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29 settembre 2014 - 5 Tishri 5775
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Ho avuto in questi giorni l'onore di conoscere Rav Adin Steinsaltz nel corso del Festival Internazionale della Cultura Ebraica “Jewish and The City”.
Rav Steinsaltz è certamente uno dei più profondi Talmideh Chachamim del nostro tempo: non esiterei a definirlo come "il Rashi" del nostro tempo. Tuttavia mi pongo alcune domande in merito all'utilizzo del suo lavoro di traduzione del Talmud: Tradurre il Talmud può essere utile per per avvicinare le persone al suo metodo di studio? Se sì, in che modo?
 
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Anna
Foa,
storica
Prima del social network era più difficile ai cretini pubblicare le loro sciocchezze, ora non c'è più problema, basta un click. Così, un signore scrive su Facebook che bisogna gassare gli zingari o prenderli a fucilate. Chissà quanti lo avranno detto all'osteria, dopo aver bevuto troppo, potremmo pensare! Solo che il tizio in questione è anche assessore di Falconara, cioè è un rappresentante delle istituzioni, parla quindi da un podio privilegiato. Dice per questo meno sciocchezze? O le sue sciocchezze sono più gravi che se fosse un tizio qualunque? In attesa di vederlo destituito dalla sua carica, incrociamo le dita che nessuno lo prenda in parola.
 
Mario Limentani (1923-2014)
“Testimone dell'ora più buia di questa Comunità, ha vissuto sulla propria pelle l'orrore della deportazione, dello sterminio, dell'annientamento sia fisico che morale operato dal nazifascismo”. Le parole con cui il presidente UCEI Renzo Gattegna ha salutato Mario Limentani, sopravvissuto alla Shoah scomparso ieri a Roma, sono riportate tra gli altri da Gabriele Isman su Repubblica. Numerose le voci che si sono levate in suo ricordo. Sul Tempo si ricorda che la storia per tanti aspetti unica ed esemplare di Limentani, detto Zi' Mario, “è stata per la prima volta raccontata in modo organico e completo nel libro intitolato ‘La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen’ (Marlin editore), scritto da Grazia Di Veroli”, che ha “collezionato i suoi ricordi di oggi e le interviste rilasciate dallo stesso Limentani negli ultimi venti anni, a partire da quelle al Cdec e alla Shoah Foundation di Spielberg”. La notizia della morte di uno degli ultimi testimoni viene data anche da altre testate, che sottolineano il suo impegno e la sua assidua  partecipazione alle manifestazioni per la Memoria.

In un altro articolo (sempre su Repubblica) Isman scrive: “Alla vigilia della riunione che dovrebbe decidere dove si farà il Museo della Shoah, è vicina la rottura tra Comunità ebraica e Campidoglio”. Il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, dopo la decisione che sarebbe definitivamente maturata di mantenere la sede del museo a Villa Torlonia, avrebbe infatti manifestato l'intenzione di dimettersi. “Il consiglio della Comunità ebraica — afferma — si è riunito in seduta straordinaria e, da me interpellato, ha deliberato con voto unanime e dopo lunga discussione, di darmi mandato a rappresentare nel cda della Fondazione la volontà di realizzare quanto prima questo museo, con spese congrue e nel rispetto dei sacrifici che il Paese sta portando avanti, in una sede congrua per la quale aspettiamo ancora la proposta del sindaco”. Relativamente alle dichiarazioni del primo cittadino che nelle scorse settimane si era detto pronto ad assecondare la volontà della Comunità ebraica, Pacifici commenta: “Se tutto ciò nella riunione dovesse risultare vano per un iter di cui siamo troppo prigionieri come quello della sede a Villa Torlonia, non potrò far altro che dimettermi dal collegio dei fondatori come rappresentante della Comunità ebraica e dal cda del museo in rappresentanza dei Figli della Shoah. Sul piano personale rimane comunque l'amarezza di arrivare alla riunione del cda senza un previo confronto con il sindaco Marino”.

