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27 luglio 2015 - 11 Av 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Benedetto Carucci Viterbi, rabbino
Il 9 di Av, oltre alla memoria della distruzione del primo e del secondo Santuario di Gerusalemme, è anche la data nella quale Dio decretò per il popolo uscito dall’Egitto i quaranta anni di erranza nel deserto. Paradosso di un popolo che è in esilio ancor prima di giungere nella terra promessa.
Anna
Foa,
storica
In un emozionante articolo apparso su Repubblica di domenica Gabriele Romagnoli ricorda insieme Ma’lula, il villaggio siriano dove si parla l’aramaico, distrutto dagli islamisti, e padre Dall’Oglio, rapito esattamente due anni fa, il 29 luglio 2013, in Siria, di cui ignoriamo ad oggi il destino. Romagnoli ricorda il monastero di Mar Musa, creato e diretto da padre Paolo, dove aveva trovato ospitalità e in cambio aveva lavato i piatti. E ricorda che padre Paolo gli aveva indicato Ma’lula e gli aveva detto “Vai laggiù e ascolterai la lingua perduta di Gesù Cristo”. Ma anche la lingua di gran parte dei testi ebraici e, nella preghiera, del Kol Nidré. I ricordi di Romagnoli risalgono a molti anni fa, prima che tutto quello che racconta, persone, cose, lingue andasse distrutto. Riavrà vita il villaggio di Ma’lula, tornerà fra noi padre Paolo?
Caos alla Spianata
Molti giornali si concentrano sugli scontri iniziati alle prime luci dell'alba fra manifestanti palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle moschee, in seguito all'erezione di barricate da parte di un gruppo di palestinesi entrati nella moschea di Al Aqsa, per trasformarle in una base da cui lanciare pietre e petardi contro i militari. All'origine di tale attacco, spiega La Stampa, la volontà di impedire che sulla Spianata entrino fedeli ebrei per pregare in occasione del digiuno del 9 di Av, che ricorda la distruzione del Tempio di Gerusalemme nell'anno 70. Il lancio di oggetti ha scatenato l'intervento della polizia, che ha risposto con il lancio di lacrimogeni, per rimuovere le barricate e chiudere le porte della moschea, dove i manifestanti palestinesi cercavano di attrarre gli agenti per accusarli di sacrilegio in uno dei luoghi più cari all'Islam. Sei palestinesi arrestati e una dozzina di agenti israeliani feriti, il bilancio dello scontro. Protesta la Giordania, che accusa Israele di aver violato le intese tra i due paesi sullo status del luogo. Secondo il presidente israeliano Reuven Rivlin si tratta invece di “atti di violenza e terrorismo intollerabili e il fatto di compierli in un giorno come il 9 di Av dev'essere condannato in maniera inequivocabile”.

Voci sul conflitto. Sulla stampa italiana sono molteplici le voci che commentano la situazione del conflitto israelo-palestinese. Repubblica intervista lo scrittore israeliano Assaf Gavron, il quale afferma che “gli scontri alla moschea di Al Aqsa sono stati provocati da fanatici che ora si accusano reciprocamente”. Sul Fatto Quotidiano invece Furio Colombo, sostenendo la tendenziosità delle idee espresse nel libro “L'industria israeliana della violenza” di Enrico Bartolomei, Diana Carminati e Alfredo Tradardi, scrive: “Tutti gli episodi di guerra e violenza di Israele vengono mostrati come una prova continua di vocazione al massacro. In questo modo è vinta la gara con Isis Television, che non chiede scuse o ragioni per la propria crudeltà, intende solo educare all'obbedienza”.

Nucleare iraniano, cosa dice l'opposizione israeliana. Sul Mattino le istanze dell'opposizione israeliana a proposito dell'accordo di Vienna sul nucleare iraniano, su cui il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso grave dissenso. È unanime la preoccupazione per la minaccia di Teheran che rimane presente, ma vari esponenti politici e militari invitano a esaminare i punti dell'accordo per individuarne i punti di forza prima di rivolgersi al Congresso Usa perché non lo ratifichi. Il leader laburista Herzog attacca intanto il governo Netanyahu, affermando che il premier “si basa sulla sindrome del Tishah be-Av per disseminare timori nel popolo”.
 
