Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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"Una
pagina di Talmud purifica come il mikveh" (Rebbe di Kotzk). Un buon
suggerimento, da seguire, in questo periodo di avvicinamento a Rosh ha
Shanà.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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C’è
una parola quasi caduta in disuso, che significa lottare per la libertà
propria e di tutti e che indica al tempo stesso la liberazione dalla
schiavitù dell’ignoranza. È la parola emancipazione. Nella mia testa
quella parola mi accompagna spesso verso “Jewish & City”, e
significativamente si incontra a quel bivio che l’8 settembre di molti
anni fa si propose a molti come la possibilità di un nuovo inizio.
Perché la Resistenza fu anche questo per una generazione intera o per
una parte significativa: un grandissimo momento di crescita, di
formazione di sé, di educazione alla vita e dimenticarlo, o
sottovalutarlo è uno dei tanti modi per “non volere uscire dall’Egitto”.
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Verso Jewish and the City
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“Esperienza
di Libertà”. Ampia anteprima sul Corriere della Sera della seconda
edizione di Jewish and the City, il Festival internazionale di cultura
ebraica di Milano. “Pesach: il viaggio più lungo”, il tema di
quest’anno sul cui significato si sofferma rav Roberto Della Rocca,
responsabile scientifico del Festival e direttore del Dipartimento
Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
“Undici luoghi di Milano per un viaggio fra tradizione e attualità”,
sottolinea il Corriere per una rassegna che vedrà una prima
anticipazione domani, con la lectio magistralis dello psicologo
evoluzionista Jonathan Gottschall. Il Festival entrerà poi nel vivo
sabato 13 con “Seder. Che cosa è cambiato?” della regista Andrée Ruth
Shammah in scena alla Rotonda della Besana. Tra i protagonisti
dell’appuntamento di Milano – “naturalmente portata alla condivisione e
allo scambio”, secondo Daniele Cohen, assessore alla Cultura della
Comunità ebraica milanese –, la studiosa Catherine Chalier, rav Adin
Steinsaltz, così come Lizzie Doron di cui il quotidiano di via
solferino ospita una riflessione sulla leadership e le donne, tema
dell’incontro organizzato domenica 14 – quando il mondo ebraico europeo
aprirà le sue porte per la Giornata della Cultura ebraica – al Teatro
Parenti e di cui la scrittrice israeliana sarà protagonista. Libertà e
schiavitù sarà invece l’argomento dell’incontro a cui, come scrive
Roberta Scorranese, parteciperà rav Benedetto Carucci Viterbi. Anche la
tavola, che, come spiega la firma del Corriere Stefano Jesurum, ha un
ruolo centrale nel Seder di Pesach, sarà tra i grandi temi toccati nel
corso della rassegna: sul cibo, tra tradizione e innovazione,
interverranno chef, food blogger ed esperti del settore per raccontare
“Non una, cento cucine” ebraiche e una nuova filosofia culinaria che
arriva dagli Usa, la jewecology.
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JCIAK - QUI VENEZIA
L'Indonesia e il "male banale"
Il Leone sorride a Oppenheimer
L’ambientazione
è esotica e pare lontana anni luce. Siamo in Indonesia, a metà degli
Sessanta, quando dopo il colpo di stato di Suharto decine di migliaia
di persone sono trucidate dagli squadroni della morte perché sospettate
di essere comuniste. Eppure “The look of silence”, il film di Joshua
Oppenheimer (nell'immagine a destra con uno dei protagonisti della
pellicola) che ha spuntato ieri il Gran premio della giuria al Festival
di Venezia, è figlio di una visione del mondo e degli uomini quanto mai
prossima a tutti noi, che sgorga dalla Shoah e da lì recupera una
chiave preziosa per una lettura lucida e critica del presente.
Tutt’altri i toni, ma non le radici, dell’israeliano “Mita Tova - The
Farewell Party” di Tal Granit e Sharon Maimoni, commedia dolce amara
sull’eutananasia, ambientata in una casa di riposo, che ha ottenuto il
Premio del pubblico alla selezione ufficiale delle Giornate degli
autori (con uno schiacciante 97,5 per cento di voti) e da molti è stato
considerato lavoro nel solco della più tagliente tradizione yiddish.
Israeliano e profondamente legato al mondo ebraico europeo anche il
Venice Short Film Nomination for the European Film Awards 2014,
assegnato a “Pat Lehem – Daily Bread” di Idan Hubel, poetico racconto
ispirato a una novella di Berdyczewsky, popolare scrittore e
giornalista di origine ucraina che tra Otto e Novecento scrisse in
ebraico, ucraino e tedesco.
