Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Nella
Parashah di Vayerà è significativamente ricorrente il verbo “vedere”.
L’Eterno si fa vedere (appare) da Avraham (Bereshìt,18; 1) il quale a
sua volte vede, attraverso tre messaggeri (18; 2), che la sua vita avrà
una svolta. Sarah vede la degenerazione di Yshmael e l’influenza
negativa che questa potrebbe avere sull’educazione di Ytzchak (21; 9).
Avraham vede il Luogo dove sarà eretto più tardi il Santuario (22; 4)
definendolo il Luogo della vista per eccellenza dove l’Eterno vede e
vedrà (22; 14); quel Luogo dove tre volte all’anno ognuno di noi deve
andare a farsi vedere (Devarìm,16; 16).
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Dario
Calimani,
anglista
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La
caduta delle ideologie - a cui anche il governo ci sta giorno dopo
giorno assuefacendo -, assieme alla pesante crisi economica, sta
mandando in soffitta certi valori e certe antiche distinzioni con cui
fino a qualche tempo fa si erano misurate, pur in modo incompiuto, le
coscienze. Ora, per un fenomeno di osmosi, le istanze dei movimenti
reazionari si impastano pericolosamente a quelle del populismo e dei
movimenti localistici. L'unico risultato certo è un sano e antico
sentimento razzista che non fa onore al nostro paese.
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Israele, torna la paura |
Due
attentanti a poche ore di distanza l'uno dall'altro hanno sconvolto
ieri Israele. L'intifada coi coltelli, titola La Stampa nella sua
ricostruzione dei fatti, affidata al corrispondete Maurizio Molinari. I
coltelli, infatti, sono le armi utilizzate dai due terroristi nei due
attacchi terroristici, il primo a Tel Aviv, il secondo a Gush Etzion. E
in entrambi le vittime sono dei ventenni: a Tel Avivi viene ferito
morte un giovane soldato, a Gush Etzion, una ragazza di ventisei anni.
“Le tv israeliane parlano di 'Ondata di terrore' spiegando che
'sebbene non sia ancora un'Intifada gli attacchi si succedono
rapidamente' con 'il consenso non solo di Hamas e Jihad ma anche di
Fatah'”, scrive Molinari che racconta come uno dei due terroristi
(l'attentatore di Tel Aviv) abbia postato foto con bandiere di Hamas e
con un cartello, “amiamo la morte più di quanto i nostri nemici amano
la vita”. “ La polizia e il premier Benjamin Netanyahu non
vogliono evocare le parole Terza Intifada – scrive Davide Frattini sul
Corriere della Sera - parlano di “lupi solitari”, come quelli che in
due settimane hanno colpito tre volte a Gerusalemme”. La tensione,
sottolinea Fiamma Nirenstein sul Giornale, è alta, con dimostrazioni
del mondo arabo in tutta Israele e nella West Bank. Manifestazioni
spesso esplose in violenza, in particolare dopo l'uccisione da parte
della polizia israeliana a Kafar Kanna di un palestinese che aveva
attaccato una pattuglia. “I toni sono saliti a tal punto che Netanyahu
ha dichiarato che gli arabi israeliani sono parte integrante del Paese,
ma chi preferisce la parte palestinese, non verrà trattenuto con la
forza”, scrive Nirenstein. Su Repubblica Fabio Scuto punta il dito
contro il primo ministro Netanyahu che fingerebbe di “ignorare che
questa escalation della tensione ha la sua parte fondante nella
mancanza di ogni trattativa di pace con l'Anp, nelle 'visite' sulla
Spianata delle Moschee dei suoi colleghi di partito culminate in
scontri violentissimi e nel progetto di legge di estendere la sovranità
d' Israele anche su questo sito”. Per parte sua Netanyahu, riguardo al
Monte del Tempio, ha più volte ribadito di voler mantenere lo status
quo e intanto deve confrontarsi con l'ala più a destra del suo partito
che lo accusa di essere debole e incapace di gestire le rivolte. Del
clima di odio che si respira nelle fila palestinesi, parla Molinari in
altro articolo su La Stampa, in cui descrive la nuova propaganda
terroristica: attraverso i social network, Hamas e compagni istigano
alla Car Intifada, a prendere le proprie auto e investire gli ebrei.
Anche tra i fedelissimi di Abu Mazen si plaude a questa nuova modalità
di aggressioni mentre dall'Iran, racconta il Foglio, l'ayatollah
Khamenei usa Twitter per diffondere un decalogo su come eliminare
Israele.
Nel 2016 il restauro del Museo ebraico di Venezia. Sul Corriere della
Sera la notizia della campagna di raccolta fondi lanciata da Joseph
Sitt, Diane von Fürstenberg, Toto Bergamo Rossi e Venetian Heritage per
la ristrutturazione del Museo ebraico veneziano e le sinagoghe
dell'antico ghetto. L'obiettivo è portare a termine il progetto entro
il 2016, data in cui ricorrerà il 500esimo anniversario della
fondazione del ghetto veneziano.
