
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Ho
avuto in questi giorni l'onore di conoscere Rav Adin Steinsaltz nel
corso del Festival Internazionale della Cultura Ebraica “Jewish and The
City”.
Rav Steinsaltz è certamente uno dei più profondi Talmideh Chachamim del
nostro tempo: non esiterei a definirlo come "il Rashi" del nostro
tempo. Tuttavia mi pongo alcune domande in merito all'utilizzo del suo
lavoro di traduzione del Talmud: Tradurre il Talmud può essere utile
per per avvicinare le persone al suo metodo di studio? Se sì, in che
modo?
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Anna
Foa,
storica
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Prima
del social network era più difficile ai cretini pubblicare le loro
sciocchezze, ora non c'è più problema, basta un click. Così, un signore
scrive su Facebook che bisogna gassare gli zingari o prenderli a
fucilate. Chissà quanti lo avranno detto all'osteria, dopo aver bevuto
troppo, potremmo pensare! Solo che il tizio in questione è anche
assessore di Falconara, cioè è un rappresentante delle istituzioni,
parla quindi da un podio privilegiato. Dice per questo meno
sciocchezze? O le sue sciocchezze sono più gravi che se fosse un tizio
qualunque? In attesa di vederlo destituito dalla sua carica, incrociamo
le dita che nessuno lo prenda in parola.
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Mario Limentani (1923-2014) |
“Testimone
dell'ora più buia di questa Comunità, ha vissuto sulla propria pelle
l'orrore della deportazione, dello sterminio, dell'annientamento sia
fisico che morale operato dal nazifascismo”. Le parole con cui il
presidente UCEI Renzo Gattegna ha salutato Mario Limentani,
sopravvissuto alla Shoah scomparso ieri a Roma, sono riportate tra gli
altri da Gabriele Isman su Repubblica. Numerose le voci che si sono
levate in suo ricordo. Sul Tempo si ricorda che la storia per tanti
aspetti unica ed esemplare di Limentani, detto Zi' Mario, “è stata per
la prima volta raccontata in modo organico e completo nel libro
intitolato ‘La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma,
via Mauthausen’ (Marlin editore), scritto da Grazia Di Veroli”, che ha
“collezionato i suoi ricordi di oggi e le interviste rilasciate dallo
stesso Limentani negli ultimi venti anni, a partire da quelle al Cdec e
alla Shoah Foundation di Spielberg”. La notizia della morte di uno
degli ultimi testimoni viene data anche da altre testate, che
sottolineano il suo impegno e la sua assidua partecipazione alle
manifestazioni per la Memoria.
In un altro articolo (sempre su Repubblica) Isman scrive: “Alla vigilia
della riunione che dovrebbe decidere dove si farà il Museo della Shoah,
è vicina la rottura tra Comunità ebraica e Campidoglio”. Il presidente
della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, dopo la decisione che sarebbe
definitivamente maturata di mantenere la sede del museo a Villa
Torlonia, avrebbe infatti manifestato l'intenzione di dimettersi. “Il
consiglio della Comunità ebraica — afferma — si è riunito in seduta
straordinaria e, da me interpellato, ha deliberato con voto unanime e
dopo lunga discussione, di darmi mandato a rappresentare nel cda della
Fondazione la volontà di realizzare quanto prima questo museo, con
spese congrue e nel rispetto dei sacrifici che il Paese sta portando
avanti, in una sede congrua per la quale aspettiamo ancora la proposta
del sindaco”. Relativamente alle dichiarazioni del primo cittadino che
nelle scorse settimane si era detto pronto ad assecondare la volontà
della Comunità ebraica, Pacifici commenta: “Se tutto ciò nella riunione
dovesse risultare vano per un iter di cui siamo troppo prigionieri come
quello della sede a Villa Torlonia, non potrò far altro che dimettermi
dal collegio dei fondatori come rappresentante della Comunità ebraica e
dal cda del museo in rappresentanza dei Figli della Shoah. Sul piano
personale rimane comunque l'amarezza di arrivare alla riunione del cda
senza un previo confronto con il sindaco Marino”.
Della vicenda parla anche Alessandro Capponi sul Corriere Roma, il
giornale che per primo aveva parlato del progetto Eur e che ieri aveva
annunciato il ritorno al progetto originario di Villa Torlonia. Scrive
Capponi: “Un messaggio chiarissimo. Pochi caratteri, ma concetti
apparentemente definitivi: è con un paio di sms, di buon mattino, che
il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, annuncia
l'intenzione di uscire dal collegio dei fondatori della Fondazione
museo della Shoah. A meno che in queste ore non cambi la linea scelta
dal Campidoglio”. Capponi riporta inoltre l'incipit del messaggio
inviato al delegato della Regione, Umberto Gentiloni, e allo stesso
presidente Nicola Zingaretti: “Oggi è morto Mario Limentani...”.
Insieme a Pacifici sarebbe pronto alle dimissioni anche il presidente
dell'associazione Figli della Shoah, Settimio Di Porto.