Daniela Gross
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qui mantova - FESTIVALETTERATURA
L'arte di raccontare storie
È
Jonathan Gottschall, esponente del darwinismo letterario, a unire in un
unico percorso ideale il prestigioso Festivaletteratura di Mantova,
giunto al diciottesimo anno, e la seconda edizione di Jewish and the
City, che lunedì 8 settembre a Milano apre con una sua lezione, seguita
dalla conferenza stampa di presentazione del festival. Secondo l’autore
americano la propensione dell’uomo alla narrazione discende da ragioni
evolutive ed è proprio grazie all’estrema versatilità del racconto che
l’uomo ha l’occasione di far crescere le proprie competenze sociali,
prefigurare le conseguenze di azioni o eventi senza correre rischi,
vivere più vite parallelamente accumulando esperienze. Docente di
inglese al Washington and Jefferson College, in Pennsylvania,
Gottschall è un autore prolifico, i cui lavori sono usciti sia su
giornali come il New York Times che su riviste scientifiche, ma dei
suoi libri L’istinto di narrare (Bollati Boringhieri) è il primo libro
tradotto in italiano.
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qui mILANO - JEWISH AND THE CITY
"Siamo ciò che narriamo"
Nell’incontro
di venerdì scorso, al Festivaletteratura di Mantova, Jonathan
Gottschall ha spiegato come la finzione sia la più “antica e potente
tecnologia di realtà virtuale, che simula i grandi dilemmi della vita
umana”. Docente di inglese, esponente del darwinismo letterario, autore
prolifico, Gottschall pubblica indifferentemente sul New York Times e
sulle riviste scientifiche e sarà domani mattina a Milano dove, alla
biblioteca Sormani, introdurrà con una sua lezione – intitolata “Siamo
ciò che narriamo” – la presentazione di Jewish and the City, il
festival internazionale di cultura ebraica che dedica la sua seconda
edizione a “Pesach, il lungo cammino verso la libertà”.
“L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani” è il titolo
dell’ultimo libro di Gottschall (tradotto in Italia da Bollati
Boringhieri) ed è anche il titolo del suo secondo intervento milanese,
che si terrà a fine pomeriggio alla Fondazione Feltrinelli.
L’autore ha anticipato al portale dell’ebraismo italiano i temi del suo intervento.
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qui mantova - festivaletteratura
La creatività, un luogo interiore
L’israeliana
Miki Bencnaan (nell'immagine) è scrittrice, scenografa, drammaturga,
pittrice… Al Festivaletteratura di Mantova, anche grazie all’appoggio
dell’ambasciata israeliana a Roma, è stata invitata insieme a
un’autrice italiana, Michela Murgia, con cui condivide l’idea che la
scrittura sia un modo per raccontare ma anche per salvare il mondo. Le
ha provocate entrambe questa mattina a Palazzo Ducale la scrittrice e
giornalista Loredana Lipperini, indagando sul ruolo dello scrittore, e
in particolare sul rapporto con i luoghi. Miki Bencnaan il primo libro
ha dovuto autoprodurselo, riuscendo però a diffonderlo nelle librerie e
a farlo recensire su tutti i maggiori giornali. Il Grande circo delle
idee, il secondo – appena tradotto in Italia da Giuntina – è diventato un best seller nonostante l’autrice abbia deciso di pubblicarlo con una piccola casa editrice indipendente.
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Qui roma - museo della shoah Quattro quesiti sulla Memoria Caro
Colombo, a settembre 2013 abbiamo consegnato un'offerta per la
costruzione del Museo della Shoah a Roma, su progetto di Luca Zevi. So
che si sono candidate una ventina di imprese. Abbiamo speso tempo e
denaro per preparare la gara. Dal Comune di Roma non ci sanno o non ci
vogliono dire nulla. Puoi sapere qualcosa di più?
Giorgio Rosental
Le
sole notizie che ho avuto sono quelle delle pagine locali dei giornali
nazionali. E sono disorientato perché ci viene detto che alcuni, anche
nella Comunità ebraica di Roma, sarebbero contenti della nuova
decisione (non costruire un museo, ma adattare un edificio disponibile
nella zona dell'Eur) perché almeno si arriverà ad avere a Roma un Museo
Nazionale della Shoah, in tempo per ricordare il settantesimo
anniversario della liberazione del campo di Auschwitz e della
rivelazione al mondo dell'esistenza di quel campo e del suo orrore. Per
fortuna il quotidiano online Pagine Ebraiche 24
dice di più e ascolta voci importanti della Comunità, come quella del
presidente della Fondazione Museo della Shoah Leone Paserman, che ha
detto: "Impossibile combattere con i mulini a vento", riferendosi,
penso, alla burocrazia comunale e/o partitica di Roma. Restano alcune
cose che - come molti - non capisco e che, evidentemente, non sono mai
state spiegate all'autore del progetto Luca Zevi e ai gruppi di
architetti e imprese che si sono preparati alla gara, a partire da un
anno prima (dunque del tutto in tempo) come ci dice nella sua lettera
l'arch. Giorgio Rosental. Il Fatto Quotidiano (Alessandro Ferrucci) ne
ha parlato accuratamente, ma senza poter toccare il fondo, perché
evidentemente il Sindaco non è disponibile. Dunque ci sono domande
senza risposta. Eccole:
1)
Si preferisce, ci dicono, un edificio disponibile subito, per avere la
certezza di celebrare in tempo (27 gennaio 2015) l'anniversario di
Auschwitz, che è anche la data del Giorno della Memoria. E
evidentemente impossibile. In poco più di tre mesi nessun museo,
neppure se fosse di cartoline d'epoca, potrebbe essere pronto. Dunque
la scadenza non può essere la ragione.
