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25 giugno 2015 - 8 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
È evidente che l’argomento iniziale della Parashà, ossia la mitzvà relativa alla cosiddetta ‘mucca rossa’, sia tale da destarci qualche interrogativo. A detta di Rashì, addirittura è la mitzvà della Torah che suscita anche i maggiori interrogativi da parte di chi non è ebreo, che ci chiede chiarimenti sulla sua essenza e le motivazioni. Per questo – afferma Rashì – la Torah definisce questa mitzvà una ‘chuqqà’, una di quelle norme disciplinari sulle quali non c’è nulla da discutere.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
L’incontro al Monte Scopus fra i ricercatori dell’Università di Gerusalemme e dell’Università Europea di Roma guidati da Paolo Sorbi è stato interessante e fruttuoso perché ha portato al confronto di diverse esperienze scientifiche su un piano intensamente multidisclipinare e soprattutto ispirato da diverse correnti di pensiero etico e religioso.
 
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ROMA - È dedicato a matrimonio misto, conversione e aliyah il terzo incontro con la “compagnia quasi stabile” della Comunità ebraica romana diretta da Alberto Pavoncello. Sul palco del Teatro Italia, alle 21, tra i protagonisti dell'incontro odierno il rabbino capo rav Riccardo Di Segni, il presidente delle scuole ebraiche rav Benedetto Carucci Viterbi, il direttore del centro chabad di Monteverde rav Shalom Hazan.
 
 
Migranti, nuovo vertice
“Per gestire la difficile questione dell’immigrazione va trovata una giusta via tra la paura e una soluzione che non ceda a buonismo e superficialità”. Questo l’auspicio espresso dal primo ministro italiano Matteo Renzi nel suo intervento di ieri in Senato, a 24 ore dal vertice europeo previsto per questo pomeriggio a Bruxelles. “La sinistra non deve avere paura del concetto di rimpatrio, per chi arriva in Italia senza titolo le procedure devono essere velocizzate” afferma Renzi, che prima di volare a Bruxelles parteciperà insieme al ministro dell’Interno Angelino Alfano a un incontro con i presidenti delle regioni e una rappresentanza dei sindaci italiani. Il Messaggero segnala intanto che il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha confermato l’intenzione di costruire un muro lungo il confine con la Serbia per prevenire l’immigrazione illegale. La stessa Ungheria ha invece fatto marcia indietro sulla sospensione unilaterale delle regole di Dublino che il premier Orban aveva annunciato nei giorni scorsi. Ieri infine il primo ministro britannico David Cameron ha sostenuto la necessità che i migranti vengano meglio identificati attraverso le impronte al momento del loro sbarco in Italia.
 
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  davar
qui milano
Expo, il giorno di Israele
Bandiere, palloncini, giocolieri e acrobati, tutto all’insegna del bianco e blu. Così Israele accoglie i visitatori di Expo nella sua Giornata nazionale. Tanti gli eventi in programma per celebrare il Padiglione Fields of Tomorrow, i campi del domani, che, con il suo muro verde che mostra al mondo le tecnologie della coltivazione in verticale, è divenuto uno dei simboli della manifestazione. “Da grande estimatrice della pizza, posso affermare che non c’è posto migliore dell’Italia, per occuparsi della sfida di nutrire il pianeta” ha scherzato il vice ministro degli Esteri Tzipi Hotovely durante il saluto inaugurale all’Expo Center, prima di mettere in risalto la fruttuosa collaborazione di Italia e Israele dal punto di vista economico e non soltanto. “Non è un caso che i nostri padiglioni a Expo siano vicini. Essere qui è un onore e un piacere. Così come è stato un grande piacere visitare oggi la Comunità ebraica di Milano”.

A fare gli onori di casa, il commissario generale dell’Esposizione universale milanese Bruno Antonio Pasquino: “La posizione del Padiglione di Israele, nel cuore dell’area, ben simboleggia la centralità del paese nel campo dell’innovazione e della tecnologia agricola. Insieme possiamo affermare che il filo conduttore di Expo, ‘Nutrire il pianeta’, non è soltanto uno slogan, ma un impegno concreto”. Dopo i saluti ufficiali, Hotovely ha visitato il Padiglione israeliano e quello italiano. Ad accompagnarla tra gli altri, il commissario israeliano a Expo Elazar Cohen, l’ambasciatore Naor Gilon, il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, i presidenti della Comunità milanese Milo Hasbani e Raffaele Besso, il consigliere comunale e presidente della Commissione Expo Ruggero Gabbai. Per tutto il giorno, i visitatori di Expo potranno ammirare le performance di percussionisti e giocolieri. In serata, nello spazio antistante al Padiglione, il concerto della cantante Ester Rada e del gruppo Sheketak. La visita di Hotovely è stata anche l’occasione per annunciare l’imminente visita in Israele dei vertici del governo italiano: il primo ministro Matteo Renzi sarà nel paese a luglio, anticipato del ministro degli Esteri Gentiloni che si recherà a Gerusalemme la settimana prossima.

l'annuncio ad expo
Renzi: "A luglio a Gerusalemme"
Il primo ministro italiano Matteo Renzi sarà in Israele il prossimo luglio. Ad annunciarlo nel corso della Giornata nazionale dello Stato ebraico a Expo Milano, il viceministro degli Esteri Tzipi Hotovely, durante i saluti di apertura.
A visitare Israele sarà nei prossimi giorni anche il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni.
Ricco il programma di eventi previsti per la giornata a Expo, anche a celebrare lo stretto legame tra i due paesi.