Sul Corriere della Sera Battistini racconta come “i corvi del social
network sono tornati a bombardare il Liverpool Football Club” . Dopo il
caso Balotelli, che risale a pochi giorni prima, venerdì scorso la
società ha fatto - sempre via twitter - gli auguri di Rosh haShanah ai
suoi tifosi ebrei, un “normale gesto di cortesia” come lo definisce
Battistini. Ma “molti hooligans l’hanno presa male: chi invocando un
sano repulisti di «zio Adolfo», chi promettendo vendette nazi e nuove
Shoah, chi postando le foto dei bambini ammazzati a Gaza... Fra il
calcio e gli antisemiti, il rapporto è spesso d'un certo imbarazzo e la
Premier League non fa eccezione: quando entra in campo il Tottenham,
storica squadra degli ebrei di Londra, accade che dalle curve
avversarie si levi un agghiacciante sibilo che ricorda le camere a
gas.” I responsabili del Liverpool hanno reagito prima ricordando che
gli auguri li fanno anche ai cristiani per Natale e ai musulmani
durante il Ramadan, poi, dopo essersi rivolti alla polizia per
denunciare il fatto, hanno cancellato il tweet, scatenando così
l’indignazione di molti che li hanno invitati a “non darla vinta ai
razzisti”.
In Francia il Front National ha per la prima volta due Senatori, e
Anais Ginori, sulla Repubblica, ricostruisce lo scenario che ha visto
il rinnovo della Camera alta francese favorire la destra, con l’Ump e i
suoi alleati che arrivano a 189 seggi, e Hollande che, dati i 157
rappresentanti ottenuti dalla coalizione di sinistra, ha perso il
Senato. Dalla sua fondazione, negli anni Settanta, il partito della
famiglia Le Pen non aveva mai varcato il portone del Palais du
Luxembourg. Marine Le Pen commentando il risultato appena ottenuto ha
sottolineato che si tratta di “Una vittoria storica, siamo il partito
del rinnovamento non solo politico, ma anche generazionale”: uno dei
nuovi eletti del Fn, Rachline, ha solo 27 anni e diventa il più giovane
eletto al Senato, così come Marion-Marechal Le Pen, 24 anni, nipote di
Marine, vanta lo stesso primato all'Assemblée Nationale.
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informazione - international edition
Le parole di un ebreo fortunato
Si
apre con gli auguri per l’anno nuovo del presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna la prima newsletter
dell’edizione internazionale di Pagine Ebraiche del 5775. L’auspicio è
quello di un anno improntato al confronto con una netta cesura rispetto
ai difficili mesi che hanno chiuso il 5774, ai conflitti che scuotono
diverse aree del mondo, a Israele costretta a difendersi contro le
minacce alla sua esistenza. “Solo l’apertura e la disponibilità al
dialogo e al confronto possono garantire e rafforzare l’esercizio di
quei diritti fondamentali che nei paesi liberi e democratici sono
adeguatamente tutelati” sottolinea Gattegna. Nei giorni più solenni
dell’anno, che da Rosh HaShanah portano a Yom Kippur, la rubrica sulla
parola italiana della settimana racconta il termine “digiuno” e ricorda
come il Giorno dell’Espiazione rappresenti più di ogni altro
un’occasione di unità autentica per il popolo ebraico. Dopo 25 ore
senza mangiare né bere, non stupisce che le comunità di tutto il mondo
abbiamo sviluppato diverse tradizioni circa il pasto per rompere il
digiuno. Una storia tutta particolare raccontata su Pagine Ebraiche
International arriva da Trieste, dove la grande sinagoga condivide un
muro con uno degli storici caffè della città, il San Marco, rifugio di
scrittori, studenti, cittadini, e dove per decenni gli ebrei triestini
sono andati a “sdigiunare”. È dedicata al periodo delle feste ebraiche
anche la rubrica Double Life di Daniela Fubini, italiana trapiantata a
Tel Aviv, che si occupa di un aspetto diverso dei moadim: partenze e
arrivi all’aeroporto internazionale di Ben Gurion, viaggi sospesi tra
la voglia di tornare in famiglia per le feste e quella di esplorare
luoghi mai visti. La scomparsa di Vittorio Dan Segre, il cordoglio
dell’Italia, ebraica e non, sono raccontati al pubblico internazionale
di Pagine Ebraiche: oltre al ritratto che ne ripercorre la vita e la
carriera di combattente per la libertà in Italia e in Israele,
giornalista, diplomatico, è pubblicato il commosso ricordo del
direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale, che gli dedica la sua
rubrica settimanale It Happened Tomorrow e condivide con i lettori le
ultime analisi di Segre sulla situazione in Medio Oriente.
Rossella Tercatin Leggi
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Oltremare
- Volo verso casa |
Come
salgo sull'aereo, quelle rare volte che non volo sionisticamente (e
pragmaticamente) El Al, entro in una apnea linguistica che finisce solo
quando, sul volo di ritorno, ricomincio a sentire parlare ebraico
intorno a me. Mi fa tre volte più fatica, lo ammetto, lasciare
l'ebraico quotidiano al Ben Gurion e imbarcarmi in una lingua straniera
e il più delle volte francamente ostica. Su El Al invece, a parte le
orde rumorose e scomposte che costituiscono la popolazione volante, c'è
quel sottile piacere di farsi augurare di volta in volta Pesach
Sameach, Shana Tova, buon Purim, buona Channukka, o anche solo
benarrivati e buona permanenza, in ebraico. È una delle gioie degli
olim chadashim, l'augurio inatteso come quello che la Egged compone
sulla fronte degli autobus, che girano per Gerusalemme dicendo a tutti
buon anno e poi "buona firma" (Chatima Tova) prima di Kippur.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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