
Elia Richetti,
rabbino
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È
evidente che l’argomento iniziale della Parashà, ossia la mitzvà
relativa alla cosiddetta ‘mucca rossa’, sia tale da destarci qualche
interrogativo. A detta di Rashì, addirittura è la mitzvà della Torah
che suscita anche i maggiori interrogativi da parte di chi non è ebreo,
che ci chiede chiarimenti sulla sua essenza e le motivazioni. Per
questo – afferma Rashì – la Torah definisce questa mitzvà una ‘chuqqà’,
una di quelle norme disciplinari sulle quali non c’è nulla da discutere.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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L’incontro
al Monte Scopus fra i ricercatori dell’Università di Gerusalemme e
dell’Università Europea di Roma guidati da Paolo Sorbi è stato
interessante e fruttuoso perché ha portato al confronto di diverse
esperienze scientifiche su un piano intensamente multidisclipinare e
soprattutto ispirato da diverse correnti di pensiero etico e religioso.
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ROMA
- È dedicato a matrimonio misto, conversione e aliyah il terzo incontro
con la “compagnia quasi stabile” della Comunità ebraica romana diretta
da Alberto Pavoncello. Sul palco del Teatro Italia, alle 21, tra i
protagonisti dell'incontro odierno il rabbino capo rav Riccardo Di
Segni, il presidente delle scuole ebraiche rav Benedetto Carucci
Viterbi, il direttore del centro chabad di Monteverde rav Shalom Hazan.
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Migranti, nuovo vertice
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“Per
gestire la difficile questione dell’immigrazione va trovata una giusta
via tra la paura e una soluzione che non ceda a buonismo e
superficialità”. Questo l’auspicio espresso dal primo ministro italiano
Matteo Renzi nel suo intervento di ieri in Senato, a 24 ore dal vertice
europeo previsto per questo pomeriggio a Bruxelles. “La sinistra non
deve avere paura del concetto di rimpatrio, per chi arriva in Italia
senza titolo le procedure devono essere velocizzate” afferma Renzi, che
prima di volare a Bruxelles parteciperà insieme al ministro
dell’Interno Angelino Alfano a un incontro con i presidenti delle
regioni e una rappresentanza dei sindaci italiani. Il Messaggero
segnala intanto che il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto
ha confermato l’intenzione di costruire un muro lungo il confine con la
Serbia per prevenire l’immigrazione illegale. La stessa Ungheria ha
invece fatto marcia indietro sulla sospensione unilaterale delle regole
di Dublino che il premier Orban aveva annunciato nei giorni scorsi.
Ieri infine il primo ministro britannico David Cameron ha sostenuto la
necessità che i migranti vengano meglio identificati attraverso le
impronte al momento del loro sbarco in Italia.
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qui milano
Expo, il giorno di Israele
Bandiere,
palloncini, giocolieri e acrobati, tutto all’insegna del bianco e blu.
Così Israele accoglie i visitatori di Expo nella sua Giornata
nazionale. Tanti gli eventi in programma per celebrare il Padiglione
Fields of Tomorrow, i campi del domani, che, con il suo muro verde che
mostra al mondo le tecnologie della coltivazione in verticale, è
divenuto uno dei simboli della manifestazione. “Da grande estimatrice
della pizza, posso affermare che non c’è posto migliore dell’Italia,
per occuparsi della sfida di nutrire il pianeta” ha scherzato il vice
ministro degli Esteri Tzipi Hotovely durante il saluto inaugurale
all’Expo Center, prima di mettere in risalto la fruttuosa
collaborazione di Italia e Israele dal punto di vista economico e non
soltanto. “Non è un caso che i nostri padiglioni a Expo siano vicini.
Essere qui è un onore e un piacere. Così come è stato un grande piacere
visitare oggi la Comunità ebraica di Milano”.
