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7 settembre 2014 - 12 Elul 5774
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
"Una pagina di Talmud purifica come il mikveh" (Rebbe di Kotzk). Un buon suggerimento, da seguire, in questo periodo di avvicinamento a Rosh ha Shanà.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
C’è una parola quasi caduta in disuso, che significa lottare per la libertà propria e di tutti e che indica al tempo stesso la liberazione dalla schiavitù dell’ignoranza. È la parola emancipazione. Nella mia testa quella parola mi accompagna spesso verso “Jewish & City”, e significativamente si incontra a quel bivio che l’8 settembre di molti anni fa si propose a molti come la possibilità di un nuovo inizio. Perché la Resistenza fu anche questo per una generazione intera o per una parte significativa: un grandissimo momento di crescita, di formazione di sé, di educazione alla vita e dimenticarlo, o sottovalutarlo è uno dei tanti modi per “non volere uscire dall’Egitto”.
 
Verso Jewish and the City
“Esperienza di Libertà”. Ampia anteprima sul Corriere della Sera della seconda edizione di Jewish and the City, il Festival internazionale di cultura ebraica di Milano. “Pesach: il viaggio più lungo”, il tema di quest’anno sul cui significato si sofferma rav Roberto Della Rocca, responsabile scientifico del Festival e direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “Undici luoghi di Milano per un viaggio fra tradizione e attualità”, sottolinea il Corriere per una rassegna che vedrà una prima anticipazione domani, con la lectio magistralis dello psicologo evoluzionista Jonathan Gottschall. Il Festival entrerà poi nel vivo sabato 13 con “Seder. Che cosa è cambiato?” della regista Andrée Ruth Shammah in scena alla Rotonda della Besana. Tra i protagonisti dell’appuntamento di Milano – “naturalmente portata alla condivisione e allo scambio”, secondo Daniele Cohen, assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese –, la studiosa Catherine Chalier, rav Adin Steinsaltz, così come Lizzie Doron di cui il quotidiano di via solferino ospita una riflessione sulla leadership e le donne, tema dell’incontro organizzato domenica 14 – quando il mondo ebraico europeo aprirà le sue porte per la Giornata della Cultura ebraica – al Teatro Parenti e di cui la scrittrice israeliana sarà protagonista. Libertà e schiavitù sarà invece l’argomento dell’incontro a cui, come scrive Roberta Scorranese, parteciperà rav Benedetto Carucci Viterbi. Anche la tavola, che, come spiega la firma del Corriere Stefano Jesurum, ha un ruolo centrale nel Seder di Pesach, sarà tra i grandi temi toccati nel corso della rassegna: sul cibo, tra tradizione e innovazione, interverranno chef, food blogger ed esperti del settore per raccontare “Non una, cento cucine” ebraiche e una nuova filosofia culinaria che arriva dagli Usa, la jewecology.
 
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  davar
JCIAK - QUI VENEZIA
L'Indonesia e il "male banale"

Il Leone sorride a Oppenheimer
L’ambientazione è esotica e pare lontana anni luce. Siamo in Indonesia, a metà degli Sessanta, quando dopo il colpo di stato di Suharto decine di migliaia di persone sono trucidate dagli squadroni della morte perché sospettate di essere comuniste. Eppure “The look of silence”, il film di Joshua Oppenheimer (nell'immagine a destra con uno dei protagonisti della pellicola) che ha spuntato ieri il Gran premio della giuria al Festival di Venezia, è figlio di una visione del mondo e degli uomini quanto mai prossima a tutti noi, che sgorga dalla Shoah e da lì recupera una chiave preziosa per una lettura lucida e critica del presente.
Tutt’altri i toni, ma non le radici, dell’israeliano “Mita Tova - The Farewell Party” di Tal Granit e Sharon Maimoni, commedia dolce amara sull’eutananasia, ambientata in una casa di riposo, che ha ottenuto il Premio del pubblico alla selezione ufficiale delle Giornate degli autori (con uno schiacciante 97,5 per cento di voti) e da molti è stato considerato lavoro nel solco della più tagliente tradizione yiddish. Israeliano e profondamente legato al mondo ebraico europeo anche il Venice Short Film Nomination for the European Film Awards 2014, assegnato a “Pat Lehem – Daily Bread” di Idan Hubel, poetico racconto ispirato a una novella di Berdyczewsky, popolare scrittore e giornalista di origine ucraina che tra Otto e Novecento scrisse in ebraico, ucraino e tedesco.


