Roberto
Della Rocca,
rabbino
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La
Haftarah dello scorso Shabat Ha Gadol si conclude con una
profezia messianica per la quale la Redenzione consisterà nella
ricomposizione dei conflitti familiari. “ .... E farò tornare il cuore
dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i loro padri...”
(Malachì, 3; 24).
Non ci può essere pace tra i popoli se dentro le nostre mura domestiche
non ci sono dialogo e rispetto. Il Seder di Pesakh, attraverso quel suo
antico modello interrogativo, continua a prospettarci un prezioso
progetto pedagogico per un rilancio del dialogo intergenerazionale.
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Dario
Calimani,
anglista
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Dopo
l’omicidio di centoquarantanove passeggeri, l’amministratore delegato
di Lufthansa ha confermato la sua assoluta fiducia nei suoi piloti,
aggiungendo che “Sono e restano i migliori del mondo”. Sconcertante.
Come se la gente non avesse l’intelligenza minima per chiedersi come
mai un pilota che ha problemi sia di vista che di equilibrio mentale
possa sedere al suo posto senza che una regolare procedura di controllo
lo fermi a terra e gli eviti di commettere un massacro. La domanda per
l’amministratore delegato di Lufthansa, il cui acume non sembra pari
all’arroganza, è: quanti altri superlativi piloti di questo genere
operano per la sua compagnia?
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Iran, le trattative nucleare
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Scade
oggi il termine per la definizione dell’accordo sul nucleare iraniano,
finalizzato ad evitare che Teheran si doti della bomba nucleare e su
cui stanno lavorando da mesi i 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran
Bretagna più la Germania affiancate dall’Unione Europea), riuniti in
questi giorni in Svizzera assieme all’Iran per trovare un’intesa. Su
tutti i quotidiani nazionali si trovano ricostruzioni e analisi dello
stato delle trattative (sul Corriere della Sera una guida all’accordo).
Tre i punti principali su cui non c’è intesa (La Stampa): la durata
dell’accordo (almeno 10 anni per gli Usa), la rimozione delle sanzioni
(l’Iran vorrebbe fosse immediata ma nessuna delle controparti è
d’accordo), i futuri controlli sugli impianti iraniani (non ancora
definite le modalità di controllo). Per John Kerry, Segretario di Stato
Usa, il negoziato ha il 50 per cento di possibilità di andare in porto
e forse ci sarà una proroga, scrive Repubblica, che sposterà a giugno i
termini per l’accordo. Sullo stesso quotidiano, l’intervista alla
scrittrice iraniana Azar Nafisi che chiede un impegno anche per il
rispetto dei diritti umani nel paese degli Ayatollah.
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Leggere per crescere |
Si intitola “Leggere per crescere” il dossier di aprile - scaricabile cliccando qui -
, che ogni anno Pagine Ebraiche dedica alla letteratura per bambini e
ragazzi in occasione della Bologna Childen’s Book Fair, la più
importante fiera sulla letteratura per l’infanzia, dove il giornale,
insieme a DafDaf, sarà distribuito in tutti i padiglioni. E nel
programma della BCBF compaiono diversi incontri organizzati e promossi
dalla redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane: martedì 31, al Caffè degli Autori, Anna Castagnoli, Nadia
Terranova, Paolo Cesari e Luisa Valenti si confronteranno sulla
difficoltà di raccontare ai bambini “ciò che non si deve dire”, in una
tavola rotonda promossa e coordinata dalla redazione di DafDaf. Nel
programma “fuori salone” sono invece inseriti il laboratorio dedicato
alla versione per bambini di “Portico d’Ottavia”, la suggestiva storia
di un palazzo nel cuore del ghetto di Roma condotto dall’autrice, la
storica Anna Foa, e con l’illustratore Matteo Berton, al Museo Ebraico
della città, e la mostra su Rutu Modan, che aprirà negli stessi giorni
sempre al MEB. Tra le pagine del dossier spunti per tante letture, fra
grandi classici e alcune novità: dall’autobiografia di Leo Lionni “Tra
i miei mondi” all’intramontabile “I ragazzi della via Pal”, raccontato
da Franco Palmieri. Esistono libri per bambini anche piccoli che siano
senza immagini? Ebbene sì, e la provocazione è firmata dall’americano
B.J. Novak, autore di “The Book with No Pictures”, a riprova del valore
della parola, fonte prima di intelligenza e di incanto. Si parla poi di
Patrick Modiano, recente premio Nobel per la letteratura autore di
“Caterina Certezza” illustrato da Sempé, e non mancano storie dedicate
a identità e libertà, per leggere, per crescere.
