Mercoledì sera il presidente della Comunità ebraica romana, Victor Fadlun aveva chiesto all’Anpi di non partecipare alle «nostre commemorazioni», perché «chi ha contestato la presenza delle bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile, chi non ha saputo difendere senza ambiguità il diritto degli ebrei e di tutti gli italiani a ricordare il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione, chi nelle piazze si è mostrato compiacente verso la violenza propal, non può pretendere di presentarsi da noi il 16 ottobre come se tutto questo non significasse nulla e non avesse lasciato traccia nelle nostre comunità».
L’Anpi provinciale di Roma ha annunciato giovedì mattina che parteciperà alla cerimonia di commemorazione del rastrellamento degli ebrei romani del 16 ottobre 1943 «promossa e organizzata dal Comune di Roma e lo farà con lo spirito che ha sempre informato i valori dell’associazione fondata dalle donne e dagli uomini della Resistenza ovvero con la forza della memoria, della storia e dei valori dell’antifascismo incarnati dalla Costituzione democratica e repubblicana».
L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sottolinea oggi «il malessere espresso dalla Comunità ebraica di Roma, che si accinge a commemorare uno dei momenti più tragici della propria storia, un momento anche di lutto cittadino, in un periodo – quello attuale – caratterizzato dal risorgere di un preoccupante antisemitismo, in cui ampi settori della società sembrano indifferenti al problema e in qualche caso anzi lo fomentano: è quindi legittimo aspettarsi che chi partecipa a un lutto cittadino debba essere sinceramente solidale e rispettoso verso la Comunità di Roma per la particolarità di questa giornata, evitando qualsiasi condotta che possa essere oggetto di incomprensione, tensione, provocazione».