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28 Agosto 2015 - 13 Elul 5775
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
“E ponete molti studenti”. Si usa il verbo laamod (Meghillà 21a) perché dai tempi di Moshè fino alla morte di Rabban Gamliel si insegnava in piedi ed il Rav sedeva sulla sedia… Ad ogni modo questo non è lo scopo per il quale si deve stare in piedi o si deve stare seduti ed allora perché è detto ‘amidu’ (ponete)? Per questo mi sembra che sia detto ‘amidu’ per farli stare in piedi sulle gambe. Come a dire ‘sulle gambe’ nel comprendere i detti della Torah. Questo stare in piedi e la sua essenza insegna che la menzogna non ha piedi… che se questo è lo studio in piedi, che stiano in piedi e mantengano la verità. Ed a parte questo non esiste il senso di uno stare in piedi degli studenti. Pensando a tutti i ragazzi di Eretz Israel che (ri)inizieranno la scuola ed augurando loro di saper stare in piedi, sempre, tra cultura e storia del nostro popolo e cultura e storia del mondo, perché non siamo figli di un lontano ‘altrove’, ma figli della storia del mondo, vissuta con i valori del nostro popolo. Tosafot Yom Tov Avot, 1,1.
 
Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
Cos’hanno avuto in comune Ernesto Nathan, Maurizio Valenzi, Elio Morpurgo, Giacomo Levi-Civita, Giuseppe Colombo, Alessandro Tedeschi, e altri che ora non mi vengono a mente? Erano sindaci, di grandi città, come Roma o Napoli, o di piccoli borghi. Regolarmente eletti, hanno lavorato svolgendo funzioni politiche e amministrative secondo il loro credo politico, ma al servizio della città che si trovarono a governare. Nelle loro campagne elettorali sono stati sicuramente osteggiati da candidati avversi, e hanno saputo guadagnarsi la stima degli elettori sulla base di programmi e alleanze. Tutto normale? Certo, in una democrazia le cose funzionano in genere così. O almeno così funzionavano.
 
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Bibi: "Italia e Israele,
una grande amicizia"
È iniziata a Milano la tre giorni italiana di Benjamin Netanyahu: ieri la visita ad Expo, oggi l’arrivo a Firenze dove si confronterà con il primo ministro Matteo Renzi (che l’aveva invitato nel corso della sua recente missione a Gerusalemme) e, tra i molti incontri, accoglierà una delegazione della Comunità ebraica fiorentina. “Sono felice di incontrare Renzi, con l’Italia una grande amicizia” ha dichiarato ieri Netanyahu. Sul volo che ha portato Bibi a Milano anche il giornalista Maurizio Molinari della Stampa, che ha raccolto le opinioni di stretti collaboratori del premier.

Grande interesse, ma anche alcuni interrogativi, tra gli opinionisti di Pagine Ebraiche interpellati da Ada Treves a poche ore dall’uscita della monografia di Marco Belpoliti “Primo Levi, di fronte e di profilo” (ed. Guanda).
L’Osservatore Romano dà conto della pluralità di voci che hanno caratterizzato l’uscita del nostro notiziario quotidiano di ieri, riportando alcune considerazioni della storica Anna Foa. “Questo enorme volume – dice – mi ha dato l’impressione di essere anche in un certo senso l’autobiografia di Belpoliti stesso”.

Ultimo appuntamento a Firenze per il Balagan Cafè, iniziativa nel corso della quale è stato presentato il programma della prossima Giornata Europea della Cultura Ebraica (di cui Firenze è città capofila per l’Italia). Repubblica riporta alcune dichiarazioni della presidente della Comunità Sara Cividalli e dell’assessore alla Cultura Enrico Fink.
 
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  davar
domani il confronto con il premier renzi
Bibi a Firenze. Apre la visita l'incontro con i leader ebraici


La due giorni fiorentina del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si apre con l'incontro con il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna e i rappresentanti della Comunità ebraica locale, guidati dalla presidente Sara Cividalli.
Di ieri invece la visita ad Expo, apertasi direttamente al padiglione di Israele. Prima dell'incontro con la stampa, Netanyahu ha esplorato la struttura: l’orto verticale le cui colture cambiano colori e profumi col passare della stagione, l’interno che punta a raccontare l’eccellenza del paese nel campo dell’agricoltura tecnologica, in linea con il tema della manifestazione: “Feeding the Planet. Energy for Life”.
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SERGIO DELLA PERGOLA su pagine ebraiche
Per Israele un anno di solitudine
Il giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche pubblica nel numero di settembre attualmente in distribuzione il tradizionale dossier dedicato ai fatti salienti avvenuti nell'anno ebraico che volge al termine. La ricca documentazione è aperta da un'approfondita analisi dell'illustre politologo e demografo Sergio Della Pergola (Università Ebraica di Gerusalemme) dedicata alla situazione internazionale e in particolare ai grandi temi diplomatici che interessano la realtà del Medio Oriente.
Il testo esce in contemporanea anche in lingua inglese pubblicato dal prestigioso settimanale ebraico newyorkese "The Jewish Week".

