 Benedetto Carucci Viterbi, rabbino
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Il
9 di Av, oltre alla memoria della distruzione del primo e del secondo
Santuario di Gerusalemme, è anche la data nella quale Dio decretò per
il popolo uscito dall’Egitto i quaranta anni di erranza nel deserto.
Paradosso di un popolo che è in esilio ancor prima di giungere nella
terra promessa.
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Anna
Foa,
storica
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In
un emozionante articolo apparso su Repubblica di domenica Gabriele
Romagnoli ricorda insieme Ma’lula, il villaggio siriano dove si parla
l’aramaico, distrutto dagli islamisti, e padre Dall’Oglio, rapito
esattamente due anni fa, il 29 luglio 2013, in Siria, di cui ignoriamo
ad oggi il destino. Romagnoli ricorda il monastero di Mar Musa, creato
e diretto da padre Paolo, dove aveva trovato ospitalità e in cambio
aveva lavato i piatti. E ricorda che padre Paolo gli aveva indicato
Ma’lula e gli aveva detto “Vai laggiù e ascolterai la lingua perduta di
Gesù Cristo”. Ma anche la lingua di gran parte dei testi ebraici e,
nella preghiera, del Kol Nidré. I ricordi di Romagnoli risalgono a
molti anni fa, prima che tutto quello che racconta, persone, cose,
lingue andasse distrutto. Riavrà vita il villaggio di Ma’lula, tornerà
fra noi padre Paolo?
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Caos alla Spianata
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Molti
giornali si concentrano sugli scontri iniziati alle prime luci
dell'alba fra manifestanti palestinesi e polizia israeliana sulla
Spianata delle moschee, in seguito all'erezione di barricate da parte
di un gruppo di palestinesi entrati nella moschea di Al Aqsa, per
trasformarle in una base da cui lanciare pietre e petardi contro i
militari. All'origine di tale attacco, spiega La Stampa, la volontà di
impedire che sulla Spianata entrino fedeli ebrei per pregare in
occasione del digiuno del 9 di Av, che ricorda la distruzione del
Tempio di Gerusalemme nell'anno 70. Il lancio di oggetti ha scatenato
l'intervento della polizia, che ha risposto con il lancio di
lacrimogeni, per rimuovere le barricate e chiudere le porte della
moschea, dove i manifestanti palestinesi cercavano di attrarre gli
agenti per accusarli di sacrilegio in uno dei luoghi più cari
all'Islam. Sei palestinesi arrestati e una dozzina di agenti israeliani
feriti, il bilancio dello scontro. Protesta la Giordania, che accusa
Israele di aver violato le intese tra i due paesi sullo status del
luogo. Secondo il presidente israeliano Reuven Rivlin si tratta invece
di “atti di violenza e terrorismo intollerabili e il fatto di compierli
in un giorno come il 9 di Av dev'essere condannato in maniera
inequivocabile”.
Voci sul conflitto. Sulla stampa italiana sono molteplici le voci che
commentano la situazione del conflitto israelo-palestinese. Repubblica
intervista lo scrittore israeliano Assaf Gavron, il quale afferma che
“gli scontri alla moschea di Al Aqsa sono stati provocati da fanatici
che ora si accusano reciprocamente”. Sul Fatto Quotidiano invece Furio
Colombo, sostenendo la tendenziosità delle idee espresse nel libro
“L'industria israeliana della violenza” di Enrico Bartolomei, Diana
Carminati e Alfredo Tradardi, scrive: “Tutti gli episodi di guerra e
violenza di Israele vengono mostrati come una prova continua di
vocazione al massacro. In questo modo è vinta la gara con Isis
Television, che non chiede scuse o ragioni per la propria crudeltà,
intende solo educare all'obbedienza”.
Nucleare iraniano, cosa dice l'opposizione israeliana. Sul Mattino le
istanze dell'opposizione israeliana a proposito dell'accordo di Vienna
sul nucleare iraniano, su cui il primo ministro Benjamin Netanyahu ha
espresso grave dissenso. È unanime la preoccupazione per la minaccia di
Teheran che rimane presente, ma vari esponenti politici e militari
invitano a esaminare i punti dell'accordo per individuarne i punti di
forza prima di rivolgersi al Congresso Usa perché non lo ratifichi. Il
leader laburista Herzog attacca intanto il governo Netanyahu,
affermando che il premier “si basa sulla sindrome del Tishah be-Av per
disseminare timori nel popolo”.
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appuntamento al 6 setttembre
Una Giornata per i ponti
È
online il nuovo sito della Giornata Europea della Cultura Ebraica,
strumento che nasce per favorire la comunicazione e l’organizzazione dell'evento
che vede la partecipazione di settantadue località nella sola Italia,
oltre che di trentadue Paesi europei coinvolti nel circuito. Promossa e
coordinata dal dipartimento Informazione e Relazioni Esterne
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Giornata è diffusa su
tutto il territorio italiano e i suoi tanti appuntamenti sono raccolti
ora sotto un unico “ombrello” online.