A
fare gli onori di casa, il commissario generale dell’Esposizione
universale milanese Bruno Antonio Pasquino: “La posizione del
Padiglione di Israele, nel cuore dell’area, ben simboleggia la
centralità del paese nel campo dell’innovazione e della tecnologia
agricola. Insieme possiamo affermare che il filo conduttore di Expo,
‘Nutrire il pianeta’, non è soltanto uno slogan, ma un impegno
concreto”. Dopo i saluti ufficiali, Hotovely ha visitato il Padiglione
israeliano e quello italiano. Ad accompagnarla tra gli altri, il
commissario israeliano a Expo Elazar Cohen, l’ambasciatore Naor Gilon,
il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto
Jarach, i presidenti della Comunità milanese Milo Hasbani e Raffaele
Besso, il consigliere comunale e presidente della Commissione Expo
Ruggero Gabbai. Per tutto il giorno, i visitatori di Expo potranno
ammirare le performance di percussionisti e giocolieri. In serata,
nello spazio antistante al Padiglione, il concerto della cantante Ester
Rada e del gruppo Sheketak. La visita di Hotovely è stata anche
l’occasione per annunciare l’imminente visita in Israele dei vertici
del governo italiano: il primo ministro Matteo Renzi sarà nel paese a
luglio, anticipato del ministro degli Esteri Gentiloni che si recherà a
Gerusalemme la settimana prossima.
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IL NUOVO DIRETTORE DELLA PHILHARMONIKER
A Berlino cambia la musica,
la bacchetta a Kirill Petrenko
Kirill
Petrenko sarà il nuovo direttore dei Berliner Philharmoniker. Raccoglie
l’eredità di Sir Simon Rattle, che dopo 13 anni di intenso lavoro ha
deciso di lasciare l’orchestra e tornare in patria, per dirigere la
London Symphony Orchestra. In una prima consultazione, avvenuta lo
scorso 11 maggio, non si era giunti ad alcuna decisione e si era
stabilito di posticipare la nomina al prossimo anno e invece, a
sorpresa, è arrivata la ‘fumata bianca’. Caso unico al mondo, lo
statuto dei Berliner Philharmoniker, redatto al momento della
fondazione (1882), prevede che siano i componenti stessi dell’orchestra
a eleggere il proprio direttore, in modo autonomo e democratico. È una
scelta difficile, non sono in molti a poter assumere la guida di
un’istituzione che è cresciuta sotto il tocco di Furtwangler, Von
Karajan e Abbado e che, a quanto si dice, è un tantino ribelle.
“Un’orchestra di molte opinioni”, l’ha definita Sir Rattle, “dirigerli
è il lavoro più bello e più duro del mondo”. L’assemblea si è riunita
il 21 giugno in un luogo rimasto segreto fino all’ultimo ed è durata 11
ore.
I
124 musicisti hanno tenuto Berlino con il fiato sospeso, rimandando sei
volte l’annuncio ufficiale nel corso della giornata e solo dopo diverse
tornate di voti, è stato eletto con la maggioranza assoluta Kirill
Petrenko, che ha così superato Andris Nelson, direttore della Boston
Symphony, scelto per imprimere una svolta moderna e Christian
Thielemann, baluardo della tradizione, legato ai movimenti di destra in
Germania. Alla fine ha vinto lui, Kirill Petrenko, nato nel 1972 a
Omsk, una grande città della Siberia, non lontana dal confine con il
Kazakistan.
È
un ebreo russo, figlio di una musicologa e di un violinista, che studia
pianoforte e fa la sua prima apparizione pubblica a 11 anni, come in un
bel racconto di Isaac Singer o nelle pagine ironiche di Morley Torgov.
Nel 1990 la famiglia si trasferisce in Austria perché il papà è stato
assunto dalla Voralberg Symphony e l’anno successivo Kirill si iscrive
all’Università di Musica e Performing Arts di Vienna dove si forma
sotto la guida di grandi maestri come Uros Lajovic e Semyon Bichkov.
Maria Teresa Milano
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j-ciak
Gerusalemme, appuntamento davanti al grande schermo
Dopo
l’annuncio del film di apertura – che sarà “Mia madre” di Nanni
Moretti, in proiezione giovedì 9 luglio nella magnifica cornice della
Sultan’s Pool – il Jerusalem Film Festival svela il programma di questa
trentaduesima edizione. Come già nel passato, protagonisti
assoluti dei film in concorso sono le luci e le ombre dell’attualità
d’Israele.
Mentre
negli Stati Uniti esce domani, con il titolo “A Borrowed Identity –
Un’identità in prestito” il film di Eran Riklis che racconta di un
ragazzino arabo che con fatica tenta di conquistare un’identità
israeliana, il festival, che lo scorso anno doveva aprirsi proprio con
questo lavoro (ma con il titolo “Arab Dancers”), torna sulla questione.
“A.K.A. Nadia” di Tova Ascher, che proprio con Riklis aveva lavorato in
“Il giardino di limoni” (2008), “La sposa siriana” (2004) e “Il
responsabile delle risorse umane” (2010), narra la vicenda di Maya
Goldwasser, donna in carriera, madre e moglie che vive da israeliana
pur essendo nata, come Nadia, da una famiglia araba. Dopo vent’anni il
passato, alimentato dal razzismo e dalla xenofobia, ritorna assieme
alla domanda se sia davvero possibile reinventare la propria
vita.
