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25 marzo 2014 - 23 Adar II 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Le interpretazioni concernenti la natura della colpa dei due figli di Aron e della loro tragica morte sono, all'interno della esegesi rabbinica, numerosissime pur se niente affatto contraddittorie. Leggendo i vari commenti ci si accorge che viene messo l'accento sul pericolo insito negli eccessi incontrollati di zelo religioso che talvolta potrebbero condurre a comportamenti sopra le righe.
 
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Dario
Calimani,
anglista
Mi si perdonerà, ma a breve saremo in periodo di anniversario: il 23 aprile (o tre giorni prima, o chissà quando) è nato 450 anni fa William Shakespeare! E, con gli ebrei, Shakespeare qualche rapporto ce l’ha, e non solo per la discussa figura di Shylock. Anni fa uno studioso americano, David Basch, servendosi anche di fonti talmudiche, avrebbe decifrato dalle sue opere il codice che dimostra incontrovertibilmente che il bardo era ebreo. Più recentemente, è stata azzardata una teoria secondo la quale dietro il nom de plume di Shakespeare si nasconderebbe la poetessa Aemilia Bassano Lanyer, discendente di una famiglia di musicisti di origine italiana ed ebraica che operavano alla corte di Enrico VIII.
 
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Un ciclo di incontri sull'etica medica
Un ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca, Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto Piperno.
 
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L'appello del rav Di Segni per una Memoria corale
“Il ricordo è presente anche se non lo è coralmente, la coscienza civica e il ricordo sono presenti, ma non sono condivisi, non lo sono mai stati”. È l'allarme lanciato dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni in occasione del 70esimo anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Ieri, nei luoghi in cui fu perpetrata la strage, la solenne commemorazione con il presidente della Repubblica, le più alte cariche dello Stato, i leader della Comunità ebraica italiana e romana (Corriere Roma, tra gli altri).
“Beppe Grillo mi odia ma i nostri partiti sono d'accordo su molti temi, a partire dalla lotta contro l'euro”. Lo ha affermato il leader del Fronte Nazionale francese Marine Le Pen, da tempo al lavoro per federare le forze dell'estrema destra europea in vista delle prossime elezioni continentali (Repubblica). Ipotesi al momento smentita dal fondatore dei Cinquestelle. “Nessuno odia Marine Le Pen. Ha però un'appartenenza politica diversa dal M5S e per questo non sono possibili accordi. Rien d'autre. Adieu”, scrive il comico genovese su Twitter (La Stampa). In una riflessione intitolata 'Il disastro calmo' Furio Colombo riflette sull'esito del voto francese dello scorso weekend. “Quasi nessuno al mondo – scrive – può desiderare il programma odioso e fascista di Le Pen e votarlo se non come rivolta e vendetta. Purtroppo la storia conosce questo tipo di rappresaglia. E un modo pazzesco di dire basta” (Il Fatto quotidiano).
 
