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2 Febbraio 2015 - 13 Shevat 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Nella Parashà di questa settimana leggeremo: “E si accampò là Israele di fronte al monte” (Esodo 19, 2). Rashi commenta: “Con un solo uomo, con un solo cuore”. È scritto infatti “si accampò” al singolare. Da qui impariamo che l’unione del popolo ebraico dipende dall’accettazione della Torah. Quello che ci rende ‘un popolo’ è solo la Torah. Dalla Torah deriva il popolo ebraico e da essa dipende per definizione. D-o, Torah e Israele sono una cosa sola e indivisibile. La perdita di un elemento specifico tra questi, fa perdere tutti gli altri. È impossibile scindere il popolo dalla Torah: il nostro legame con D-o dipende dalla Torah, il nostro legame con il popolo ebraico viene definito dalla Torah, il nostro legame con la Terra di Israele (ed il nostro diritto a risiedervi) viene definito dalla Torah. Se togliamo dalla Torah il popolo di Israele, non avremo altro che lettere sparse; se togliamo dal popolo di Israele la Torah, non avremo altro che una moltitudine di genti differenti.
 
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Anna
Foa,
storica
Mi sembra proprio un’ottima iniziativa, quella presa dagli antropologi italiani e fatta propria dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna e dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, di cassare la parola ‘razza’ dal dizionario italiano. Non è questione di politically correct o di sottigliezze di nomi. Infatti mai parola è stata funesta quanto quella di ‘razza’, Un termine per di più, come ci spiegano i genetisti, che non corrisponde a nessuna realtà. Ma provate ad andarlo a spiegare in una scuola, l’uditorio si dividerà fra i sorpresi e i convinti, invece, della sua realtà. E non solo fra gli studenti. Sembra che le acquisizioni della scienza non raggiungano le aule scolastiche e nemmeno quelle universitarie. Sappiamo, naturalmente, che abolendo il termine ‘razza’ non aboliremo il razzismo. Ma gli toglieremo il suo sottofondo teorico e culturale, lo ridurremo a mero pregiudizio. E lo collocheremo nel tempo: un’idea nata da meno di due secoli, errata, gravida di conseguenze disastrose per l’umanità.
 
ROMA - In occasione del Giorno della Memoria l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi di Sterminio Nazisti, il Gruppo Jobel Teatro e l’Orchestra popolare romana organizzano per la giornata di domani l'evento "Kaddish: musiche e parole dalle memorie per la Memoria". L'evento si svolgerà alle 17.30 nella Sala della Promoteca con il patrocinio del sindaco Ignazio Marino, della Comunità ebraica di Roma, della Fondazione Museo della Shoah e di Progetto Memoria. 
 
Charlie si ferma
Ansia, stress, sovraesposizione mediatica. La redazione di Charlie Hebdo si prende qualche settimana di pausa. Di sicuro c’è che il prossimo numero non sarà in edicola questo mercoledì, e nemmeno l’11 febbraio. Nessuna certezza nemmeno sulla settimana successiva. Tra i vari segnali di stanchezza il Messaggero ricorda come il festival del fumetto di Angouleme abbia attribuito a Charlie un premio speciale, ma nessuno dei redattori si sia presentato a ritirarlo (al loro posto è andato l’editore). Sul Corriere della sera Pierluigi Battista riflette intanto su quanti, in Europa nel mondo, hanno rinnegato “gli eroi della parola libera”. Scrive il giornalista: “Una marcia repubblicana dura un giorno, ma sottoterra Charlie ci sta per l’eternità. Dimenticato”.

Vandali a Milano. Due pannelli abbattuti e alcune foto della mostra Lager Europa, allestita alla Loggia dei Mercanti, strappate. È il risultato di un raid opera di ignoti, avvenuto probabilmente nella notte tra venerdì e sabato. Su Repubblica Milano l’intervento del presidente dell’Anpi provinciale Roberto Cenati: “La Loggia dei Mercanti – afferma – è un importante luogo della memoria dove sono scolpiti i nomi di chi ha combattuto per la libertà, degli ebrei milanesi e dei deportati politici che non fecero più ritorno dai campi di concentramento. Un luogo di pregio, che se non viene sorvegliato con cura rischia di essere preda di atti vandalici, che in questo caso vanno a offendere la memoria antifascista”.
 
