Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Le
interpretazioni concernenti la natura della colpa dei due figli di Aron
e della loro tragica morte sono, all'interno della esegesi rabbinica,
numerosissime pur se niente affatto contraddittorie. Leggendo i vari
commenti ci si accorge che viene messo l'accento sul pericolo insito
negli eccessi incontrollati di zelo religioso che talvolta potrebbero
condurre a comportamenti sopra le righe.
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Dario
Calimani,
anglista
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Mi
si perdonerà, ma a breve saremo in periodo di anniversario: il 23
aprile (o tre giorni prima, o chissà quando) è nato 450 anni fa William
Shakespeare! E, con gli ebrei, Shakespeare qualche rapporto ce l’ha, e
non solo per la discussa figura di Shylock. Anni fa uno studioso
americano, David Basch, servendosi anche di fonti talmudiche, avrebbe
decifrato dalle sue opere il codice che dimostra incontrovertibilmente
che il bardo era ebreo. Più recentemente, è stata azzardata una teoria
secondo la quale dietro il nom de plume di Shakespeare si nasconderebbe
la poetessa Aemilia Bassano Lanyer, discendente di una famiglia di
musicisti di origine italiana ed ebraica che operavano alla corte di
Enrico VIII.
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Un ciclo di incontri sull'etica medica
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Un
ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento
Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani
sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì
alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca,
Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto
Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto
Piperno.
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L'appello del rav Di Segni per una Memoria corale
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“Il
ricordo è presente anche se non lo è coralmente, la coscienza civica e
il ricordo sono presenti, ma non sono condivisi, non lo sono mai
stati”. È l'allarme lanciato dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni
in occasione del 70esimo anniversario dell'eccidio delle Fosse
Ardeatine. Ieri, nei luoghi in cui fu perpetrata la strage, la solenne
commemorazione con il presidente della Repubblica, le più alte cariche
dello Stato, i leader della Comunità ebraica italiana e romana
(Corriere Roma, tra gli altri).
“Beppe Grillo mi odia ma i nostri partiti sono d'accordo su molti temi,
a partire dalla lotta contro l'euro”. Lo ha affermato il leader del
Fronte Nazionale francese Marine Le Pen, da tempo al lavoro per
federare le forze dell'estrema destra europea in vista delle prossime
elezioni continentali (Repubblica). Ipotesi al momento smentita dal
fondatore dei Cinquestelle. “Nessuno odia Marine Le Pen. Ha però
un'appartenenza politica diversa dal M5S e per questo non sono
possibili accordi. Rien d'autre. Adieu”, scrive il comico genovese su
Twitter (La Stampa). In una riflessione intitolata 'Il disastro calmo'
Furio Colombo riflette sull'esito del voto francese dello scorso
weekend. “Quasi nessuno al mondo – scrive – può desiderare il programma
odioso e fascista di Le Pen e votarlo se non come rivolta e vendetta.
Purtroppo la storia conosce questo tipo di rappresaglia. E un modo
pazzesco di dire basta” (Il Fatto quotidiano).
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QUI BOLOGNA - LEGGERE PER CRESCERE
La Torah, i bambini, la scuola Voci a confronto con la redazione
Cultura
ebraica di nuovo protagonista questa mattina alla Bologna Children’s
Book Fair, con una tavola rotonda organizzata dalla redazione di Pagine
Ebraiche e di DafDaf, il giornale ebraico dei bambini. L’incontro,
parte del programma ufficiale della fiera, ha riunito le rappresentanti
di tre differenti visioni dell’educazione ebraica che - pur non
conoscendosi - hanno trovato talmente tanti punti di contatto fra le
rispettive posizioni e le difficoltà affrontate ogni giorno da
continuare il dibattito ben oltre i tempi previsti. Odelia Liberanome,
responsabile di progetti pedagogici per il dipartimento Educazione e
Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e coordinatrice
del progetto editoriale La mia Torà; Myriam Halberstam, americana
residente a Berlino che ha fondato e dirige una casa editrice che
pubblica libri di argomento ebraico per bambini e Neta Shapira,
coordinatrice di Syfriat Pijama, programma che in Israele sviluppa le
politiche di avvicinamento alla lettura, hanno raccontato le rispettive
esperienze e si sono confrontate sulle diverse scelte operate.
