
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Per
quanto riguarda l’interpretazione della Halakhah, la stessa Torah
stabilisce che gli ebrei devono prendere in considerazione solamente i
pareri di noti studiosi della Torah. Oggi, molti singoli individui
reclamano il diritto di esercitare il loro buon senso nel determinare
cosa debba essere l’Ebraismo contemporaneo, benché essi non studino la
Torah e il Talmud. Questi ‘posseqim’ autodidatti ammettono le carenze
della loro formazione per quanto concerne testi e fonti ebraiche,
tuttavia insistono sul loro diritto di decidere sulla base del ‘buon
senso’ questioni religiose fondamentali.
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Anna
Foa,
storica
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Che
il sogno dell’Europa, dopo essersi incrinato tanto profondamente
vent’anni fa a Srebrenica, si cancelli definitivamente oggi sulla
frontiera di Ventimiglia?
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Roma, attesa dalle urne
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Attesa
per i risultati del voto di rinnovo del Consiglio e della Consulta
della Comunità ebraica di Roma, che dovrebbero arrivare nel pomeriggio
di oggi. Quattro le liste in corsa, con altrettanti candidati alla
presidenza: Per Israele (Ruth Dureghello), Menorah (Maurizio
Tagliacozzo), Binah-Cer posto per tutti (Claudia Fellus) e Israele
siamo noi (Fiamma Nirenstein). Per quanto riguarda le operazioni di
voto, il Messaggero segnala “momenti di tensione tra rappresentanti di
lista al seggio di Viale Marconi”.
Il presidente uscente Riccardo Pacifici annuncia intanto al Corriere:
“Per espresso desiderio di Ronald Lauder, presidente del World Jewish
Congress, monitorerò le condizioni di protezione delle comunità
ebraiche europee e vigilerò su tutti i fenomeni di antisemitismo, in
stretto coordinamento sia con il World Jewish Congress che con le
autorità di Israele”.
Chiamato a fare un bilancio del proprio mandato, Pacifici rivendica di
aver lasciato una Comunità “più consapevole, unita, osservante,
orgogliosa della propria identità” e afferma di aver ricevuto, nel
recente passato, segnali da “autorevoli esponenti del Pd” per una
candidatura in Campidoglio. Anche se Pacifici rassicura: “Ho difeso e
continuo a difendere Ignazio Marino”.
“Rifarei tutto”, dice invece a proposito dello ‘sdoganamento’ (così lo
chiama il Corriere) di Gianfranco Fini e dell’ex sindaco Gianni
Alemanno.
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CINEMA “Mia madre” di Nanni Moretti
apre il Jerusalem Film Festival
Il
Jerusalem Film Festival si apre nel segno del grande cinema italiano.
Sarà “Mia madre” di Nanni Moretti a inaugurare l’appuntamento più
prestigioso della stagione cinematografica israeliana. A pochi mesi
dalla presentazione a Cannes, l’ultimo lavoro del regista romano sarà
proiettato nella serata di apertura, giovedì 9 luglio, nella magnifica
cornice della Sultan’s Pool, sotto le mura della Città vecchia.
Ospite
d’eccezione, l’attore e regista John Turturro che in “Mia madre”
interpreta l’istrionico attore Barry Huggins e che nel 2013 ci aveva
regalato, con il suo “Gigolò per caso” una spassosa incursione nel
mondo hassidico, al fianco di Woody Allen. L’evento assume un
significato particolare, se si considera che un anno fa la serata
inaugurale era stata sospesa all’ultimo minuto dall’organizzazione del
festival.
La
guerra di Gaza, i lanci di missili e i continui allarmi, avevano
sconsigliato di riunire migliaia di persone in una location così
esposta come la Piscina del Sultano. Il film in programma “Dancing
Arabs” di Eran Riklis, che quella sera doveva essere presentato in
anteprima mondiale, era stato sospeso e la presentazione era slittata
di pochi mesi, al festival di Locarno. Tornare lì è un gesto che sa
dunque di speranza e di voglia di guardare al futuro, oltre che al
passato. La scelta di aprire con “Mia madre”, spiega infatti la
direttrice del festival Noa Regev, è un tributo alla madre fondatrice
della Cinematheque di Gerusalemme oltre che del cinema israeliano, la
grande Lia van Leer, scomparsa un anno fa.
“ll
film di Nanni Moretti - spiega - è al tempo stesso triste e divertente,
rispecchiando lo spirito di Lia, il suo amore per la gente e la sua
passione per il cinema”.
“Mia
madre” è un lungo autobiografico omaggio di Nanni Moretti alla madre
Agata Apicella, docente di lettere al liceo Visconti di Roma e
riferimento amatissimo di un’intera generazione di studenti. La
professoressa Apicella aveva recitato nel ruolo di se stessa in un
cameo in “Aprile” (1998). Era rimasta mitica la scena dello spinello
fumato da Moretti davanti alla madre mentre i tg davano la notizia
della vittoria di Berlusconi alle elezioni. Il regista si era poi
ispirato al cognome della madre per Michele Apicella, protagonista e
alias di se stesso in ben cinque film: “Io sono un autarchico”, “Ecce
Bombo”, “Sogni d’oro”, “Bianca” e “Palombella rossa”.
“Mia
madre” racconta la storia di Margherita (Margherita Buy) nel ruolo di
una celebre regista italiana, in pratica l’alter ego al femminile dello
stesso Moretti. Alle prese con un nuovo film e con il suo attore
principale, un John Turturro al tempo stesso insopportabile e
affascinante, si trova a fare i conti con la morte della madre (Giulia
Lazzarini) e, inevitabilmente, con il resto della famiglia, fra cui il
fratello Giovanni (Nanni Moretti) e una figlia adolescente. Il film si
dipana attorno al contrasto fra vita e lavoro, pubblico e privato, in
una narrazione spesso struggente.