“La nuova Casapound nel fronte neroverde: La Lega è come noi”. Il Fatto
Quotidiano ricostruisce la nuova intesa tra gli “ex fascisti del terzo
millennio”. "CasaPound lo considero un movimento democratico”,
affermava il 23 ottobre Matteo Salvini, leader del Carroccio. “E i neri
ricambiarono – scrive il Fatto - mandando duemila di loro a Milano alla
manifestazione contro l'immigrazione”. Sempre sul Fatto, una fotografia
della galassia dell'estrema destra italiana, “elettoralmente
irrilevante” ma che a Roma trova terreno fertile. Tra questi movimenti,
Militia, con i suoi due leader a processo nella Capitale “con accuse
che vanno dall'apologia del fascismo alla diffusione di idee fondate
sull'odio razziale ed etnico all'imbrattamento di cose altrui e al
procurato allarme” (Il Messaggero). Tra le farneticazioni degli
esponenti di Militia, anche la difesa degli striscioni antisemiti con
cui imbrattarono le mura di Roma.
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israele
Dolore e rabbia dopo gli attentati
Come
fermare gli attacchi terroristici che hanno colpito Israele nelle
ultime settimane. Se lo chiede l'opinione pubblica, se lo chiedono
anche le autorità. La modalità delle nuove aggressione ai civili
israeliani – l'uso di auto per investire passanti inermi o di coltelli
per ferirli a morte – per quanto non sia sofisticata è complessa da
arginare. Il fatto che l'attentatore agisca individualmente, ne rende i
movimenti più imprevedibili, sottolinea l'analista Yossy Yehoshua sul
sito di informazione ynet. In queste ore sono state disposte ulteriori
forze di sicurezza sul territorio, per cercare di prevenire nuovi
attacchi come quelli di ieri a Tel Aviv e Gush Etzion. Nel primo ha
perso la vita Almog Shiloni, soldato ventenne dell'esercito israeliano,
accoltellato da un quasi coetaneo di Nablus che voleva rubargli l'arma.
Per alcune ore i medici hanno combattuto in ospedale per cercare di
salvare la vita di Almog ma le ferite sono risultate troppo gravi.
L'altra vittima è la ventiseienne Dalia Lemkus, anche lei ferita a
morte dall'odio e dalla rabbia di un terrorista, mentre si trovava nei
pressi di Alon Shvut. Oggi si sono tenuti i suoi funerali. Centinaia le
persone arrivate a porgerle l'ultimo saluto. “Voglio urlare a tutti,
alla mia nazione, e per lo più a me stessa – le dolorose parole della
sorella di Dalia, Michal - Non smettere di guidare sulle strade. Non
dare loro la soddisfazione, la soddisfazione di essere riusciti a
fermarci, di essere riusciti a impedirci di vivere la nostra
vita".
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qui milano - grossman e oz a bookcity
I libri parlano in ebraico
Oltre
novecento appuntamenti in tutta la città e il libro assoluto
protagonista. Torna a Milano Bookcity, la rassegna dedicata al piacere
di leggere e alla letteratura (13-16 novembre). E anche quest'anno la
cultura ebraica giocherà un ruolo da protagonista. Ad aprire il sipario
su questa terza edizione della manifestazione milanese, David Grossman
che giovedì verrà insignito dal sindaco Giuliano Pisapia con il
prestigioso Sigillo d'Oro e presenterà il suo ultimo libro, Applausi a
scena aperta (Mondadori). E, come ricordava su queste pagine lo storico
David Bidussa – tra i protagonisti della rassegna -, a chiudere
Bookcity sarà domenica un altro dei grandi nomi della letteratura
israeliana, Amos Oz. Una coincidenza forse non voluta ma che apre molte
riflessioni sul ruolo degli scrittori israeliani nel panorama culturale
internazionale. Fortemente significativo è poi il luogo scelto per
l'incontro di Oz (di cui è uscito recentemente in Italia il suo ultimo libro Giuda, Feltrinelli),
la Sinagoga di via Guastalla. “Una presenza non scontata”, afferma
Daniele Cohen, consigliere della Comunità ebraica di Milano che ricorda
come questo appuntamento, con un'ospite così prestigioso, sia il
segnale della grande collaborazione che intercorre tra la Comunità e la
città, sottolineando inoltre l'indispensabile contributo dell'editore
Giuntina – e del suo direttore Shulim Vogelman –
per la realizzazione dell'evento. Un appuntamento che aprirà i battenti
alle 15.30 e avrà come titolo “The times they are a changin’ –
Scintille per un mondo che cambia”, una staffetta oratoria in cui si
succederanno gli interventi di Oz (Una storia di passioni e di
tradimenti), Bidussa (Sul sacrificio), Andrea Gessner (Gary
e l’angoscia del re Salomone) e Yarona Pinhas (Cabbalà e
rinnovamento). Tra gli appuntamenti da segnalare, domenica mattina
l'incontro “Cosa chiediamo a Primo Levi?”: Mario Barenghi, docente di
Letteratura italiana contemporanea all'Università Bicocca, e il
giornalista Stefano Bartezzaghi partiranno da questo quesito per
spiegare al pubblico l'attualità dei diversi messaggi contenuti
nell'opera di Primo Levi. L'evento, che si terrà alla Fondazione
Corriere della Sera, è organizzato dal Centro Internazionale di Studi
Primo Levi e dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea CDEC. A rappresentarli, rispettivamente Fabio Levi,
presidente del Centro, e Michele Sarfatti, direttore del Cdec di Milano.
d.r.
