Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

30 agosto 2015 - 15 Elul 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
Esporre un cadavere è profanare il Nome di Dio: questo insegnano i Maestri con una esegesi apparentemente lontana dal testo scritto della Torah. Che i tagliateste del nostro tempo siano profanatori del Nome di Dio e della dignità umana non sembra ci sia dubbio. Ma un pensiero dovrebbero anche farlo tutti coloro che postano e ripostano sui social network le immagini di corpi straziati o decapitati.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
La prossima domenica molti parleranno di ponti. A me sembra che i ponti oggi siano luoghi della contesa, più che del confronto: una sorta di ’terra di nessuno’ dove ci si dà appuntamento per ‘misurarsi’ e non per produrre una nuova prospettiva o anche semplicemente per ‘mettersi in ascolto’.
 
 
 
Uno shabbat con Bibi
“Tra Italia e Israele c’è una forte comunanza di valori, innanzitutto per assicurare il mantenimento della pace, la stabilità e per combattere il terrorismo e la barbarie”. Queste le parole con cui il premier Matteo Renzi ha accolto ieri sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella suggestiva cornice del Salone dei Cinquecento a Firenze. Netanyahu, riporta il Corriere della sera, ha ribadito l’amicizia che lo lega a Renzi e il forte legame tra i due paesi ma non ha mancato di sottolineare quanto il pericolo del nucleare in Iran, dopo l’accordo stilato dai Paesi del 5+1 lo scorso luglio, sia elevato: “L’Iran avrà un’arsenale enorme, che avrà milioni di dollari e verrà alimentato da milioni di dollari”. Oltre la sfida per la sicurezza, a legare i due premier è infine lo sviluppo di un’intesa sull’energia (la Stampa): “Dietro la volontà dell’Italia di entrare nella triplice partita del gas israeliano, produzione, export e consumo – si legge – c’è anche l’ipotesi, all’esame di Renzi e Netanyahu, di imprimere un risvolto strategico all’impegno sull’energia sostenendo lo sviluppo dei Paesi africani più poveri, nella fascia sub-sahariana, per promuovere prosperità al fine di arginare l’emigrazione di massa e combattere i jihadisti”.
 
Leggi

 
  davar
LA DUE GIORNI FIORENTINA DI NETANYAHU
"Italia-Israele, legame fortissimo"
Incontro blindato, per pochi intimi. Prima in Palazzo Vecchio, dove gli ospiti restano stregati dal Salone dei Cinquecento. Poi in un noto ristorante del centro storico. Nella notte il ritorno in Israele. 

“C’è bisogno dell’impegno di tutti e l’Italia è al fianco di Israele contro il terrorismo per riportare la pace in tutta la regione”, afferma il primo ministro Matteo Renzi accogliendo nel cuore istituzionale di Firenze il suo omologo israeliano Benjamin Netanyahu, che lo stesso aveva invitato in città durante la sua recente missione a Gerusalemme. Netanyahu annuisce e definisce il suo discorso alla Knesset “eccezionale”. Sintonia su tutto. Dalla stabilizzazione geopolitica alle scelte da effettuare per il progresso economico, culturale e civile. Anche se Netanyahu invita l’Italia a un diverso approccio nei confronti della minaccia iraniana.
“C’è una regola semplice che è fondamentale per il futuro delle nostra società – dice  – il futuro appartiene a chi innova e in questo l’Italia è sempre stata fantastica. La civiltà è sotto assedio dello stato islamico militante che vuole catturare il mondo, ma c’e’ anche un’altra minaccia: lo stato islamico dell’Iran”. 
Cooperazione: questa una delle parole chiave del vertice. “La cooperazione tra i nostri due paesi – afferma Renzi – non è soltanto a livello di governi e diplomatico ma è innanzitutto una cooperazione di amicizia che tocca in profondità ciò che siamo. Ho avuto modo di toccarla con mano nella visita in Israele e credo che oggi questa visita possa permettere di verificare quanto di bello ci sia da parte italiana”.  L’incontro Renzi-Netanyahu, avvenuto al termine dello Shabbat, chiude la due giorni fiorentina di Bibi. L’arrivo in città venerdì pomeriggio, direttamente da Milano dove il giorno prima aveva visitato l’Expo. Accolto dal sindaco Dario Nardella e dall’imprenditore Marco Carrai, accompagnato nei suoi spostamenti da un ristretto gruppo di diplomatici tra cui l’ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon e l’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv Francesco Maria Talò, Netanyahu è subito portato all’hotel Four Season, suo quartier generale in riva all’Arno, dove incontra una delegazione guidata dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna e dalla presidente della Comunità locale Sara Cividalli. Il confronto, intenso e cordiale, dura circa 45 minuti. “L’incontro è andato benissimo. L’Italia – dice Gattegna alla stampa, uscendo dall’hotel – è un paese che è considerato da Israele un ponte verso l’Europa perché è il paese che più si sforza di capire quelle che sono le esigenze che Israele deve fronteggiare e quindi svolge anche un ruolo di comunicazione fra Israele e tutti gli altri paesi europei”. Conferma poi Cividalli: “È stato un piacere incontrare il primo ministro dello stato di Israele. Israele – afferma – rappresenta un punto di riferimento indipendentemente da quelle che sono le idee politiche degli iscritti alla comunità che sono le più svariate. Israele è nel cuore di tutti quanti e quindi è stato interessante sentire quello che Netanyahu ha detto”.