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  davar
INFORMAZIONE - IL FESTIVAL DI ANGOULEME
Da Charlie al Gatto del rabbino,

 premiato "L'arabo del futuro"
I grandi della satira incoronano l’arabo di Charlie, la punta di matita alla coda del Gatto del rabbino.
Il suo libro “L’arabo del futuro” racconta in maniera disinibita, disincantata, libera, l’infanzia in Libia e in Siria di un giovane francese convinto che la gente abbia piedi, non solo radici.
Scampato per una coincidenza al massacro della sua redazione, sull’ultimo numero di Charlie Hebdo pubblica una nuova puntata dei dialoghi intitolati “La vita segreta dei giovani”.
Parlano i ragazzini di oggi, con il loro linguaggio spezzato e ingenuo, e dimostrano le loro incertezze e le loro paure, il loro disincanto e il loro bisogno di capire.
L’Obs, il primo settimanale francese, pubblica una nuova tavola del Quaderno di Esther, dove una bambina di nove anni legge la realtà dei grandi e interpreta i fatti di Parigi a modo suo.
Riad Sattouf è così divenuto il simbolo di una Francia ferita, ma anche della speranza di superare la sfida dell’integrazione fra genti diverse, di difendere l’amore per la democrazia e la libertà d’espressione e di portare questi valori fra chi non ha mai avuto il bene di conoscerli. Il problema che agita come non mai il bacino del Mediterraneo può trovare soluzione proprio fra le genti che su tutte le sponde ne sono i migliori interpreti. E Sattouf non è solo l’autore di un libro di valore che aiuta a capire la vita degli ultimi decenni nelle dittatura arabe, non è solo una componente essenziale di Charlie Hebdo, è anche il più stretto collaboratore del grande Joann Sfar, il creatore del Gatto del rabbino e l’interprete incomparabile di un mondo sefardita che sembra restare l’ultimo depositario di tutte le saggezze necessarie e di tutti gli enzimi di una coesistenza possibile.
Nella cittadina della Charente dove i disegnatori e i fumettisti di tutto il mondo si danno appuntamento ogni anno per dare vita alla più importante occasione di incontro della creatività e dell’editoria illustrata, quest’anno era inevitabile ogni cosa tornasse a fare riferimento alle ferite di poche settimane fa.
Dalla torre del municipio i nomi dei redattori di Charlie Hebdo e quelli delle vittime massacrate all’Hyper Casher sventolano su un immenso stendardo nero sotto un titolo che li accomuna: “Morti per la libertà”. La libertà di criticare, la libertà di esprimersi e la libertà di essere ebrei.
Il prestigioso Museo del Fumetto dedica alla storia del settimanale preso di mira dal terrorismo islamico una mostra appassionante, enorme ed estremamente documentata. L’hanno allestita a tempo di record per spiegare alla massa dei visitatori che il mondo della satira, dietro alle sue provocazioni e alle sue sfacciataggini, ha una storia lunga e complessa. Una cultura solida e ben radicata nella carta di identità delle democrazie. La gente sopporta pazientemente in fila i minuziosi controlli di sicurezza, osserva, scopre, riscopre. E i rischi del sacrario e della retorica sono dietro l’angolo.
A ricordare che fare un giornale è sempre una sfida difficile e molo faticosa, viene la notizia che il prossimo numero del giornale, dopo l’uscita travolgente che rimette Maometto in copertina e giorno dopo giorno continua a sventolare nelle edicole spingendo la tiratura verso il record delle 10 milioni di copie, tarderà forse ancora per delle settimane. Ma resta la frase che alle porte di Angouleme avverte chi arriva: “Volevano metterci a tacere per sempre. Hanno ottenuto solo un minuto di silenzio”.
E intanto la presenza della cultura ebraica e di Israele lascia tracce su tutti gli itinerari che il labirinto del festival offre ai visitatori. La promessa di tornare, di tenere duro, sarà mantenuta, ma le ferite restano. C’è anche il bisogno di riconquistare qualche spazio per pensare.
“Trascorro nove ore al giorno in tutta solitudine al tavolo da disegno – commenta stordito Assaf Hanuka, astro nascente della creatività israeliana e nella lista d’onore dei titoli più belli con il suo splendido “K.O. in Tel Aviv” – e non riesco a capire perché qui tutti, proprio adesso, vogliono parlare con me”.


