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17 luglio 2014 - 19 Tamuz 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
La Parashah tratta a lungo le regole relative ai voti. Senza scendere nella minuziosa casistica della Torà, osserviamo in linea generale che risulta più facile invalidare un voto piuttosto che convalidarlo.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Traduco da un ebraico abbastanza approssimativo l’sms (evidentemente collettivo) che ho ricevuto sul mio cellulare dalle Brigate az-Eddin a-Kassam: “To Israilis: Al pubblico israeliano… Il vostro governo ha sostenuto ieri di aver cessato il fuoco, ma senza accettare ed eseguire le nostre condizioni, e ha pensato che noi ci affretteremo a cessare il fuoco, ma al contrario noi ci siamo affrettati a colpire in ogni luogo in Israele da Dimona a Haifa, e vi abbiamo costretti a nascondervi nei rifugi come topi…
 
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“Inaccettabili parole
di odio”
“Un concentrato delle più nefande illazioni, che non meriterebbe risposta se attorno a queste non si costruissero, con modalità che riteniamo inaccettabili, trasmissioni di successo e molto seguite dai giovani come La Zanzara”. Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha replicato alle deliranti affermazioni del filosofo Gianni Vattimo intervenuto al popolare programma radiofonico (tra gli altri Repubblica). “Non sorprende che Gianni Vattimo torni a cavalcare le peggiori stereotipie dei nostri tempi per affermare la propria ostilità nei confronti dello Stato di Israele – sottolinea Gattegna – I veleni di Vattimo non solo ci disgustano ma saranno oggetto di un nostro approfondimento per un’adeguata reazione”.
 
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  davar
#israeledifendelapace
Dignità e valore della vita,
modelli a confronto

Dolore e profondo turbamento attraversano l'opinione pubblica israeliana per l'uccisione dei quattro bambini palestinesi nel corso delle operazioni condotte contro i terroristi di Hamas nella Striscia di Gaza. “È sul respiro dei bambini che si regge il mondo”, dice il Talmud. Naturale quindi che un'intera nazione sia scossa dalle  immagini del funerale e dallo strazio dei familiari.
Un sentimento collettivo che segna il distacco con la cultura della morte propagandata dagli integralisti di Hamas e che risalta in particolare nell'intervista rilasciata dallo scrittore Abraham Yehoshua, tra i protagonisti del movimento pacificista e non certo tacciabile di simpatie verso il governo Netanyahu, al corrispondente dal Medio Oriente del quotidiano La Stampa Maurizio Molinari.
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#israeledifendelapace
Da Gaza a Holon per una cura
“Israele farebbe bene a proporre come propria iniziativa umanitaria la disponibilità a curare nei propri ospedali i feriti civili di parte palestinese, soprattutto i minorenni (non combattenti)” propone il demografo Sergio Della Pergola nel suo intervento su Pagine Ebraiche 24. Un’idea che è stata riferita anche al ministro degli Esteri Federica Mogherini durante il suo incontro con gli italkim ieri al Tempio di Rehov Hillel, suggerendo una possibile mediazione italiana. La cura di pazienti palestinesi negli ospedali israeliani non sarebbe certo una novità: è costante il flusso nelle strutture dello Stato ebraico non soltanto dai Territori palestinesi, ma anche da Gaza (tra i tanti, nelle scorse settimane è stata operata all’Asuta Hospital di Tel Aviv la moglie del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen Amina, negli scorsi mesi i medici dello Schneider Children’s Medical Center di Petah Tikvah avevano tentato, tristemente invano, di curare Amal, la nipotina di un anno del leader di Hamas, già primo ministro, Ismail Haniyeh, arrivata in Israele in condizione disperata per un’infezione all’apparato digerente). Solo pochi giorni fa, la notizia che l’organizzazione terrorista aveva impedito ad ammalati di Gaza che dovevano essere portati in Israele per essere curati, il passaggio al valico di Erez.
“Non importa da quale parte della mappa politica ti trovi – ha sottolineato Akiva Tamis, a capo del dipartimento pediatrico del Wolfson di Holon (nell’immagine una piccola paziente operata di cuore in questi giorni) – I genitori di questi bambini vogliono solo che vivano”.