“The
Man in the Wall” di Evgeny Ruman si sposta su un crinale più sottile,
con la vicenda del giovane Rami che una sera sparisce. Nell’arco di una
notte amici e vicini faranno visita alla moglie Shari cercando di
capire cosa può essergli accaduto e chi è in realtà lo scomparso.
“Tikkun”
di Avishai Sivan, che nel 2008 aveva vinto a Cannes la Caméra d’Or per
“The vagabond”, s’inoltra invece nel mondo ortodosso, illuminando la
crisi di coscienza di un padre che riesce a riportare in vita il figlio
morente. Brillante studioso, invidiato da tutti per il suo talento e la
sua osservanza, il giovane dopo la crisi cambierà profondamente. La
gioia del padre sfumerà negli incubi e in una drammatica crisi di
coscienza.
Daniela Gross
(Nell'immagine una scena del fim "A.K.A. Nadia").
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Libro su libro Medio Oriente, il conflitto
letto da un generale italiano
Un
libro sul conflitto israelo-palestinese scritto da un generale dei
Carabinieri, Pietro Pistolese e da Simon Petermann, professore di
scienze politiche presso le università di Bruxelles e Liegi (“La terra,
il sangue e le parole: Israele e Palestina, un percorso minato verso la
pace”, editore Stefano Termanini di Genova), ci parla del conflitto
mediorientale da una prospettiva nuova. I due autori si sono conosciuti
molti anni fa durante una missione in quelle Terre e il volume ha il
pregio di essere stato scritto da testimoni oculari di uno dei periodi
più articolati forse nella storia del conflitto: dall’implementazione
degli accordi di Oslo a quella che viene definita “la caduta delle
illusioni”.
Presentando
il volume a Roma, presso il circolo Ufficiali Carlo Duilio,
l’ambasciatore Sandro De Bernardin,direttore generale per gli affari
politici e di sicurezza della Farnesin, che ha rappresentato l’Italia
in Israele dal 2004 al 2008, ha sottolineato quanto esso sia “una
miniera ricchissima di informazioni, ma anche di emozioni, incastonati
ricordi e situazioni vissute.” “Il merito degli autori – ha commentato
ancora De Bernardin – è quello di cercare di capire la situazione
mettendosi nei panni degli altri”. Il libro si sofferma infatti anche
sugli aspetti psicologici, sulla paura, sulla semantica data al
conflitto dalle due parti.
Simonetta Della Seta Leggi
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Setirot
- La Memoria vera |
Importante
e nobile messaggio quello del Memoriale della Shoah di Milano che ha
accolto i primi profughi eritrei. Quando la Memoria è vera, dico io.
Nelle parole di Roberto Jarach un monito: «Viviamo ogni giorno
all’ombra della scritta “indifferenza” che abbiamo voluto mettere qui
all’ingresso del Memoriale. In mezzo a una tragedia come questa ecco la
nostra missione, non possiamo voltare la testa dall’altra parte». Oggi,
ieri, e domani. Devo dire che ogni volta che mi hanno invitato a
qualche dibattito, conferenza o manifestazione in occasione del Giorno
della Memoria, la mia fissazione è sempre stata di insistere e
insistere e insistere ancora nel sottolineare come noi italiani non
avessimo mai fatto, a tutt’oggi, i conti con la nostra storia (leggi
razziste, collaborazione con i tedeschi, spiate, indifferenza appunto,
ma anche un passato coloniale orrendamente vergognoso).
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - Solidarietà |
Le
discussione dei leader europei vertono su due grandi temi: i migranti e
la Grecia. In entrambi i casi il problema è lo stesso, manca lo spirito
di solidarietà che è alle fondamenta dell’integrazione europea. Nel
primo caso da parte degli Stati che rifiutano l’idea di accogliere una
parte dei migranti e si rifiutano a pensare ad un sistema in cui
l’Europa fornisca una risposta unica e coerente ad un problema
collettivo. Nel secondo della Grecia e dei suoi leader politici che si
rifiutano invece di impegnarsi nelle riforme e nella restituzione di
quanto ottenuto dagli altri paesi europei. Soldi nostri che non sono
serviti a pagare servizi, ma a garantire la sopravvivenza della Grecia.
Daniel Funaro
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