Daniela Gross
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qui mantova - FESTIVALETTERATURA
L'arte di raccontare storie
È Jonathan Gottschall, esponente del darwinismo letterario, a unire in un unico percorso ideale il prestigioso Festivaletteratura di Mantova, giunto al diciottesimo anno, e la seconda edizione di Jewish and the City, che lunedì 8 settembre a Milano apre con una sua lezione, seguita dalla conferenza stampa di presentazione del festival. Secondo l’autore americano la propensione dell’uomo alla narrazione discende da ragioni evolutive ed è proprio grazie all’estrema versatilità del racconto che l’uomo ha l’occasione di far crescere le proprie competenze sociali, prefigurare le conseguenze di azioni o eventi senza correre rischi, vivere più vite parallelamente accumulando esperienze. Docente di inglese al Washington and Jefferson College, in Pennsylvania, Gottschall è un autore prolifico, i cui lavori sono usciti sia su giornali come il New York Times che su riviste scientifiche, ma dei suoi libri L’istinto di narrare (Bollati Boringhieri) è il primo libro tradotto in italiano.
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qui mILANO - JEWISH AND THE CITY
"Siamo ciò che narriamo"
Nell’incontro di venerdì scorso, al Festivaletteratura di Mantova, Jonathan Gottschall ha spiegato come la finzione sia la più “antica e potente tecnologia di realtà virtuale, che simula i grandi dilemmi della vita umana”. Docente di inglese, esponente del darwinismo letterario, autore prolifico, Gottschall pubblica indifferentemente sul New York Times e sulle riviste scientifiche e sarà domani mattina a Milano dove, alla biblioteca Sormani, introdurrà con una sua lezione – intitolata “Siamo ciò che narriamo” – la presentazione di Jewish and the City, il festival internazionale di cultura ebraica che dedica la sua seconda edizione a “Pesach, il lungo cammino verso la libertà”.
“L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani” è il titolo dell’ultimo libro di Gottschall (tradotto in Italia da Bollati Boringhieri) ed è anche il titolo del suo secondo intervento milanese, che si terrà a fine pomeriggio alla Fondazione Feltrinelli.
L’autore ha anticipato al portale dell’ebraismo italiano i temi del suo intervento.
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qui mantova - festivaletteratura
La creatività, un luogo interiore
L’israeliana Miki Bencnaan (nell'immagine) è scrittrice, scenografa, drammaturga, pittrice… Al Festivaletteratura di Mantova, anche grazie all’appoggio dell’ambasciata israeliana a Roma, è stata invitata insieme a un’autrice italiana, Michela Murgia, con cui condivide l’idea che la scrittura sia un modo per raccontare ma anche per salvare il mondo. Le ha provocate entrambe questa mattina a Palazzo Ducale la scrittrice e giornalista Loredana Lipperini, indagando sul ruolo dello scrittore, e in particolare sul rapporto con i luoghi. Miki Bencnaan il primo libro ha dovuto autoprodurselo, riuscendo però a diffonderlo nelle librerie e a farlo recensire su tutti i maggiori giornali. Il Grande circo delle idee, il secondo – appena tradotto in Italia da Giuntina
è diventato un best seller nonostante l’autrice abbia deciso di pubblicarlo con una piccola casa editrice indipendente.
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Qui roma - museo della shoah
Quattro quesiti sulla Memoria
Caro Colombo, a settembre 2013 abbiamo consegnato un'offerta per la costruzione del Museo della Shoah a Roma, su progetto di Luca Zevi. So che si sono candidate una ventina di imprese. Abbiamo speso tempo e denaro per preparare la gara. Dal Comune di Roma non ci sanno o non ci vogliono dire nulla. Puoi sapere qualcosa di più?

Giorgio Rosental

Le sole notizie che ho avuto sono quelle delle pagine locali dei giornali nazionali. E sono disorientato perché ci viene detto che alcuni, anche nella Comunità ebraica di Roma, sarebbero contenti della nuova decisione (non costruire un museo, ma adattare un edificio disponibile nella zona dell'Eur) perché almeno si arriverà ad avere a Roma un Museo Nazionale della Shoah, in tempo per ricordare il settantesimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz e della rivelazione al mondo dell'esistenza di quel campo e del suo orrore. Per fortuna il quotidiano online Pagine Ebraiche 24 dice di più e ascolta voci importanti della Comunità, come quella del presidente della Fondazione Museo della Shoah Leone Paserman, che ha detto: "Impossibile combattere con i mulini a vento", riferendosi, penso, alla burocrazia comunale e/o partitica di Roma. Restano alcune cose che - come molti - non capisco e che, evidentemente, non sono mai state spiegate all'autore del progetto Luca Zevi e ai gruppi di architetti e imprese che si sono preparati alla gara, a partire da un anno prima (dunque del tutto in tempo) come ci dice nella sua lettera l'arch. Giorgio Rosental. Il Fatto Quotidiano (Alessandro Ferrucci) ne ha parlato accuratamente, ma senza poter toccare il fondo, perché evidentemente il Sindaco non è disponibile. Dunque ci sono domande senza risposta. Eccole:
1) Si preferisce, ci dicono, un edificio disponibile subito, per avere la certezza di celebrare in tempo (27 gennaio 2015) l'anniversario di Auschwitz, che è anche la data del Giorno della Memoria. E evidentemente impossibile. In poco più di tre mesi nessun museo, neppure se fosse di cartoline d'epoca, potrebbe essere pronto. Dunque la scadenza non può essere la ragione.
2) Si viene a sapere che l'edificio, a cui adesso si pensa, è all'Eur, quartiere voluto come celebrazione dell'era fascista. E un edificio costruito fra il 1938 e il 1942, dunque esattamente nei tempi della promulgazione e attuazione della prima fase (espulsione degli ebrei da tutto) delle leggi "per la difesa della razza". Ovvio che si tratta di una soluzione inopportuna e stridente.
3) Il progetto di Luca Zevi era stato fatto per un terreno (già acquistato, già proprietà della città di Roma) intorno a Villa Torlonia, che era stata la residenza di Mussolini. Era dunque una scelta simbolica di grande importanza (le leggi razziste dette "in difesa della razza" sono state votate all'unanimità a Montecitorio al grido di "viva il duce") tutt'altro che trascurabile, anche per i visitatori stranieri. Tutti i fondi necessari alla realizzazione dell'opera sono già stati approvati e vincolati dalla precedente amministrazione comunale. È inevitabile riconoscere che, su questa materia, tutto ciò che ha fatto la giunta Alemanno risulta tempestivo e puntuale, senza confronti con quanto sta accadendo adesso.
4) Non capisco perché si debba accettare, con sottomessa cortesia verso il Comune, la finzione della data come buona ragione per buttar via la validità architettonica, ma anche la firma e il senso storico del progetto e del nome di Luca Zevi. Ma anche il senso che questo edificio (e non una casa ex fascista in affitto) avrebbe per la città di Roma. Possibile che non ci sia qualcuno, nella giunta di Marino o nel Consiglio comunale della città di Roma, che capisca e dica queste cose, e voglia cancellare questo errore?