Della vicenda parla anche Alessandro Capponi sul Corriere Roma, il giornale che per primo aveva parlato del progetto Eur e che ieri aveva annunciato il ritorno al progetto originario di Villa Torlonia. Scrive Capponi: “Un messaggio chiarissimo. Pochi caratteri, ma concetti apparentemente definitivi: è con un paio di sms, di buon mattino, che il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, annuncia l'intenzione di uscire dal collegio dei fondatori della Fondazione museo della Shoah. A meno che in queste ore non cambi la linea scelta dal Campidoglio”. Capponi riporta inoltre l'incipit del messaggio inviato al delegato della Regione, Umberto Gentiloni, e allo stesso presidente Nicola Zingaretti: “Oggi è morto Mario Limentani...”. Insieme a Pacifici sarebbe pronto alle dimissioni anche il presidente dell'associazione Figli della Shoah, Settimio Di Porto.


Sul Corriere della Sera Battistini racconta come “i corvi del social network sono tornati a bombardare il Liverpool Football Club” . Dopo il caso Balotelli, che risale a pochi giorni prima, venerdì scorso la società ha fatto - sempre via twitter - gli auguri di Rosh haShanah ai suoi tifosi ebrei, un “normale gesto di cortesia” come lo definisce Battistini. Ma “molti hooligans l’hanno presa male: chi invocando un sano repulisti di «zio Adolfo», chi promettendo vendette nazi e nuove Shoah, chi postando le foto dei bambini ammazzati a Gaza... Fra il calcio e gli antisemiti, il rapporto è spesso d'un certo imbarazzo e la Premier League non fa eccezione: quando entra in campo il Tottenham, storica squadra degli ebrei di Londra, accade che dalle curve avversarie si levi un agghiacciante sibilo che ricorda le camere a gas.” I responsabili del Liverpool hanno reagito prima ricordando che gli auguri li fanno anche ai cristiani per Natale e ai musulmani durante il Ramadan, poi, dopo essersi rivolti alla polizia per denunciare il fatto, hanno cancellato il tweet, scatenando così l’indignazione di molti che li hanno invitati a “non darla vinta ai razzisti”.

In Francia il Front National ha per la prima volta due Senatori, e Anais Ginori, sulla Repubblica, ricostruisce lo scenario che ha visto il rinnovo della Camera alta francese favorire la destra, con l’Ump e i suoi alleati che arrivano a 189 seggi, e Hollande che, dati i 157 rappresentanti ottenuti dalla coalizione di sinistra, ha perso il Senato. Dalla sua fondazione, negli anni Settanta, il partito della famiglia Le Pen non aveva mai varcato il portone del Palais du Luxembourg. Marine Le Pen commentando il risultato appena ottenuto ha sottolineato che si tratta di “Una vittoria storica, siamo il partito del rinnovamento non solo politico, ma anche generazionale”: uno dei nuovi eletti del Fn, Rachline, ha solo 27 anni e diventa il più giovane eletto al Senato, così come Marion-Marechal Le Pen, 24 anni, nipote di Marine, vanta lo stesso primato all'Assemblée Nationale.
 
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  davar
israele - università
Il ritorno dello psicometrico

Grazie all’iniziativa introdotta lo scorso anno dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, torna la possibilità di sostenere lo psicometrico, il temibile esame necessario per accedere alle università israeliane, in lingua italiana. Una straordinaria opportunità di fronte alla grande sfida di ogni studente che decide di avere nel proprio percorso formativo la tappa Israele. Finora, infatti, la traduzione si limitava a sei lingue: ebraico, arabo, russo, francese, spagnolo e inglese.
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qui roma - mario limentani (1923 - 2014)
L'ultimo saluto della Comunità

al Testimone di Mauthausen
Centinaia di persone hanno rivolto l'ultimo saluto Mario Limentani, testimone della Shoah, scomparso ieri: un manto di kippoth che ha inondato le strade del Portico d’Ottavia davanti al Tempio Maggiore. Durante la guerra Mario, "il Veneziano" (perché proveniente proprio dalla città lagunare), fu catturato e deportato a Mauthausen nel gennaio del 1944 e trasferito poi nei sottocampi di Melk ed Ebensee. Riuscì miracolosamente a ritornare vivo nel 1945. Oggi l’antico ghetto ebraico di Roma si è fermato: all’uscita della scuola i bambini hanno aspettato pazientemente, il musicista che solitamente suona il violino in mezzo la piazza ha riposto lo strumento sulla panchina. Perché con Mario Limentani, vola via un po’ di quella piazza incantata che resiste al tempo e alle ferite.
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qui torino - VITTORIO DAN SEGRE (1922-2014)
In centinaia dietro al feretro

