
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Una
volta il mio interlocutore (ebraicamente preparato) durante una
conferenza che ho tenuto alla Casa Della Cultura a Milano mi chiese:
“Sarebbe stato possibile Spinoza senza la tradizione ebraica?”.
Risposi: “Probabilmente no”. Tuttavia: se e in che misura la Qabbalah
conduca alle conclusioni “spinoziane” è una questione che ha occupato
molti dei suoi studiosi che tentano di dimostrare che il sistema
panteista di Spinoza deriverebbe in parte da fonti cabalistiche.
Risulta evidente che è piuttosto arduo seguire il diramarsi di queste
teorie, sopratutto in relazione alla vasta letteratura della Qabbalah,
e i suoi eventuali influssi sulla speculazione filosofica moderna fino
all’enunciazione del principio “Deus sive Natura” da parte di Spinoza.
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Anna
Foa,
storica
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Questa
notte ho fatto un sogno, ho sognato Martin Luther King e Heschel che
marciavano l’uno accanto all’altro nel 1963 a Selma per i diritti
civili dei neri, dopo che King aveva fatto appello a tutti i leader
religiosi. Ho sognato gli ebrei americani unirsi anche oggi da
protagonisti alla lotta di tutti gli americani per l’uguaglianza dei
diritti, come in quegli anni avevano combattuto, talvolta lasciandoci
la vita, a fianco dei neri. Dimentichi di tutto ciò che di brutto era
seguito nei rapporti tra le due comunità. Ho sognato anche che noi
ebrei cominciavamo ovunque a batterci contro tutte le violenze, contro
tutte le discriminazioni e i razzismi, non soltanto contro quelli che
ci toccavano da vicino. Comunque, era un bel sogno.
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Terrore a Sidney |
Terrorismo
al caffè. Un caffè-cioccolateria di Sidney è al centro della
preoccupazione del mondo intero: stamane un uomo armato ha fatto
irruzione e preso in ostaggio un numero imprecisato di civili, cinque
dei quali sono riusciti miracolosamente a fuggire. Dentro al caffè è
stata issata una bandiera nera con scritte in arabo. Al momento si
sospetta che il terrorista non faccia parte dell’Isis o altre
organizzazioni ma sia un lupo solitario. I centri comunitari ebraici
australiani, riporta il Times of Israel, hanno rafforzato la sicurezza
per contrastare una possibile ondata di disordini.
Incontro a Roma. Oggi il premier israeliano Benjamin Netanyahu
incontrerà il segretario di Stato americano John Kerry a Roma. Sul
Corriere della Sera, Paolo Valentino traccia le prospettive del meeting
che si prevede tutt’altro che disteso. Netanyahu si dimostra fermo
spiegando che: “Israele è un bastione solitario contro l’ondata
crescente dell’estremismo islamico” e nega fermamente la possibilità di
ridisegnare i confini ritornando al quelli del 1967. Ieri Kerry ha
incontrato il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov. Oggi sarà il
turno del premier italiano Matteo Renzi e di Netanyahu, in serata poi
volerà a Parigi per incontrate i ministri degli Esteri francese e
tedesco e l’Alto Rappresentante per la politica estera della Ue
Federica Mogherini.
Chanukkah con rav Sacks. Sul Wall Street Journal a fare da columnist il
rav Jonathan Sacks che lancia la sua preghiera per la festività di
Chanukkah: “Spero che le persone di tutte le fedi lavorino insieme per
la libertà di tutte le religioni”.
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L'ASSISE DELL'UNIONE DELLE COMUNITÀ EBRAICHE
Consiglio UCEI tra nuovi assetti e revisione dello Statuto
La
procedura di reintegro delle posizioni vacanti degli organismi
istituzionali dell’ebraismo italiano e la complessa revisione
statutaria hanno caratterizzato, tra i tanti temi all’ordine del
giorno, la seconda sessione del Consiglio dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane riunito a Roma per l’ultima seduta del 2014.
