
Paolo Sciunnach,
insegnante
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È bene comprendere, una volta per tutte, che ogni forma di antigiudaismo è necessariamente anche una forma di anticristianesimo.
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Anna
Foa,
storica
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È
solo con dolore e preoccupazione che possiamo guardare alla fine, più
veloce di quanto non ci attendevamo, del sogno europeo. Che affonda
certo nelle incapacità e nella burocrazia, ma soprattutto nelle paure,
negli egoismi, nell’indifferenza di governi e comuni cittadini, pronti
a rinchiudersi nel proprio guscio senza badare a quel che succede nel
vasto mondo, illudendosi che quel che oggi tocca agli altri non
toccherà domani a loro.
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Energia del Mediterraneo |
È
il più grande giacimento di gas del Mediterraneo quello scoperto
dall’Eni nelle scorse ore in Egitto. “Presto, tra il 2016 e il 2017
stimano gli addetti ai lavori, il gas rinvenuto poco al largo delle
coste di Porto Said nel pozzo “Zohr 1 X” – scrive Repubblica – farà la
gioia del nuovo Egitto di Al-Sisi, garantendone le forniture per un
ventennio”. La scoperta, sottolinea Maurizio Molinari su La Stampa,
porterà a un riassetto del settore energetico nel bacino del
Mediterraneo su cui anche Israele vuole dire la sua. Il governo
israeliano, spiega il quotidiano torinese, sta cercando di accelerare
la liberalizzazione della gestione dei suoi due giacimenti di gas a
largo di Haifa e Tel Aviv per potersi aprire al mercato internazionale.
“La convergenza di interessi fra Renzi, Al-Sisi e Netanyahu
sull’energia, – scrive Molinari – consolidata dalle intese con Grecia e
Cipro, suggerisce la possibile genesi di un club di Paesi del
Mediterraneo dotati di alta tecnologia e risorse naturali, dunque
capaci di dare vita ad un polo energetico alternativo ai colossi di
Mosca e del Golfo”.
Emergenza migranti, l’Europa e i no di Londra. Una
politica per l’immigrazione europea con un diritto d’asilo esteso a
tutti gli Stati Ue e un’azione di verifica delle richieste direttamente
nei Paesi d’origine. Questa la proposta che il prossimo 14 settembre il
governo italiano porterà al vertice dei ministri degli Interni e della
Giustizia dell’Unione Europea per cercare di rispondere all’emergenza
migranti (Corriere della Sera). E mentre l’Italia chiede maggiore
solidarietà – dalla parte del Premier Renzi anche il gruppo popolare
guidato dal tedesco Martin Weber (Corriere) – , la Gran Bretagna
annuncia un possibile ulteriore passo indietro: “Non faremo entrare chi
è senza lavoro”, fanno sapere da Londra, ponendo le basi per la
chiusura dei confini anche ai cittadini UE. “Un grave errore” afferma
sul Corriere il ministro degli Interni Angelino Alfano che risponde a
chi dalla Francia vorrebbe sospendere il trattato di Schengen che
sancisce la libera circolazione delle persone nei Paesi Ue: “il
trattato è una conquista di libertà e non si tocca”. Sul fronte
italiano, il ministro spiega che il governo finanzierà il 95 per cento
dei progetti di accoglienza previsti dai Comuni per rispondere alla
questione migranti.
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Magia ed ebraismo
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Angeli,
demoni, esseri dai poteri eccezionali e difficili da controllare. La
tradizione ebraica descrive un mondo complesso di forze sovrannaturali,
per l’uomo a volte pericolose, a volte salvatrici, di certo misteriose,
che per essere dominate necessitano di pratiche magiche ed esoteriche e
che hanno influenzato tutta la cultura occidentale. Un argomento spesso
poco conosciuto o lasciato ai margini, che d’altro canto oggi riaffiora
e riprende vigore. Questi mesi si caratterizzano per la presenza di
varie occasioni di approfondimento, che Pagine Ebraiche presenta in un
dossier interamente dedicato alla magia nella tradizione ebraica, per
offrire spunti di riflessione su un tema dall’enorme fortuna di cui
tuttavia spesso s’ignorano le fonti.
