Si è conclusa a Dublino la quindicesima riunione del forum degli inviati speciali e coordinatori per la lotta contro l’antisemitismo, organizzato dal Congresso ebraico mondiale in collaborazione con la Commissione europea. All’incontro ha partecipato per la prima volta un rappresentante degli Emirati Arabi Uniti, Maqsoud Kruse, inviato del ministro degli Esteri emiratino per il contrasto all’estremismo e al terrorismo. Come riportano vari organi di stampa, è stata la prima volta di una nazione araba in un assise dedicata alla lotta all’antisemitismo.
La vigilia dell’evento è stata agitata da un caso diventato di pubblico dominio: la cancellazione di 70 camere riservate ai delegati della conferenza da parte di un hotel di Dublino. A denunciarlo in una intervista con il Times of Israel è il presidente del Jewish Representative Council of Ireland, Maurice Cohen. Nella sua ricostruzione il direttore dell’hotel avrebbe «cambiato atteggiamento» appena conosciuti i motivi del soggiorno, in un crescendo di tensione che lo avrebbe anche portato a chiedergli conto anche di una eventuale presenza dell’esercito israeliano all’assise. «Stavamo parlando di una conferenza a Dublino sull’antisemitismo, a cui avrebbero partecipato rappresentanti della comunità ebraica, diplomatici, funzionari pubblici e funzionari governativi», ha raccontato Cohen. «Niente di quello che avevo detto aveva a che fare con l’esercito israeliano, eppure in qualche modo la conversazione era ormai andata in quella direzione». Per Cohen, «c’è una scomoda ironia nell’organizzare una conferenza internazionale per discutere di antisemitismo e scoprire che, prima ancora che la conferenza abbia inizio, ci si imbatte già in qualcosa che costringe a porsi esattamente le domande che la conferenza si proponeva di affrontare: quanto velocemente la parola “ebreo” cambia il corso di una conversazione? Con quanta facilità un incontro sull’antisemitismo viene associato all’esercito israeliano?».
Le parole di Obama
Spostandoci da Dublino a Belfast fanno discutere le parole dell’ex presidente Usa, Barack Obama, premiato con un dottorato onorario dalla Queen’s University della capitale nordirlandese. «Il popolo ebraico, per millenni, è stato oppresso, discriminato e ucciso. L’Europa è stata in gran parte responsabile di ciò. Comprensibilmente, gli ebrei cercavano un rifugio e questo è innegabile. Ciò che è altrettanto innegabile è che hanno sottratto terre alla gente, e lo hanno fatto in modo eccessivo. E quelle persone, comprensibilmente, hanno detto: “Questa è un’ingiustizia e rivoglio la mia terra”», ha affermato Obama nel suo discorso. Secondo l’ex inquilino della Casa Bianca, alla luce degli ultimi sviluppi bellici Israele non sarà più disponibile come in passato «a fare concessioni per porre fine alla violenza», perché «l’atteggiamento di Israele è: ora che siamo i più forti e tecnologicamente più avanzati della regione, allora la nostra sicurezza dipenderà semplicemente dal fare tutto ciò che ci serve e dal prendere tutto ciò che vogliamo, senza fare alcuna concessione a nessuno». Per Obama, agendo in tale modo Israele rischia di «cedere terreno morale».