Ampio consenso per la decisione di prorogare il mandato di mediazione
assegnato al Presidente dell’Unione Renzo Gattegna nei confronti della
realtà ebraica romana fino all’identificazione di una soluzione
adeguata per la sostituzione delle posizioni lasciate vacanti da parte
di alcuni Consiglieri dimissionari: il Consiglio ha accolto a larga
maggioranza la proposta ribadendo allo stesso tempo la propria piena
legittimità e confermando il mandato alla presidenza al fine di
completare la composizione. Altre ipotesi emerse nel corso del
dibattito sono state momentaneamente accantonate.
Sul fronte della ricomposizione della Giunta il Consiglio ha disposto
l’ingresso del milanese Guido Osimo, 53 anni, docente di matematica
generale e matematica applicata all’Università Bocconi. Il Consigliere
sostituisce nell’organo di governo il collega Raffaele Turiel, che ha
lasciato l’incarico per motivi personali.
Molte le modifiche statutarie prese in esame nel corso dei lavori di
una giornata particolarmente intensa. Dopo aver concordato che tutti i
provvedimenti adottati prenderanno piena efficacia dal gennaio 2016, in
modo da non influenzare in alcun modi i processi attualmente già in
corso, i Consiglieri hanno meglio definito alcune questioni che avevano
suscitato negli scorsi mesi un vivace confronto.
Per quanto concerne i meccanismi di rappresentanza delle singole
Comunità viene confermato che le realtà con meno di duemila iscritti
possano prevedere, sulla base della propria autonoma scelta, di
eleggere rappresentanti nel proprio Consiglio anche per oltre tre
mandati consecutivi.
Una più chiara definizione della procedura di cooptazione per la
copertura delle posizioni eventualmente rimaste vacanti in seno al
Consiglio dell’Unione prevede inoltre che lo stesso Consiglio UCEI
scelga, se si verificasse la necessità di un reintegro che vada al di
là del subentro dei candidati non eletti in prima battuta, tra una rosa
di nomi proposti dal Consiglio della Comunità.
Riguardo alla possibilità delle Comunità di designare in Consiglio
rappresentanti non appartenenti alla stessa base comunitaria, il
Consiglio ha disposto che tale facoltà sia limitata effettivamente alla
eventuale designazione di iscritti alle Comunità stesse, anche tenendo
in conto la possibilità offerta dallo Statuto della doppia iscrizione
comunitaria.
Approvazione largamente condivisa anche per la proposta di aprire la
partecipazione alle riunioni del Consiglio dell’Unione a tutti gli
iscritti comunitari che manifestino la propria volontà in questo senso
oltre ai rappresentanti degli enti ebraici che partecipano di diritto
come osservatori.
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MELAMED - EDUCAZIONE ALLA SHOAH A Roma il Simposio Europeo Conoscere per crescere insieme
L’ebraico
mescolato a tutte le lingue dell’Europa, docenti che si ritrovano
magari dopo anni, studiosi dallo Yad Vashem, i ministri dell’Istruzione
di Italia e Grecia insieme ai rappresentanti dei ministeri
dell’Istruzione di 28 paesi. A Roma, al Centro Ebraico Il Pitigliani,
sono riuniti oggi i rappresentanti di quella parte di Europa che ha a
cuore la Memoria della Shoah, insieme a coloro che quotidianamente sono
impegnati sul campo, per educare, formare, far crescere una generazione
di giovani consapevoli. Sono state le parole di Ugo Limentani,
presidente del Pitigliani, di cui ha ricordato la storia, ad accogliere
gli oltre cento partecipanti al Simposio Europeo “Stabilire una rete
europea per l’insegnamento sull’educazione alla Shoah”, organizzato
nell’ambito del semestre italiano di Presidenza europea dal Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con
lo Yad Vashem di Gerusalemme e con l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane. Simonetta Della Seta, consigliere dell’Ambasciata d’Italia
per gli affari culturali ed educativi, nel ruolo oggi di moderatrice,
ha aperto la prima sessione dando il suo benvenuto ai rappresentanti
delle molte istituzioni europee presenti, unite dalla volontà di
mettersi in rete per creare un network unico, che possa essere
realmente operativo. Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca ha sottolineato subito come la Memoria
sia un dovere per tutti, tanto come conoscenza del passato che come
sguardo sul futuro. “Stiamo compiendo qui un passo importante, insieme,
che vogliamo diventi un concreto passo avanti verso il nostro comune
futuro. Un’occasione importante per tutto il mondo, e sono fiera di
affermare che l’Italia ha dimostrato in questi anni il suo impegno
concreto in molte diverse maniere.”
