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2 giugno 2015 - 15 Sivan 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Il complesso e ambivalente rapporto con la patria nella quale viviamo è stato spesso e strumentalmente interpretato  come un comportamento di doppia lealtà, fino a giungere ad accuse estreme di sedicente tradimento. Talvolta  l'inquietudine con cui si vive questa complessità si manifesta addirittura in questioni banali, come quando nei campionati mondiali di calcio del 1970, in cui si fronteggiavano Italia e Israele, si discuteva animatamente con gli amici a scuola per quale delle due squadre avremmo dovuto tifare.
 
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Dario
Calimani,
anglista
Ci sono persone, al mondo, che sono segnate dal destino a essere guide dell’umanità, nate per insegnare e giudicare. Mi è piaciuta molto l’ultima citazione di rav Benedetto Carucci Viterbi: “Chi vede l’errore di un’altra persona dovrebbe, invece di additarla o criticarla, riflettere su quanto egli stesso sia sempre sul punto di poterlo commettere” (Rav Wolbe sulla parashà di Naso). Ma naturalmente, se uno è convinto di essere ebreo perfetto al cento per cento non riesce a immedesimarsi, ad esempio, in un gher. La posizione del gher nella comunità ebraica è una cosa che mi ha sempre suscitato imbarazzo e perplessità, quesiti e crisi.
 
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Netanyahu e  i negoziati
aperture ai palestinesi 
“L'unica via sono trattative dirette e credo che la soluzione sia due Stati per due popoli”. Così il Primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu in merito alla possibilità di riaprire i negoziati di pace con i palestinesi (Osservatore Romano). Ma il riavvio delle trattative, afferma Netanyahu, sarà possibile solo se i palestinesi fermeranno le campagne di boicottaggio internazionale mirate a delegittimare Israele (Il Foglio) e se il loro ritorno al tavolo del negoziato non sarà legato a precondizioni. “Non c'è bisogno di farci pressione: è chiaro per noi il bisogno di ricostruire Gaza e di rinnovare negoziati diretti”, la recente dichiarazione del presidente d'Israele Reuven Rivlin.

Shoah italiana, la lista nera dei delatori. I nomi di chi consegnò gli ebrei di Roma ai nazisti, le tariffe per le delazioni, il numero delle vittime della Comunità ebraica capitolina. Sono alcuni degli elementi al centro della ricerca curata da Silvia Haia Antonucci e Claudio Procaccia con la collaborazione dello storico Amedeo Osti Guerrazzi e del demografo Daniele Spizzichino. Il progetto, nato da una proposta di Leone Paserman, presidente della Fondazione Museo della Shoah, che ha finanziato l'iniziativa (Corriere della Sera Roma), ricostruisce le vicende legate alle deportazioni dalla Capitale di ebrei romani e non (1.769 persone) e di chi fu catturato a causa delle delazioni di altri italiani.
 
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  davar
festival economia di trento
Educazione, miglior investimento
“L'investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Cita il famoso aforisma di Benjamin Franklin il governatore della Banca di Italia Ignazio Visco, tra gli ospiti di questa ultima giornata del Festival Economia di Trento (che si concluderà con l'atteso incontro con il premio Nobel per l'Economia Paul Krugman). Per Visco, uno delle vie da percorre per uscire dalla crisi è quella di investire nel capitale umano del Paese; una strada da seguire e su cui l'Italia dimostra ancora un certo ritardo. A dirlo è lo stesso governatore che cita i dati pubblicati in un'indagine dell'Ocse, da cui si apprende che sette italiani su dieci non sono in grado di comprendere ciò che leggono. Carenze sul fronte dell'educazione che impediscono all'Italia di andare avanti e che spiega anche il perché “siamo il fanalino di coda in Europa per popolazione di laureati”, come raccontava in un altro appuntamento del Festival di Trento, Giulio Guarini, autore della ricerca “Una cultura in movimento: libri, sviluppo economico e mobilità sociale”.
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ROMA AL VOTO - CLAUDIA FELLUS
"Superiamo le divisioni interne"
Quattro le liste che concorreranno alle prossime elezioni della Comunità ebraica romana, in programma domenica 14 giugno. In ordine cronologico di presentazione “Per Israele” (candidata presidente Ruth Dureghello); “Menorah” (candidato presidente Maurizio Tagliacozzo), “Binah-Cer posto per tutti” (candidata presidente Claudia Fellus) e “Israele siamo noi” (candidata presidente Fiamma Nirenstein). Abbiamo chiesto ai quattro candidati di presentarsi e di presentare la loro squadra, le loro aspettative, i loro progetti, la loro aspirazione di conquistare la fiducia degli elettori.
Rispettando l’ordine cronologico, proseguiamo oggi con Claudia Fellus.
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qui parma - sinagoga di soragna in festa
Celebrare insieme il Patto 
È un’emozione rara quella vissuta negli scorsi giorni nella sinagoga di Soragna, fiore all’occhiello della Parma ebraica, con tutta la Comunità accorsa per condividere la felicità di Yaron Fink e Adi Weiss per il brit milah – la circoncisione – del loro figlio Daniel.
La memoria di alcuni è così tornata alla cerimonia che avvenne nel marzo del 1946, con l’ingresso nel patto del piccolo Maurizio Jonathan, figlio di Emanuele Camerini e Ada Segre.
A quasi 70 anni da quel giorno, un nuovo messaggio di speranza e fiducia nel futuro.
“Un momento di grande gioia, la prova che anche una piccola realtà come la nostra è in grado di lanciare segnali di una possibile rinascita in corso”, afferma il presidente della Comunità ebraica parmigiana e consigliere UCEI Giorgio Giavarini.

report sulle religioni - Pew Research Center
Progettare leggendo il futuro
Le nuove proiezioni demografiche globali del Pew Research Center di Washington richiamano a una seria riflessione sul futuro. Conosco personalmente l’Istituto Pew e i suoi ricercatori, sono stato loro ospite a Washington, e sono stato uno dei loro consulenti nella ricerca sull’ebraismo americano compiuta nel 2013 e in un nuovo studio sulle identità religiose in Israele in corso di elaborazione. Pew è un’organizzazione indipendente specializzata nello studio delle religioni nel mondo, ben dotata di ricercatori preparati e di mezzi di ricerca. Il nuovo studio sulla popolazione mondiale prevede un incremento da 6,9 miliardi di persone nel 2010 a 9,3 miliardi nel 2050 – un incremento totale di 2,4 miliardi.

