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18 giugno 2014 - 20 Sivan 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“E prese Kòrach figlio di Itzhàr ...” (Bemidbàr 16, 1). A proposito di questo verso è scritto nel Talmud (Sanedrìn 109b): “E prese Kòrach ...”. Ha detto Resh Lakish: Egli prese in se una qualità negativa. Ha fatto notare a proposito di questo Rabbì Yonathan Eibshitz nel suo libro Tiferèt Yonathan: Kòrach era un uomo intelligente e molto ricco, ed è per questo che credette in cuor suo di esser degno di divenire la guida del popolo d’Israele.  Ma acquisì una qualità negativa con questa disputa, e fino ad oggi ogni persona che è superba o che è litigiosa viene associata a lui, e questo è un vero insulto per Kòrach poiché egli era intelligente e di buona discendenza.
 
David
Assael,
ricercatore
Nel momento in cui il M5S decide di scongelare i propri voti e partecipare al gioco politico, non possiamo esimerci dal denunciare l’ennesimo episodio di intolleranza comparso sul blog di Beppe Grillo, dove si sono sprecati gli insulti a sfondo antisemita nei confronti di Gad Lerner, reo di aver scritto un articolo critico nei confronti della politica del Movimento. Dai tempi della prima polemica con Enrico Sasson, sappiamo bene che tutto questo fa parte di una strategia intimidatoria, dove i commenti sul web, adeguatamente sollecitati, svolgono la funzione del vecchio manganello fascista.
 
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MILANO – Per il ciclo “Il cammino verso la libertà alla luce della Tradizione ebraica”, appuntamento stasera al Teatro Parenti alle 21 con la lezione del direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane rav Roberto Della Rocca su “Una risposta alla dipendenza: il pane azzimo”.
 
Ucei-Fondazione Cantoni
Borse di studio per Israele
Anche per l’anno accademico 2014-2015 l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
 
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"Azzurri in campo
per gli studenti rapiti"
Un’iniziativa di solidarietà da parte degli Azzurri di Prandelli nei confronti dei tre studenti israeliani rapiti e di tutti i giovani che nel mondo si vedono privati della libertà. La lettera inviata dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna al presidente del Coni Giovanni Malagò e al presidente della Federcalcio Giancarlo Abete è oggi pubblicata integralmente dal Corriere dello sport. “Le ultime notizie che ci arrivano da Israele, con la scomparsa di tre studenti di una scuola religiosa ebraica – scrive Gattegna – acuiscono l’attualità del dramma dei tanti giovani e giovanissimi rapiti nel mondo a causa della loro nazionalità, culture e religione. Dalle studentesse cristiane sequestrate dagli integralisti di Boko Haram in Nigeria ai bambini soldato in Afghanistan e in diversi paesi africani: un dramma che scuote le coscienze di tutti e che non può essere ignorato. Per far sl che l’oblio non cada su queste vicende ho pensato di rivolgermi a voi con l’obiettivo di dare un segno tangibile all’opinione pubblica: perché non coinvolgere gli Azzurri in una testimonianza di solidarietà che avvicini milioni di telespettatori a queste tematiche? Una bandiera, uno striscione, una maglietta. Un simbolo a scelta, in occasione del prossimo incontro con la Costa Rica, che veda come primi ambasciatori di questo messaggio quelli che ormai consideriamo campioni non solo di sport, ma anche di umanità”. Intervistato dal Giornale, l’ambasciatore israeliano in Italia Naor Gilon lancia un duro attacco nei confronti delle istituzioni europee, ritenute responsabili del riconoscimento del nuovo governo palestinese da poco formatosi con l’appoggio dei terroristi di Hamas. “La Ue e la comunità internazionale – spiega l’ambasciatore – chiedevano a Hamas la rinuncia alla violenza, l’accettazione dei trattati di pace, il riconoscimento dell’esistenza di Israele. Hamas non ha sottoscritto nulla di questo prima di accordarsi con l’Autorità Palestinese. E l’Anp si è ben guardata dal pretenderlo. Riconoscendo quell’accordo la Ue garantisce legittimità internazionale a un governo palestinese che ha al proprio interno un’organizzazione terroristica”. Interpellato sulle posizioni del governo italiano, Gilon risponde: “L’Italia seguirà la linea adottata dall’Europa in questi anni”. E a proposito del ministro degli Esteri Federica Mogherini, di cui si ricorda una foto insieme a Yasser Arafat pubblicata sui social network, dice: “Personalmente ho incontrato due volte il vostro ministro. Mi sembra ben disposto. E impara in fretta”.
 
