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23 giugno 2015 - 6 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Qorach, prototipo del demagogo che sobilla abilmente le masse, solleva contro Moshè una contestazione apparentemente giusta. Alla provocazione di Qorach sul fatto che Moshè e Aròn si sarebbero assunti troppi incarichi “innalzandosi al di sopra della Comunità”, i cui componenti dovrebbero essere invece tutti uguali, Moshè risponde che non si tratta tanto di innalzarsi, quanto, piuttosto, di “stare in piedi davanti alla Comunità per servirla” (Bemidbàr, 16; 9 ).
 
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Dario
Calimani,
anglista
Sin da bambino, nella piccola scuola ebraica di provincia, ho imparato a raccogliere i francobolli di Israele. Ricordo quello di Theodor Herzl, forse quello di Golda Meir. Ricordo un Ben Gurion.
Sono stato un piccolo sionista della prima ora. Del resto, l’Italia non ci aveva trattato molto bene negli ultimi anni. Diversi parenti erano finiti ad Auschwitz con la collaborazione attiva di volenterosi vicini di casa. Non ricordo, di quei tempi, il sorriso dei miei genitori. Ho dovuto aspettare un bel po’ di anni per conoscerlo. Poi ho cominciato a capire. Mi sono tenuto dentro quel po’ di giusto rancore che non riuscivo a cancellare e sono cresciuto nel silenzio, mio e degli altri.
 
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L'Onu e  il conflitto a Gaza
“Secondo il rapporto compilato dalla commissione d'inchiesta dell'Onu, sia Hamas così come Israele hanno compiuto crimini di guerra nel corso del conflitto a Gaza della scorsa estate. “Il documento, - scrive Maurizio Molinari su La Stampa - frutto della commissione presieduta dall’americana Mary McGowan Davis, imputa all’esercito israeliano 'l’uso sproporzionato della forza nelle aree civili' e ai gruppi armati palestinesi, Hamas e Jihad Islamica, di aver 'bersagliato aree civili con i razzi'”. Molinari sottolinea come il rapporto si “proponga di essere imparziale” ma contiene prevalentemente accuse contro Israele. “Il mandato e il modo di operare della commissione presumevano la nostra colpevolezza”, il commento del premier Israeliano Benjamin Netanyahu in quanto non hanno considerato che “Israele non commette crimini di guerra ma combatte contro il terrore”. Netanyahu ha parlato di un “ossessione” contro Israele da parte dell'Onu e Fiamma Nirenstein sul Giornale rileva che tra il 2006 e il 2013 lo Stato ebraico è stato condannato dal Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite “45 volte, lo stesso numero di tutti gli altri 192 membri stati messi insieme”.

Milano, Binario 21 contro l'indifferenza. Il Memoriale della Shoah di Milano ha accolto ieri sera i primi ospiti – alcuni profughi eritrei - in un'iniziativa volta a dare una risposta concreta all'emergenza umanitaria legata ai migranti provenienti dall'Africa. 35 brandine sono state disposte all'interno del luogo simbolo a Milano della Memoria della Shoah. “Viviamo ogni giorno all'ombra della scritta "indifferenza" che abbiamo voluto mettere qui all'ingresso del Memoriale – spiega a Repubblica Roberto Jarach, vicepresidente della Fondazione - . Quando abbiamo capito che c'era l'opportunità di fare qualcosa per aiutare questa gente in mezzo a questa tragedia, ci siamo detti ecco la nostra missione, non possiamo voltare la testa dall'altra parte”. L'accoglienza dei profughi è gestita dalla Comunità di Sant'Egidio che potrà contare anche sull'aiuto di “un'associazione medica della comunità ebraica che collaborerà con la Asl per il controllo medico degli ospiti”. Oggi pomeriggio (ore 16), inoltre, il Memoriale sarà teatro dell'incontro "Il peccato dell'indifferenza. L'Europa e i perseguitati di oggi e di ieri", con protagonista la Testimone Liliana Segre, assieme al presidente della Fondazione del Memoriale Ferruccio De Bortoli, il sociologo Luigi Manconi, il giornalista Gad Lerner e Seble Woldeghiorghis.
 