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la testimonianza del neurologo inglese Oliver Sacks e l'identità ebraica
In Italia i conti non tornano
Oliver
Sacks e lo Shabbat; le ultime parole del celebre neurologo dedicate al
valore del sabato ebraico sono rimbalzate su numerose testate
giornalistiche, compresi i nostri notiziari, prendendo come testo di
riferimento la versione in traduzione pubblicata da un quotidiano
nazionale.
Ponendo a confronto il testo offerto ai lettori italiani con la
versione originale apparsa sul New York Times, si incorre però in
alcune mancanze: diversi sono infatti i tagli apportati in seguito ai
quali non compaiono le descrizioni dettagliate che Sacks offre sui suoi
Shabbat trascorsi in famiglia da bambino e l’affresco che fa sulla
comunità ebraica di appartenenza, quella di Cricklewood. Paragrafi nei
quali rievocava piatti tipici, rituali come l’accensione delle candele
e momenti di condivisione impressi nella memoria e sui quali indugiava
con particolare attenzione.
La versione italiana del testo ha optato inoltre per un titolo ad
effetto (“Lo Shabbat in cui dissi a mio padre: ‘Sono gay’”) che mescola
i piani del discorso: nella versione originale Sacks infatti non
dichiarava espressamente di aver fatto outing con la sua famiglia
durante il giorno di Shabbat ma specificava semplicemente la sua età:
“Sono diventato gradualmente indifferente alle credenze e ai rituali
dei miei genitori anche se non c’è stata una vera e propria rottura
fino ai miei 18 anni. Fu allora che mio padre indagando sui miei
sentimenti sessuali mi spinse ad ammettere che mi piacevano i ragazzi”.
Per quanto riguarda le parti mancanti, nell’originale Sacks raccontava
il momento nel quale i suoi genitori, entrambi medici, si preparavano
ad accogliere lo Shabbat: “Durante il mezzogiorno di venerdì, mia madre
si liberava della sua identità di chirurgo e si dedicava alla
preparazione del gefilte fish e altre specialità per Shabbat. E poco
prima dell’arrivo della sera avrebbe acceso le candele rituali,
coprendo con le mani le fiamme e mormorando una preghiera. Ci saremmo
poi messi i vestiti puliti e freschi dello Shabbat e ci saremmo riuniti
per il primo pasto dello Shabbat, quello serale. Mio padre poi avrebbe
levato la sua coppa d’argento di vino, intonato le preghiere e il
Kiddush e dopo aver mangiato ci avrebbe trascinati a cantare il
ringraziamento per il pasto”.
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polemiche sulla cena fiorentina di netanyahu
"Caro Bibi, rappresenti Israele.
E quindi mangia come si deve"
Code
di scampi dorate, cipollotto appena scottato. Maialino di razza mora
romagnola con melanzane. Piccione in tegame con fagioli freschi
all'uccelletto. E ancora, tra le proposte della casa, agnolotti di
patate e pesto con calamaretti al vino bianco, fusilli al ferretto con
intingolo di lumache, coniglio alle olive taggiasche.
Sono alcune voci del menu a tre stelle Michelin dell'Enoteca
Pinchiorri, ristorante fiorentino tra i più noti e prestigiosi al mondo
che sabato sera, una volta concluso il vertice in Palazzo Vecchio, ha
accolto per una cena privata i primi ministri d'Italia e Israele. Con
Renzi la moglie Agnese, con Netanyahu la consorte Sara. Vini
pregiatissimi ad innaffiare l'incontro (dal 1984 la cantina è nella
parte alta della classifica internazionale stilata dal Wine Spectator).
In cucina gli chef Annie Feolde, Italo Bassi e Riccardo Monco: un trio
che è alla base dei molti successi conseguiti in questi anni dallo
storico locale di via Ghibellina e dal suo proprietario,
l'imprenditore, enologo e gastronomo Giorgio Pinchiorri.