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  davar
QUI BOLOGNA - LEGGERE PER CRESCERE
La Torah, i bambini, la scuola Voci a confronto con la redazione
Cultura ebraica di nuovo protagonista questa mattina alla Bologna Children’s Book Fair, con una tavola rotonda organizzata dalla redazione di Pagine Ebraiche e di DafDaf, il giornale ebraico dei bambini. L’incontro, parte del programma ufficiale della fiera, ha riunito le rappresentanti di tre differenti visioni dell’educazione ebraica che - pur non conoscendosi - hanno trovato talmente tanti punti di contatto fra le rispettive posizioni e le difficoltà affrontate ogni giorno da continuare il dibattito ben oltre i tempi previsti. Odelia Liberanome, responsabile di progetti pedagogici per il dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e coordinatrice del progetto editoriale La mia Torà; Myriam Halberstam, americana residente a Berlino che ha fondato e dirige una casa editrice che pubblica libri di argomento ebraico per bambini e Neta Shapira, coordinatrice di Syfriat Pijama, programma che in Israele sviluppa le politiche di avvicinamento alla lettura, hanno raccontato le rispettive esperienze e si sono confrontate sulle diverse scelte operate.
Il racconto biblico per la tradizione ebraica non è solo una storia affascinante, un’avventura mitica, ma una narrazione che si trasforma in strumento educativo, ripercorso più e più volte, per scoprire a ogni rilettura un livello differente di approfondimento, un nuovo punto di vista. La Torah contiene le chiavi interpretative dell’universo e della vita e l’apprendimento dei diversi livelli di metodologia interpretativa deve cominciare fin dalla prima infanzia, per dare inizio a quella che gli ebrei considerano da sempre una lettura infinita. In Europa con una interessante coincidenza di tempi si stanno pubblicando due testi che avvicinano la Torah ai bambini, proprio mentre un libro polacco che riscopre lo yiddish in un alfabetiere di grande bellezza vince a Bologna il premio più prestigioso, il Bologna Ragazzi Award nella categoria Non Fiction. Le scelte editoriali in Israele, poi, devono confrontarsi con una diversità che - pur peculiare nelle sue specifiche caratteristiche - non è troppo lontana dalla complessità delle scelte fatte a Berlino dalla Ariella Verlag di Myriam Halberstam, né dalle difficoltà riscontrate in Italia da Odelia Liberanome. Insieme alle tre protagoniste dell’incontro hanno partecipato alla discussione anche Anna Makowka, coordinatrice del progetto che ha portato alla vittoria Mejn Alef Bejs, e chi scrive, che ha voluto la tavola rotonda proprio per avviare un ragionamento comune sui progetti che in Europa vogliono avvicinare i bambini alla cultura e alle tradizioni ebraiche attraverso la pubblicazione di un numero sempre maggiore di libri a loro destinati. Con la speranza e l’augurio che si tratti solo di un inizio.