#israeledifendelapace - qui trieste
Informazione, non emozionalità 
Sono passati molti anni dall’ultima visita di Sergio Della Pergola a Trieste, sua città natale. Prima di incontrare la redazione di Pagine Ebraiche, una tappa di carattere simbolico e personale: la visita al cimitero ebraico davanti alla tomba della nonna, Alice Brunner Della Pergola.
Poi la riunione, in cui mostra una volta di più la sua profonda consapevolezza di quanto sia importante, da parte di chi scrive per una testata, sia essa di tipo tradizionale oppure on-line, dare notizie attendibili, supportate da dati scientificamente validi, che vadano nettamente distinte dalle prese di posizione. Differenza importante, da esplicitare sempre in modo netto e chiaro, per evitare il rischio di  fraintendimenti non semplici da risolvere.
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#IsraeleDifendeLaPace - la visita di Mogherini 
L'Italia e il ruolo di mediazione  
Pochi minuti dopo la fine del cessate il fuoco, da Gaza è ricominciato il lancio di missili contro Israele. Ad interromperlo, il suono delle sirene che ha nuovamente costretto a correre nei rifugi gli abitanti di Ashkelon, città del sud di Israele. Proprio nel sud del paese si è recata questa mattina la delegazione del Congresso ebraico mondiale, presente in Israele per esprimere la propria solidarietà alla popolazione. “Ci ha fatto molta impressione la calma apparente che abbiamo trovato”, racconta Roberto Jarach, vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nonché membro della delegazione del Congresso. Lo stesso Jarach ieri ha partecipato all'incontro al Tempio italiano tra la comunità degli italkim e il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini (nell'immagine con il presidente del Congresso ebraico mondiale Ronald Lauder). “Un incontro positivo in cui il ministro ha espresso la necessità che Italia e Europa giochino un ruolo significativo nel percorso che porta a una risoluzione pacifica del conflitto”, ha affermato Jarach con il ministro molto attento alle sensibilità israeliane. Un'impressione condivisa dal presidente degli italkim Angelo Piattelli, come ha riferito alla redazione un illustre rappresentante di questa realtà, il demografo Sergio Della Pergola, ospite a Trieste in occasione del seminario giornalistico Redazione Aperta.
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#IsraeleDifendeLaPace - Qui Roma, Qui Milano
In piazza per i diritti di Israele
A Rom
a una maratona oratoria davanti al Pantheon, a Milano un flash mob in piazza San Babila. L'Italia ebraica torna a mobilitarsi per il diritto di Israele all'autodifesa contro la minaccia dei terroristi di Hamas. Nella capitale, appuntamento alle 19.30 per l'iniziativa “L’unico rifugio che chiede il popolo ebraico è la pace” organizzata dal comitato d’emergenza “Israele sotto attacco” coordinato dalla Comunità ebraica romana con il supporto dell'ambasciata d'Israele. “Si tratta – spiega il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici – di una veglia di solidarietà a dimostrazione della comprensione dell’angoscia degli israeliani. E voglio evidenziare in maniera particolare che tutti, e sottolineo, tutti possono partecipare all’iniziativa, chiunque creda nella libertà e se ci sono palestinesi che vogliono ribellarsi alla tirannia di Hamas sono i benvenuti”. A Milano il flash mob si svolgerà invece alle 19 sotto l'egida della locale associazione Amici di Israele.

antisemitismo - qui parigi -
Il Gran Rabbino Haim Korsia,
Fermare l'odio di vivere insieme 

Rav Haim Korsia, eletto Gran Rabbino di Francia il 22 giugno scorso è un ottimo comunicatore, che accetta anche di prendere qualche rischio. Un vero pied-noir, dicono sorridendo i suoi amici facendo riferimento alla sua esuberanza e alle sue origini algerine: figlio di un rabbino poeta e grande studioso del Talmud, da quando ha accettato l’incarico sottolinea frequentemente e con grande forza che gli ebrei francesi “non devono avere paura”.
Intervistato da Annette Lèvy-Willard per Libération, ha preso una posizione netta sugli attacchi a due sinagoghe parigine avvenuti domenica 13 luglio, in seguito a una manifestazione pro-palestinese degenerata malamente.
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#IsraeleDifendeLaPace
Sderot, una vita di confine
Una cittadina di 24mila abitanti costretta a fare, suo malgrado notizia. Ma soprattutto ad adeguare la propria esistenza ai ritmi dello “Tzeva Adom”, codice rosso, che segna l’inizio dei 15 secondi per ripararsi nei rifugi. Questa la realtà di Sderot, meno di un chilometro dal confine con Gaza, primo bersaglio dei razzi sparati dai terroristi di Hamas che governano la Striscia. 
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#IsraeleDifendeLaPace
Ciò che accade tra Israele e Gaza
Caro Furio Colombo, siamo a oltre 120 morti (ma cresceranno, purtroppo). Sono stati uccisi tre bimbi disabili: il confronto, certo, è improponibile, ma ricorda emotivamente una dittatura che lei ben conosce. Sono tre, come i ragazzi palestinesi (evidente refuso, lo scrivente intendeva dire “israeliani”) assassinati. Non meritano un suo articolo?