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vertice kerry- Netanyahu a Roma
Per il negoziato, contro i diktat
“Non
accetteremo diktat dall'Onu”. Questa mattina, prima di partire per Roma
per incontrare il segretario di Stato Usa John Kerry (nell'immagine un
incontro tra i due tenutosi lo scorso anno) e il presidente del
Consiglio italiano Matteo Renzi, il premier israeliano Benjamin
Netanyahu aveva chiarito in modo inequivocabile la sua posizione,
rispondendo indirettamente all'iniziativa palestinese. Da Ramallah,
infatti, era arrivata in serata la notizia che l'Autorità nazionale
palestinese presenterà mercoledì prossimo all'Onu una risoluzione in
cui chiede il ritiro di Israele dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est
(si vuole il ritorno ai confini del 1967) entro novembre 2016 e il
riconoscimento dello Stato di Palestina.
“Non
accetteremo tentativi di imporci gesti unilaterali su una base
temporale limitata”, l'avvertimento di Netanyahu ai palestinesi e alla
Comunità internazionale, “in una realtà in cui il terrorismo islamico
riesce a raggiungere qualsiasi angolo del pianeta, respingeremo
qualsiasi tentativo di piazzare quel terrorismo dentro casa nostra”. In
queste ore Netnayahu è impegnato in un faccia a faccia con Kerry, a cui
ribadirà la richiesta israeliana alla Casa Bianca di apporre il veto
sulla risoluzione palestinese (presentata al Consiglio di Sicurezza
grazie alla Giordania, membro temporaneo del direttivo) perché per
arrivare alla pace esiste una sola via, il negoziato. Sembra che Kerry
voglia fare da pacere ed evitare lo scontro diplomatico alle Nazioni
Unite, così, dopo aver sentito Netanyahu, volerà domani a Londra per
vedere Saeb Erekat, capo negoziatore palestinese. Intanto diversi paesi
europei sembrano dirigersi verso il riconoscimento unilaterale della
Palestina: le mozioni non vincolanti dei parlamenti di Francia, Gran
Bretagna e Spagna sono un visti come fumo negli occhi dalla diplomazia
israeliana. Anche l'Irlanda si è unita al coro, rimanendo inoltre
coinvolta in una polemica che ha sollevato lo sdegno della Comunità
ebraica irlandese e non solo: un'organizzazione impegnata sul fronte
del ricordo della Shoah ha infatti incredibilmente vietato ai suoi
relatori di menzionare Israele nel corso delle prossime celebrazioni
ufficiali del Giorno della Memoria in Irlanda. Un provvedimento
considerato scandaloso e su cui l'organizzazione in questione sembra
aver fatto un passo indietro.
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il poeta della roma ebraica Duccio LeviMortera (1938-2014)
Era
stato insignito in Campidoglio del Premio Simpatia l’8 giugno 2011,
lui, il poeta contemporaneo della Roma ebraica, Duccio Levi Mortera, e
per l’occasione, con il suo solito spirito bonariamente scanzonato,
aveva composto un sonetto in dialetto romanesco in cui, rivolgendosi ai
romani tutti, si era proclamato come sempre con orgoglio per quello che
era, “So’ giudio”. Si domandava anche se sarebbe arrivato fino ai
centovent’anni, come desiderava: “Mi avete dato sto premio Simpatia /
perché faccio soride un po’ de gente. / Me piace sta co’ tutti in
allegria / musi lunghi no, manco pe gnente. // Io nun me l’aspettavo,
in fede mia / er core che me batte nun se sente? / Premiato da siffatta
compagnia / è riconoscimento più eloquente. // Io so’ romano docche,
quello vero, / poi se vede dar nome, so’ giudio. / Se vojo campa’ a
lungo, armeno spero // che dite ariverò a centovent’anni? / Io ce vorei
arivà, signore Iddio. / Co’ la bona salute e senza affanni”. Ma non è
arrivato a quell’età il grande Pasquino della Roma ebraica
contemporanea, scomparso dopo una malattia sabato 25 ottobre di
quest’anno, circondato dall’affetto di centinaia di amici che si sono
stretti intorno alla famiglia – la moglie Gigliola Modigliani, il
figlio Emanuele, le sorelle Piera ed Adriana e famigliari tutti – nelle
varie cerimonie di addio al cimitero ebraico ed in casa, e nel
commovente Limud svoltosi sabato 13 dicembre al Pitigliani, in chiusura
di Shabbat.
