
Paolo Sciunnach,
insegnante
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“Faremo
e Ascolteremo”, Faremo e Capiremo. È questo il segreto della Torah
Orale: anteporre il fare al comprendere. Agire per amore del Cielo.
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Anna
Foa,
storica
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I
tre ragazzi rapiti vicino a Hevron ci mettono ancora una volta di
fronte a un crimine odioso: il rapimento poltico. La mente va ai rapiti
mai tornati, a Gilad Shalit, fortunatamente tornato casa, ma
ricordiamoci anche delle studentesse rapite in Nigeria, del sacerdote
cattolico Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria un anno fa, di cui non si
ha nessuna notizia.
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ROMA
- Si presenta alle 17.30, alla libreria Kiryat Sefer, il libro
"Superman è nato in Egitto" (ed. Bietti) di Franco Palmieri. Con
l'autore intervengono la saggista Claudia Pagan e la giornalista Sonia
Oranges.
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Ucei-Fondazione Cantoni Borse di studio
per Israele
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Anche
per l’anno accademico 2014-2015 l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane e la Fondazione Raffaele Cantoni tornano a offrire borse di
studio per ragazzi italiani che intendono sostenere un progetto di
formazione nello Stato di Israele.
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Israele: studenti rapiti, proseguono le
ricerche
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Proseguono
senza tregua le operazioni di ricerca dei tre studenti di yeshivah
rapiti nel Gush Etzion: nella notte blitz militare ad Hebron con molti
arresti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu intanto lancia
precise accuse: “I responsabili di questo atto terroristico
appartengono a Hamas, la stessa Hamas con cui Abu Mazen ha creato un
governo di unità nazionale. Vi saranno serie ripercussioni”. A
supportare l’ipotesi Hamas anche l’intervento del segretario di Stato
statunitense John Kerry. Infuria nel frattempo la polemica nei
confronti delle forze di polizia. “Uno dei ragazzi, pochi attimi dopo
la cattura nelle notte di giovedì – scrive Maurizio Molinari sulla
Stampa – chiamò infatti il numero di emergenza dicendo ‘ci hanno
rapito’, ma la polizia tardò a informare l’esercito, perdendo tempo
prezioso che avrebbe potuto consentire di intercettare l’auto”. Sul
Giornale, tra le molte testate che si occupano di questa vicenda,
Fiamma Nirenstein descrive la compostezza e la dignità di una delle
madri dei rapiti: “Rachel cerca di nascondere con un po’ di make up i
segni di pianto sulla faccia, e parla per la prima volta ai giornalisti
piantando in faccia a tutti un sorriso invincibile, come sanno fare le
persone che credono in una giustizia superiore”.
Mentre in Israele è caccia ai terroristi, a poche centinaia di
chilometri di distanza – in Iraq – scene di orrore squarciante entrano
nella quotidianità del conflitto civile: le immagini di alcune
esecuzioni di massa da parte dei militanti jihadisti fanno infatti in
queste ore il giro del mondo attraverso la rete e i social network.
Scrive Marco Ansaldo, inviato di Repubblica: “Spietati sì, ma
tutt’altro che ingenui nell’uso delle nuove tecnologie. I fanatici
della nuova Al Qaeda hanno subito comunicato via Twitter di ‘aver
giustiziato 1.700 soldati iracheni’. C’è chi mette in dubbio il numero
delle vittime. Se fosse vero, si tratterebbe della peggiore atrocità di
massa perpetrata sia in Siria, sia in Iraq negli ultimi anni, superando
anche gli attacchi con armi chimiche alla periferia di Damasco dello
scorso anno, con 1.400 persone uccise”.
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ISRAELE - #EYALGILADNAFTALI
Ansia, attesa e impegno.
Per Eyal, Gilad e Naftali
Sono
trascorsi quattro giorni dal rapimento di Gilad, Naftali ed Eyal - 16
anni i primi due, 19 il terzo - mentre facevano l’autostop nei pressi
di Hebron, in Cisgiordania. Proseguono con sempre maggiore intensità
gli sforzi per riportarli alle loro famiglie: per trovare i
responsabili del rapimento e liberare i giovani studenti, l’esercito
israeliano ha condotto una vasta operazione che ha portato all’arresto
di 40 sospetti terroristi tra cui diversi affiliati al gruppo di Hamas,
che le autorità hanno indicato come responsabile. Per la prima volta da
oltre un anno, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha inoltre parlato
con il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, che in
mattinata ha emesso una nota condannando “le escalation in corso”. “Ci
aspettiamo il suo aiuto per far tornare a casa i ragazzi e trovare i
rapitori” ha sottolineato Netanyahu nel corso della telefonata.
