Elia Richetti,
presidente
dell'Assemblea
rabbinica
italiana
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Insieme
alla prescrizione di ricordare ogni anno l’uscita dall’Egitto e di
insegnarne il valore alle generazioni future, la Torah ci impone che
ciò sia “come segno sulla tua mano e per memoria fra i tuoi occhi,
affinché l’insegnamento del Signore sia nella tua bocca”. È
l’istituzione del precetto dei Tefillìn, che leghiamo appunto al
braccio e alla fronte.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Seguiamo
con molta attenzione e sensibilità la conversione di Eugenio Scalfari
al Cristianesimo. Giunta in assai tarda età, meditata e sofferta –
forse come in certi illustri precedenti letterari – si concluderà
sperabilmente nella pace dell'anima. A Scalfari e ai molti altri che
quasi quotidianamente compiono pubbliche esternazioni dedicate
all'etica umana e alla normativa civile vorremmo rivolgere una
preghiera. Se la loro intenzione è di offrire un paradigma di ordine
generale, nell'illustrare il loro pensiero, per favore, cerchino di
astenersi dalla metafora degli ebrei e dell'ebraismo e cerchino altre
metafore che non mancano; per favore, evitino il richiamo critico al
Dio degli ebrei; per favore, cerchino di non coinvolgere nella loro
argomentazione le comunità ebraiche; per favore, non richiamino nella
loro ben intenzionata retorica il confronto giudaismo-cristianesimo. A
meno che non sia davvero loro intenzione proporre una tenzone diretta
fra le due fedi sul significato universale e odierno dell'ebraismo,
degli ebrei, delle comunità ebraiche, e postulare apertamente una
subordinazione di quest'ultime rispetto ad altre Verità. Contraddittori
di questa fatta sono avvenuti innumerevoli volte durante il medioevo –
peraltro senza risultati conclusivi, hanno avuto conseguenze tanto
problematiche, e oggi appaiono del tutto anacronistici. Meglio il
silenzio. Grazie.
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ROMA
- Domani alle 11, davanti al Muro del Deportato, sarà deposta una
corona di alloro in occasione del 70esimo anniversario della
deportazione di 257 ebrei romani avvenuta il 4 gennaio 1944. Ingresso
dallo Scalo San Lorenzo.
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Una rete per la solidarietà
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Favorire
la creazione di una rete di solidarietà, sviluppare l’assistenza
secondo un modello professionale, fornire supporto a chi ne ha bisogno.
Sono questi i capisaldi del progetto di servizio sociale territoriale
elaborato dalla Commissione Servizi sociali dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane, presieduta dal Consigliere UCEI e presidente
dell’Associazione medica ebraica Giorgio Mortara.
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Voci a confronto
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“Ariel
Sharon è in punto di morte”. È quanto si apprende dal centro medico Tel
ha-Shomer di Tel Aviv, dove è attualmente ricoverato l’ex primo
ministro d’Israele in coma dal gennaio del 2006. Secondo Canale 10, gli
resterebbero al massimo uno o due giorni di vita. “Due mesi fa – si
legge su Avvenire – Sharon è stato sottoposto a un intervento
chirurgico che a quanto pare non è riuscito. Da allora le disfunzioni
si sono moltiplicate, e i medici sembrano ormai impotenti e rassegnati.
Da un mese era stato trasferito in rianimazione. Ora la situazione sta
precipitando”. Morte in circostanze poco chiare per Jamel al Jamal,
ambasciatore dell’autorità nazionale palestinese a Praga. Il
diplomatico è stato infatti vittima di un’esplosione all’interno del
suo appartamento. Gli inquirenti, immediatamente giunti sul posto,
hanno rilevato una gran quantità di armi ed esplosivi (Messaggero, tra
gli altri). Nuova missione in Medio Oriente per il segretario di Stato
statunitense John Kerry, la decima in pochi mesi. L’obiettivo è quello
di arrivare alla firma di un documento di intesa da parte di Netanyahu
e Abu Mazen. Non particolarmente ottimistica la riflessione di Lorenzo
Cremonesi sul Corriere, che ricorda come la lista delle divergenze
“resti lunga”.
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Progetti di futuro
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“Le
due parole centrali della Torah - ha scritto rav Benedetto Carucci
Viterbi sul Portale dell’ebraismo italiano, moked.it - sono darosh
darash: ripetizione rafforzata di cercare; ma anche di studiare e di
interpretare. Il cuore della Torah è dunque nello studio e nel
tentativo di comprendere. E nessuno si può sottrarre a questo compito
fondante: neanche Mosé il nostro maestro, colui che cerca al centro
della Torah”. Per l’ebraismo, come spiega il rav, lo studio è uno dei
pilastri della vita ebraica e nessuno può sottrarvisi. Progetti di
futuro è il titolo del dossier sul numero di Pagine Ebraiche
attualmente in distribuzione, dedicato alle prospettive che si aprono
ai giovani dopo la scuola superiore.