"Maestro e uomo di levatura"
Non sono bastati né il luminoso appartamento torinese né il grande androne ad accogliere le tantissime persone che hanno voluto essere presenti per un ultimo saluto a Vittorio Dan Segre, e per stringere in un grande abbraccio la sua famiglia. Una grande commozione, il senso di una partecipazione vera, sentita, i legami di una vita, la stima, l’affetto che circondavano il grande diplomatico e giornalista erano raccolti questa mattina con la calma e la triste compostezza di un dolore profondo. Giulio Disegni, vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha portato alla famiglia il messaggio del presidente Renzo Gattegna, ricordando “il maestro e l’uomo di una levatura, una cultura e soprattutto una modernità di pensiero davvero straordinarie e il suo fortissimo attaccamento alle traduzioni e alla storia dell’ebraismo piemontese”.
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informazione - international edition
Le parole di un ebreo fortunato
Si apre con gli auguri per l’anno nuovo del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna la prima newsletter dell’edizione internazionale di Pagine Ebraiche del 5775. L’auspicio è quello di un anno improntato al confronto con una netta cesura rispetto ai difficili mesi che hanno chiuso il 5774, ai conflitti che scuotono diverse aree del mondo, a Israele costretta a difendersi contro le minacce alla sua esistenza. “Solo l’apertura e la disponibilità al dialogo e al confronto possono garantire e rafforzare l’esercizio di quei diritti fondamentali che nei paesi liberi e democratici sono adeguatamente tutelati” sottolinea Gattegna. Nei giorni più solenni dell’anno, che da Rosh HaShanah portano a Yom Kippur, la rubrica sulla parola italiana della settimana racconta il termine “digiuno” e ricorda come il Giorno dell’Espiazione rappresenti più di ogni altro un’occasione di unità autentica per il popolo ebraico. Dopo 25 ore senza mangiare né bere, non stupisce che le comunità di tutto il mondo abbiamo sviluppato diverse tradizioni circa il pasto per rompere il digiuno. Una storia tutta particolare raccontata su Pagine Ebraiche International arriva da Trieste, dove la grande sinagoga condivide un muro con uno degli storici caffè della città, il San Marco, rifugio di scrittori, studenti, cittadini, e dove per decenni gli ebrei triestini sono andati a “sdigiunare”. È dedicata al periodo delle feste ebraiche anche la rubrica Double Life di Daniela Fubini, italiana trapiantata a Tel Aviv, che si occupa di un aspetto diverso dei moadim: partenze e arrivi all’aeroporto internazionale di Ben Gurion, viaggi sospesi tra la voglia di tornare in famiglia per le feste e quella di esplorare luoghi mai visti. La scomparsa di Vittorio Dan Segre, il cordoglio dell’Italia, ebraica e non, sono raccontati al pubblico internazionale di Pagine Ebraiche: oltre al ritratto che ne ripercorre la vita e la carriera di combattente per la libertà in Italia e in Israele, giornalista, diplomatico, è pubblicato il commosso ricordo del direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale, che gli dedica la sua rubrica settimanale It Happened Tomorrow e condivide con i lettori le ultime analisi di Segre sulla situazione in Medio Oriente.


