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Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Inizia
il mese di Elul e giustamente iniziano gli inviti a lavorare su noi
stessi, all’introspezione, al miglioramento delle nostre relazioni con
l’Alto e con il Prossimo. Non mi sottraggo neanche io a questo sano
stimolo morale e lancio una campagna d’azione che cominci da rosh
chodes Elul, una campagna che chiamerò “Salutammece”, napoletano per
salutiamoci. Il saluto dell’altro, del conoscente, del vicino, di colui
che si incontra al tempio o al bar è una mitzva e bisogna sempre
salutare per primi ( Pirke Avot 4,15). Rispetto al saluto non esistono
gerarchie o importanze di sorta e quindi chiunque dovrebbe essere
attento a salutare il proprio prossimo come insegna il Talmud Ketubot
111b a nome di Rabbi Yochanan che interpretando un versetto di Genesi
49, 12 (“i denti bianchi da latte”) afferma che migliore colui che
sorride e saluta il prossimo più di colui che gli serve da bere del
latte rinfrescante. Perché se davvero vogliamo lavorare su noi stessi a
partire da Elul, dobbiamo cominciare dalle piccole cose: un saluto, un
sorriso, uno Shalom detto a tutti. Salutammece.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Nel
suo interessante post del 3 agosto Paolo Sciunnach sosteneva con ottime
e condivisibili argomentazioni che l’Ebraismo e il Cristianesimo non
nascono dallo stesso grembo, ma che è il secondo a nascere dal grembo
del primo ed è quindi teso alla ricerca della sua “radice ebraica”.
Concordo. Sono meno d’accordo con la successiva affermazione secondo
cui “l’Ebraismo può fare a meno tranquillamente del Cristianesimo”. Si
tratta di un’opinione che può avere una sua validità solo se si limita
ai fondamenti teologici, ma rischia di non tenere conto dei lunghi
secoli di storia che hanno caratterizzato i rapporti spesso tormentati
fra comunità ebraiche e chiese cristiane. Possiamo pensare che la
convivenza e a tratti lo scontro con il Cristianesimo non abbiano
lasciato delle tracce nell’Ebraismo? Io non penso.
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Giubileo anti-Isis
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Non
fanno quasi più notizia i crimini dell'Isis. Ieri il bombardamento dei
civili a Sirte e un terribile ultimatum: “Pronti a usare i gas contro
la popolazione”.
Prende intanto le contromisure il Vaticano, che per il prossimo
Giubileo ha previsto un’intensificazione dei controll anti-terrorismo.
Come spiega il Corriere, i pellegrini si dovranno registrare via web. E
ci sarà un doppio varco per la sicurezza. “Alla Porta Santa solo con
l’accredito”, titola il quotidiano.
Offese a sfondo razziale contro alcuni cittadini maghrebini che le
avevano rubato la bicicletta condite da un richiamo ad epiteti
neofascisti per l’impresa del fidanzato (“camerato patriota”) che
avrebbe fatto giustizia recuperando il veicolo. Il tutto spiattellato
al pubblico dei social network.
Protagonista l’assessore all’istruzione della Regione Veneto Elena
Donazzan, non nuova a situazioni spiacevoli (Il Fatto Quotidiano, tra
gli altri).
Diritti religiosi e laicità: temi sempre vivi nel dibattito pubblico
francese. Una vicenda in particolare fa discutere: nelle scuole di
Chalon-sur-Saone, seconda città della Borgogna, tornerà ad essere
servito il prosciutto. “La scuola pubblica è laica, il menù è laico, e
sui banchi, come in mensa, tutti gli scolari sono uguali”. Questa la
posizione del sindaco, riportata dal Corriere.
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il rabbinato israeliano a confronto Conversioni, è scontro aperto
Più
che un sasso è un macigno quello gettato da un consistente numero di
rabbini nello 'stagno' del sistema delle conversioni israeliano. Un
macigno che, secondo alcuni media locali, potrebbe propagare onde tanto
alte da portare a una “rivoluzione”, a “un cambiamento epocale” nel
mondo religioso israeliano. Cosa è successo? Un gruppo di rabbini
ortodossi del movimento sionista religioso, guidati da rav David Stav,
leader dell'organizzazione Tzohar, e da rav Nachum Rabinovich, a capo
della Yeshiva Birkat Moshe di Maale Adumim, ha istituito un sistema di
tribunali per le conversioni all'ebraismo alternativo a quello del
Rabbinato centrale d'Israele, unico organo a cui è riconosciuta dallo
Stato la giurisdizione sulle conversioni stesse. Motivo scatenante di
questa scissione, la volontà di creare delle tribunali rabbinici “più
aperti alle necessità delle persone”, spiegava in un'intervista rav
Shlomo Riskin, rabbino capo di Efrat e tra i motori di questo
cambiamento. L'obiettivo principale del gruppo dei “ribelli” (anche se
rav Riskin ha negato si tratti di una “ribellione”), è concentrarsi
sulle conversioni, nel rispetto della halakhah – la legge ebraica – dei
figli delle persone immigrate dall'ex Unione Sovietica (oltre 350mila).
Ma l'effetto di questa mossa, a detta di alcuni analisti, potrebbe
portare a conseguenze ben più grandi.
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PRESTO IN ITALIA IL FILM DELLA PORTMAN
Amore e Tenebra, c'è il trailer
“Vai a dormire”.
“Ma mamma non ho sonno”.
“D’accordo vieni qui, ti racconto una storia”.