Oggi il Cristianesimo è la più diffusa religione nel mondo. Ma circa la metà dell’incremento totale previsto, 1 miliardo e 162 milioni, è
costituito da musulmani, oltre a 750 milioni di cristiani, 352 milioni di hindu, 99 milioni senza religione, 44 milioni di aderenti a religioni popolari, 3 milioni di altre religioni, 2 milioni di ebrei (tutti in Israele); è anche prevista una diminuzione di un milione e mezzo nel totale dei buddisti. In almeno cinque paesi europei oggi a maggioranza cristiana nel 2050 i cristiani costituiranno meno della metà della popolazione, sostituiti come gruppo primario dagli agnostici (Regno Unito, Francia, Olanda) o dai musulmani (Macedonia, Bosnia-Erzegovina).

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme
 
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report sulle religioni - Pew Research Center 
Islam, sempre più presente
Nel 2050 i cristiani saranno ancora il gruppo religioso numericamente più forte, ma il numero di musulmani nel mondo sarà solo di poco inferiore. Atei, agnostici e più genericamente persone senza alcuna affiliazione religiosa sono in aumento e continueranno a crescere, ma nel 2050 la loro percentuale rispetto alla popolazione mondiale sarà minore di quella attuale. Fra trentacinque anni la consistenza numerica dei buddisti sarà molto simile a quella di cinque anni fa, mentre la popolazione ebraica e hindu sarà cresciuta. E ancora: i musulmani saranno il 10% della popolazione, in Europa. In India gli hindu saranno in maggioranza, ma il paese avrà la popolazione musulmana numericamente più consistente, in valore assoluto. Negli Stati Uniti i cristiani passeranno dai tre quarti della popolazione (nel 2010) ai due terzi nel 2050, e nello stesso anno l’ebraismo non sarà più il maggior gruppo religioso non cristiano. E i musulmani negli Stati Uniti saranno più numerosi di coloro che si definiscono ebrei su base religiosa. Quattro cristiani su dieci vivranno nell’Africa Sub-sahariana.
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qui verona
La grande sfida di Ronit
È in svolgimento a Verona la ventesima edizione de “La Grande Sfida International”, manifestazione di cultura, sport, arte e dialogo, che promuove il coinvolgimento di persone diversamente abili. L’evento, inizialmente voluto da associazioni sportive e di volontariato del veronese, si è poi esteso a gruppi di altre città italiane e solo da pochi anni sono presenti anche gruppi stranieri. Anima dell’organizzazione che ha coinvolto un migliaio di persone tra giovani ed adulti diversamente abili e i loro accompagnatori, che hanno partecipato a gare e spettacoli nel centro della città, è Roberto Nicolis che mette tutto il suo entusiasmo e la sua capacità per far vivere insieme a tutti noi persone in ogni senso “diverse”.
Per la prima volta quest’anno ha partecipato una delegazione israeliana, con otto ragazzi e adulti provenienti da “La Casa di Ronit”, di Kfar Saba.

Miriam Carmi
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qui roma
Dino Pavoncello (1928-2015)
Il Comunità ebraica romana in lutto per la scomparsa di Dino Pavoncello, storica figura di "piazza" e punto di riferimento del Bar Totò, uno dei principali luoghi di aggregazione dell'antico Ghetto della Capitale, fondato e gestito ormai da molte generazioni dalla famiglia Pavoncello.
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pilpul
Il volto
L’immagine della settimana, secondo me, ritrae Rebekah Aversano mentre accarezza la faccia di suo fratello morto. Sì, morto. Il suo volto è stato appena trapiantato su quello di Richard Norris, sfigurato da una fucilata nel 1997. Dalla foto non si capisce bene, ma pare che l’operazione sia veramente riuscita e l’effetto gradevole dal punto di vista estetico. Si tratta del settimo trapianto del viso mai realizzato nella storia, e per portarlo a termine ci sono volute 36 ore e 150 tra medici e infermieri.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Dal 2 giugno al Memorial day
Il referendum popolare che il 2 giugno del 1946 sancì il passaggio dalla monarchia alla repubblica in Italia ebbe anche alcune conseguenze sulla liturgia ebraica. Presso l’Archivio della Comunità ebraica di Livorno, nella corrispondenza del rabbino capo Alfredo Sabato Toaff, ho trovato una lettera spedita il 26 giugno 1946 dall’allora presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane Raffaele Cantoni a tutti i rabbini capi, capi culto e ufficianti, con oggetto Beahà Annoten (sic), che così diceva: “Il cambiamento della forma istituzionale italiana ha imposto a questa Unione di riesaminare lo spirito e il contenuto della Berahà Annoten. Questa Unione ha deciso che si soprassieda ad ogni celebrazione della Berahà stessa in attesa di conoscere la decisione che il Consiglio prenderà in merito.

rav Gianfranco Di Segni, Collegio rabbinico italiano
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