L’anno ebraico che si conclude in questi giorni è stato segnato da una grave erosione nella posizione strategica di Israele in un mondo geopolitico in rapida trasformazione. Due le componenti di questa erosione, una esterna e globale che definisce i rapporti fra i paesi del mondo e Israele, e una più interna che riflette la risposta di Israele a queste sfide, e di riflesso coinvolge anche la diaspora ebraica. Il gancio al quale possiamo appendere tutto il racconto è indubbiamente l’accordo raggiunto a Vienna il 14 luglio (anniversario della Rivoluzione francese) fra i rappresentanti dei 5+1 e l’Iran sullo sviluppo futuro del nucleare iraniano. Il corpo centrale dell’accordo, che è stato presentato con una retorica alquanto banale come “un segnale di speranza per il mondo intero”, non costituisce ovviamente più che un copione generale di possibili futuri sviluppi la gestione dei quali rimane fermamente nelle mani dei padroni di casa iraniani. Nessuno, onestamente, ha parlato di certezze. Molti hanno parlato di controlli, glissando però sulle grottesche incongruenze delle procedure stabilite. È un accordo basato essenzialmente sulla fiducia, circa come una stretta di mano, ed è inquietante che le potenze occidentali siano pronte a dare tanto credito a una controparte di cui sono ben accertate le attività militari e terroristiche intese a scardinare l’ordine in Medio Oriente e non solo. Meno sorprendente la posizione della Russia e della Cina il cui interesse principale, a parte il contenimento dell’espansione iraniana, è quello di indebolire l’egemonia americana e tenere a bada quel malfermo e cigolante colosso che è l’Unione Europea. È altamente inquietante che un accordo di essenziale importanza macro-strategica come quello di Vienna abbia dovuto dedicare articoli di liberatoria dalle sanzioni individuali nei confronti di personaggi iraniani notoriamente a capo del terrorismo internazionale. Ma i punti cruciali dell’accordo sono due(...).


Sergio Della Pergola, Pagine Ebraiche settembre 2015
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PRESENTATE LE INIZIATIVE DEL 6 SETTEMBRE
Firenze, la Giornata dei ponti
È la commistione fra tradizione musicale ebraica e balcanica, un incontro tra culture guidato dalla “Banda improvvisa” di Orio Odori, ad annunciare le iniziative fiorentine della prossima Giornata Europea della Cultura Ebraica che avrà proprio in Firenze la città capofila.
Da piazza della Signoria alla sinagoga di via Farini, la banda sosta in alcuni luoghi significativi per l’identità ebraica cittadina. In testa Enrico Fink (nell’immagine), assessore comunitario alla Cultura e direttore artistico del Balagan Cafè. L’ultimo appuntamento del festival segna infatti il passaggio di testimone tra Balagan e Giornata, caratterizzata quest’anno da una fitta agenda di appuntamenti che raggiungeranno il culmine domenica 6 settembre.
Appuntamenti nel corso dei quali sarà sviluppato il tema portante di questa edizione, Ponti e AttraversaMenti, sfruttando alcuni “ponti” che fanno di Firenze un luogo privilegiato di incontro. “Anche tra comunità ebraica e islamica”, sottolinea la presidente della prima, Sara Cividalli, introducendo l’evento che avrà luogo in casa della seconda giovedì prossimo.
“Firenze è come un grande mosaico, meglio un puzzle composto da moltissimi pezzi strettamente incastrati. Ogni pezzettino è un ponte verso tutti quelli che lo circondano. Ognuno – ha raccontato Cividalli a Pagine Ebraiche – è caratterizzato dai suoi colori, dai suoi profumi”. Un arazzo tessuto con fili di tante provenienze, questa è Firenze. “Lo è storicamente – dice la presidente – e dobbiamo impegnarci perché lo continui ad essere per tutti”.
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FIRENZE E I SUOI PONTI - SHULIM VOGELMANN
"Abbraccio, serve reciprocità"
“Ponti e AttraversaMenti”, il tema di questa edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica che avrà Firenze come città capofila per l'Italia. Abbiamo chiesto di declinare il concetto ad alcuni fiorentini noti per il loro impegno in questo campo. Ecco cosa ci ha risposto Shulim Vogelmann, editore.