Il racconto biblico per la tradizione ebraica non è solo una storia
affascinante, un’avventura mitica, ma una narrazione che si trasforma
in strumento educativo, ripercorso più e più volte, per scoprire a ogni
rilettura un livello differente di approfondimento, un nuovo punto di
vista. La Torah contiene le chiavi interpretative dell’universo e della
vita e l’apprendimento dei diversi livelli di metodologia
interpretativa deve cominciare fin dalla prima infanzia, per dare
inizio a quella che gli ebrei considerano da sempre una lettura
infinita. In Europa con una interessante coincidenza di tempi si stanno
pubblicando due testi che avvicinano la Torah ai bambini, proprio
mentre un libro polacco che riscopre lo yiddish in un alfabetiere di
grande bellezza vince a Bologna il premio più prestigioso, il Bologna
Ragazzi Award nella categoria Non Fiction. Le scelte editoriali in
Israele, poi, devono confrontarsi con una diversità che - pur peculiare
nelle sue specifiche caratteristiche - non è troppo lontana dalla
complessità delle scelte fatte a Berlino dalla Ariella Verlag di Myriam
Halberstam, né dalle difficoltà riscontrate in Italia da Odelia
Liberanome. Insieme alle tre protagoniste dell’incontro hanno
partecipato alla discussione anche Anna Makowka, coordinatrice del
progetto che ha portato alla vittoria Mejn Alef Bejs, e chi scrive, che
ha voluto la tavola rotonda proprio per avviare un ragionamento comune
sui progetti che in Europa vogliono avvicinare i bambini alla cultura e
alle tradizioni ebraiche attraverso la pubblicazione di un numero
sempre maggiore di libri a loro destinati. Con la speranza e l’augurio
che si tratti solo di un inizio.
a.t @atrevesmoked
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QUI MILANO - HAREDIM E DIVISA "Ascoltare le ragioni dell'altro"
Haredim
e divisa. Un tema da mesi al centro del dibattito pubblico in Israele e
ampiamente trattato anche dalla stampa internazionale. Una questione su
cui è facile cadere in stereotipi e semplificazioni eccessive, e che
presenta invece molteplici punti di vista e sfumature. E proprio allo
scopo di ascoltare una prospettiva differente, la voce di qualcuno che
può spiegare quali siano i problemi, la visione, espressi dal mondo
haredi, pur nella sua complessità, il Bené Berith Milano ha organizzato
una serata per discuterne insieme al rabbino Avraham Hazan, leader del
movimento chassidico Chabad-Lubavitch.
“È giusto e normale che il governo israeliano voglia trovare una
soluzione. Ma è importante spiegare il fatto che non ci troviamo
davanti a ‘cattivi’, ma a persone come le altre, con i loro problemi e
le loro esigenze, semplicemente portatori di una visione spirituale
differente. Il punto non è la mancanza di volontà di dare il proprio
contributo alla vita di Israele” ha spiegato rav Hazan all’indomani
dell’evento, definito dal presidente del Bené Berith Maurizio Ruben “un
momento di confronto davvero interessante e positivo, che ha offerto
una visione ben diversa di quello che viene spesso descritto
semplicemente come uno scontro a tutto campo fra due parti”.
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QUI BOLOGNA - LEGGERE PER CRESCERE
Israele, matite in mostra
Sala
piena e molti giovani in piedi ieri sera all’inaugurazione della mostra
Balene e capelli blu, la fantasia illustrativa di Israele, che al Museo
Ebraico di Bologna presenta fino al 4 maggio una selezione di una
cinquantina di tavole dei migliori illustratori israeliani. Dopo i
saluti del professor Franco Bonilauri, direttore del museo, sono state
Orna Granot, curatrice della sezione dedicata al libro illustrato per
l’infanzia dell’Israel Museum di Gerusalemme e Orit Bergman,
illustratrice, scrittrice e scenografa, protagoniste in questi giorni
di alcuni incontri alla Bologna Children’s Book Fair a testimoniare
della grande vivacità, delle difficoltà e dei successi degli artisti
israeliani. Le loro parole sono state riprese dal professor Antonio
Faeti, già docente della prima cattedra universitaria, che ha tenuto
una lezione sul tema dei Disegni di frontiera.
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QUI BOLOGNA - LEGGERE PER CRESCERE Raccontalo ai tuoi figli
Trovare
dei libri che riescano ad avvicinare i bambini alla Torah è
praticamente impossibile. Testi che non siano troppo difficili, ma
neppure troppo facili o banali, che non impongano interpretazioni già
pronte ma che stimolino i piccoli lettori a ragionare con la propria
testa sono una vera rarità. Alcuni esempi recenti fanno sperara in una
nuova attenzione alla necessità di dare ai bambini strumenti adeguati:
tra questi il primo libro dedicato allo studio della Torah per i
ragazzi, quel Bereshit uscito qualche anno fa che è già in uso nelle
scuole ebraiche italiane, su cui hanno lungamente lavorato Anna Coen e
Mirna Dell’Ariccia, forti dell’esperienza di una vita trascorsa ad
insegnare, sarà seguito fra pochissimo da Shemot, il secondo volume,
che ha riunito lo stesso team. Si tratta di una pubblicazione
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, seguita dal Dipartimento
Educazione e Cultura, e in particolare da Odelia Liberanome, forte
anche di una lunga esperienza al Centro pedagogico dell’UCEI.
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QUI ROMA - FOSSE ARDEATINE
Una pietra, la nostra Memoria
È
tornata al proprio posto la pietra d'inciampo che ricorda don Pietro
Pappagallo, il prete antifascista che fu tra le vittime del
rastrellamento nazista dopo i fatti di via Rasella e che trovò la morte
alle Fosse Ardeatine. Nel 70esimo anniversario dell'eccidio la
stolperteine creata dall'artista tedesco Gunter Demnig ha trovato
infatti nuova collocazione davanti all'edificio di via Urbana – l'ex
convento del Bambin Gesù – in cui operò e fu prelevato dai tedeschi. A
ritrovarsi per la breve cerimonia di riposizionamento sono stati, tra
gli altri, il presidente dell'associazione Arte in Memoria Adachiara
Zevi e il presidente del Municipio Roma I Sabrina Alfonsi.