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  davar
israele-turchia, l'incontro segreto a roma
Istanbul, la sfida diplomatica
Hanno scelto Roma, lontano da occhi indiscreti, le diplomazie israeliana e turca per provare a ricucire un rapporto lacerato da forti tensioni. Si sono infatti incontrati lunedì nella Capitale italiana il direttore del ministero degli Esteri israeliano Dore Gold (nell'immagine) e la sua controparte turca, Feridun Sinirlioglu, con un passato da ambasciatore in Israele. Sul tavolo, la ripresa dei rapporti al centro di una crisi iniziata con il conflitto di Gaza del 2008 e acuitasi con il caso internazionale della Freedom Flotilla, una piccola flotta di imbarcazioni formate da attivisti filopalestinesi che nel 2010 cercò di forzare il blocco navale imposto sulla Striscia di Gaza: sulla più grande delle navi, la Mavi Marmara, le forze di sicurezza israeliane intervenute si scontrarono con attivisti armati di spranghe e bastoni; i militari, nella ricostruzione redatta da Tsahal, risposero all'aggressione e aprirono il fuoco. Nove attivisti, tutti di origine turca, persero la vita nello scontro. A distanza di tre anni da quei fatti, il governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu si scusò ufficialmente con Istanbul per l'incidente (nel corso della visita del presidente Barack Obama in Israele, Netanyahu telefonò al presidente turco Recep Erdogan) e si impegnò a garantire un risarcimento alle famiglie delle persone rimaste uccise.
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qui milano - consiglio della comunità
Scuola, al lavoro per il rilancio
La revisione dei costi e riorganizzazione della scuola e la situazione finanziaria comunitaria i temi principali sul tavolo della riunione del Consiglio della Comunità ebraica di Milano, tenutosi ieri sera. A presiedere i lavori i presidenti Raffaele Besso e Milo Hasbani, per una riunione – a cui ha presenziato anche il vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach - caratterizzata da un clima di collaborazione tra i vari consiglieri, eletti lo scorso marzo e ai quali gli iscritti hanno affidato il compito di ridare respiro a una realtà, quella ebraica milanese, che versa in una difficile situazione economico finanziaria. E uno dei capitoli più complessi è quello legato alla scuola, riguardo alla quale è stato presentato dal professor Claudio Marcellino, consulente del Ministero dell’Istruzione e membro dell’Associazione Scuola e Famiglia, un progetto per rivedere i quadri organizzativi dell'istituto volto a garantire una maggiore sostenibilità della struttura; un'iniziativa che ha visto il coinvolgimento in primo luogo dell'assessore alla scuola Davide Hazan, dell'assessore al personale Claudia Terracina, della preside Esterina Dana e della coordinatrice delle scuole elementari Claudia Bagnarelli, entrambe presenti in sala.
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Qui Milano - emergenza migranti
Profughi, la solidarietà ebraica
e l'accoglienza al Binario 21

Sono arrivati lunedì sera tardi i primi ospiti del Memoriale della Shoah di Milano, che ha aperto le porte ad alcuni dei profughi accampati alla Stazione Centrale per far fronte all’emergenza umanitaria che coinvolge ondate di migranti che arrivano in Italia. Ragazzi in prevalenza eritrei e siriani hanno dunque avuto la possibilità di dormire all’interno della struttura, allestita con trenta letti per dare asilo la notte a partire dalle 20.30. L’accoglienza è gestita dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, socio fondatore del Memoriale.
In queste ore critiche, le istituzioni e le organizzazioni ebraiche milanesi – oltre al Memoriale anche la Comunità e l’associazione chabad Merkos – si sono mostrate unite nella volontà di portare velocemente soccorso e assistenza ai profughi confluiti nel capoluogo lombardo, lavorando in stretta collaborazione con le organizzazioni cittadine.
La Comunità ebraica di Milano ha avviato oggi un’iniziativa in collaborazione con un’altra organizzazione di volontariato che opera nel campo del sociale, i City Angels, per raccogliere beni di prima necessità. Vestiti, prodotti per l’igiene personale e coperte possono essere lasciati in un apposito cesto presso la Comunità stessa, per poi essere distribuiti dai City Angels.
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L'ALLENATORE PORTOGHESE A PAGINE EBRAICHE
Paulo Sousa, neo tecnico viola:
"Israele, esperienza unica"