(Nell'immagine Matteo Renzi e Benjamin Netanyahu all'ingresso di Palazzo Vecchio)
Leggi

I RETROSCENA DELLA VISITA IN SINAGOGA
Bibi in Tempio. Sorrisi, domande
e una promessa per il futuro

Sono numerosi i quotidiani che descrivono oggi lo shabbat trascorso dal premier israeliano Netanyahu nella sinagoga di Firenze, raccontato ieri sera nei dettagli sul portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e sui social network di Pagine Ebraiche. Questo il testo apparso sui nostri media.

Ha ascoltato con attenzione, mostrando interesse genuino per ciò che gli veniva raccontato. Si è lasciato coinvolgere, è apparso a tutti sorridente e rilassato. Polo a righe, jeans. Apparentemente un turista come tanti altri. E come un normale turista ha voluto soddisfare molteplici curiosità: dalla particolare disposizione della tevà, la tribuna da cui si legge la Torah, il Pentateuco, alla storia della sedia su cui molte generazioni di ebrei fiorentini sono stati circoncisi. “Bello, tutto molto bello”, ha detto più volte ai suoi interlocutori.
Mezzogiorno e mezzo circa. La funzione mattutina dello Shabbat si è da poco conclusa e gli iscritti sono stati fatti allontanare dal Tempio. È in quel momento che Benjamin Netanyahu e la moglie Sara, protetti da una fitta rete di sicurezza, fanno il loro ingresso nel giardino della sinagoga, accolti da una piccola delegazione comunitaria. A fare gli onori di casa la presidente Sara Cividalli e il rabbino capo Joseph Levi. E con loro anche la moglie del rav, Shulamit, con la figlia Tamar; il segretario Emanuele Viterbo; l’architetto Renzo Funaro; l’assessore comunale al welfare e alle pari opportunità Sara Funaro. Una visita privata, a poche ore dall’incontro avuto ieri con una più corposa delegazione guidata dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, invitato a portare il saluto dell’intera collettività ebraica nazionale al primo ministro dello Stato d’Israele.
“Baruchim Habaim” (“Benvenuti”), viene detto a Bibi e Sara. “Grazie, che luogo meraviglioso”, commenta Netanyahu appena varcata la soglia di via Farini. La coppia, scortata all’interno del Tempio, mostra di apprezzare le sue architetture moresche e la sua storia, ripercorsa nei dettagli passo dopo passo. Pochi minuti prima la sinagoga era gremita per celebrare lo Shabbat, adesso Bibi e Sara hanno l’occasione di vederla vuota e maestosa in tutto il suo splendore. Il rav parla loro in ebraico, li porta verso l’Aron haQodesh
(l’armadio che accoglie i rotoli della legge) e glielo fa visitare approfonditamente.
“Che posto fantastico, mi è venuta un’idea: e se celebrassimo i nostri 25 anni di matrimonio qua?” chiede Sara Netanyahu alla presidente Cividalli. Una proposta accolta con entusiasmo. “Vi aspettiamo”, dice calorosamente quest’ultima.
Una sosta anche al museo che raccoglie le memorie della comunità fiorentina, antiche testimonianze, argenti e tessuti preziosi. Guida la visita l’architetto Funaro, vicepresidente della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia e presidente della locale Opera del Tempio Ebraico. Oltre a un excursus storico-culturale, Funaro ripercorre la mole di lavoro che ha portato alla piena riqualificazione della struttura, conclusasi proprio quando sindaco del capoluogo toscano era Matteo Renzi, l’artefice di questa due giorni in riva all’Arno.
Bibi è un fiume di domande. Funaro, che apprezza il suo pragmatismo, dà una risposta dettagliata a tutti i quesiti.
Sono le una passate quando è tempo di tornare verso l’hotel. Bibi e Sara, la delegazione comunitaria e gli uomini della scorta prendono a turno l’ascensore, programmato in modalità “Shabbat System” così da non violare le regole del giorno ebraico di riposo. Funaro dice a Bibi: “Lo sa, presidente, che nell’Ottocento avevamo un ascensore che funzionava ad acqua?”. Bibi sorride, decisamente divertito.
Fuori il gruppo sosta davanti alla lapide dei deportati. Un nome, tra gli altri, colpisce Bibi. È quello di Nathan Cassuto, l’ex rabbino capo della città che trovò la morte ad Auschwitz. Suo figlio David, che Netanyahu ben conosce, è stato vicesindaco a Gerusalemme.
L’uscita si avvicina, arriva il momento dei saluti. Ed è un fioccare di “Shabbat Shalom” da una parte e dall’altra.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(Nell’immagine dell’Ansa Benjamin e Sara Netanyahu lasciano l’hotel in direzione sinagoga)