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medio oriente
Abu Mazen studia le sue mosse
Occhi
puntati su Losanna. Il governo di Benjamin Netanyahu guarda con
attenzione all'evolversi della situazione in Svizzera dove la cordata
dei 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia più la
Germania) è seduta al tavolo delle trattative con l'Iran. Oggi scade il
termine fissato per raggiungere un accordo con Teheran sul nucleare e a
dirsi possibilista su una buona riuscita delle trattative è stato il
ministro russo Sergei Lavrov. Una notizia, viste le posizioni più
scettiche tenute dallo stesso Lavrov nelle scorse ore. Difficile
prevedere per oggi una conclusione dell'accordo di massima, visto anche
che il primo incontro odierno tra le sei potenze occidentali e l'Iran è
durato solo 35 minuti. Probabile, secondo alcuni analisti, la proroga
dei termini fino al prossimo giugno. Tempo in cui Netanyahu proverà
nuovamente a intervenire per modificare quello che ha più volte
definito un pessimo accordo. E intanto, lontano dai radar dei media
internazionali – come scrive Nahum Barnea su Yedioth Ahronoth, il primo
ministro d'Israele assieme al ministro della Difesa Moshe Yaalon ha
deciso di sbloccare le somme legate alle tasse riscosse in Cisgiordania
e destinate all'Autorità nazionale palestinese. Il trasferimento delle
tasse era stato fermato tre mesi fa, dopo che il governo dell'Anp,
guidata da Mahmoud Abbas (Abu Mazen), aveva fatto richiesta formale di
aderire alla Corte Penale Internazionale (ICC), con l'obiettivo di
portare Israele davanti alla Corte per crimini di guerra. Domani 1
aprile l'Autorità palestinese dovrebbe entrare ufficialmente sotto la
giurisdizione del Tribunale dell'Aia, cosa che le permetterà di
richiedere delle indagini contro Israele su questioni come la
costruzione degli insediamenti e l'intervento militare della scorsa
estate a Gaza contro il gruppo terroristico di Hamas.
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CON DAFDAF ALLA CHILDREN'S BOOK FAIR
La ferita di Portico d'Ottavia
“Dietro
gli oggetti familiari di tutti i giorni, come la nostra casa, ci sono
una, dieci, cento storie del passato. Abito in un vecchio palazzo del
ghetto di Roma, c’è stato un giorno terribile tra queste mura
nell’ottobre del 1943. Cos’è successo? Chi viveva qui?”. Domande
attorno cui ruota il libro "Portico d'Ottavia 13" (ed. Laterza) della
storica Anna Foa, pubblicato in una nuova edizione per l'infanzia con
il contributo dell'illustratore Matteo Berton. Domani
alle 10, al Museo ebraico di Bologna, la redazione di DafDaf e la
responsabile della didattica del museo condurranno insieme ad entrambi
un laboratorio per bambini. Leggi
qui roma
Cartoons On the Bay 2015, è Israele l'ospite d'onore
Dal
16 al 18 aprile i protagonisti che calcheranno il red carpet
galleggiante di Venezia saranno i cartoni: d’autore, realizzati su
misura, sgargianti di colori, ricchi di effetti speciali. A renderli
omaggio è Cartoons On the Bay, il festival dell’animazione e del
crossmediale (il campo specializzato dei videogiochi) organizzato da
Rai Com che quest’anno avrà come ospite d’eccezione Israele, paese che
fin dagli anni ’50 si è adoperato nella produzione di cartoni e che
trova la sua culla nella prestigiosa scuola d’arte Bezalel Academy. A
ricevere il premio della kermesse, il Pulcinella Award alla Carriera,
sarà Albert Hanan Kaminski (nell'immagine), maestro dell’animazione
nato a Bruxelles ma israeliano d’adozione cui il numero di aprile di
Pagine Ebraiche in distribuzione dedica un approfondimento. Leggi
CON DAFDAF ALLA CHILDREN'S BOOK FAIR
Raccontare l’indicibile
Il
giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche e il giornale per
bambini DafDaf protagonisti alla Bologna Children’s Book Fair con
eventi e tavole rotonde attorno ai temi della letteratura per
l’infanzia.
Quest’oggi, al Caffè
degli Autori, moderati dalla redazione, a confrontarsi sulla sfida di
raccontare ai bambini “ciò che non si deve dire” sono Anna Castagnoli,
Nadia Terranova, Paolo Cesari e Luisa Valenti.
Pubblichiamo il testo che
la scrittrice Nadia Terranova ha realizzato per il numero di aprile di
Pagine Ebraiche in distribuzione.
Di tutte le definizioni che potrei dare dell’arte la mia preferita è:
deve dire quello che non si deve dire. Esistono un divieto, un tabù, un
ostacolo? Scriviamoci un libro. Di finzione, possibilmente, perché non
c’è maggior verità che in una storia trasfigurata, più vera del vero.
La mia più importante esperienza è stata con Bruno il bambino che
imparò a volare (Orecchio Acerbo, 2012) che racconta a un pubblico
bambino ben due decessi, la morte del padre e la morte del
protagonista, più il nazismo e la persecuzione. Sono stata accompagnata
dalle splendide illustrazioni di Ofra Amit, così ho potuto permettermi
di essere lieve e a volte ellittica. La forza visiva ha riempito il
vuoto e gli interrogativi nascosti tra le parole. Mi ha aiutato anche
l’essenza fiabesca della biografia di Bruno Schulz: una sparizione è
una morte dal finale aperto.