La Croce Rossa internazionale ha chiesto “l’immediato e incondizionato
rilascio” degli adolescenti e si è offerta come mediatore. Mentre una
grande corsa alla solidarietà e all’informazione corre sui social media
dove è stata lanciata la campagna #BringBackOurBoys, oltre trentamila
persone si sono date appuntamento ieri al Kotel per pregare.
La speranza dunque non si spegne, anche quella di ritrovarsi insieme
all’altro per dire no alla violenza e all’odio, come hanno fatto nel
corso del fine settimana anche le oltre 500 persone, israeliani ebrei e
arabi, che hanno partecipato all’evento Culture Against Racism nella
cittadina araba di Fureidis, nei pressi di Zichron Ya’acov.
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ISRAELE - #EYALGILADNAFTALI
L'Italia
ebraica in raccoglimento
Il
momento del raccoglimento, il momento della preghiera: Italia ebraica
unita nella solidarietà alle famiglie dei tre giovani israeliani rapiti
nel Gush Etzion. Nelle piccole come nelle grandi Comunità,
l'appuntamento è stato in sinagoga per la recitazione di Arvit e di
alcuni salmi. A Roma, nel Tempio Maggiore, centinaia di persone si sono
ritrovate alla presenza dell'ambasciatore d'Israele in Italia Naor
Gilon e del presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Renzo Gattegna.
"Pensavamo che l'abbraccio tra Abu Mazen e Peres potesse essere una
fiammella di speranza per il Medio Oriente. I fatti - ha affermato
Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica - sembrano invece
dimostrare il contrario: ma noi, piccola realtà che ama e che ha nel
sangue Israele, non smetteremo mai di vigilare e di tenere i riflettori
accesi". Dopo aver invitato in sinagoga Bergoglio in occasione della
visita di quest'ultimo alla Comunità di Sant'Egidio, Pacifici ha poi
rivelato di essere pronto a incontrare anche Abbas ma soltanto "se
riporterà vivi i nostri ragazzi".
"Oggi è una giornata importante, oggi ciascuno ha la possibilità di
cogliere l'importanza dell'impegno dello Stato di Israele nella lotta
al terrorismo: nulla sarà lasciato intentato, ogni azione possibile
sarà intrapresa per riportare a casa i tre studenti. In queste ore - ha
spiegato l'ambasciatore Gilon - stiamo raccogliendo i drammatici frutti
dell'accordo di governo unitario tra Al Fatah e Hamas".
Da
Torino a Napoli, da Firenze a Trieste, le iniziative si sono susseguite
con grande intensità e proseguiranno anche durante la settimana. Questa
sera ad esempio una tefillah sarà letta nell'aula magna della scuola
ebraica di Milano. "BringBackOurBoys", il messaggio che anche il neo rabbino capo di
Venezia Scialom Bahbout ha voluto condividere con la sua Comunità.
In
una lettera inviata al ministro degli Esteri Federica Mogherini il
presidente dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia Simone Disegni intanto
scrive: "Ci permettiamo di chiedere, con grande rispetto, di attivare
ogni sforzo politico e diplomatico attraverso i canali disponibili per
trarre in salvo al più presto Gilad, Naftalì ed Eyal e mantenere così
accesa la fiammella della speranza di un possibile dialogo nella
regione rilanciata appena una settimana fa da papa Francesco presso i
Giardini Vaticani".
a.s twitter @asmulevichmoked
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roma
Dal
Ghetto all'emancipazione
Nuove
ricerche, nuovi interrogativi, nuove risposte sulla presenza degli
ebrei a Roma e nello Stato della Chiesa. Una presenza segnata da grandi
momenti ma anche da lutti e difficoltà considerevoli: se ne discuterà
in occasione di un incontro convocato per questo pomeriggio presso la
Biblioteca di storia moderna e contemporanea (via Caetani 32).
