Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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Un
video in rete - molto visto - mostra il primo bagnetto di una coppia di
gemelli neonati. Si abbracciano, si afferrano, sono aggrovigliati uno
nell'altro. Così dovevano apparire Esav e Jaaqov. È con la lotta
notturna tra il secondo e l'angelo del primo - narrata nella parashà di
ieri - che finalmente si districano, liberi di essere quello che sono e
devono essere.
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David Bidussa,
storico sociale
delle idee
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“Eichmann
non è propriamente mosso da un intento criminale. Voleva prendere parte
al potere. Voleva dire ‘noi’. E già questo voler prendere parte al
potere e dire ‘noi’ fu più che sufficiente a rendere possibile i
peggiori crimini in assoluto” Così Hannah Arendt nell’intervista che
concede a Joachim Fest nel novembre 1964 (si trova nel volume Hannah
Arendt – Joachim Fest, ‘Eichmann o la banalità del male’, edito da
Giuntina, volume su cui rifletteremo a Bookcity, domenica prossima 24
novembre). Questa è la banalità del male: non farsi mai domande sul
potere di cui si è funzionari; eseguire i suoi ordini adottando le
soluzioni migliori e più efficaci; trovare la giustificazione; darsi
conforto dicendo a se stessi “Non ho perso la mia umanità e ho fatto
ciò che si aspettavano da me”. “Lavoro ben eseguito”. “Saubere arbeit”.
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"Paragone di Berlusconi su ebrei sotto
Hitler offende Italia e Memoria"
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"L’Italia
repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una
spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e
commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i
nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di
quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di
morti”.
Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo
Gattegna nel commentare l’anticipazione del libro “Sale, zucchero e
caffè” in cui Silvio Berlusconi, rispondendo a Bruno Vespa, racconta
che i suoi figli dicono di sentirsi “come dovevano sentirsi le famiglie
ebree in Germania durante il regime di Hitler”.
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Voci a confronto
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Curiosità
e stupore nell’opinione pubblica israeliana dopo il reportage dall’Iran
del giornalista Eldad Beck di Yedioth Ahronoth che, nel riportare le
proprie impressioni dal viaggio, ha soprendentemente elogiato il paese
degli ayatollah, che ha trovato “molto più libero” rispetto all’ultima
visita, datata 2008. “Non è il paese dei mostri”, ha sottolineato Beck
(Corriere della sera). Di Iran parla anche Silvan Shalom, ministro per
l’energia e per l’acqua, in un’intervista concessa ad Alain Elkann
sulla Stampa. Relativamente alle sanzioni della comunità internazionale
afferma che non si devono rimuovere “fino all’interruzione del
programma nucleare”. Rischia una condanna a tre anni di reclusione
Gabriele Leccisi, avvocato che a Milano aveva mostrato il braccio teso
a una consigliera di Sinistra Ecologia e Libertà. Le indagini si sono
appena concluse, come riporta il Quotidiano Nazionale. Enogastronomia
ebraica protagonista oggi a Roma con Gusto Kosher. La rassegna è
presentata, in breve, sul dorso romano del Corriere. Francesca Nunberg,
sul Messaggero, presenta invece l’opera Jewish Book Bindings realizzata
dall’antiquario Alberto Di Castro. Sulle pagine culturali del Sole 24
ore Giulio Busi parla oggi di numismatica soffermandosi su un’antica
medaglia, dal sapore amaro, che celebra l’amicizia tra ebrei italiani,
Mussolini e Casa Savoia dopo la legge che, nel 1930, diede per la prima
volta statuto giuridico uniforme alle Comunità ebraiche nazionali.
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Provvedimenti antinegazionismo
Un coro a molte voci
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Il
dossier raccolto dalla redazione circa il denso dibattito a proposito
dei provvedimenti antinegazionismo che vede protagonisti storici,
intellettuali e giuristi.
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binah
sulla revoca del rabbino capo
"Vicine
alla Comunità di Trieste"
Il
gruppo delle Consigliere di Binah in seno al Consiglio dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane ha emesso la seguente nota riguardo al
caso della revoca del rabbino capo della Comunità ebraica di Trieste:
A
seguito dei noti avvenimenti che riguardano la Comunità di Trieste,
desideriamo condividere una riflessione congiunta delle Consigliere e
del gruppo Binah che è stata indirizzata al Consiglio dell’Unione e
alla Comunità di Trieste.
