3 agosto 2015 - 17 Av 5775 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Paolo Sciunnach e di
Anna Foa. Nella sezione pilpul una riflessione di Daniela Fubini.
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Israel Foreign Min. @IsraelMFA 2 agosto
.@PresidentRuvi:The State of Israel was & will continue to be a state of the rule of law,liberty,tolerance & justice
The Jerusalem Post @Jerusalem_Post
2 agosto
Rabbis, Palestinian peace activists unite in show of solidarity against violence http://dlvr.it/Bk4crz #JPost #BreakingNews
Haaretz.com @haaretzcom
2 agosto
Security cabinet OKs administrative detention of Jewish terror suspects http://htz.li/33X
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Israele e la lotta agli estremisti
Nuove
misure di sicurezza per fermare gli estremisti israeliani. È quanto ha
deciso ieri il governo di Gerusalemme, estendendo l'applicabilità delle
misure anti-terrorismo adottate fino ad ora contro i movimenti
terroristici palestinesi. “Gli estremisti vogliono minare i diritti
fondamentali della nostra società. Ma la pagheranno”, ha dichiarato il
Primo ministro Benjamin Netanyahu, appresa la notizia della morte di
Shira Banki, la ragazza di 16anni rimasta vittima dell'aggressione
compiuta dall'estremista Yishai Schissel durante la sfilata del gay
pride a Gerusalemme. “Sotto la spinta del ministro della Difesa Moshe
Ya'alon, il governo di Gerusalemme – scrive Repubblica - ha deciso ieri
di usare la mano dura contro gli estremisti ebrei e le frange
religioso-messianiche che lo stesso primo ministro Netanyahu ha
qualificato come 'terroristi'”. Yaalon, continua Repubblica, “ha
autorizzato la 'detenzione amministrativa' contro i leader dei gruppi
dell'estrema destra ebraica e per i militanti sospettati di farne
attivamente parte”. A questo mondo appartengono, secondo le autorità
israeliane, i responsabili dell'attacco incendiario di Kfar Douma, in
cui è stato assassinato un bimbo di 18 mesi e su cui sta indagando lo
Shin Bet (Il Messaggero).
Rompere il silenzio.
“Non c'è alternativa all'alzarsi in piedi e al combattere per
l'immagine di questo Paese. La maggioranza silenziosa deve,
semplicemente deve, smettere di essere silenziosa. Prima che sia troppo
tardi”. È l'appello lanciato dello scrittore israeliano Eshkol Nevo
dalle colonne del quotidiano Yedioth Ahronoth dopo gli ultimi attentati
compiuti da estremisti in Israele. Parole riportate dal Corriere della
Sera che ricorda anche la presa di posizione del presidente israeliano
Reuven Rivlin, intervenuto in modo chiaro contro il fanatismo, contro
quelle fiamme che “stanno incendiando il Paese, che permettono di
uccidere in nome della Torah”. Proprio per le sue posizioni, Rivlin è
stato oggetto di minacce. “Rischi di fare la stessa fine di Yizthak
Rabin”, l'inquietante avvertimento, scrive il Corriere, lanciato dagli
ultranazionalisti religiosi. E dal mondo religioso israeliano, sono
arrivate molte condanne rispetto ai fatti degli ultimi giorni.
“Inammissibile che nel nome della religione si infierisca sul
prossimo”, il messaggio del rabbino capo d'Israele rav Yitzhak Yosef e
dal rabbino di Gerusalemme rav Shlomo Amar (La Stampa).
L'odio che mette in pericolo Israele.
“La mano di un uomo apre una finestra in piena notte e lancia una
bottiglia incendiaria in una stanza dove dormono madre, padre e due
bambini. I pensieri, le immagini, sono strazianti. Chi è la persona, o
le persone, capaci di un simile gesto?”, scrive lo scrittore israeliano
David Grossman, in un appello pubblicato oggi da Repubblica e diretto
soprattutto all'attuale leadership israeliana, dopo i tragici fatti di
Kfar Douma. Grossman sottolinea come il premier Netanyahu e i suoi
ministri abbiano subito condannato l'attacco incendiario di giovedì
scorso. “Ciò che è difficile capire – afferma lo scrittore - è come il
capo del governo e i suoi ministri possano ignorare il legame tra il
fuoco da loro attizzato per decenni e le fiamme degli ultimi
avvenimenti. Come non vedano il nesso tra l'occupazione della
Cisgiordania che dura da quarantotto anni e la realtà buia e fanatica
creatasi ai margini della coscienza israeliana”.
Il ricordo di Shira.
“La nostra magica Shira è stata barbaramente assassinata perché era una
ragazza felice di sedici anni, piena di amore e di vitalità, scesa in
una strada di Gerusalemme per appoggiare la lotta dei suoi amici. Per
nessuna altra ragione che non sia il male, l'odio, la stupidità e la
negligenza la vita del nostro bellissimo fiore è stata definitivamente
recisa”. È il doloroso comunicato diffuso dalla famiglia di Shira Baki,
dopo la notizia della sua morte (Repubblica).
L'Italia e la sicurezza.
Sul Corriere delle Sera Angelo Panebianco riflette sul ruolo
dell'Italia rispetto alla situazione della sicurezza internazionale, da
conciliare con gli interessi economici del nostro Paese. Panebianco
chiede alla politica, di sinistra e di destra, maggiore chiarezza sulle
sue posizione in materia di Esteri. Un esempio, l'Iran, rispetto al
quale per l'editorialista del Corriere “la sicurezza non pare in cima
alle preoccupazioni Italia ne. Nonostante le dichiarazioni in senso
contrario: l'Iran, si dice, aiuterà a colpire lo Stato islamico. Forse,
ma perché non chiedersi anche quale sarà l'effetto sul mondo sunnita
dell'alleanza fra i crociati e gli eretici sciiti contro il Califfo,
sunnita pure lui?”.
Torino, la storia dietro Via Artom.
La Stampa presenta il libro di Alessandro Musto, “Via Artom”, un
racconto dedicato al partigiano e intellettuale ebreo Emanuele Artom
ucciso dai nazifascisti e alla via che la sua città, Torino, gli ha
dedicato. Intervistato dal quotidiano torinese, Musto sottolinea il
lavoro di ricerca fatto per scrivere il romanzo - che ha vinto il
concorso letterario Rai La Giara -, e ricorda tra i caratteri di
Artom “l’ironia e la dignità con cui andava ai “lavori forzati” a
cui era costretto in quanto ebreo. Il fatto stesso che a Torino ci
fossero i lavori forzati, in seguito alle leggi razziali, continua a
raggelarmi”.
L'ambiguo dottor Weigl.
Il Corriere presenta il libro di Arthur Allen Il fantastico laboratorio
del dottor Weigl (edito da Bollati Boringhieri), in cui si racconta la
storia di Rudolf Weigl, medico polacco reclutato dai nazisti per
produrre un vaccino contro il tifo e che, nel corso del suo
lavoro, riuscì a salvare migliaia di uomini e donne della
Resistenza. Allen riporta alla luce anche la storia
dell'assistente di Weigl, il dottor Ludwik Fleck, deportato a
Buchenwald in quanto ebreo. Nel campo di concentramento, assieme ad
altri scienziati Fleck continuò a lavorare al vaccino contro il tifo,
realizzando uno “inefficace per i nazisti e, per contro, uno abbastanza
efficace per i membri della Resistenza di Buchenwald”.
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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