
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Nella
berachà ai figli che accompagna l’accensione delle candele alla vigilia
dello Yom Kippur chiediamo ad Hashem che: “Metta nei cuori dei nostri
figli l’amore per Lui. Il timore di Hashem sia sul loro volto tutti i
giorni della loro vita… che i loro occhi guardino avanti, la loro bocca
dica parole sagge, il loro cuore mediti su ciò che incute timore, le
loro mani siano impegnate nell’osservanza delle mitzvot, i loro piedi
corrano per eseguire la volontà del Padre loro che è nei cieli…”.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Le
ultime generazioni di storici dell’ebraismo italiano hanno studiato
fondando le loro ricerche sui lavori di Attilio Milano (1907-1969). È
stato lui il primo ad aver organizzato in forma unitaria la storia
delle numerosissime e sparse comunità di ebrei che hanno popolato la
Penisola da sud a nord nel corso di oltre due millenni. Ed è con le sue
interpretazioni e con la sua proposta metodologica che gli studiosi si
devono confrontare quando propongono nuovi e inediti percorsi di
ricerca.
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La fine di Schengen |
È
fissato per mercoledì 23 settembre il vertice tra i paesi europei per
ridiscutere il tema della crisi e delle quote dei migranti. Un giorno
nel quale, ha spiegato il presidente francese Francois Hollande,
incontrando il premier italiano Matteo Renzi, si dovranno prendere
decisioni concrete altrimenti “Si decreterà la fine di Schengen”.
Arriva forte inoltre il monito del presidente del Consiglio italiano:
“L’Europa è nata per abbattere i muri non per costruirli”. (Corriere
della sera). Continua ad essere tesa, intanto, la situazione al confine
tra Serbia e Croazia dove sono esplosi scontri tra le migliaia di
migranti che premono per oltrepassare il muro e la polizia.
(Repubblica).
Berlino, attentatore ferisce un’agente.
Mattinata di tensione ieri a Berlino dove una poliziotta è stata ferita
gravemente da un attentatore. Il terrorista, si legge fra gli altri su
Repubblica, era pregiudicato, apparteneva ad Al Qaeda ed è stato
immediatamente ucciso dagli agenti.
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pordenonelegge Marcelo Figueras: "La violenza non può essere normale"
“Ci
sono cose che mai, in nessuna situazione, per nessun motivo, dobbiamo
accettare di considerare normali. La violenza, innanzitutto.” È con
queste parole che Marcelo Figueras, scrittore, sceneggiatore e
giornalista argentino presente a Pordenonelegge per presentare
Aquarium, il suo ultimo libro (pubblicato in Italia da L’Asino d’oro),
ha chiuso un incontro in cui molto si è parlato di identità, di potere
e difficoltà di comunicare, e, appunto, di violenza. Intervistato dal
giornalista Alessandro Mezzena Lona, Figueras ha raccontato che “Il
romanzo è nato da una situazione imprevista: un’amica giornalista,
spagnola, mi aveva proposto di fare una serie di reportage sul
conflitto israelo-palestinese, nel periodo della seconda intifada. Sono
partito, e vi ho dedicato tempo, e molta voglia di capire, anche
insieme a un fotografo che ha viaggiato come me… poi però non se ne è
fatto nulla. Ma a quel punto non potevo più non scriverne.” Ed è in un
luogo specifico della città vecchia di Gerusalemme che lo scrittore ha
deciso di provare a dare risposta alla domanda che continuava a
tormentarlo: “Ero in una stradina, poco più che un vicolo, da cui
sbucava una scala metallica… non era una scala vera, e nasceva lì,
direttamente dalla strada, come in una vecchia canzone dei Led
Zeppelin. Da lì avevo una vista incredibile, la città vecchia, la
Cupola della Roccia, le colline… una bellezza commovente. Come può
esserci tanta violenza in un luogo di tale bellezza?”.