Innanzitutto ringraziamo
chi ci ha reso partecipi di questi dolorosi sviluppi, con parole forti
e rispettose, rappresentandoci anche la difficoltà di adottare
decisioni così drastiche, che sicuramente pur riguardando fatti
circoscritti alla comunità, hanno un importante rilievo e risonanza per
tutto l'ebraismo italiano.
E' toccante il rilievo
di quanto la Comunità di Trieste abbia tentato ogni soluzione, anche
nel momento più teso, comunque facendo sempre riferimento alle
istituzioni e al diritto ebraico.
Rinunciare al proprio
rabbino non può che essere per l’intera comunità un atto sofferto e
doloroso, specie per una comunità di medie dimensioni, pienamente
consapevole delle difficoltà di sostituire una simile figura apicale.
Pur non conoscendo la
vicenda dettagliatamente, e nel rispetto della riservatezza degli atti
e delle persone, ci teniamo a rappresentarvi la nostra vicinanza e
rispetto per il modo in cui avete operato, la salvaguardia del rapporto
fiduciario con la comunità e per i valori che avete voluto difendere,
propri dell'ebraismo, in cui ci riconosciamo profondamente.
Il rabbino è l’anima che
mantiene unite le anime di una comunità, ha un ruolo fondamentale, e va
certamente rispettato, ma altrettanto fondamentale è il rispetto per la
comunità, quale ente e quale collettività. Questa deve poter
intraprendere, con serenità e autorevolezza, le azioni, che lo stesso
statuto dell’UCEI riconosce, per ristabilire l'equilibrio tra rabbinato
e il suo popolo nel più breve tempo possibile.
Come Gruppo Binah
manifestiamo pubblicamente (essendo oramai di dominio pubblico la
questione) il nostro sostegno alla Comunità di Trieste e ci auspichiamo
che l'UCEI si attivi per concretizzare, con l'irrinunciabile supporto
di dialogo e collaborazione con l'ARI, una definizione statutaria dei
rapporti che legano il capo rabbino alla sua comunità.
Le Consigliere di Binah e il Gruppo Binah
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QUI
ROMA
Una
serata fra amici
Dopo
il preludio negli scorsi giorni di una visita della signora Francesca
Pascale al Museo Ebraico di Roma con pranzo e visita al Portico
d'Ottavia, ieri sera, in un ristorante del quartiere ebraico romano è
stata la volta di una cena con Silvio Berlusconi e un gruppo di suoi
amici. La visita, che ha suscitato curiosità e sorpresa fra le persone
che si trovavano in zona, è stata prontamente rilanciata dagli organi
di informazione comunitaria e quindi ripresa anche dai siti delle
testate giornalistiche nazionali.
Le due visite sono avvenute a breve distanza dalle recenti affermazioni
del leader politico (secondo il quale la vita dei propri figli sarebbe
paragonabile alla condizione degli ebrei tedeschi sotto Hitler) e la
chiara presa di posizione dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
al riguardo.
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L'orizzonte
incerto |
Pur
attendendo futuri riscontri elettorali, a partire dalla Francia, punto
privilegiato di osservazione, è bene interrogarsi su quali siano le
linee di distinzione tra le forze politiche, a partire dalla
tradizionale divisione tra destra e sinistra, quest’ultima destinata a
riconfigurarsi nei suoi contenuti in ragione soprattutto della
perdurante crisi economica e dei mutamenti sociali e culturali di lungo
periodo che stanno attraversando le nostre società. Che queste siano
campo declinante di azione per i cosiddetti «moderati» è un dato che,
in tutta probabilità, verificheremo sempre più spesso.
Claudio Vercelli
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Nugae
- Principesse |
Biancaneve
preferisce un hamburger a tre piani alla sana mela che gli uccellini le
propongono, Ariel ha i brufoli, Aurora dorme con i bigodini in testa.
Sono le rivelazioni choc di Rayut Siman Tov, un illustratore israeliano
che nella serie “The Trials of Disney Princessdom” ha deciso di mettere
in evidenza il lato faticoso, per non dire umano, dell’essere
principessa Disney. Ma che chi bella vuole apparire un poco deve
soffrire si impara a tre anni, care mie.
Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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