(Nelle immagini una sala della grande mostra che Angouleme dedica a Charlie Hebdo e alcuni disegni di Riad Sattouf apparsi sul settimanale L'Obs)

gv
INFORMAZIONE - IL FESTIVAL DI ANGOULEME
Creatività, espressione e dibattito La minaccia dell'antisemitismo
Si è conclusa ieri la quarantaduesima edizione del Festival international de la bande dessinée di Angoulême, il maggiore festival europeo dedicato alla nona arte. Un’edizione che si è trovata ad accogliere centinaia di migliaia di persone, a sole poche settimane dall’attacco a Parigi alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, dove sono state assassinate dodici persone, tra cui Cabu, Wolinski, Charb, Tignous e Honoré, tra i migliori disegnatori francesi. Ad Angoulême gli omaggi a Charlie Hebdo, protagonista di una grande mostra, erano ovunque, e proprio al giornale satirico è stato assegnato il Grand Prix Spécial. La crisi nel mondo del fumetto, da tempo profonda, è stata oggetto dell’intervento di domenica del ministro della Cultura, Fleur Pellerin, che durante la sua partecipazione alla giornata di chiusura del festival ha annunciato l’avvio di uno studio sulla situazione degli autori, tra cui gli autori di fumetti, con l’obiettivo di garantire una protezione sociale e il conferimento di risorse minime.
E nonostante l’emozione per il momento molto particolare, a margine non sono mancate le polemiche in chiave anti israeliana: per il secondo anno di fila SodaStream, la società già al centro di numerose proteste che è uno degli sponsor principali di Angoulême, è stata fatto segno di un’appello al boicottaggio.


Ada Treves
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qui milano
L'Europa e i valori da difendere
“Se vogliono far parte della nostra società, quella europea, figlia dell'illuminismo, allora devono accettare i nostri valori”. “Loro devono, ma cosa fa l'Europa per difendere questi valori?”. Forse è questa una delle questioni più urgenti emerse durante l'incontro tenutosi ieri all'Umanitaria di Milano dal titolo “La situazione attuale dopo i fatti di Parigi vista da Israele”. Protagonisti dello scambio di battute, il giornalista Piero Ostellino (sua la prima affermazione) e il docente dell'Università ebraica di Gerusalemme Sergio Della Pergola, relatori assieme a David Meghnagi, docente dell'Università Roma Tre, della serata organizzata dall'Associazione Adei Wizo e dall'Associazione Italia-Israele di Milano (di cui Ostellino è il presidente) e moderata dalla giornalista Marta Ottaviani.
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QUI washington, qui NEW YORK
La Fondazione Cdec si racconta
Missione negli Stati Uniti per la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, che presenta in questi giorni le proprie attività in occasione di un duplice appuntamento promosso dal Primo Levi Center: questa sera alle 18 presso l’ambasciata italiana a Washington, mercoledì alla stessa ora al centro culturale del consolato di New York. A guidare la missione, inquadrata nei festeggiamenti per il 60esimo anniversario dalla nascita del Cdec, sono il presidente Giorgio Sacerdoti e la storica Liliana Picciotto, entrambi consiglieri dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Nel programma odierno anche la proiezione di uno stralcio dei filmati di vita ebraica negli anni Venti che il giornalista Claudio Della Seta ha recentemente digitalizzato e donato alla fondazione.
È intanto online il nuovo portale web “Cdec Digital Library” in cui è possibile consultare l’intero catalogo della biblioteca e le risorse degli archivi del Cdec riguardanti la storia e la Memoria della Shoah. Consultabile anche una collezione inedita di fotografie dell’infanzia e della giovinezza di Anna Maria e Primo Levi accompagnata da una introduzione della professoressa Picciotto, mentre nuovi contenuti saranno disponibili prossimamente.
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informazione - international edition
Una patetica competizione
Alcuni dei miei colleghi condannano violentemente Israele per quello che chiamano una ‘pulizia etnica di massa’. Sono persone con cui i miei colleghi di Charlie Hebdo non avrebbero mai legato. Un’amalgama che è l’espressione dell’ossessione anti-israeliana che maschera il nuovo antisemitismo ‘che cresce come la muffa in Francia e altrove in Europa’. È patetico vedere come l’estrema sinistra competa qui con l’estrema destra”. Sceglie di riproporre le forti parole del vignettista Michel Kichka al festival del fumetto di Angouleme Guido Vitale, coordinatore dei dipartimenti Informazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel suo editoriale It Happened Tomorrow che appare sull’edizione internazionale di Pagine Ebraiche di questa settimana.