Rossella Tercatin
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qui bologna
Esposto l'antico Sefer Torah
Opportunità unica per il pubblico bolognese: nella giornata di ieri è stato infatti esposto il Sefer Torah identificato lo scorso anno dal professor Mauro Perani, docente di ebraico della locale Università degli Studi, ad oggi il più antico mai rinvenuto al mondo.
L'iniziativa è stata promossa da Alma Mater Studiorum e Cortile dei Gentili nell’ambito della rassegna “Sul tempo” e si è svolta alla presenza, tra gli altri, del rabbino capo Alberto Sermoneta, del cardinale Gianfranco Ravasi, del magnifico rettore Ivano Dionigi e della direttrice della biblioteca universitaria Biancastella Antonino.
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qui venezia
Monumenti per difetto
Settant’anni fa la strage delle Fosse Ardeatine segnò Roma per sempre. Per non dimenticare l’eccidio di cui si macchiarono i nazi-fascisti fu eretto un mausoleo, inaugurato nel 1949. Questo il punto di partenza dell’architetto di Adachiara Zevi (coordinatrice inoltre del Progetto Memorie d’inciampo) per la costruzione del libro “Monumenti per difetto” (Donzelli editore): un viaggio tra le opere della Memoria che porta ad ‘inciampare’ su quelle pietre posizionate in diverse città per ricordare le vittime della deportazione, ideate da Gunter Demnig.
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rosh hashanah 5775 - qui milano
Un anno per non perdere la presa
Sia Rosh Hashanah che Kippur hanno due aspetti contraddittori: se da una parte sono giorni di festa, dall’altra, vengono chiamati Yamim Noraim, giorni di timore. La festa, la gioia e il timore sembrano mal conciliarsi insieme. Un rabbi chassidico, il Rabbi di Salonim spiega questa contraddizione attraverso un’immagine: una persona è in mezzo al mare e rischia di affogare, poi qualcuno afferra la sua mano per trarlo in salvo. In quel momento quella persona prova due sentimenti: da una parte una immensa gioia per la propria salvezza, dall’altra la fortissima paura che il suo salvatore lasci la presa. Proprio da questo esempio riusciamo a capire quale dovrebbe essere il nostro rapporto con la vita ebraica: una fonte di gioia che però può sfuggire. Della quale rischiamo di perdere la presa.

Alfonso Arbib, rabbino capo Comunità ebraica di Milano 
rosh hashanah 5775 - qui vercelli
Un anno per la speranza
Affinché l’augurio per il nuovo anno ci doni sempre la speranza di un futuro migliore, ci aiuti ad alimentare con passione e vitalità il nostro profondo senso di appartenenza, ci dia la forza di contrastare il pregiudizio che ci offende costringendoci alla difesa. Con l’augurio di condividere compatti e uniti gli ostacoli che dobbiamo affrontare quotidianamente e sempre solidali con i nostri fratelli d’Israele.

Shanà Tovà umetukà

Rossella Bottini Treves,

presidente Comunità ebraica di Vercelli, Biella, Novara 
rosh hashanah 5775 - qui modena
Un anno per il lavoro
Un caloroso chag sameach a tutti i correligionari e buon lavoro a tutti i consiglieri e i presidenti delle Comunità ebraiche italiane.

Tiziana Ferrari, presidente Comunità ebraica
di Modena e Reggio Emilia 

pilpul
 Oltremare - Volo verso casa
Come salgo sull'aereo, quelle rare volte che non volo sionisticamente (e pragmaticamente) El Al, entro in una apnea linguistica che finisce solo quando, sul volo di ritorno, ricomincio a sentire parlare ebraico intorno a me. Mi fa tre volte più fatica, lo ammetto, lasciare l'ebraico quotidiano al Ben Gurion e imbarcarmi in una lingua straniera e il più delle volte francamente ostica. Su El Al invece, a parte le orde rumorose e scomposte che costituiscono la popolazione volante, c'è quel sottile piacere di farsi augurare di volta in volta Pesach Sameach, Shana Tova, buon Purim, buona Channukka, o anche solo benarrivati e buona permanenza, in ebraico. È una delle gioie degli olim chadashim, l'augurio inatteso come quello che la Egged compone sulla fronte degli autobus, che girano per Gerusalemme dicendo a tutti buon anno e poi "buona firma" (Chatima Tova) prima di Kippur.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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