L'intervista al presidente rivlin
"Israele difende la democrazia"
Il monito e la ferma condanna contro il fanatismo dell'ultradestra israeliana, il difficile tentativo di raggiungere la pace quando si ha come interlocutore il gruppo terroristico di Hamas, la minaccia iraniana e l'avanzata dell'Isis: sono questi i temi toccati nell'ampia intervista rilasciata a Repubblica dal Presidente dello Stato ebraico Reuven Rivlin, che questa settimana verrà in Italia per visitare l'Expo, a pochi giorni di distanza dal premier Netanyahu, e farà tappa a Roma e al Vaticano dove incontrerà Bergoglio il prossimo 3 settembre. Un invito, quello a Rivlin, giunto lo scorso luglio dal premier Matteo Renzi durante il suo viaggio a Gerusalemme (a nome anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) e accolto con il sincero: “non vedo l'ora”.

A colloquio con Repubblica, il Presidente Rivlin, che giovedì scorso ha fatto visita alla Chiesa della Moltiplicazione di Tabgha data alle fiamme lo scorso giugno da un gruppo di estremisti, condanna senza alcun indugio le violenze perpetrate dai gruppi di fanatici israeliani: “È qualcosa che davvero mi sconvolge in quanto ebreo, - spiega - il nostro popolo ha subito quel che ha subito, noi non possiamo fare una cosa del genere a qualcun altro. Quei gruppi messianici che pensano che la democrazia sia ciò che loro pensano o credono - per un precetto di superiorità - sono il maggior pericolo per lo Stato di Israele in quanto democrazia”.
Leggi

CINEMA - LA SFIDA DI ALBERTO, CON VISTA LAGUNA
"Antisemitismo, ridiamoci sopra"
“Ridere del pregiudizio? Si può”. Così anticipavamo sul nostro notiziario quotidiano di giovedì 30 luglio la sfida lanciata dal giovane ebreo romano Alberto Caviglia, all’esordio in regia con il film “Pecore in erba”, selezionato appena poche ore prima tra le pellicole italiane in lizza nella sezione Orizzonti della 72esima Mostra del cinema di Venezia.
Prodotto da On My Own con il contributo del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, “Pecore in erba” tratta il tema dell’antisemitismo mettendo a nudo – attraverso ironia e situazioni paradossali – i deliri e le farneticanti costruzioni mentali di un professionista dell’odio. “Una commedia surreale dai messaggi profondi. La dimostrazione – scrivevamo – che le buone idee, unite al coraggio e alla determinazione nel portarle avanti, possono costituire la premessa per risultati straordinari”.