2)
Si viene a sapere che l'edificio, a cui adesso si pensa, è all'Eur,
quartiere voluto come celebrazione dell'era fascista. E un edificio
costruito fra il 1938 e il 1942, dunque esattamente nei tempi della
promulgazione e attuazione della prima fase (espulsione degli ebrei da
tutto) delle leggi "per la difesa della razza". Ovvio che si tratta di
una soluzione inopportuna e stridente.
3)
Il progetto di Luca Zevi era stato fatto per un terreno (già
acquistato, già proprietà della città di Roma) intorno a Villa
Torlonia, che era stata la residenza di Mussolini. Era dunque una
scelta simbolica di grande importanza (le leggi razziste dette "in
difesa della razza" sono state votate all'unanimità a Montecitorio al
grido di "viva il duce") tutt'altro che trascurabile, anche per i
visitatori stranieri. Tutti i fondi necessari alla realizzazione
dell'opera sono già stati approvati e vincolati dalla precedente
amministrazione comunale. È inevitabile riconoscere che, su questa
materia, tutto ciò che ha fatto la giunta Alemanno risulta tempestivo e
puntuale, senza confronti con quanto sta accadendo adesso.
4)
Non capisco perché si debba accettare, con sottomessa cortesia verso il
Comune, la finzione della data come buona ragione per buttar via la
validità architettonica, ma anche la firma e il senso storico del
progetto e del nome di Luca Zevi. Ma anche il senso che questo edificio
(e non una casa ex fascista in affitto) avrebbe per la città di Roma.
Possibile che non ci sia qualcuno, nella giunta di Marino o nel
Consiglio comunale della città di Roma, che capisca e dica queste cose,
e voglia cancellare questo errore?
Furio Colombo
(Il Fatto Quotidiano, 6 setttembre 2014)
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SORGENTE DI VITA
Appuntamento a Ferrara
Un
itinerario ebraico a Ferrara ricco di suggestioni, con una storia che
va dal medioevo fino ai nostri giorni, apre la puntata di Sorgente di
vita di domenica 7 settembre: dai vicoli dell’antico ghetto ai luoghi
evocati dallo scrittore Giorgio Bassani, curiosità, arte e atmosfere
letterarie nella città che domenica 14 settembre sarà capofila in
Italia della Giornata Europea della Cultura Ebraica, manifestazione che
si svolge contemporaneamente in 30 paesi del continente e in 77
località italiane. “Donna Sapiens, la figura femminile dell’ebraismo” è
quest’anno il tema della giornata. Da Sara a Golda Meir, dalle
profetesse alle scienziate, brevi cenni sull’universo femminile
ebraico: l’accesso alla cultura, il rispetto nell’ambito familiare,
l’educazione dei figli, tanti aspetti di una condizione che nel tempo
ha favorito la nascita di donne e figure straordinarie.
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L'Isis e la guerra in corso / 3 |
La
credibilità di Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamatosi “califfo”, è
dunque assai discutibile. Ancora di più la consistenza del suo seguito
tra i musulmani sunniti. La forza gli deriva dall’avere usato
sapientemente, ancora una volta, quella formula alla quale i gruppi
della galassia del fondamentalismo islamico, inteso come movimento
politico della contemporaneità, ricorrono quando intendono occupare il
vuoto lasciato dagli altri attori nello scenario collettivo, operando
una miscela tra mobilitazione ideologica, militanza armata e forte
visibilità mediatica. Gli elementi del gruppo che gli si sono raccolti
intorno, e dei quali è patrocinatore esclusivo nonché capo indiscusso,
avevano peraltro registrato, già nel passato, un forte indebolimento di
ruolo e capacità operativa, a seguito dei successi registrati invece
dalla strategia controinsurrezionalista messa in atto dal generale
americano David Petraeus, dal febbraio del 2007 al settembre dell’anno
successivo comandante del contingente statunitense in Iraq.
Claudio Vercelli
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Nugae
- Aria di superiorità
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“Credo
che lo troverai molto divertente”, scrive una ex coinquilina canadese
spedendo un misterioso link blu. Aprendolo compare Amy Webb, una
giovane signora alta e colta, che parla della sua astuzia in una Ted
Talk: come è riuscita grazie alla sua genialità informatica a
introdursi furtivamente nel sistema di un sito di incontri, per poterlo
far funzionare a sua immagine e somiglianza. Amy è simpatica e
sorridente e parla della disperazione ossessiva di sua nonna, che la
accusava di essere single perché troppo schizzinosa, miracolosamente
senza esaurimento, e della sua, relativa all’affannosa ricerca di anima
gemella dotata di pollice opponibile e allo stesso tempo di
un’ebraicità di qualche sorta, con raffinatezza e grazia. Insomma,
adesso non è che rovini troppo tutto dire che c’è il lieto fine.
Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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