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  davar
#EYALGILADNAFTALI - ISRAELE
Gli hashtag e la speranza
Muoversi, comunicare al mondo la propria posizione, sensibilizzare opinione pubblica e soprattutto istituzioni nella speranza che qualcuno possa ottenere qualcosa. Erano passate poche ore dal rapimento di Eyal, Gilad e Naftali dalla zona di Gush Etzion che dentro e fuori Israele è partita la mobilitazione. Mentre il governo israeliano e le istituzioni hanno messo in campo tutto ciò che potevano per capire cosa fosse accaduto, individuare i responsabili, riportare a casa i ragazzi, mentre in ogni angolo del mondo sono stati organizzati momenti di preghiera per la loro liberazione, particolarmente significativo è stato anche l’accaduto sul web. Sui social media infatti è partita una vera e propria campagna, in larga parte basato sull’hashtag (l’etichetta utilizzata su twitter e altri network per indicizzare gli argomenti) #BringBackOurBoys. Una vera e propria febbre da hashtag che ha suscitato però anche delle perplessità, e soprattutto dei profondi interrogativi su quanto ciò che viene fatto possa avere degli effetti positivi sulla drammatica vicenda.
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#EYALGILADNAFTALI - parla l'ambasciatore
"Le responsabilità di Abbas"
Abu Mazen ha aperto la porta a un allargamento delle attività di Hamas nella West Bank ed è quindi responsabile della sorte dei tre studenti israeliani rapiti e delle attività terroristiche compiute nei territori amministrati dall’Autorità Nazionale Palestinese. È il messaggio che l’ambasciatore israeliano in Italia Naor Gilon ha voluto ribadire con forza in un’intervista concessa al Giornale in cui, ad essere evidenziata, è anche la miopia dell’Occidente nei confronti del nuovo accordo di governo palestinese con la partecipazione di Hamas. “L’Unione Europea e la comunità internazionale – afferma Gilon – chiedevano ad Hamas la rinuncia alla violenza, l’accettazione dei trattati di pace, il riconoscimento dell’esistenza di Israele. Hamas non ha sottoscritto nulla di questo prima di accordarsi con l’Autorità Palestinese. E l’Anp si è ben guardata dal pretenderlo. Riconoscendo quell’accordo la Ue garantisce legittimità internazionale a un governo palestinese che ha al proprio interno un’organizzazione terroristica”. Da fonti diplomatiche arriva intanto una significativa risposta a chi ritiene l’Anp esente da colpe in considerazione delle coordinate geografiche – un’area sotto controllo israeliano – in cui sarebbe avvenuto il rapimento: “Ciò che è rilevante non è dove l’attacco ha avuto luogo, ma dove esso abbia avuto origine e sia stato concepito e pianificato. Gli uomini di Hamas che lo hanno eseguito sono arrivati dal territorio controllato dall’Anp”
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#EYALGILADNAFTALI - IL MESSAGGIO DEL RAV
"Vicini nella preghiera"
La solidarietà degli ebrei romani in una lettera consegnata dal rabbino capo Riccardo Di Segni a rav Adin Steinsaltz, che presiede la yeshiva cui sono iscritti gli studenti israeliani rapiti nel Gush Etzion. In occasione dell'incontro, avvenuto nelle scorse ore, il rav ha poi esortato la Comunità a stringersi nella preghiera e, attraverso questa, a manifestare la propria vicinanza ai familiari dei tre giovani. “La rabbanut romana – si legge inoltre sul sito comunitario – non ritene di dover bandire un digiuno”.
(Nell'immagine di Giovanni Montenero rav Di Segni durante i lavori di Redazione Aperta).
FONDAZIONE BENI CULTURALI EBRAICI
I Nathan e la storia di Roma
Riavvolgiamo di oltre un secolo i fili della storia italiana. Torniamo nei primi del Novecento, nel cuore del nostro paese, nella Capitale. Percorriamo via Torino e fermiamoci al civico 121. Qui, in un palazzo di stile umbertino, una famiglia ebraica riuniva attorno a sé fior di intellettuali e artisti e si impegnava a rendere la Città eterna un luogo proiettato al futuro, aperto, moderno. Al 121 di via Torino i Nathan segnavano in modo indelebile la storia di Roma. Tanto che Ernesto Nathan, sindaco della Capitale dal 1907 al 1913, è ancor oggi ricordato con affetto e con forse con rimpianto. Le figlie Annie e Liliah respirarono la cultura coltivata nella casa paterna, diventarono artiste e scultrici, promossero assieme alla madre Virginia Mieli le istanze femminili. Annie, in particolare, assieme a un'altra artista bolognese, Pierina Levi, studiò a lungo da un maestro dell'epoca, il celebre Giacomo Balla, assiduo frequentatore di casa Nathan. Tutti questi intrecci sono ben visibili nella mostra Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica, attualmente esposta fino al 5 ottobre alla Galleria di Arte Moderna di Roma. Centocinquanta opere di quindici artiste tra cui figurano proprio le opere di Annie e Liliah Nathan e di Pierina Levi, oltre allo splendido ritratto che Balla fece del sindaco e amico Ernesto. E per poter approfondire l'atmosfera che si respirava in via Torino, oggi pomeriggio (primo di una serie di appuntamenti che accompagneranno la mostra fino alla sua chiusura), nel chiostro della Gam, Anna Maria Istasia - docente di Storia, Culture, Religioni della Sapienza e presidente  dell’Associazione Soroptimist – e Olga Melasecchi - curatrice della mostra Artiste del Novecento assieme a Marina Bakos e Federica Pirani – disegneranno il quadro della famiglia Nathan, il loro rapporto con la città, il legame con Balla delle allieve Annie Nathan e Pierina Levi, la figura della madre di Ernesto, Sara Levi Nathan. Un viaggio in una Roma diversa ma di cui vediamo ancora forti e presenti i segni.
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QUI MILANO
La scuola del futuro
Impegni di futuro per la scuola e per lo studio nella riunione di Consiglio della Comunità ebraica di Milano, con la presentazione dei progetti portati avanti nell’ambito del Gruppo Horim (genitori) della Scuola e della Fondazione rabbinica Margulies-Disegni per trasformarla in un punto di riferimento per l’intero nord Italia.
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COMICS & JEWS
"Being Rutu Modan", il mare
La troupe guidata da Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics, è arrivata in Israele e ha iniziato le riprese con Rutu Modan, autrice di graphic novel e illustratrice israeliana che sarà protagonista della mostra che il più grande festival italiano dedicato al fumetto organizza ogni edizione in onore dell’artista che ha vinto il Gran Guinigi – il premio massimo – l’anno precedente. Giovanni Russo ogni giorno scriverà per Pagine Ebraiche 24 una cronaca dal backstage. Oggi la prima puntata.