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  davar
israele
Rivlin: "Ferma condanna
per gli atti di violenza"

"Gli atti di violenza e terrorismo commessi contro i fedeli in luoghi sacri devono essere condannati inequivocabilmente”. Questa la ferma posizione del presidente israeliano Reuven Riviln a margine dei violenti scontri occorsi ieri a Gerusalemme.
Alcuni manifestanti palestinesi, dopo essersi introdotti nella moschea di Al Aqsa durante la notte, hanno eretto delle barricate dalle quali è partito un lancio di pietre e petardi contro la polizia israeliana di guardia per garantire la sicurezza nel giorno del digiuno di Tisha be-Av, in occasione del quale molti fedeli ebrei si recano sul sito per pregare e ricordare la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Il lancio di oggetti ha provocato l'intervento degli agenti, volto a rimuovere le barricate e chiudere le porte della moschea, all'interno della quale i manifestanti hanno cercato di attrarli per accusarli di sacrilegio.
In Israele vivace, in queste ore, il dibattito politico sullo stato degli equilibri nei luoghi sacri di Gerusalemme. 
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appuntamento al 6 setttembre
Una Giornata per i ponti
È online il nuovo sito della Giornata Europea della Cultura Ebraica, strumento che nasce per favorire la comunicazione e l’organizzazione dell'evento che vede la partecipazione di settantadue località nella sola Italia, oltre che di trentadue Paesi europei coinvolti nel circuito. Promossa e coordinata dal dipartimento Informazione e Relazioni Esterne dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Giornata è diffusa su tutto il territorio italiano e i suoi tanti appuntamenti sono raccolti ora sotto un unico “ombrello” online.
Cliccando su www.ucei.it/giornatadellacultura, l’utente accede a uno spazio online che si apre con un saluto di benvenuto del presidente UCEI Renzo Gattegna, e che offre la possibilità di navigare tra le tante sezioni, dagli approfondimenti sul tema di quest’anno, Ponti e AttraversaMenti, ai virtual tour, dalle gallery fotografiche ai video, passando per i focus sulla cultura e le tradizioni ebraiche.
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Qui berlino
Maccabi, l'emozione dei Giochi
È appena sbarcata a Berlino la delegazione italiana che parteciperà ai prossimi Giochi europei del Maccabi. Una settantina di persone in tutto. Dirigenti, allenatori e atleti. Due squadre di calcetto (master e junior), compagini in lizza nella pallanuoto, nel tennis, nel golf, nel triathlon e nella mezza maratona. Il supporto logistico di Federcalcio e Federazione Italiana Nuoto.
“Siamo orgogliosi, non è evidentemente un torneo come altri. L'ebraismo europeo che si dà appuntamento a Berlino, quattro anni dopo essersi ritrovato a Vienna. È chiaro che tutto questo ha un valore simbolico straordinario” afferma il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello. Supporterà la delegazione anche Claudia De Benedetti, consigliere UCEI con incarichi nel Maccabi a livello europeo.
“Prima dell'aspetto agonistico – sottolinea Pavoncello – sono i valori del Maccabi e il significato di questo ritorno, a pesare. La cerimonia di apertura di Vienna fu già di per sé una rivincita del nostro popolo sulla Storia. Adesso, a Berlino, mi attendo un'emozione ancora più forte”.
Settanta giovani protagonisti a Berlino, si legge sulla prima pagina del numero di agosto del giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche in distribuzione. A fianco un'evocativa immagine di alcuni ragazzi del Maccabi che ricevono la benedizione, nella sinagoga di Roma, prima di partire alla volta dei Giochi viennesi.
Sensazioni che si riaffacciano con la stessa intensità in queste ore e che hanno conquistato anche il più importante quotidiano sportivo nazionale, la Gazzetta dello sport, che si è rivolto proprio alla redazione UCEI per raccontare il viaggio e le aspettative degli Azzurri.Leggi