(Nell’immagine, Duccio Levi Mortera con gli amici del coro Ha Kol Lello Dell’Ariccia e Marco Di Porto).
Elèna Mortara
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qui roma - musica Un concerto per la luce
Un
concerto per celebrare la luce, data l’imminenza con la festa ebraica
di Chanukkah, ma non solo: “La luce comprende tematiche universali che
uniscono tutte le religioni e si sviluppa secondo diverse
interpretazioni: dal concetto di lucidità in poi. Chanukkah è inoltre
il simbolo della lotta contro l’omologazione, il ricordo della
battaglia dei Maccabei per mantenere il diritto di professare il
proprio credo”, questo il pensiero di Luigi De Salvia, tra gli
organizzatori del concerto interreligioso per la pace “La luce illumini
le tenebre” che si svolgerà oggi alle ore 20.00 nell’Aula Magna della
Facoltà Valdese (via Pietro Cossa 42). Stasera sul palcoscenico, per la
prima volta, l’Ozen Orchestra diretta da Adriano Mordenti incontrerà il
coro turco Intercultural Dialogue Chorus of Izmir, “Un coro laico –
spiega De Salvia – proveniente da Smirne e che, attraverso la musica,
tiene viva la multiforme tradizione della città”. “Il concerto –
interviene Guido Coen, tra i promotori dell’evento – è realizzato in
collaborazione con l’associazione A.gi.mus, Associazione Giovanile
Musicale e con la Jewish Committee oltre che con la sezione italiana di
Religions for Peace. Quello dell’orchestra di musica ebraica Ozen (in
ebraico orecchio) è un gran ritorno, dopo il concerto per i 100 anni
dell’Oratorio Di Castro”. “Stasera – conclude Coen – sarà l’occasione
per riflettere sul tema della coesistenza a partire da un concetto
trascendentale ed unificatore: quello della luce”.
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Oltremare
- Soap opera |
Meravigliosi,
sono semplicemente meravigliosi: i politici israeliani riescono a fare
certe gimkane… In una sola settimana dall’inizio delle danze, paiono
palline di mercurio sfuggite ad un termometro lanciato con forza contro
una parete. Si spera non siano altrettanto velenosi, ma essendo
politici appunto, il dubbio viene. Solo per toccare i punti salienti,
il capo dell’opposizione (Yitzhak “Buji” Herzog, nel partito laburista
da diverse generazioni, e famoso per avere il carisma di un pelouche)
ha stretto un’alleanza in puro stile Megillat Ester ‘fino a metà del
mio regno’ con la Tzipi Livni, generazioni di destra Likud alle spalle,
che quella metà se la prende tutta senza batter ciglio, pur avendo
secondo i sondaggi seri problemi a entrare da sola alla Knesset con il
suo partito HaTnuà, il movimento, che non andrebbe da nessuna parte
quindi, senza Buji. Nella parte di Vashti, la ripudiata ex capo
dell’opposizione Shelly Yechimovich ha incredibilmente dato il suo
assenso al matrimonio più misto immaginabile, almeno politicamente. In
alternativa, avrebbe potuto mollare l’Avodà e portarsi via metà
partito, ma per motivi che sapremo (si spera) entro il 17 marzo, è
rimasta. Io propendo per un grasso grosso ministero con portafoglio.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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