a.t @atrevesmoked
QUI MILANO - HAREDIM E DIVISA
"Ascoltare le ragioni dell'altro"
Haredim e divisa. Un tema da mesi al centro del dibattito pubblico in Israele e ampiamente trattato anche dalla stampa internazionale. Una questione su cui è facile cadere in stereotipi e semplificazioni eccessive, e che presenta invece molteplici punti di vista e sfumature. E proprio allo scopo di ascoltare una prospettiva differente, la voce di qualcuno che può spiegare quali siano i problemi, la visione, espressi dal mondo haredi, pur nella sua complessità, il Bené Berith Milano ha organizzato una serata per discuterne insieme al rabbino Avraham Hazan, leader del movimento chassidico Chabad-Lubavitch.
“È giusto e normale che il governo israeliano voglia trovare una soluzione. Ma è importante spiegare il fatto che non ci troviamo davanti a ‘cattivi’, ma a persone come le altre, con i loro problemi e le loro esigenze, semplicemente portatori di una visione spirituale differente. Il punto non è la mancanza di volontà di dare il proprio contributo alla vita di Israele” ha spiegato rav Hazan all’indomani dell’evento, definito dal presidente del Bené Berith Maurizio Ruben “un momento di confronto davvero interessante e positivo, che ha offerto una visione ben diversa di quello che viene spesso descritto semplicemente come uno scontro a tutto campo fra due parti”.
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QUI BOLOGNA - LEGGERE PER CRESCERE
Israele, matite in mostra
Sala piena e molti giovani in piedi ieri sera all’inaugurazione della mostra Balene e capelli blu, la fantasia illustrativa di Israele, che al Museo Ebraico di Bologna presenta fino al 4 maggio una selezione di una cinquantina di tavole dei migliori illustratori israeliani. Dopo i saluti del professor Franco Bonilauri, direttore del museo, sono state Orna Granot, curatrice della sezione dedicata al libro illustrato per l’infanzia dell’Israel Museum di Gerusalemme e Orit Bergman, illustratrice, scrittrice e scenografa, protagoniste in questi giorni di alcuni incontri alla Bologna Children’s Book Fair a testimoniare della grande vivacità, delle difficoltà e dei successi degli artisti israeliani. Le loro parole sono state riprese dal professor Antonio Faeti, già docente della prima cattedra universitaria, che ha tenuto una lezione sul tema dei Disegni di frontiera.
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QUI BOLOGNA - LEGGERE PER CRESCERE
Raccontalo ai tuoi figli
Trovare dei libri che riescano ad avvicinare i bambini alla Torah è praticamente impossibile. Testi che non siano troppo difficili, ma neppure troppo facili o banali, che non impongano interpretazioni già pronte ma che stimolino i piccoli lettori a ragionare con la propria testa sono una vera rarità. Alcuni esempi recenti fanno sperara in una nuova attenzione alla necessità di dare ai bambini strumenti adeguati: tra questi il primo libro dedicato allo studio della Torah per i ragazzi, quel Bereshit uscito qualche anno fa che è già in uso nelle scuole ebraiche italiane, su cui hanno lungamente lavorato Anna Coen e Mirna Dell’Ariccia, forti dell’esperienza di una vita trascorsa ad insegnare, sarà seguito fra pochissimo da Shemot, il secondo volume, che ha riunito lo stesso team. Si tratta di una pubblicazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, seguita dal Dipartimento Educazione e Cultura, e in particolare da Odelia Liberanome, forte anche di una lunga esperienza al Centro pedagogico dell’UCEI.
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QUI ROMA - FOSSE ARDEATINE
Una pietra, la nostra Memoria
È tornata al proprio posto la pietra d'inciampo che ricorda don Pietro Pappagallo, il prete antifascista che fu tra le vittime del rastrellamento nazista dopo i fatti di via Rasella e che trovò la morte alle Fosse Ardeatine. Nel 70esimo anniversario dell'eccidio la stolperteine creata dall'artista tedesco Gunter Demnig ha trovato infatti nuova collocazione davanti all'edificio di via Urbana – l'ex convento del Bambin Gesù – in cui operò e fu prelevato dai tedeschi. A ritrovarsi per la breve cerimonia di riposizionamento sono stati, tra gli altri, il presidente dell'associazione Arte in Memoria Adachiara Zevi e il presidente del Municipio Roma I Sabrina Alfonsi. “Riposizionare la pietra d'inciampo in questa data ha un valore simbolico molto forte”, ha spiegato Zevi.
Nel pomeriggio, in un'affollatissima Casa della Memoria e della Storia, Zevi è stata ancora protagonista con la presentazione del suo ultimo libro 'Monumenti per difetto. Dalle Fosse ardeatine alle pietre d'inciampo' (del volume, edito da Donzelli, trovate
un'anticipazione sull'ultimo numero del mensile dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche). Un percorso tra arte, storia e Memoria arricchito da prestigiosi interventi tra cui quelli di Claudio Vercelli, Francesca Castelli, Jannis Kounellis e Bruno Tobia.
Questo pomeriggio alle 17, alla Biblioteca di storia moderna e contemporanea, memorie e testimonianze di quelle ore saranno proposte al pubblico nel corso di un incontro promosso con il contributo del Centro di Cultura Ebraica di Roma. Ad intervenire, tra gli altri, il rabbino Alberto Funaro, i testimoni Giulia Spizzichino e Guido Albertelli, il presidente Anfim Rosetta Stame e lo storico Amedeo Osti Guerrazzi.
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QUI BUDAPEST - LOTTA ALL'ANTISEMITISMO
Quei sondaggi che preoccupano
Il 6 aprile in Ungheria si vota. Le previsioni danno come probabile - se non sicura - la riconferma dell'attuale primo ministro conservatore Viktor Orban alla guida del paese. Il suo autoritarismo non piace all'Europa democratica ma ancora di più preoccupa, alla sua destra, il consolidamento del partito estremista e di chiara ispirazione antisemita Jobbik. E a giudicare dai risultati del sondaggio presentato dalla Fondazione Azione e protezione (osservatorio sull'antisemitismo legato alla comunità ebraica ungherese) la pervasività della retorica di Jobbik sta mostrando i suoi effetti. Il 40% degli intervistati (1200 le persone contattate) ha mostrato di accettare attitudini antisemite. A incidere, secondo il sociologo Andras Kovacs, coordinatore della ricerca, proprio l'ingresso del partito di estrema destra, che anche dai banchi del Parlamento, forte del 17% raccolto alle urne, ha attaccato con violenza la comunità ebraica così come rom.
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QUI TORINO
Nel nome di Emanuele Artom
Emanuele Artom è uno dei simboli di quella Torino che non volle piegarsi al nazifascismo, della Resistenza. Un giovane intellettuale ebreo, severo e rigoroso, salito sulle valli piemontesi per combattere da partigiano per la liberazione. E in nome della libertà diede la vita, assassinato per mano fascista e sepolto da qualche parte sulle rive del Sangone. Al suo ricordo Torino, la sua città, dedica la marcia (nella foto, un'immagine dell'edizione dello scorso anno) che questo pomeriggio vedrà sfilare la Comunità ebraica torinese, assieme a quelle di Casale Monferrato e Vercelli, a fianco delle istituzioni comunali e della Comunità di Sant'Egidio.
Il cammino si snoderà dalla stazione Porta Nuova per concludersi in piazzetta Primo Levi, luogo dove sorge la Comunità ebraica cittadina e dedicata a un altro celebre partigiano ebreo. All'evento interverranno, assieme al rabbino Alberto Moshe Somekh, il sindaco di Torino Piero Fassino e la responsabile della Comunità di Sant’Egidio Daniela Sironi con  la partecipazione del coro della scuola ebraica E. Artom e del coro Gesher di Casale Monferrato.