IL NUOVO DIRETTORE DELLA PHILHARMONIKER
A Berlino cambia la musica,
la bacchetta a Kirill Petrenko

Kirill Petrenko sarà il nuovo direttore dei Berliner Philharmoniker. Raccoglie l’eredità di Sir Simon Rattle, che dopo 13 anni di intenso lavoro ha deciso di lasciare l’orchestra e tornare in patria, per dirigere la London Symphony Orchestra. In una prima consultazione, avvenuta lo scorso 11 maggio, non si era giunti ad alcuna decisione e si era stabilito di posticipare la nomina al prossimo anno e invece, a sorpresa, è arrivata la ‘fumata bianca’. Caso unico al mondo, lo statuto dei Berliner Philharmoniker, redatto al momento della fondazione (1882), prevede che siano i componenti stessi dell’orchestra a eleggere il proprio direttore, in modo autonomo e democratico. È una scelta difficile, non sono in molti a poter assumere la guida di un’istituzione che è cresciuta sotto il tocco di Furtwangler, Von Karajan e Abbado e che, a quanto si dice, è un tantino ribelle. “Un’orchestra di molte opinioni”, l’ha definita Sir Rattle, “dirigerli è il lavoro più bello e più duro del mondo”. L’assemblea si è riunita il 21 giugno in un luogo rimasto segreto fino all’ultimo ed è durata 11 ore.

I 124 musicisti hanno tenuto Berlino con il fiato sospeso, rimandando sei volte l’annuncio ufficiale nel corso della giornata e solo dopo diverse tornate di voti, è stato eletto con la maggioranza assoluta Kirill Petrenko, che ha così superato Andris Nelson, direttore della Boston Symphony, scelto per imprimere una svolta moderna e Christian Thielemann, baluardo della tradizione, legato ai movimenti di destra in Germania. Alla fine ha vinto lui, Kirill Petrenko, nato nel 1972 a Omsk, una grande città della Siberia, non lontana dal confine con il Kazakistan.
È un ebreo russo, figlio di una musicologa e di un violinista, che studia pianoforte e fa la sua prima apparizione pubblica a 11 anni, come in un bel racconto di Isaac Singer o nelle pagine ironiche di Morley Torgov. Nel 1990 la famiglia si trasferisce in Austria perché il papà è stato assunto dalla Voralberg Symphony e l’anno successivo Kirill si iscrive all’Università di Musica e Performing Arts di Vienna dove si forma sotto la guida di grandi maestri come Uros Lajovic e Semyon Bichkov.

Maria Teresa Milano
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qui venezia - l'intervento del rabbino capo
"Accoglienza e rispetto, valori

da servire anche a tavola"
“Questa è una tappa essenziale del percorso per una completa offerta ricettiva da parte della Comunità ebraica veneziana, anche in vista dei 500 anni del Ghetto nel 2016”. Queste le parole di Paolo Navarro Dina, consigliere con delega alla comunicazione della Comunità ebraica, intervenuto insieme ad altri membri del Consiglio alla conferenza stampa di inaugurazione del nuovo ristorante Kosher Lemehadrin “Ghimel Garden”. Presente all’evento anche rav Scialom Bahbout, rabbino capo di Venezia, che ha tenuto una breve lezione sulla casherut sul significato universale che essa assume in termini anche di accoglienza al prossimo.

Michael Calimani
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j-ciak
Gerusalemme, appuntamento davanti al grande schermo
Dopo l’annuncio del film di apertura – che sarà “Mia madre” di Nanni Moretti, in proiezione giovedì 9 luglio nella magnifica cornice della Sultan’s Pool – il Jerusalem Film Festival svela il programma di questa trentaduesima edizione.  Come già nel passato, protagonisti assoluti dei film in concorso sono le luci e le ombre dell’attualità d’Israele. 