“È
un film su ciò che resta di noi vivi su questa terra e sui ricordi che
abbiamo di chi se ne va: gli scatoloni, i libri, le lezioni di latino”,
ha spiegato Moretti.
Daniela Gross
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firenze - MERCATI E VALORI CON PAGINE EBRAICHE
L'economia, il lavoro, il futuro
L’economia non è governata da leggi incontrovertibili ma è il frutto di scelte, di decisioni politiche.
Lo
ha detto chiaramente il premio Nobel Joseph Stiglitz durante il
Festival Economia di Trento parlando delle diseguaglianze nel mondo:
“Nulla è ineluttabile ma per avere un cambiamento la politica deve
agire”, ha ricordato l’economista americano.
Agire
e mettersi in gioco, correre dei rischi e raccogliere nuove sfide: un
tema profondamente attuale in Italia e su cui la redazione dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane rifletterà nei prossimi nell’oramai
tradizionale appuntamento con il laboratorio giornalistico “Mercati e
Valori” (16-18 giugno), organizzato assieme alla Comunità ebraica
fiorentina. Molteplici gli appuntamenti in agenda. Si parlerà di
editoria e del successo internazionale del Festival di Economia di
Trento assieme all’editore Giuseppe Laterza (a sinistra nell’immagine
assieme al presidente del Museo delle scienze Marco Andreatta), tra gli
organizzatori della rassegna trentina, giunta quest’anno alla decima
edizione.
E
ci si confronterà con Giacomo Todeschini, docente di Storia medievale
dell’Università di Trieste, autore di un’analisi critica del celebre
libro di Thomas Piketty “Il Capitale”. Un quadro dell’evolversi della
situazione italiana sarà invece al centro dell’incontro con Riccardo
Grassi dell’istituto di ricerca triestino SWG. Nell’anno di Expo
Milano, uno degli argomenti del seminario non poteva che essere il
successo che sta riscuotendo il Padiglione Israele, guidato dal
commissario Elazar Cohen. Con alcuni giornalisti, tra cui Carlo Marroni
(Sole 24 Ore), vi sarà invece lo spazio per analizzare l’evolversi del
ruolo dell’informazione, in particolare di taglio economico,
all’interno di un mondo in cui i confini sono oramai sempre più labili.
Faranno
visita alla redazione, tra gli altri, anche la presidente della
Comunità ebraica Sara Cividalli, il rabbino capo Joseph Levi e
l’assessore alle pari opportunità e all’integrazione del Comune Sara
Funaro. Spazio infine alle nuove generazioni e alle idee innovative con
l’incontro con alcuni giovani, tra cui il milanese Nicolas Nemni, che
assieme ad alcuni amici ha realizzato una app di grande successo, e i
fiorentini Gadi Piperno Corcos e Federico Baldi Lanfranchi.
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firenze - la visita al cimitero monumentale
"A viale Ariosto la nostra storia"
I
cimiteri sono “gli archivi storici delle Comunità”. E con la loro
valorizzazione, con progetti e iniziative mirate, “è possibile
riscoprire la vita e la presenza di una Comunità nel suo contesto di
riferimento”. Lo ha sottolineato Renzo Funaro (nell’immagine, di Sergio
Servi), presidente dell’Opera del Tempio Ebraico di Firenze e
vicepresidente della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia,
aprendo le porte del cimitero monumentale di viale Ariosto per un nuovo
appuntamento del ciclo di incontri dedicati al Centocinquantenario di
Firenze Capitale, nel segno dell’impegno congiunto di Ente Cassa di
Risparmio, Comunità ebraica, Museo ebraico, Opera del Tempio. “Firenze
capitale dell’esotismo” il filo conduttore dell’iniziativa, che ha già
fatto della Comunità un luogo di confronto a cavallo tra culture e
sensibilità diverse. Preziose, per quanto riguarda l’incontro di ieri,
le delucidazioni del rabbino capo Joseph Levi, intervenuto su “Tombe,
monumenti e simbologia ebraica”, e del professor Marco Bini, che ha
parlato dei cimiteri ebraici nell’architettura dell’Ottocento. Ad
ascoltarli un vasto pubblico di addetti ai lavori, storici,
archeologici, cultori della materia, ma anche abitanti del quartiere
che hanno preso contatto con un luogo ancora non pienamente conosciuto.
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Oltremare
- Silenzio |
Quando
ero ragazzina, una bambina poco più piccola di me fece sorridere gli
adulti un giorno quando sua madre le chiese: “Come mai sei così
silenziosa?” e lei rispose serafica: “Sto riflettendo”. Avrà avuto otto
anni, e da allora mi chiedo su che cosa potesse riflettere una bambina
di quell’età. Ma sono tuttora amica di quella bambina, e la sua
propensione alla riflessione non si è rovinata con l’età. Il silenzio.
Assenza di parole, o di rumore. Non è una condizione facile de
raggiungere nel nostro mondo, e in Israele intere legioni di cercatori
di silenzio si arroccano in certi seminari nel verde Nord o nel deserto
rosato – intere settimane in cui si vieta a sé e agli altri di
pronunciare parole. Pare faccia molto bene. Di certo farebbe bene a
tutti quelli che sbraitano punti esclamativi a go go e maiuscole e
parolacce e insulti sui social network da mattina a sera. Che quelle
non sono parole che fanno suono, ma di certo fanno molto rumore, spesso
del tutto inutile. A volte, potenzialmente dannoso. E lo dico
sentendomi anche io parte della piccola e disorganizzata armata
brancaleone che posta e commenta su Facebook, nel mio caso soprattutto
quando le tendenze anti-israeliane del giornalismo italiano superano il
limite del tollerabile.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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