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QUI NAPOLi - A COLLOQUIO CON IL CONSOLE USA
Dal Mediterraneo all'Atlantico
Grande cordialità e l'idea di ritrovarsi per sviluppare insieme iniziative dedicate alla cultura e al dialogo interreligioso hanno segnato la visita in Comunità del console generale degli Stati Uniti a Napoli Colomba Barrose. Ad accoglierla una delegazione guidata dal leader comunitario Pierluigi Campagnano. Presenti anche il vicepresidente e consigliere UCEI Sandro Temin, i consiglieri Gabriella Sacerdote e Roberto Piperno, il rabbino capo Scialom Bahbout, il coordinatore dell'ufficio rabbinico Valter Di Castro e la presidentessa della sezione locale dell'Adei Valentina Della Corte. Tra gli organizzatori dell'incontro Michele Moscati.

 pilpul
Visto da Kiev
Nei giorni scorsi ho ricevuto una copia della lettera inviata a Federica Mogherini, ministro degli Affari esteri, da parte dell'Associazione Italiana Studi Ucraini. Nella missiva, firmata da una ventina tra studiosi ed esperti, vengono contraddette molte delle affermazioni che abbiamo letto nei giorni scorsi. Ed é interessante scorrere questo documento proprio perché a scrivere sono persone che amano e conoscono l'Ucraina, un paese finito suo malgrado al centro del mondo, ma che pochi conoscono.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Un amore alle Ardeatine
L’amore vince anche l’orrore. È la straordinaria storia di Franca Limentani e Marco Pavoncello, conosciutisi un giorno di primavera del 1949 al mausoleo delle Fosse Ardeatine, raccontata ieri con sensibilità e commozione da Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa”.
La diciottenne Franca era lì per piangere il padre David, tenente espulso dall’esercito dopo le infami leggi razziste, sfuggito alla retata del 16 ottobre ma catturato per strada a seguito di una spiata il 16 marzo del 1944, condotto a Regina Coeli e “selezionato” per la strage nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Il ventiseienne Pavoncello era lì per consolare i tanti amici che avevano perduto parenti in quella terribile rappresaglia.


Mario Avagliano
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