A pochi giorni dalla proiezione in Laguna, prevista per domenica 6 settembre, Alberto è nuovamente protagonista. In un’ampia intervista apparsa ieri su Repubblica racconta infatti come è nato e si è sviluppato il progetto: un finto documentario sulla vita di Leonardo, un trasteverino che sin dalla gioventù si è abbeverato alla fonte del risentimento. “Crescendo – si legge – l’antisemitismo si trasforma nella crociata di una vita rocambolesca che lo vede tifoso, disegnatore, scrittore, imprenditore e attivista politico al centro della ribalta mediatica italiana e mondiale”.

“Sono ebreo, sensibile al tema. Ho cercato un approccio diverso rovesciando la prospettiva: ho trasformato un antisemita in un eroe che cerca di esprimersi in una società altrettanto ribaltata. Diversa eppure inquietantemente simile alla nostra – sottolinea Alberto – in cui l’antisemitismo non viene più percepito come qualcosa di condannabile, ma una caratteristica innata che va manifestata liberamente”.

(Nell'immagine un dietro le quinte con il regista Alberto Caviglia)

IL NUOVO SAGGIO DEL RAV DELLA ROCCA
Con lo sguardo alla luna
In prossimità dell'uscita nelle librerie, prevista per giovedì 3 settembre, Giulio Busi recensisce oggi sul domenicale del Sole 24 Ore “Con lo sguardo alla luna – Percorsi di pensiero ebraico”, il nuovo saggio del rav Roberto della Rocca pubblicato dalla casa editrice Giuntina.
Sul numero di settembre del giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche, un ampio approfondimento su un'opera ricchissima negli spunti che offre e nelle riflessioni che è in grado di far scaturire.
“L’anno nuovo – scrive il direttore della redazione giornalistica dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Guido Vitale – comincia per gli ebrei italiani sotto il segno di pagine che si distinguono da tante altre, che non si possono eludere e non si possono accantonare”.

Cattedrale senza mura

Come fare a portarselo dietro, un Santuario distrutto? Le torri abbattute, gli arredi trafugati, il grande candelabro d’oro rovesciato a terra, e poi strade, vicoli, case sventrate. Mica si mettono sassi e alberi in una valigia. Chi potrebbe mai sollevarla? Chi sarebbe capace di caricarsi una città sulle spalle? Se volete farcela, dovete imparare a usare lo scalpello dei minuti e delle ore. Assoldate come architetto la luna e fate lavorare per voi il sole. E soprattutto, fermatevi, in assoluta quiete, perché è il giorno sacro al Signore. Per poterlo portare con sé, gli esuli da Sion hanno costruito un Santuario nel tempo, l’hanno reso cavo e sottile, con mura di luce. Il Sabato è simile a una cattedrale, alta e possente. Non occupa spazio alcuno e non pesa nulla, ammesso che non pesi restare un giorno intero a tu per tu con il Padrone del mondo.
Questa architettura di tempo, anziché di pietra, esiste da millenni - nelle preghiere, nel rito, nei ricordi - anche se il primo a parlarne con linguaggio moderno è stato Abraham J. Heschel, il filosofo ebreo americano di origine polacca. Ora Rav Roberto della Rocca srotola la planimetria delle stanze e dei cortili del Sabato, delle feste e degli usi ebraici davanti agli occhi del lettore italiano. Con lo sguardo alla luna, recita il titolo, ma non aspettatevi disimpegno o pigra rêverie. Edificare nel tempo è lavoro improbo, e non basta certo vivere di ricordi, o crogiolarsi nel passato. Questo giudaismo lunare ha tinte d’ocra e di cielo, è concreto e sapiente. Per trovarlo, prendetevi tempo, e col tempo, costruite.