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DOPO LE POLEMICHE
Sperimentazione e Legge ebraica
In
questi giorni è tornata alla ribalta mediatica la discussione sulla
sperimentazione animale, originata da un video trasmesso da una giovane
affetta da una grave malattia genetica e curata grazie a farmaci
saggiati su animali. La ragazza è stata oggetto di insulti vergognosi e
allucinanti da parte degli animalisti, un fatto che, nonostante le
scuse manifestate da alcuni loro rappresentanti, la dice lunga
sull’emotività e la mancanza di raziocinio con cui il problema è
affrontato.
Cosa dice l’ebraismo sulla sperimentazione animale? Come in tutti i
casi concernenti la salute e la medicina, la Halakhà (legge ebraica) si
appoggia sui pareri degli esperti (medici, ricercatori), i quali
pressoché all’unanimità sostengono che il progresso medico e le
conoscenze scientifiche non possono prescindere dalla sperimentazione
su animali (e, successivamente, su esseri umani). Ma – e qui interviene
la Halakhà come anche l’etica generale – la sperimentazione deve essere
regolamentata. Anche quella sugli animali può essere intrapresa solo se
non ci sono altri mezzi per ottenere le stesse informazioni (ad
esempio, utilizzando microrganismi o colture cellulari). Inoltre, si
deve fare il possibile per prevenire inutili sofferenze all’animale o
far di tutto per alleviarle. Il divieto di procurare dolore agli
animali (tzà‘ar ba‘alè chayìm) è una delle esplicite proibizioni della
legge ebraica e numerosi riferimenti a questa norma si trovano sia
nella Bibbia che nel Talmud.
Ormai in molte università e centri di ricerca del mondo (inclusa
l’Università Ebraica di Gerusalemme), chi effettua sperimentazioni
sugli animali deve prima frequentare degli appositi corsi di etica. Una
volta non era così. Quando io ero giovane studente di biologia non
c’era questa sensibilità e nei laboratori si usavano gli animali senza
particolari preoccupazioni. Le cose sono cambiate anche grazie ai
movimenti animalisti. Non a caso, quando nei laboratori di ricerca si è
costretti a provocare la morte di un animale, non si usa dire
“uccidere” ma “sacrificare”, sia in italiano che in inglese ed ebraico
e immagino nelle altre lingue, a riprova del carattere sacro della vita
di ogni essere animale. Ma come in tutte le questioni, bisogna avere un
atteggiamento critico e raziocinante. Impedire la sperimentazione sugli
animali quando questa è essenziale per l’avanzamento della conoscenza e
per testare terapie farmacologiche è assurdo. Si rischierebbe di
diventare come “coloro che sacrificano gli uomini e baciano le vacche”,
per usare le parole del profeta Osea (13:12). Questa frase fu usata
negli anni ’30 del secolo scorso dai rabbini europei per descrivere le
leggi naziste a favore degli animali.
La Rassegna Mensile d’Israel ha dedicato al problema degli animali un
articolo di Rachel Nahmany Segal, “Gli animali nell’ebraismo
rabbinico”, vol. LXX, n. 3 (2004), pp. 55-76 e, più recentemente, un
intero volume, “Gli animali e la sofferenza. La questione della
shechità e i diritti dei viventi”, a cura di Laura Quercioli Mincer e
Tobia Zevi, vol. LXXVIII, n. 1-2 (2012), con contributi, oltre che dei
curatori, anche di Hans Jonas (tradotto da Emidio Spinelli), Luisella
Battaglia, Mino Chamla, Paolo De Benedetti, Riccardo Di Segni e vari
altri autori.
rav Gianfranco Di Segni, Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del CNR – Collegio Rabbinico Italiano
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Dalla parte del torto |
Persone
gentili mi segnalano abbastanza spesso qualche attacco/insulto/velata
minaccia nei confronti miei e di coloro che non si allineano al
pensiero di chi della provocazione pare avere fatto una ragion
d'essere. A queste persone premurose e cortesi rispondo in privato,
ringrazio, chiedo loro di risparmiare tempo ed energie. Mi affido a
Bertolt Brecht: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli
altri posti erano occupati».
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - Il nodo kasherut |
Ho
letto con interesse la notizia riportata da Pagine Ebraiche a proposito
della creazione di un marchio unico nazionale per il Kasher. Tra i
vantaggi che vengono prospettati c'è quello della diminuzione dei
prezzi attraverso
un dirottamento di parte degli introiti derivanti dalla certificazione
a coprire il costo dei schochetim (chi macella le bestie) e dei
mashghichim (chi controlla la produzione) per le Comunità. Ora, per
quanto l'idea di una certificazione abbia evidenti meriti, andrebbe
chiarito meglio perché questa produrrebbe benefici per i consumatori.
Daniel Funaro Leggi
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