Tel Aviv, giorno 1

Primo giorno di riprese. Hila (Noam, che ci assisterà per tutte le riprese) passa a prenderci di buon mattino e ci rechiamo a casa di Rutu Modan. Si tratta di un delizioso appartamento in uno degli edifici bianchi tipici del nostro quartiere, da fuori un po’ malmesso ma all’interno splendido e perfettamente ristrutturato. Lo spazio è organizzato intorno a una grande stanza centrale, che fa da cucina e soggiorno. Rutu mi spiega che ama l’architettura e che ha curato lei stessa la revisione degli spazi interni. Si finisce a parlare di architettura e questo mi dà lo spunto per approfondire con lei il modo in cui la rappresenta nei suoi fumetti, che vedono assegnata ai luoghi un’importanza pari a quella dei personaggi che in essi si muovono.


Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics and Games
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QUI BIELLA
L'antica tradizione del canto
Nell'ambito del ciclo di incontri organizzato nella sinagoga di Biella nuovo appuntamento con l'ex presidente dell'Assemblea Rabbinica Italiana Elia Richetti, protagonista di un erudito excursus sul “canto nella preghiera” nelle diverse tradizioni locali.

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pilpul
Ticketless - I buoni (e i cattivi)
Luca Rastello è un bravo saggista, cui si devono importanti inchieste sulle guerre nei Balcani, la Tav, i narcotraffici. Si può dissentire, ma l’indipendenza del giudizio non è in discussione. Il suo esordio nella narrativa (Piove all’insù, Bollati-Boringhieri, 2006) fu salutato da larghi consensi. “I Buoni” (Chiarelettere) smaschera i finti buoni che operano nelle organizzazioni no profit, nel volontariato che incanta con le parole e pugnala alle spalle gli ingenui. Una spietata denuncia  contro il “tradimento dei chierici”. In uno dei personaggi del libro, don Silvano, i lettori, specie a Torino, non hanno avuto difficoltà a riconoscere il leader di una associazione che dispone di molti appoggi politici, il cui leader appare assai spesso in televisione. Le reazioni sono state aspre, ma non sono entrate nel merito del romanzo, perché in Italia se scrivi un libro scomodo non vieni criticato. Vieni semplicemente  ignorato. Sopire, tacere. Una vecchia regola di manzoniana memoria.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Famiglie
Nel momento in cui scrivo, non ho notizie della sorte di Eyal Yifrach, Naftali Frankel e Gilad Shaar, i tre ragazzi rapiti e, ovviamente, mi auguro di tutto cuore che possano essere al più presto restituiti indenni alle loro famiglie, e che la brutta avventura non arrechi danno alle loro vite future. Senza che ciò voglia, in alcun modo, figurare come un cattivo presagio, mi viene però spontaneo fare un qualche parallelo tra questa vicenda – per la quale, ripeto, spero e immagino una rapida soluzione positiva – e quelle – dall’esito ben diverso – che affollano la cronaca nera italiana di questi giorni. L’Italia è scossa e traumatizzata dall’incredibile episodio di un padre di famiglia che, desideroso di ‘cambiare vita’, pensa bene di ‘azzerare’ la sua esistenza eliminando a coltellate la moglie e i due figlioletti; e prova un senso di raccapriccio e incredulità nel guardare la foto di colui che, tre anni fa, ha brutalmente assassinato la piccola Yara, continuando a fare poi la normale vita di un premuroso padre di famiglia.

Francesco Lucrezi, storico
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