Giulio Busi (La Domenica del Sole 24 Ore)
Leggi

la scomparsa del neurologo inglese
Oliver Sacks (1933-2015)
Ha destato cordoglio in tutto il mondo ebraico la scomparsa del neurologo inglese, americano d’adozione, Oliver Wolf Sacks. Nato a Londra da genitori ebrei nel 1933, Sacks aveva nella sua famiglia eccellenze nel mondo della scienza e della politica: sua madre Muriel è stata una delle prime donne-chirurgo, suo cugino, l’israeliano Robert John Aumann, ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 2005 e un altro cugino, Abba Eban, ha ricoperto il ruolo di ministro degli Esteri e dell’Educazione dello Stato di Israele. Docente alla New York University e alla Columbia oltre che dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York, Oliver Sacks si è occupato per tutta la vita di ricerca nell’ambito delle malattie neurologiche, dal Parkinson alla Sindrome di Tourette, vantando numerosi pubblicazioni in Italia edite da Adelphi. Tra i libri più conosciuti al grande pubblico spiccano “Risvegli”, dedicato ad una particolare patologia neurologica originata dall’encefalite letargica che ha ispirato nel 1990 una trasposizione cinematografica con Robert De Niro e Robin Williams, e “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, una collezione di casi di pazienti dai risvolti più vari e curiosi. Il suo ultimo lavoro è l’autobiografia “On The Move: A Life”, che verrà pubblicata ad ottobre.
Leggi

memoria
Meina pone sedici Stolpersteine
in ricordo della strage del 1943

Toccante cerimonia a Meina (Verbania) per la posa di 16 pietre d’inciampo in memoria delle vittime della strage perpretrata durante la Seconda guerra mondiale.
La giornata di domenica si è articolata in molti momenti di riflessione nella cittadina sul Lago Maggiore dove nel settembre del 1943 avvenne l’atroce strage nella quale 22 ebrei perseguitati furono arrestati e 16 di questi furono assassinati dalle SS grazie alla segnalazione di italiani.
Di fronte ad un grande pubblico, la gente presente nella località si è unita ai tanti venuti da Milano e da altre città. Il sindaco Fabrizio Barbieri ha poi accolto nella sala del municipio gli ospiti e i partecipanti hanno seguito la ricostruzione storica a cura dell’Istituto storico della Resistenza.
Alla cerimonia organizzata dalla sinagoga riformata milanese Lev Chadash ha fatto seguito la rappresentazione “Pietre, La memoria ebraica nelle melodie che attraversano il tempo” del duo “Stellerranti” (Cinzia Bauci – Contralto; Pier Gallesi fisarmonica).
Il Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Guido Osimo ha portato ai presenti un messaggio del Presidente dell’Unione Renzo Gattegna: “Mi è gradito rivolgere il più caloroso saluto agli organizzatori, a nome mio personale e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Quello odierno costituisce infatti un importante momento di riflessione sul tema della Memoria, sulla sua elaborazione, sulla lezione del passato che investe ogni giorno la nostra quotidianità e le nostre scelte. Un impegno che assume un significato particolare in questo luogo, nel ricordo della carneficina che fu compiuta ai danni di tanti civili inermi. Molteplici sono le realtà che prendono parte all’iniziativa: una trasversalità che è prova di quanto determinati valori e principi siano diffusi a tutti i livelli. Ed è una grande opportunità che si ripresenta quella di avere con noi Gunter Demnig, l’artista tedesco il cui nome è e sempre sarà legato a questa straordinaria iniziativa che va sotto il nome di ‘pietre d’inciampo’. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è l’ente istituzionale di rappresentanza di tutti gli ebrei italiani: un mondo piccolo, ma estremamente diversificato e plurale. E per noi essere qua oggi, rappresentati dal nostro Assessore alle Scuole e ai Giovani Guido Osimo, costituisce prima di tutto una responsabilità e un impegno veri, che rinnoviamo davanti a tutti voi”.
Alla cerimonia, cui hanno preso parte molti altri esponenti dell’ebraismo italiano, era presente anche l’artista tedesco Gunter Demnig, creatore delle pietre d’inciampo, per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini perseguitati deportati o assassinati dai nazifascisti. L’iniziativa, attuata in diversi paesi europei, consiste nell’incorporare dei blocchi in pietra coperti di una piastra metallica nella pavimentazione stradale delle città, davanti alle abitazioni che durante la Shoah furono teatro di arresti, deportazioni o assassinii.
All’imbarcadero di Meina l’artista tedesco ha posato 16 ‘pietre d’inciampo’ in ricordo della prima strage di ebrei sul suolo italiano. Infatti, tra il 12 settembre e il 10 ottobre del 1943, i nazisti uccisero lungo il Lago Maggiore 57 ebrei, 16 dei quali si erano rifugiati nell’Hotel Meina. Demnig ha ricordato che uno scolaro tedesco ha commentato il suo lavoro così: “Le pietre d’inciampo non sono pericolose, perché si inciampa con la testa e con il cuore”. Esse sono anche un omaggio a chi è rimasto vittima delle persecuzioni: per leggerle, infatti, bisogna inchinarsi.
Il progetto è stato realizzato a Meina grazie all’impegno di Rossana Ottolenghi, figlia di Becky Ottolenghi Behar, la cui famiglia è stata l’unica a salvarsi dall’eccidio e che si è impegnata per tutta la vita a ricordare quanto successe soprattutto tra le giovani generazioni.
L’iniziativa odierna, incominciata con un incontro istituzionale presso il Municipio, ha visto anche la partecipazione del prefetto di Novara, le autorità militari e i sindaci delle comunità rivierasche; è stata organizzata congiuntamente dal Comune di Meina, dall’Istituto Storico di Novara e ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica.
Al termine della cerimonia, dopo la lettura di testimonianze sulla strage perpetrata sul Lago Maggiore e con una preghiera ebraica, il sindaco di Meina, Fabrizio Barbieri, ha annunciato che è intenzione dell’Amministrazione comunale trasformare lo spazio dove un tempo sorgeva l’Hotel Meina in un Parco della Memoria.