Televisione - la strage all'hypercacher
Yoav, il sorriso spezzato

Yoav Hattab aveva 21 anni, era nato e cresciuto in Tunisia ma si era trasferito a Parigi per lavorare. L'estate l'aveva trascorsa facendo il Taglit, il viaggio dedicato ai ragazzi ebrei che partono alla scoperta di Israele. Il 9 gennaio si trovava all'interno del supermercato Hypercacher di Porte de Vincennes e stava facendo gli ultimi acquisti prima dell'inizio dello Shabbat.
Yoav Hattab è stata una delle quattro vittime di Amedy Coulibaly, il terrorista legato ai fratelli Kouachi, che due giorni dopo l'attacco alla redazione di Charlie Hebdo è entrato nel supermercato tenendo in ostaggio per ore decine di persone e ha freddato anche il ventenne Yohan Cohen, Philippe Braham di 45 anni e Francois-Michel Saada di 64 anni.
Proprio alla drammatica storia del giovane è dedicato il documentario “Io sono Yoav”, che andrà in onda il 29 luglio su Rai 3 alle 23 e 40 per il ciclo Doc3, girato e autoprodotto da Sabina Fedeli, Stefania Miretti e Amelia Visintini e montato da Mescalito Sangiovanni.
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israele - in viaggio con taglit
Le suggestioni di Tzfat
Roma, Milano, Firenze, Palermo, Malta, Verona, Venezia, Bologna, Torino, Trieste, ma anche Svizzera, Regno Unito e Lettonia. Vengono da tutta Italia (e non solo) i ragazzi in viaggio con l’edizione tricolore di Taglit-Birthright, organizzazione che offre la possibilità di visitare Israele a giovani dai 18 ai 26 anni. Su Pagine Ebraiche le testimonianze dei partecipanti.
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sorgente di vita
Le parole di Renzi
La visita in Israele del presidente del Consiglio Matteo Renzi con alcuni stralci del suo discorso alla Knesset apre la puntata di Sorgente di vita di domenica 26 luglio, in replica questa sera. Segue una serata nel giardino della sinagoga di Firenze in occasione di un concerto del Balagan Cafè, appuntamento estivo che quest’anno fa da prologo alla Giornata Europea della Cultura Ebraica. Domenica 6 settembre Firenze sarà infatti la capofila delle iniziative: in oltre 70 località italiane sinagoghe, musei, quartieri ebraici accoglieranno turisti e visitatori con musica, spettacoli, incontri e assaggi gastronomici per far conoscere tradizioni, cultura e storia di una presenza millenaria.
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pilpul
 Oltremare - I tetti di Tel Aviv
 In questi giorni torridi, che per noi sono assolutamente normali d’estate, ma comunque non piacevolissimi, mi colpiscono due cose. Primo, che l’anno scorso esattamente in questi giorni non ne potevamo più di sirene e rifugi, e di missili e di quei pezzi di metallo che cadevano sui tetti, nei giardini e accanto agli asili. Non se ne parla molto, salvo per quanti hanno perduto un figlio, fratello o marito a Gaza, e in questi giorni devono andare al cimitero a chiudere l’anno di lutto religioso. Sabato sera sulla Tayelet, a pochi metri da dove leggevamo in mezzo alla sabbia le lamentazioni di Eichà che danno inizio al digiuno del 9 di Av, è spuntato un mini-memoriale per uno di caduti di Tzuk Eitan, che prima del richiamo giocava a beach volley in uno dei campi illuminati tutta la notte. La seconda cosa che mi colpisce è che ultimamente mi è capitato, per ragioni di lavoro e non, di frequentare molti tetti.

Daniela Fubini, Tel Aviv 
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Il piombo dell'Europa
Le immagini televisive ci consegnano, quasi in presa diretta, le trasformazioni in atto nella “nuova Ungheria” di Viktor Orbán, dove si sta costruendo un muro contenitivo – l’ennesimo, dal 1989 – contro l’ingresso clandestino di immigrati dalla Serbia. Di corredo, le stesse immagini, per nulla censurate, anzi diffuse senza alcun problema né, tanto meno, sensi di colpa, documentano di vagoni indecorosamente stipati da donne e uomini, bambini e anziani, trasportati coattivamente, in genere sotto scorta, a Budapest. Ogni vagone viene chiuso dall’esterno usando il piombo e quindi isolato dal resto del convoglio. Si affrettano a precisare, i cronisti, che l’Ungheria è un ‘paese di transito’ poiché i migranti – meglio dire la lunga teoria di profughi – sarebbe destinata ad altre mete. 

Claudio Vercelli
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