologna, riflettono sul rapporto tra invenzione, linguaggio e costruzione della realtà e sul confine tra interpretazione e manipolazione.
Tutti gli incontri si tengono al Memoriale della Shoah di Milano e sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione scrivendo a eventi@memorialeshoah.it.

I nostri siti