Introdotti dalla direttrice della Biblioteca Simonetta Buttò,
interverranno le docenti storia medievale dell'Università Sapienza
Marina Caffiero e Anna Esposito, il professore di antropologia David
Kertzer, l'archivista Manola Ida Venzo e la curatrice del Museo ebraico
di Roma Olga Melasecchi. L'incontro, che avrà inizio alle 16.30, sarà
moderato dall'assessore alle scuole della Comunità ebraica Ruth
Dureghello. Di tematiche affini si parlerà anche domani sera, al Museo
ebraico, con la presentazione del volume "Il Ghetto di Roma nel
Cinquecento" (ed. Viella) del professore di storia ebraica
dell'Università di Haifa Kenneth Stow. Ad intervenire la storica Anna
Foa, il direttore del dipartimento culturale della Comunità ebraica
Claudio Procaccia e Roberto Rusco (Università Roma Tre).
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firenze
Fgei, giovani per sempre
Domenica ancora assieme
Una
palestra di vita, un punto di riferimento in grado di muovere energie e
pulsioni straordinarie. A quasi vent'anni dallo scioglimento (1995) un
grande incontro in programma a Firenze metterà assieme più generazioni
di ex "fgeini", i frequentatori della Federazione Giovanile Ebraica
d'Italia che fu istituita nel 1948 e che traghettò verso l'impegno
comunitario centinaia di suoi aderenti. L'appuntamento è per domenica
22 giugno nei locali della Comunità ebraica di Firenze e arriva a
compimento di un percorso di condivisione di ricordi e memorie
sviluppatosi in prima istanza sui social network. L'obiettivo, a
partire da questo primo incontro, è quella di dar vita a iniziative che
consolidino e fissino nel tempo il ricordo di un'esperienza che ha
segnato la gioventù ebraica italiana. "Il maxi raduno non vuole essere
una semplice 'operazione nostalgia' - spiega Mauro Di Castro, tra le
anime dell'iniziativa - bensì il riordino di una grandissima quantità
di materiale: dalle fotografie, ai filmati, agli articoli di Ha Tikwà,
che della Fgei era l’organo di stampa, che ha un grandissimo valore
storico e che non deve andare perduto. O, peggio ancora, dimenticato".
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qui
roma
Micol
e Robert, Mazal Tov!
Un
affettuoso mazal tov a Micol Anticoli e Robert Hassan, che si sono
uniti in matrimonio, da parte della redazione del Portale dell'ebraismo
italiano e di Pagine Ebraiche.
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Oltremare
- Notizie fai-da-te |
Per
primi sono partiti gli hashtag (#), e a ruota l'apertura di pagine
Facebook: ora di shabbat, un giorno e mezzo dopo la sparizione dei tre
ragazzi la rete era pronta. Obiettivo: non permettere ai media di
ignorare il rapimento.
In Israele sono soprattutto i nuovi (o quasi-nuovi) immigrati come me a
soffrire quasi fisicamente del trattamento diffidente e spesso
apertamente ostile di buona parte del giornalismo internazionale. Siamo
noi, ad aprire tre o quattro giornali online ogni giorno, e a restare
regolarmente delusi dei toni e del tempismo delle notizie riportate.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Tea
for two - La solitudine |
"Marco
se ne è andato e non ritorna più", cantava Lauretta Pausini in crisi
ormonale di matrice adolescenziale, strappando la possibilità ad
epigoni italiani di Philip Roth di intitolare la propria opera prima
Solitudine. La solitudine è in assoluto la protagonista della
settimana. M. arriva in ufficio trafelata come al solito, inforca gli
occhiali ed esordisce: "Mi sono rotta di vivere da sola, non so come
allacciarmi i braccialetti, non ho consulenze sugli abiti", in puro
stile Samantha di Sex&TheCity in preda al panico quando ha la
febbre ed è sprovvista di chi la possa accudire o si ritrova senza
nessuno che le tiri su la zip dei vestiti. La solitudine è la paura più
becera e buia che ci sia, quella che ti fa prendere decisioni folli
obnubilata dal terrore di essere condannata a restare con te stessa per
tutta la vita.
Rachel Silvera, studentessa/stagista
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