Cliccando su www.ucei.it/giornatadellacultura, l’utente accede a uno
spazio online che si apre con un saluto di benvenuto del presidente
UCEI Renzo Gattegna, e che offre la possibilità di navigare tra le
tante sezioni, dagli approfondimenti sul tema di quest’anno, Ponti e
AttraversaMenti, ai virtual tour, dalle gallery fotografiche ai
video, passando per i focus sulla cultura e le tradizioni ebraiche.
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Qui berlino
Maccabi, l'emozione dei Giochi
È
appena sbarcata a Berlino la delegazione italiana che parteciperà ai
prossimi Giochi europei del Maccabi. Una settantina di persone in
tutto. Dirigenti, allenatori e atleti. Due squadre di calcetto (master
e junior), compagini in lizza nella pallanuoto, nel tennis, nel golf,
nel triathlon e nella mezza maratona. Il supporto logistico di
Federcalcio e Federazione Italiana Nuoto. “Siamo orgogliosi, non è evidentemente un torneo come altri. L'ebraismo
europeo che si dà appuntamento a Berlino, quattro anni dopo essersi
ritrovato a Vienna. È chiaro che tutto questo ha un valore simbolico
straordinario” afferma il presidente del Maccabi Italia Vittorio
Pavoncello. Supporterà la delegazione anche Claudia De Benedetti,
consigliere UCEI con incarichi nel Maccabi a livello europeo.
“Prima dell'aspetto agonistico – sottolinea Pavoncello – sono i valori
del Maccabi e il significato di questo ritorno, a pesare. La cerimonia
di apertura di Vienna fu già di per sé una rivincita del nostro popolo
sulla Storia. Adesso, a Berlino, mi attendo un'emozione ancora più
forte”. Settanta giovani protagonisti a Berlino, si legge sulla prima pagina
del numero di agosto del giornale dell'ebraismo italiano Pagine
Ebraiche in distribuzione. A fianco un'evocativa immagine di alcuni ragazzi del Maccabi che ricevono la benedizione, nella sinagoga di
Roma, prima di partire alla volta dei Giochi viennesi.
Sensazioni che si riaffacciano con la stessa intensità in queste ore e
che hanno conquistato anche il più importante quotidiano sportivo
nazionale, la Gazzetta dello sport, che si è rivolto proprio alla
redazione UCEI per raccontare il viaggio e le aspettative degli Azzurri.Leggi
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israele - in viaggio con taglit Le suggestioni di Tzfat
Roma,
Milano, Firenze, Palermo, Malta, Verona, Venezia, Bologna, Torino,
Trieste, ma anche Svizzera, Regno Unito e Lettonia. Vengono da tutta
Italia (e non solo) i ragazzi in viaggio con l’edizione tricolore di
Taglit-Birthright, organizzazione che offre la possibilità di visitare
Israele a giovani dai 18 ai 26 anni. Su Pagine Ebraiche le
testimonianze dei partecipanti.
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Oltremare - I tetti di Tel Aviv
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In
questi giorni torridi, che per noi sono assolutamente normali d’estate,
ma comunque non piacevolissimi, mi colpiscono due cose. Primo, che
l’anno scorso esattamente in questi giorni non ne potevamo più di
sirene e rifugi, e di missili e di quei pezzi di metallo che cadevano
sui tetti, nei giardini e accanto agli asili. Non se ne parla molto,
salvo per quanti hanno perduto un figlio, fratello o marito a Gaza, e
in questi giorni devono andare al cimitero a chiudere l’anno di lutto
religioso. Sabato sera sulla Tayelet, a pochi metri da dove leggevamo
in mezzo alla sabbia le lamentazioni di Eichà che danno inizio al
digiuno del 9 di Av, è spuntato un mini-memoriale per uno di caduti di
Tzuk Eitan, che prima del richiamo giocava a beach volley in uno dei
campi illuminati tutta la notte. La seconda cosa che mi colpisce è che
ultimamente mi è capitato, per ragioni di lavoro e non, di frequentare
molti tetti.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Il piombo dell'Europa |
Le
immagini televisive ci consegnano, quasi in presa diretta, le
trasformazioni in atto nella “nuova Ungheria” di Viktor Orbán, dove si
sta costruendo un muro contenitivo – l’ennesimo, dal 1989 – contro
l’ingresso clandestino di immigrati dalla Serbia. Di corredo, le stesse
immagini, per nulla censurate, anzi diffuse senza alcun problema né,
tanto meno, sensi di colpa, documentano di vagoni indecorosamente
stipati da donne e uomini, bambini e anziani, trasportati
coattivamente, in genere sotto scorta, a Budapest. Ogni vagone viene
chiuso dall’esterno usando il piombo e quindi isolato dal resto del
convoglio. Si affrettano a precisare, i cronisti, che l’Ungheria è un
‘paese di transito’ poiché i migranti – meglio dire la lunga teoria di
profughi – sarebbe destinata ad altre mete.
Claudio Vercelli
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