Ogni volta (centinaia, ormai) che vado in una scuola a parlare di
Bruno, i piccoli lettori sono desiderosi di sapere. Vogliono parlare di
quella morte di cui i grandi spesso non sanno più parlare, sapere cosa
c’è dietro la porta chiusa del “non davanti ai bambini”. Spesso
sembrano sollevati.
Mi è capitato che genitori e insegnanti mi ringraziassero per averli
aiutati, mi è capitato che invece si stizzissero dicendo che il libro
era triste, cupo, nelle parole e nelle immagini.
Una volta, in particolare, ho voluto liberare i bambini da un giudizio
che era stato loro imposto. Sì, la storia è triste, ho detto, ma
finisce con un volo – anche Cappuccetto Rosso attraversa il bosco e ha
paura, ma poi ci sono il sollievo, la catarsi. A poco a poco gli alunni
hanno alzato la mano per associare parole a Bruno. Con sorpresa
dell’insegnante (ma non mia) dicevano: speranza, amore, libertà,
felicità. Aver assorbito una storia non edulcorata non aveva impedito
di leggerne gli aspetti gioiosi, anzi. Mentre tiravano fuori le loro
impressioni, alzavano lo sguardo, prima rimasto basso per paura di
contraddire l’insegnante, e cominciavano a guardare negli occhi
quell’adulta tanto indignata e preoccupata: non preoccuparti, le
stavano dicendo. Avevano capito che quella spaventata era lei.
Nadia Terranova, Pagine Ebraiche Aprile 2015
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CON DAFDAF ALLA CHILDREN'S BOOK FAIR
Israele protagonista a Bologna
Rutu Modan al Museo Ebraico
Arte
e cultura di Israele ancora protagoniste a Bologna al Museo Ebraico,
dove lunedì pomeriggio è stata inaugurata la mostra “Essere Rutu
Modan”, adattamento agli spazi bolognesi della grande mostra realizzata
lo scorso anno da Lucca Comics & Games, come tradizionale omaggio
al vincitore del Gran Guinigi nell’edizione precedente. In
collaborazione con Comune di Bologna, DafDaf, Pagine Ebraiche e
Ambasciata d’Israele il museo ha portato in città l’illustratrice e
autrice di fumetti e di libri per bambini israeliana, una delle voci
più significative del graphic novel contemporaneo. Dopo il saluto di
Guido Ottolenghi, presidente Fondazione Museo Ebraico di Bologna e di
Vincenza Maugeri, che del Museo è direttore, è stato l’addetto
culturale dell’Ambasciata di Israele a Roma Eldad Golan a ricordare
come Rutu Modan sia capace di raccontare storie in cui la realtà
israeliana si manifesta in tutta la sua complessità, in una mostra che
è parte del programma “fuorisalone” della Bologna Children’s Book Fair.
L’avventura che - grazie anche alla collaborazione con la redazione di
Pagine Ebraiche e al supporto dell’Ambasciata - ha portato una troupe
di Lucca Comics & Games in Israele per alcuni giorni per le riprese
della grande intervista-documentario a Modan, ha permesso di racconta
del suo lavoro, dagli esordi in una Israele in cui “tutto arrivava con
dieci anni di ritardo” fino al successo che l’ha portata a vincere
tutti i maggiori premi internazionali dedicati al fumetto. Leggi
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Magazzino 18 |
Se
c’è un luogo della memoria dimenticata, in Italia, è il magazzino 18
del Porto antico di Trieste. Vi sono conservate le “povere cose” degli
esuli italiani da Istria e Dalmazia, custodite da settanta anni.
Immaginate pile di tavoli, sedie, armadi, uno sopra l’altro per
centinaia di metri. Il contenuto delle case abbandonate dai profughi
dispersi in decine di campi in tutta Italia (tra cui, ironia della
storia, Fossoli e la Risiera di San Saba). Con la sciatteria perfida
della burocrazia, il magazzino è stato rinumerato da pochi anni (era il
26) e gli oggetti, che prima erano divisi per famiglia, ora sono
sistemati per tipologia, rendendo impossibile il riconoscimento e
l’eventuale recupero da parte dei discendenti. Povere cose, dicevamo,
ma dall’inestimabile valore affettivo.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - La filosofia di Levi |
Poeta,
testimone, letterato. E anche un po’ filosofo. È l’inedito Primo Levi
ritratto da Raffaella Di Castro nella conferenza tenuta la scorsa
settimana a Roma nell'ambito di un ciclo di incontri sul dialogo tra
filosofia e letteratura, dal mondo antico al Novecento, organizzato
dalla stessa libreria insieme all'Istituto per il Lessico Intellettuale
Europeo e Storia delle Idee – Cnr, e intitolata “Primo Levi. L’arte di
un ‘testimone integrale’”.
Mario Avagliano
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