Cena ad altissimo gradimento da parte di tutti i protagonisti, ma che
non ha mancato di suscitare alcune polemiche negli ambienti
ultraortodossi, che stanno ponendo l'accento sull'inopportunità, da
parte del primo ministro israeliano, di sedere alla tavola di un
ristorante che non solo non rispetta le norme della Casherut, ma che ha
nella sua offerta una vasta gamma di portate proibite dalla Legge
ebraica. Tra cui quelle sopra elencate.
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qui londra
Musical, da Broadway a Londra
i segreti per il successo
“In
ogni grande avventura, se non vuoi perdere, la vittoria dipende dalle
persone che scegli. Quindi, caro Arthur, ascolta molto bene questa
notizia: non avremo successo a Broadway se non prenderai degli ebrei”.
Anzi, quest’ultima rivelazione bisogna proprio riportarla in inglese –
“You won’t succeed on Broadway if you don’t have any Jews” – un po’
perché è proprio il titolo della canzone del musical Spamelot da cui è
tratta e per cui è diventata famosa, e un po’ perché adesso è anche il
titolo di un musical, in scena nei teatri londinesi dopo essere passato
da Tel Aviv. You Won’t Succeed On Broadway If You Don’t Have Any Jews
prende alla lettera la satira metateatrale della canzone, e ne fa un
intero spettacolo in cui le canzoni più famose di Broadway, che si dà
il caso siano state per la gran parte scritte da compositori ebrei,
vengono messe una in fila all’altra per due ore di lustrini e Jewish
pride al St James Theatre.
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Oltremare
- Gas nostrum |
La
sindrome dell’isola, nella quale navighiamo tutti qui in Israele, è
stata minacciata ieri da un annuncio che potrebbe non cambiare nulla
negli equilibri diplomatici internazionali, ma che ha costretto gli
israeliani a guardare a sud con sorpresa e invidia. Il fatto che
l’annuncio sia arrivato da un paese percepito come ‘amico’, l’Italia,
indora la pillola, ma non cambia i fatti. La notizia: l’ENI, “Ente
Nazionale Idrocarburi” italiano, ha trovato un giacimento di gas
naturale definito “supergigante” in acque territoriali egiziane.
Suppongo che “supergigante” sia una riconosciuta unità di misura nel
meraviglioso mondo dei giacimenti di gas naturale. Ora come si sa,
l’israeliano ha un ego inversamente proporzionale alla estensione
geografica del paese in cui vive (che anche per i megalomani che
comprendono proprio tutto, dal Golan al Sinai, resta più piccolo della
Lombardia). E fino a ieri, aveva l’esclusiva sui pozzi delle
meraviglie, almeno quelli nel mare in cui si continuerà a fare i bagni
almeno fino a metà ottobre. Da oggi invece, non solo non siamo più gli
unici a poter pompare gas dal profondo del mare, ma ci hanno perfino
tolto la edificante nozione che i nostri giacimenti sono i più
promettenti, grandi e lungimiranti della regione.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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La preghiera ostentata |
 “Li
legherai come segno sul tuo braccio, saranno come segnali fra i tuoi
occhi”. Inizialmente ammetto di essere rimasta stupita e anche
moralmente infastidita dalla nuova moda del #Telfie, viralmente
ostentata sui vari social network, sulle pagine instagram e facebook,
“Humans of Judaism”. Di fatto selfie scattati in località incantevoli
indossando Talled e Tefillin: Galapagos, Bora Bora, Costarica, ma anche
davanti al Colosseo. Ho constatato quanto la preghiera, che dovrebbe
essere un momento personale e intimo, venga così esibita, condivisa
pubblicamente come una qualsiasi foto vacanziera. Mi sono chiesta quale
fosse il senso di questa esposizione in un momento privato, di profondo
ringraziamento, di lode o anche aiuto interiore. Mostrare a tutti che
in qualsiasi posto al mondo, anche in vacanza, si possa trovare tempo
da dedicare alla preghiera? Fare tendenza incentivando i giovani ad
avere un colloquio personale e diretto con H’?
Claudia Sermoneta
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