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QUI ROMA - FORMAZIONE
Come comunicare l'ebraismo
È
iniziato questa settimana, dopo la valutazione delle candidature e i
colloqui, il Master in Cultura e Comunicazione Ebraica che arricchisce
il Corso di Laurea offerto dall’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane. Il Master, diretto dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni
e coordinato dalla professoressa Myriam Silvera, fa salire in cattedra
rabbini, storici, giornalisti e docenti di comunicazione per affrontare
un rapporto tanto complesso quanto affascinante. “Un’occasione davvero
interessante ed essenziale per capire in profondità la vita comunitaria
ebraica-italiana. L’ebraismo è indissolubilmente legato alla
comunicazione e alla trasmissione. La base dello studio in ambito
ebraico si fonda sul pluralismo di opinioni, sul confronto. La
mediazione del linguaggio è inevitabile. Inoltre, soprattutto in questo
difficile periodo, ci siamo resi conto dell’importanza ineguagliabile
dell’informazione e purtroppo della pericolosità della disinformazione.
Il Master si proporrà, anche attraverso il corso dedicato alla
deontologia della professione giornalistica, di studiare come cogliere
la notizia e scavare sotto essa. È fondamentale acquisire le armi
dell’informazione” spiegava sul numero di Pagine Ebraiche di settembre
il consigliere UCEI Dario Bedarida. Le lezioni che si tengono al Centro
Bibliografico UCEI Tullia Zevi, vedono anche la partecipazione di
studenti provenienti da diverse regioni d’Italia, che in
videoconferenza hanno la possibilità di seguire tutti i corsi e
partecipare attivamente. Ieri è iniziato i ciclo di lezioni tenuto da
rav Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento Educazione e
Cultura dell’UCEI che ha introdotto le Feste Ebraiche, tema sul quale
verterà il suo intero corso. “Per parlare delle feste – ha spiegato –
bisogna partire dal calendario lunare”. È fondamentale infatti vivere
il tempo “in modo consapevole”.
(nella foto rav Roberto Della Rocca durante la lezione al Centro Bibliografico UCEI)
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qui roma
Attilio Pavoncello (1926-2014)
Cordoglio
nella Comunità ebraica di Roma per la scomparsa di Attilio Pavoncello,
padre del presidente del Maccabi Italia ed esponente delle istituzioni
dell'ebraismo italiano Vittorio Pavoncello. A lui, a suo fratello
Umberto, a tutti i loro familiari e i loro cari, le sentite
condoglianze dalla redazione.
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Combattere il terrorismo |
“Combattere
il terrorismo come se non ci fosse il processo di pace, far procedere
il processo di pace come se non ci fosse il terrorismo”. (Itzchak
Rabin, al tempo dei primi negoziati con i palestinesi).
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Armadio della vergogna |
Vent’anni
fa, nel maggio del 1994, a Palazzo Cesi, presso la sede della Procura
generale militare, in via degli Acquasparta a Roma, fu ritrovato per
caso un armadio, protetto da un cancello chiuso a chiave, con le ante
rivolte verso il muro. Conteneva un grande registro con ben 2273 voci,
su cui era annotato tutto quel che conteneva o aveva contenuto: 695
fascicoli; con i nomi dei responsabili, nazisti e fascisti di Salò,
delle stragi commesse in Italia tra il 1943 e il 1945, da Marzabotto a
Sant’Anna di Stazzema, fino alle Fosse Ardeatine. L’armadio era stato
occultato in nome della “ragion di Stato” e della logica della guerra
fredda, per non destabilizzare il fragile equilibrio che si era venuto
creando in Europa con la divisione tra Germania dell’Ovest e Germania
dell’Est.
Mario Avagliano
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Humans of Israel - Tania
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"Arrivare
in Israele è stato come mettere in atto con l'immaginazione tutto ciò
che abbiamo sentito dalla diaspora riguardo a questo posto, da tutti i
punti di vista. Per un'ebrea convertita all'ebraismo a diciotto anni fa
un effetto particolare!" "Qual è la prima impressione?" "Ess ere
in Israele, provenendo dalla Bulgaria, vuol dire far parte di una
storia molto più grande che ci circonda: un milione e mezzo di ebrei provenienti dall'est-Europa hanno deciso di venire qua nel corso
degli ultimi cento anni. Intellettuali, Lubavitch, giovani pionieri,
Chassidim, sopravvissuti ai pogrom e ai campi di concentramento, poi
sionisti, famiglie in cerca di futuri diversi, o arrivate dopo la
caduta del muro, cavalcando la grande ondata degli ebrei in fuga dalla
ormai ex Unione Sovietica.
Jonathan Misrachi
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