Un richiamo ai pericoli del nostro tempo e a ciò che il passato deve insegnare è arrivato anche dal nuovo presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, che come primo atto dopo la nomina ha scelto di visitare le Fosse Ardeatine. A Mattarella sono andati l’apprezzamento e l’augurio di buon lavoro da parte degli ebrei italiani espressi in una nota del presidente dell’Unione Renzo Gattegna.


Rossella Tercatin
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L'INTERVENTO DEL SINDACO DI LONDRA
"I jihadisti sono dei perdenti"
Gli jihadisti? Sono i classici losers, i perdenti. Sessualmente frustrati e dediti all’onanismo, si sentono persone migliori praticando il terrore”.
Non è un commento su una fantomatica pagina anonima di Facebook e nemmeno una vignetta di Charlie Hebdo. A pronunciare queste parole è Boris Johnson, il sindaco di Londra, che giunto al suo secondo mandato dopo aver sconfitto nel 2008 Ken Livingstone si dica aspiri a Downing street.


(Nell’immagine il sindaco di Londra Boris Johnson con il Chief Rabbi del Commonwealth Ephraim Mirvis)
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LUTTO NEL MONDO DELLA SCIENZA
Carl Djerassi (1923-2015)
Chimico, scrittore, drammaturgo, collezionista d'arte, uomo rinascimentale - come fu ribattezzato da alcuni -  Carl Djerassi, scomparso sabato a 91 anni, sarà probabilmente ricordato per essere il “padre della pillola anticoncezionale”. Assieme ai colleghi scienziati Luis Miramontes e George Rosenkranz, Djerassi infatti sintetizzerà nel 1951 a Mexico City il noretisterone, componente chiave delle prime pillole contraccettive messe in commercio, dando una svolta inaspettata alla propria vita. Eppure legarlo solamente a quella seppur rivoluzionaria scoperta, sarebbe un torto alla sua memoria e in primo luogo al suo ego. 
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pilpul
 Oltremare - Rak lo Bibi
“Rak lo Bibi” (chiunque ma non Bibi), accusano i sostenitori del Likud. Cioè, voi sinistrorsi non avete una vera alternativa a Nethanyahu, e basate la campagna per le elezioni 2015 sul valore negativo “contro Bibi”, piuttosto che proporre un candidato valido che possa vincere per i propri meriti, presumibilmente più importanti del semplice ‘non-essere-Bibi’. Il Likud ha arrestato la discesa nei sondaggi, ma i candidati sono parecchio nervosi e non bastano le pubblicità elettorali pensate per sdrammatizzare e rendere simpatico il capo del governo. Bibi che si presenta come babysitter da una giovane coppia, per essere un politico scafato recita davvero male e mette a disagio invece di restare simpatico.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Crisi e tzedakà
Ci sono otto livelli di tzedakà. Il più elevato è colui che aiuta un ebreo povero e gli fa un dono o un prestito o fa una società con lui, o gli trova un lavoro, in modo che lo rafforza fino a che non abbia più bisogno di chiedere agli altri”. (Maimonide – Rav Moshe ben Maimon)
L’incertezza e la precarietà dovuta alla forte crisi economica sta colpendo duramente le comunità ebraiche.
La condizione sociale e lavorativa di professionisti, imprenditori, commercianti e venditori ambulanti è drasticamente cambiata con gravi ricadute sul piano occupazionale. Le aziende ebraiche che storicamente passavano di padre in figlio non garantiscono più una solidità. Il miraggio di una vita migliore in Eretz Israel attrae sempre più famiglie e giovani alla ricerca di una stabilità economica, una possibilità che supera le difficoltà d’integrazione.


Claudia Sermoneta
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La lezione del Presidente
L’Italia, da sabato, ha il suo nuovo Presidente della Repubblica. Non parlerò delle mosse politiche che l’hanno portato al Quirinale e tanto meno della sua vita politica passata. Sergio Mattarella, si consegna al suo paese come un uomo estremamente mite, di poche parole, quasi timido. Molti italiani in questi giorni hanno sentito fare il suo nome senza conoscerlo. Io credo però che le persone debbano essere giudicate per le proprie azioni e Mattarella, subito dopo la sua elezione, ha davvero spiazzato tutti. Non è andato in strada a prendere gli applausi, non è andato a festeggiare con parenti e amici, lui, in silenzio e in maniera del tutto informale si è recato al monumento dedicato ai martiri delle Fosse Ardeatine per rendere omaggio alle vittime del nazifascismo.

Daniele Regard
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