LE FELICITAZIONI DEL PRESIDENTE UCEI
Valdesi, a guidare la Tavola
sarà ancora Bernardini

Per il quarto anno consecutivo Eugenio Bernardini svolgerà l’incarico di moderatore della Tavola valdese. A decretarlo il Sinodo appena conclusosi a Torre Pellice, in Piemonte. “Il legame tra ebrei e valdesi è forte e consolidato. Molti i valori, molte le sfide che ci accomunano. Per questo mi è gradito rivolgere un caloroso mazal tov, la formula ebraica di congratulazioni, all’amico Eugenio Bernardini”, afferma il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. “La strada che è stata percorsa insieme fino ad oggi, una strada ricca di successi e occasioni di incontro – prosegue il presidente UCEI – rappresenta la migliore premessa per nuovi e importanti traguardi da raggiungere anche in futuro”.

pilpul
Il tempo a venire
Ogni generazione si pensa come l’ultima al mondo. Parrebbe in tale modo volere ammonire gli inconsapevoli interlocutori, gli incolpevoli astanti, commentando i cambiamenti che rischiano di sopraffarla, e che comunque da sé non riesce a capire, battendo il tasto del: “dopo di noi, il diluvio!”. Quasi a volere celebrare una sorta di sua indispensabilità. Non è così. Tuttavia, al medesimo tempo, neanche la convinzione che le cose debbano rimanere sempre uguali a loro stesse o, per dire fiduciosamente, siano destinate a cambiare in positivo, si rivela, alla resa dei conti, fondata. Il catastrofismo delle Cassandre, dei profeti compiaciuti di sventura, si sposa con l’incondizionato e ingenuo ottimismo dei progressisti indefessi. Rendendo opache sia la visuale di campo che lo sguardo prospettico. Dinanzi ai mutamenti, in via di accelerazione e di accumulazione (una miscela che rischia di rivelarsi pericolosissima poiché si basa sul rinforzo reciproco dei due fenomeni) in corso nell’area del Mediterraneo, l’Europa e gli europei si stanno rivelando non solo impreparati ma anche incapaci di pensare oltre al proprio abituale orizzonte. Non finisce il mondo, sia ben chiaro. Finisce semmai ‘questo’ mondo, mutuato dal bipolarismo e dal suo tramonto (la cosiddetta «fine della storia»), dove i conflitti guerreggiati, e le grandi transumanze di popolazioni, avvenivano comunque, pur tuttavia a distanza di sicurezza dai nostri occhi.

Claudio Vercelli
Leggi



moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.