Sono queste le parole che aprono il trailer, ora online, di “A Tale of
Love and Darkness”, il primo film da regista dell’attrice premio Oscar
Natalie Portman. Recitato interamente in ebraico, è ispirato al libro
di Amos Oz “Una storia di amore e di tenebra” (edito in Italia da
Feltrinelli) nel quale racconta la tragica esistenza della madre Fania
e i suoi passi attraverso i grandi stravolgimenti del Novecento; dalle
persecuzioni naziste in Europa alla sofferta e combattuta nascita di
Israele.
“Come stai?”, chiede il piccolo Amos, ricevendo lo sguardo carico di
dolore della madre, interpretata dalla stessa Portman, mentre fuori
infuriano scene di tenebra e paura. Presentato durante il Festival di
Cannes lo scorso maggio, il film dovrebbe uscire in Italia nel novembre
di quest'anno e verrà distribuito dal Gruppo Ferrero.
È stato proprio Massimo Ferrero a raccontarne i retroscena in anteprima a Pagine Ebraiche.
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LA RASSEGNA SETTIMANALE DI MELAMED
Riscoprire la meritocrazia
Melamed
è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo
italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a
educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna
viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno
responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune
settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione
settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate
sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter
settimanale di melamed cliccare qui.
Torna a sostenere il valore della meritocrazia Roger Abravanel, che
lancia il progetto di un ranking per gli atenei: “Quelli buoni sono
abbastanza pochi, e poi il voto di laurea ha subito una spaventosa
perdita di valore”. Un labirinto in cui ci si perde, una realtà che
patisce in maniera drammatica il confronto con l’estero sia
nell’inserimento professionale che quanto a competenze: “L'Ocse mostra
che i laureati italiani vanno peggio nel problem solving dei diplomati
alla maturità coreani e olandesi! (...) E anche le migliori università
italiane per stessa ammissione dei rettori insegnano ancora troppo poco
a lavorare in gruppo o ad interagire con le imprese". Annuncia allora:
“Ho preso una decisione: aiutare a creare il primo ranking serio
dell'università italiana. Abbiamo delle idee, vorremmo coinvolgere un
grande quotidiano italiano e delle università prestigiose. È un
progetto appena nato, ma sappiamo esattamente come farlo” (Corriere
imprese nordest, 10 agosto).
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qui bologna - L'INTERVENTO DEL RABBINO CAPO
"Quel ristorante non è casher"C
"Il
Myrtha Cafè non è sotto la sorveglianza del rabbinato di Bologna e non
possiede alcuna certificazione di idoneità, per cui non è da
considerarsi casher".
Questa la comunicazione diffusa dal rabbino capo di Bologna rav Alberto
Sermoneta a seguito di alcune errate valutazioni apparse oggi sulla
stampa locale.
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Viaggio nel tempo |
È
confortante pensare – e infatti ce lo ripetiamo spesso – che i popoli
antichi che ci hanno perseguitato non esistono più da millenni mentre
noi siamo sempre qui. Il problema è: chi dice che noi siamo sempre gli
stessi e gli altri no? Non siamo gli unici a rivendicare continuità. Il
nazionalismo tedesco non si richiamava forse agli antichi Germani e
quello francese (persino nell’allegra e bonaria forma di Asterix) ai
Galli? Per non parlare dei greci (a leggere e sentire certi discorsi un
mese fa si faticava a capire se si stesse parlando di un referendum o
delle Termopili). Anche noi italiani ci troviamo come primo personaggio
citato per nome nel nostro inno nazionale un generale romano vissuto
2200 anni fa. Dunque i Romani distruttori del Tempio di Gerusalemme per
cui abbiamo da poco digiunato ci sono ancora? O, per lo meno, ci sono
ancora i loro discendenti, e noi ebrei italiani ogni volta che cantiamo
l’inno nazionale proclamiamo orgogliosamente di essere tra questi? Non
è esattamente così.
Anna Segre, insegnante
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Il pericolo nucleare |
Nel
mese d’agosto ricorre l’anniversario dello sgancio dei due ordigni
nucleari su Hiroshima e Nagasaki: settant’anni dopo questa strage
l’incubo dell’atomica è ancora in mezzo a noi. Anche alla luce
dell’intesa sul nucleare iraniano, non si può dimenticare la figura del
filosofo tedesco di origine ebraica, Günther Anders (1902-1992),
allievo di Edmund Husserl e Martin Heidegger, e uno tra i pensatori più
influenti nella lotta contro il riarmo nucleare. Una personalità
complessa e permeata di un costante pessimismo, che aveva strutturato
il proprio pensiero sul concetto che l’uomo fosse “ormai antiquato”,
perché ciò che ha prodotto e continua a produrre gli è da tempo
superiore, ed egli ne ha perso il pieno controllo, la cognizione, così
come la sopportazione delle atroci conseguenze.
Francesco Moises Bassano, studente
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Veleni |
Leggendo
Rehé, la parashà di domani, colpisce in questi giorni l’esortazione a
non prendere in Terra di Israele le brutte abitudini dei luoghi
conquistati. Un tempo questa cattiva condotta, caratterizzata da una
forte dose di violenza, prendeva il nome di idolatria. Oggi potrebbe
chiamarsi nello stesso modo, pur presentandosi sotto volti diversi,
spesso camuffati. Noi dovremmo sempre fare lo sforzo, ovunque siamo,
ovunque abitiamo, di riconoscerli per quello che sono, per non
assimilarli.
Ilana Bahbout
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