Per parlare di ‘Ponti’ la tradizione da sola non basta, ma è un buon punto di partenza”.
Shulim Vogelmann, editore, richiama con questo concetto un classico ebraico: due persone devono attraversare un ponte stretto, che può essere percorso da un solo pedone alla volta. Ciascuno si trova a un’estremità della struttura, pronto a partire. Viene così da chiedersi: chi ha la precedenza su chi? “Per passare insieme c’è un solo modo – dice Shulim – quello dell’abbraccio. Il reciproco sostegno: un impegno da coltivare ogni giorno”.
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ieri le elezioni
Universitari ebrei d'Europa,

Talia nel nuovo Consiglio
La sfida di essere attivi a livello europeo, la connessione tra i diversi gruppi di attivismo ebraico giovanile e il lavoro al servizio della comunità. Sono questi i pilastri che guideranno Talia Bidussa, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, nel suo nuovo mandato biennale come consigliera della European Union of Jewish Students. Le elezioni si sono svolte ieri in Portogallo nell’ambito della Summer University, evento annuale dell’organizzazione che ha riunito più di 300 partecipanti da tutto il mondo. Nuovo presidente Eujs il tedesco Benny Fischer.
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pilpul
Ci siamo persi il kibbutz? 
Ero molto incuriosita di vedere il mitico padiglione israeliano all’Expo di Milano anche perché tutti i (limitati) contatti che ho avuto con l’agricoltura nel corso della mia vita sono avvenuti in Israele. Difficile, però, per chi ha vissuto l’esperienza del kibbutz riconoscersi in una narrazione che si presenta come la storia di una famiglia proprietaria di un’azienda agricola. Per la verità la dimensione socialista e collettivista non è l’unico aspetto mancante in una presentazione necessariamente sintetica, e lì per lì mi ha anche colpito l’assenza di riferimenti specifici alla cultura ebraica; ma tale assenza è giustificabile perché è corretto che Israele si mostri per quello che è, non uno Stato confessionale ma uno Stato democratico in cui convivono liberamente ebrei, cristiani e musulmani. Del resto l’assenza – o, per lo meno, la presenza molto discreta – di elementi religiosi mi pare comune a quasi tutti i padiglioni, persino a quello iraniano, ed è probabilmente una caratteristica generale dell’Expo voluta dagli organizzatori per evitare tensioni e polemiche. Invece, per quanto in effetti anche gli aspetti politici ed economici legati alla proprietà della terra siano generalmente messi in sordina all’Expo, mi sarei comunque aspettata qualche pur vago riferimento al kibbutz che in fin dei conti è forse l’unica forma di socialismo realizzato in un contesto democratico nella storia dell’umanità. Può darsi che in passato il peso del kibbutz nella storia israeliana sia stato sopravvalutato, ma forse ora si sta esagerando nell’altro senso.

Anna Segre, insegnante
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Mafia
La mafia occupa le prime pagine dei giornali quando uccide, o come nel caso più recente, quando avviene qualche matrimonio o funerale sfarzoso, ed allora suscita indignazione e scandalo, ma per il resto non esiste. In verità, la mafia dovrebbe mettere più timore quando resta nell’ombra e dietro le quinte, quando uccide in altri modi, come con il traffico di esseri umani e stupefacenti o con la gestione dei rifiuti – la “Terra dei Fuochi” in Campania, continua a bruciare e ad avvelenare la popolazione tutt’ora nel silenzio -, più di quando si mostra alle telecamere dei talk-show, suona le arie del Padrino di Nino Rota, o mette video su youtube delle proprie feste e delle proprie case sontuose. Eppure, i populisti di casa, come Matteo Salvini, per accendere ancora di più il ressentiment della popolazione, sfruttano immediatamente l’occasione in casi mediatici come questi astenendosi in altri, specie poi quando i mafiosi di turno sono di origine Rom. Ma in realtà più italiani forse dello stesso Salvini, visto che famiglie come quelle dei Casamonica, sono arrivate in Italia (soprattutto nell’Abruzzo e nel Molise), probabilmente nel 1300-1400 e molti di loro non si ricordano neanche di essere stati gitani, preservano solo cognomi come Morelli o magari Calderoli, ed in ogni caso non sono ormai granché identificabili coi rom jugoslavi di Kusturica o con quelli rumeni che vivono ancora nelle baraccopoli delle nostre città.

Francesco Moises Bassano, studente
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Il primo ponte
Sarà un settembre all’insegna dei ponti, metaforici e reali, in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica 2015. Mi piace che, casualmente, tra tante iniziative, questa domenica ad aprire le danze alla Giornata sia un seminario dedicato a un progetto per madri e figlie in età di Bat Mitzvah, promosso in Italia dall’istituto educativo israeliano Matan e dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: si tratta in fondo del primo ponte, senza il quale non potremmo costruirne altri.

Ilana Bahbout

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