Basta una parola per farlo sorridere di gusto e scaturire il suo primo abbraccio fiorentino (a parte quelli, scontati, con la dirigenza viola). “Paulo?”. “Sì”. “Behazlachà”.
Behazlachà, termine che in ebraico sta per “buona fortuna” e che a Paulo Sousa, il successore di Montella appena incoronato dai fratelli Della Valle sul trono della Firenze del calcio, ha subito ricordato una delle esperienze che hanno segnato la sua breve ma intensa carriera di allenatore: l'anno trascorso alla guida del Maccabi Tel Aviv, conclusosi con la trionfale vittoria del campionato 2013-2014 (con una pioggia di punti di vantaggio sulla seconda, l'Hapoel Beer Sheva).
Un anno che ha lasciato una forte traccia, come racconta il nuovo tecnico gigliato nel corso dell'affollatissima conferenza stampa convocata ieri all'Artemio Franchi, rispondendo proprio alle domande di Pagine Ebraiche e accogliendo con la formula “Todà rabbà” (“molte grazie”) l'augurio della redazione.
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QUI ROMA – BEAUTIFUL ISRAEL ITALIA
Un orto per coltivare la socialità
Pomodori, peperoni friggitelli, zucchine, valeriana. Ecco alcuni esempi di verdure che cresceranno nell'orto rialzato della casa di riposo della Comunità romana e verranno curate dagli anziani ospiti per stimolarne la socializzazione, la capacità cognitiva e la manualità. Lo spazio da coltivare, inaugurato oggi, è il frutto di una iniziativa dell'Italian Council for a Beautiful Israel, il consiglio che rappresenta nel Paese l'associazione ambientalista nata in Israele nel 1968 e che da anni porta avanti il progetto della terapia orticolturale.
"Questo è il primo orto urbano che abbiamo realizzato in una casa di riposo - spiega il presidente di Beautiful Israel Italia Dario Coen - ma non ci fermeremo di certo qui: crediamo profondamente in questo progetto e nel successo della green therapy".
Un'occasione alla quale non è voluto mancare l'ambasciatore d'Israele in Italia Naor Gilon, per la prima volta in visita alla casa di riposo ebraica: "Questo luogo - ha esordito - è il simbolo di quanto la comunità ebraica di Roma voglia bene ai propri genitori e ai propri nonni. La cura delle piante è indicata in situazioni molto diverse: soldati, malati, bambini e ogni persona che si occupa di uno spazio verde può infatti ottenere benefici. Ora vogliamo che tutto il giardino si trasformi in un grande orto da lavorare".
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premio letterario adelina della pergola  
Petrowskaja conquista (anche)

le lettrici dell'Adei- Wizo
È “Forse Esher”, opera prima scritta in tedesco dell’autrice ucraina Katja Petrowskaja edita in Italia da Adelophi, il libro vincitore della XV edizione del Premio Letterario Adelina Della Pergola, conferito dalla Associazione Donne Ebree d’Italia – Wizo. “Una ricerca delle radici che, attraversando il secolo breve, rivisita i luoghi dell’Europa orientale ricostruendo vissuti familiari mantenuti sotto traccia ai tempi dell’URSS e usciti allo scoperto con il crollo del sistema sovietico”, il commento dei giudici.
Si sono invece classificati rispettivamente secondo e terzo “Mi chiamavano piccolo fallimento” di Gary Shteyngart, (Guanda) e “Frédéric smarrito tra i suoni” di Denis Lachaud (ed. 66th and 2nd). I premi sono stati assegnati da una vasta giuria popolare di appassionate lettrici all’interno di una terna designata dalla Giuria selezionatrice nel marzo scorso.
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qui roma 
Università, tre nuovi diplomi

al corso di laurea Ucei 
Daniele Radzik, Deborah Pavoncello e Cheryl Lee Buchanan. Sono i nuovi diplomati del corso di laurea in Studi Ebraici dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La discussione delle tesi si è svolta nella sede del Centro Bibliografico Ucei, davanti a una commissione composta dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni; dalla professoressa Myriam Silvera, coordinatrice del corso, dal segretario generale dell'Unione Gloria Arbib; dal rav Roberto Colombo, delegato della Consulta Rabbinica.
Grande la soddisfazione espressa da Silvera, che si è detta “molto contenta di aver avuto per la prima volta una sessione con tre laureandi insieme”.
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pilpul
L’unione e la forza
Ieri mattina si è fatta la Storia. Jorge Bergoglio è stato il primo papa a entrare in un Tempio valdese, dopo secoli di persecuzioni feroci, e non ha esitato a chiedere perdono per i comportamenti “non cristiani, persino non umani” della Chiesa cattolica nei confronti di questa minoranza. Noi ebrei possiamo ben comprendere il significato di un gesto come questo: chi non ricorda la storica visita di papa Wojtyla alla Sinagoga di Roma il 13 aprile 1986? Chi non si emozionò quando Wojtyla ci appellò ‘fratelli maggiori’?

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Ventimiglia
Tra la fine del 1938 e il 1939 le leggi razziste costrinsero molti ebrei, specie stranieri, a lasciare l’Italia fascista. Una delle vie di fuga fu Ventimiglia, esattamente come avviene oggi per i migranti provenienti dall’Africa, in direzione della Francia, dove non c’era una dittatura, per poi eventualmente spiccare il volo verso la Gran Bretagna o gli Stati Uniti. Ma anche allora i francesi non gradivano l’intrusione e spesso respingevano i clandestini al confine.

Mario Avagliano
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moked è il portale dell'ebraismo italiano
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