“Riposizionare la pietra d'inciampo in questa data ha un valore
simbolico molto forte”, ha spiegato Zevi.
Nel pomeriggio, in un'affollatissima Casa della Memoria e della Storia,
Zevi è stata ancora protagonista con la presentazione del suo ultimo
libro 'Monumenti per difetto. Dalle Fosse ardeatine alle pietre
d'inciampo' (del volume, edito da Donzelli, trovate un'anticipazione
sull'ultimo numero del mensile dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche).
Un percorso tra arte, storia e Memoria arricchito da prestigiosi
interventi tra cui quelli di Claudio Vercelli, Francesca Castelli,
Jannis Kounellis e Bruno Tobia.
Questo
pomeriggio alle 17, alla Biblioteca di storia moderna e contemporanea,
memorie e testimonianze di quelle ore saranno proposte al pubblico nel
corso di un incontro promosso con il contributo del Centro di Cultura
Ebraica di Roma. Ad intervenire, tra gli altri, il rabbino Alberto
Funaro, i testimoni Giulia Spizzichino e Guido Albertelli, il
presidente Anfim Rosetta Stame e lo storico Amedeo Osti Guerrazzi.
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QUI TORINO
Nel nome di Emanuele Artom
Emanuele
Artom è uno dei simboli di quella Torino che non volle piegarsi al
nazifascismo, della Resistenza. Un giovane intellettuale ebreo, severo
e rigoroso, salito sulle valli piemontesi per combattere da partigiano
per la liberazione. E in nome della libertà diede la vita, assassinato
per mano fascista e sepolto da qualche parte sulle rive del Sangone. Al
suo ricordo Torino, la sua città, dedica la marcia (nella foto,
un'immagine dell'edizione dello scorso anno) che questo pomeriggio
vedrà sfilare la Comunità ebraica torinese, assieme a quelle di Casale
Monferrato e Vercelli, a fianco delle istituzioni comunali e della
Comunità di Sant'Egidio.
Il cammino si snoderà dalla stazione Porta Nuova per concludersi in
piazzetta Primo Levi, luogo dove sorge la Comunità ebraica cittadina e
dedicata a un altro celebre partigiano ebreo. All'evento interverranno,
assieme al rabbino Alberto Moshe Somekh, il sindaco di Torino Piero
Fassino e la responsabile della Comunità di Sant’Egidio Daniela Sironi
con la partecipazione del coro della scuola ebraica E. Artom e
del coro Gesher di Casale Monferrato.
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QUI NAPOLi - A COLLOQUIO CON IL CONSOLE USA
Dal Mediterraneo all'Atlantico
Grande
cordialità e l'idea di ritrovarsi per sviluppare insieme iniziative
dedicate alla cultura e al dialogo interreligioso hanno segnato la
visita in Comunità del console generale degli Stati Uniti a Napoli
Colomba Barrose. Ad accoglierla una delegazione guidata dal leader
comunitario Pierluigi Campagnano. Presenti anche il vicepresidente e
consigliere UCEI Sandro Temin, i consiglieri Gabriella Sacerdote e
Roberto Piperno, il rabbino capo Scialom Bahbout, il coordinatore
dell'ufficio rabbinico Valter Di Castro e la presidentessa della
sezione locale dell'Adei Valentina Della Corte. Tra gli organizzatori
dell'incontro Michele Moscati.
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Visto da Kiev |
Nei
giorni scorsi ho ricevuto una copia della lettera inviata a Federica
Mogherini, ministro degli Affari esteri, da parte dell'Associazione
Italiana Studi Ucraini. Nella missiva, firmata da una ventina tra
studiosi ed esperti, vengono contraddette molte delle affermazioni che
abbiamo letto nei giorni scorsi. Ed é interessante scorrere questo
documento proprio perché a scrivere sono persone che amano e conoscono
l'Ucraina, un paese finito suo malgrado al centro del mondo, ma che
pochi conoscono.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Un amore alle Ardeatine |
L’amore
vince anche l’orrore. È la straordinaria storia di Franca Limentani e
Marco Pavoncello, conosciutisi un giorno di primavera del 1949 al
mausoleo delle Fosse Ardeatine, raccontata ieri con sensibilità e
commozione da Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa”.
La diciottenne Franca era lì per piangere il padre David, tenente
espulso dall’esercito dopo le infami leggi razziste, sfuggito alla
retata del 16 ottobre ma catturato per strada a seguito di una spiata
il 16 marzo del 1944, condotto a Regina Coeli e “selezionato” per la
strage nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Il ventiseienne
Pavoncello era lì per consolare i tanti amici che avevano perduto
parenti in quella terribile rappresaglia.
Mario Avagliano
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