Mentre negli Stati Uniti esce domani, con il titolo “A Borrowed Identity – Un’identità in prestito” il film di Eran Riklis che racconta di un ragazzino arabo che con fatica tenta di conquistare un’identità israeliana, il festival, che lo scorso anno doveva aprirsi proprio con questo lavoro (ma con il titolo “Arab Dancers”), torna sulla questione. “A.K.A. Nadia” di Tova Ascher, che proprio con Riklis aveva lavorato in “Il giardino di limoni” (2008), “La sposa siriana” (2004) e “Il responsabile delle risorse umane” (2010), narra la vicenda di Maya Goldwasser, donna in carriera, madre e moglie che vive da israeliana pur essendo nata, come Nadia, da una famiglia araba. Dopo vent’anni il passato, alimentato dal razzismo e dalla xenofobia, ritorna assieme alla domanda se sia davvero possibile reinventare la propria vita. 
“The Man in the Wall” di Evgeny Ruman si sposta su un crinale più sottile, con la vicenda del giovane Rami che una sera sparisce. Nell’arco di una notte amici e vicini faranno visita alla moglie Shari cercando di capire cosa può essergli accaduto e chi è in realtà lo scomparso.
“Tikkun” di Avishai Sivan, che nel 2008 aveva vinto a Cannes la Caméra d’Or per “The vagabond”, s’inoltra invece nel mondo ortodosso, illuminando la crisi di coscienza di un padre che riesce a riportare in vita il figlio morente. Brillante studioso, invidiato da tutti per il suo talento e la sua osservanza, il giovane dopo la crisi cambierà profondamente. La gioia del padre sfumerà negli incubi e in una drammatica crisi di coscienza.

Daniela Gross

(Nell'immagine una scena del fim "A.K.A. Nadia").
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Libro su libro
Medio Oriente, il conflitto

letto da un generale italiano
Un libro sul conflitto israelo-palestinese scritto da un generale dei Carabinieri, Pietro Pistolese e da Simon Petermann, professore di scienze politiche presso le università di Bruxelles e Liegi (“La terra, il sangue e le parole: Israele e Palestina, un percorso minato verso la pace”, editore Stefano Termanini di Genova), ci parla del conflitto mediorientale da una prospettiva nuova. I due autori si sono conosciuti molti anni fa durante una missione in quelle Terre e il volume ha il pregio di essere stato scritto da testimoni oculari di uno dei periodi più articolati forse nella storia del conflitto: dall’implementazione degli accordi di Oslo a quella che viene definita “la caduta delle illusioni”.

Presentando il volume a Roma, presso il circolo Ufficiali Carlo Duilio, l’ambasciatore Sandro De Bernardin,direttore generale per gli affari politici e di sicurezza della Farnesin, che ha rappresentato l’Italia in Israele dal 2004 al 2008, ha sottolineato quanto esso sia “una miniera ricchissima di informazioni, ma anche di emozioni, incastonati ricordi e situazioni vissute.” “Il merito degli autori – ha commentato ancora De Bernardin – è quello di cercare di capire la situazione mettendosi nei panni degli altri”. Il libro si sofferma infatti anche sugli aspetti psicologici, sulla paura, sulla semantica data al conflitto dalle due parti.

Simonetta Della Seta
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MILANO, la presentazione DI PROGETTO DREYFUS
“Un’azione aggressiva e veloce
contro il pregiudizio sul web"

Presentata anche a Milano la campagna di raccolta fondi dell’associazione Progetto Dreyfus, iniziativa impegnata sul web e nel mondo dei social network e legata alla comunicazione su temi come il conflitto in Medio Oriente, Israele e l’antisemitismo. A presentare al pubblico milanese il lavoro svolto fino ad oggi, alcuni degli ideatori, tra cui Beny Raccah, Gianluca Pontecorvo e Alex Zarfati.
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  pilpul
Setirot - La Memoria vera
Importante e nobile messaggio quello del Memoriale della Shoah di Milano che ha accolto i primi profughi eritrei. Quando la Memoria è vera, dico io. Nelle parole di Roberto Jarach un monito: «Viviamo ogni giorno all’ombra della scritta “indifferenza” che abbiamo voluto mettere qui all’ingresso del Memoriale. In mezzo a una tragedia come questa ecco la nostra missione, non possiamo voltare la testa dall’altra parte». Oggi, ieri, e domani. Devo dire che ogni volta che mi hanno invitato a qualche dibattito, conferenza o manifestazione in occasione del Giorno della Memoria, la mia fissazione è sempre stata di insistere e insistere e insistere ancora nel sottolineare come noi italiani non avessimo mai fatto, a tutt’oggi, i conti con la nostra storia (leggi razziste, collaborazione con i tedeschi, spiate, indifferenza appunto, ma anche un passato coloniale orrendamente vergognoso).

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Solidarietà
Le discussione dei leader europei vertono su due grandi temi: i migranti e la Grecia. In entrambi i casi il problema è lo stesso, manca lo spirito di solidarietà che è alle fondamenta dell’integrazione europea. Nel primo caso da parte degli Stati che rifiutano l’idea di accogliere una parte dei migranti e si rifiutano a pensare ad un sistema in cui l’Europa fornisca una risposta unica e coerente ad un problema collettivo. Nel secondo della Grecia e dei suoi leader politici che si rifiutano invece di impegnarsi nelle riforme e nella restituzione di quanto ottenuto dagli altri paesi europei. Soldi nostri che non sono serviti a pagare servizi, ma a garantire la sopravvivenza della Grecia.

Daniel Funaro
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