Massimo

Pubblico la lettera perché, pur essendo simile a molte altre di protesta anti-israeliana di rimprovero al giornale è più motivata e, almeno in apparenza, più mite. Per prima cosa devo far notare che ho già scritto (e naturalmente continuerò a scrivere) sul Fatto Quotidiano, ciò che penso, che vedo, che temo, di questo conflitto. L’ho fatto, per esempio, il 15 luglio, pag. 11. Ho detto che se la grave colpa della politica internazionale è di essere assente, quella anche più grave dei media è di lasciare questa tragedia senza contesto. Qualcuno ha notato la violenza infinita, le armi chimiche (che hanno dovuto essere distrutte a Gioia Tauro) la deliberata strage di bambini (spesso preceduta da torture gravissime) esibite per creare un adeguato senso di terrore, da parte del dittatore siriano Assad contro la sua gente? Qualcuno ha notato che tutto ciò che accade adesso è stato preceduto dai massacri, in Iraq, tra sunniti, sciiti, salafiti e la proclamazione del Califfato da parte di un leader religioso divenuto condottiero, con il nome di Al Baghdadi, ovvero una indefinita estensione di dominio arabo-islamico, compreso cid che oggi chiamiamo Israele, sotto la bandiera nera di Isis? Non ridete. Anche Osama bin Laden sarebbe stato risibile, con i suoi messaggi da film di serie B, davanti a rocce di cartone, senza le Torri Gemelle. E non ridete dei missili sparati da Gaza che partono a centinaia ogni giorno, non arrivano, non esplodono o non fanno danno. Israele dovrebbe non difendersi sapendo che ogni momento errori e inefficienze potrebbero essere all’improvviso corretti del suo nemico giurato? Lo vediamo tutti che i palestinesi che muoiono nei nostri telegiornali, inclusi, in gran numero, le donne e i bambini, sono mandati a morire da un immenso potere arabo che possiede tutto ma non ha potuto eliminare Israele, e non si dà pace. È vero, non dovrebbero esserci “le colonie” israeliane, grave problema a cominciare dal nome. Esse esistono come risposta estremista al giuramento estremista imposto dai potentati arabi ai palestinesi (che invece vorrebbero vivere in pace in un loro Stato) che dice: “Ogni territorio è comunque occupato e va sgombrato dagli ebrei, comprese Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme”. Che questa propaganda funzioni lo dimostra le lettera apparentemente mite (comunque la più mite che ho ricevuto) a cui sto rispondendo: Massimo Fazzari suggerisce che i tre bambini disabili sono stati uccisi deliberatamente, seguendo un’ideologia “che lei ben conosce”. Ovvero il protocollo nazista per l’eliminazione dei disabili. L’offesa è grave (non a me, a Israele) come lo è la cecità selettiva che permette di non vedere il vasto e potente cerchio di assedio arabo da ogni parte, con placche di odio estremo che è ormai fuori da ogni possibile contatto diplomatico. Sanno di poter continuare a mandare a morire sempre più famiglie palestinesi mettendo le vittime a carico di Israele.

Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano
 

jciak - gerusalemme
Il Film Festival sotto attacco
C’è poco da fare. La guerra continua a fare da contrappunto a quest’edizione del Jerusalem Film Festival. Il clima è tesissimo e ogni film sembra un commento, più o meno diretto, al conflitto in corso. Ma il festival, con oltre 200 pellicole in programmazione, va avanti anche se con difficoltà e scossoni organizzativi da brivido. 
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QUI FIRENZE
Balagan, tra libri, musica e cibo
Nuovo appuntamento con il Balagan Cafè, il festival “a porte aperte” organizzato dalla Comunità di Firenze per portare un contributo culturale e uno sguardo ebraico sul mondo. Dopo il laboratorio tra musica e danza della scorsa domenica con la partecipazione di due formidabili interpreti del klezmer come Jeff Warschauer e Deborah Strauss (nell'immagine), il cancello di via Farini torna ad accogliere la cittadinanza con una serata a ingresso libero dedicata alla presentazione del libro “La distruzione del Tempio” di Lion Feuchtwanger (ed. Guaraldi) alla presenza dell'editore e con la partecipazione di Ugo Caffaz, Alessandro Bacci e del rabbino capo Joseph Levi. La discussione si aprirà alle 19. A seguire, a partire dalle 20, apericena curata da Jean Michel Albert Carasso in collaborazione con il ristorante Ruth's Kosher e Dilek Gulmen, specialista di cucina ottomana, turca ed ebraica. Alle 21 performance musicale con interventi di Liron Meyuhas (Israele), Titta Nesi (Italia) ed Eleonor Young (Inghilterra).
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pilpul
Setirot - Case rampicanti
Visito la bella mostra romana “Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica”, mi fermo davanti a un olio di Eva Fischer, è del 1960 e si intitola “Case rampicanti”. Mi colpisce perché mi fa venire in mente il “mio” ghetto di Venezia. Ripenso a una piccola e delicata “cerimonia” per i cinque anni del Centro veneziano di studi ebraici internazionali a cui ho partecipato poche settimane fa.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Livelli

Se il livello di un paese si misura anche dai suoi intellettuali diventa più facile capire le ragioni del declino dell’Italia. Qui abbiamo Gianni Vattimo e allora tutto torna
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Daniel Funaro





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