Furio Colombo

(Il Fatto Quotidiano, 6 setttembre 2014)
 
qui roma - IL SEMINARIO MACCABI
A scuola di leadership
Trenta giovani attivi nelle comunità ebraiche di tutto il mondo si sono riuniti a Roma questo week end per tre giorni di apprendimento, misto a divertimento, misto ovviamente a un po’ di turismo. I temi al centro del seminario organizzato dalla European Maccabi Confederation e dal Future Leaders Forum la leadership ebraica, l’organizzazione di eventi di larga scala e il coinvolgimento dei giovani in iniziative locali ed europee.
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SORGENTE DI VITA
Appuntamento a Ferrara
Un itinerario ebraico a Ferrara ricco di suggestioni, con una storia che va dal medioevo fino ai nostri giorni, apre la puntata di Sorgente di vita di domenica 7 settembre: dai vicoli dell’antico ghetto ai luoghi evocati dallo scrittore Giorgio Bassani, curiosità, arte e atmosfere letterarie nella città che domenica 14 settembre sarà capofila in Italia della Giornata Europea della Cultura Ebraica, manifestazione che si svolge contemporaneamente in 30 paesi del continente e in 77 località italiane. “Donna Sapiens, la figura femminile dell’ebraismo” è quest’anno il tema della giornata. Da Sara a Golda Meir, dalle profetesse alle scienziate, brevi cenni sull’universo femminile ebraico: l’accesso alla cultura, il rispetto nell’ambito familiare, l’educazione dei figli, tanti aspetti di una condizione che nel tempo ha favorito la nascita di donne e figure straordinarie.
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pilpul
L'Isis e la guerra in corso / 3
La credibilità di Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamatosi “califfo”, è dunque assai discutibile. Ancora di più la consistenza del suo seguito tra i musulmani sunniti. La forza gli deriva dall’avere usato sapientemente, ancora una volta, quella formula alla quale i gruppi della galassia del fondamentalismo islamico, inteso come movimento politico della contemporaneità, ricorrono quando intendono occupare il vuoto lasciato dagli altri attori nello scenario collettivo, operando una miscela tra mobilitazione ideologica, militanza armata e forte visibilità mediatica. Gli elementi del gruppo che gli si sono raccolti intorno, e dei quali è patrocinatore esclusivo nonché capo indiscusso, avevano peraltro registrato, già nel passato, un forte indebolimento di ruolo e capacità operativa, a seguito dei successi registrati invece dalla strategia controinsurrezionalista messa in atto dal generale americano David Petraeus, dal febbraio del 2007 al settembre dell’anno successivo comandante del contingente statunitense in Iraq.

Claudio Vercelli
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Nugae - Aria di superiorità
“Credo che lo troverai molto divertente”, scrive una ex coinquilina canadese spedendo un misterioso link blu. Aprendolo compare Amy Webb, una giovane signora alta e colta, che parla della sua astuzia in una Ted Talk: come è riuscita grazie alla sua genialità informatica a introdursi furtivamente nel sistema di un sito di incontri, per poterlo far funzionare a sua immagine e somiglianza. Amy è simpatica e sorridente e parla della disperazione ossessiva di sua nonna, che la accusava di essere single perché troppo schizzinosa, miracolosamente senza esaurimento, e della sua, relativa all’affannosa ricerca di anima gemella dotata di pollice opponibile e allo stesso tempo di un’ebraicità di qualche sorta, con raffinatezza e grazia. Insomma, adesso non è che rovini troppo tutto dire che c’è il lieto fine.

Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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