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il nuovo progetto di catalogazione I beni culturali ebraici italiani
ora in rete e alla portata di tutti
“Un
risultato importante, grazie al quale aumenta notevolmente la
fruibilità delle informazioni sul patrimonio culturale ebraico in
Italia”. Così il presidente della Fondazione per i Beni Culturali
Ebraici in Italia Dario Disegni annuncia la firma di una Convenzione
con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD),
grazie alla quale la Fondazione potrà utilizzare le piattaforme
informatiche per la catalogazione dei beni culturali del Sistema
informativo generale per il catalogo (SIGECweb). La collaborazione
nasce per favorire l’interscambio dei dati finalizzato alla crescita
del Catalogo nazionale. A siglare la convenzione, oltre a Disegni, il
direttore dell’ICCD Laura Moro. Aprendo l’uso del Sistema alla
Fondazione, l’Istituto favorirà il recupero della catalogazione da essa
realizzata negli ultimi mesi sui beni culturali ebraici e il suo
completo allineamento all’interno di una piattaforma unica di
inserimento e di gestione dei dati, consolidando gli obiettivi di
razionalizzazione dei sistemi, di standardizzazione delle procedure e
uniformazione delle metodologie estesa a tutti gli enti pubblici e
privati che contribuiscono al sistema di catalogazione nazionale, di
cui la Fondazione fa parte. In questo modo, sarà garantita una maggiore
valorizzazione del patrimonio culturale ebraico attraverso il portale
web della Fondazione, dove è già disponibile una mappa interattiva
grazie alla quale è possibile rintracciare tutti i beni architettonici
e artistici presenti sul territorio, corredati da schede descrittive e
materiale multimediale.
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qui torino
La Polonia e l'eredità ebraica, l'ambasciatore in Comunità
Significativa
visita alla Comunità di Torino da parte nuovo ambasciatore di Polonia
in Italia, Tomasz Orlowski (nell’immagine), che ha voluto conoscere da
vicino alcune città italiane e le loro realtà più rilevanti.
Nell’ambito della sua prima visita alle Istituzioni del capoluogo
piemontese, l’Ambasciatore ha voluto inserire un incontro con i
responsabili della Comunità ebraica, che lo hanno cordialmente ricevuto
nella sede comunitaria. Il presidente Dario Disegni, insieme ad alcuni
Consiglieri e a membri della comunità di origine polacca, si è
intrattenuto con lui e con il Console onorario di Polonia a Torino
Ulrico Leiss de Leimburg in un lungo colloquio, durante il quale sono
emersi l’atteggiamento di apertura e interesse della Polonia di oggi
nei confronti del mondo ebraico, la considerazione per il ruolo
centrale sostenuto dagli ebrei nella storia polacca e, di converso, il
profondo, secolare radicamento delle comunità ebraiche nelle terre di
Polonia. Secoli di antigiudaismo di matrice religiosa – innegabile
nell’atteggiamento diffuso della società polacca – non sono stati
apertamente ricordati dall’Ambasciatore, che tuttavia li ha lasciati
intuire sottolineando il grande cambiamento che il suo Paese ha
realizzato e sta tuttora sviluppando nella considerazione verso gli
ebrei e verso la storia e la cultura ebraiche. Il segno più tangibile
di questa forte, sentita evoluzione nazionale è rappresentato dal Museo
della storia degli Ebrei polacchi recentemente inaugurato a Varsavia,
una ricchissima e stimolante struttura culturale sulla quale ci si è
particolarmente soffermati nel corso dell’incontro.
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QUI ROMA - CHIUDE LA MOSTRA IN VATICANO
Due amici che tornano a casa
“Questa
mostra racconta la storia di due amici che oggi simbolicamente, dopo
che la vita li ha condotti in giro per il mondo, perdendosi e
ritrovandosi, tornano insieme a casa”. Il rav Abie I. Ingber annuncia
così quale sarà la prossima tappa della mostra “Papa Giovanni Paolo II
e il popolo ebraico”, di cui è uno dei curatori: sarà proprio la città
di Cracovia a ospitarla, stavolta permanentemente, nel Centro San
Giovanni Paolo II a cui è stata donata, dopo i passaggi in molte città
statunitensi e poi in Vaticano, dove si è ora chiusa. A tornare a casa
sono proprio il pontefice e il suo amico di una vita Jerzy Kluger, un
ebreo proveniente come lui dalla città di Wadowice, a pochi chilometri
da Cracovia, che fu sempre un grande punto di riferimento per Giovanni
Paolo II. A fare un bilancio dei due mesi di apertura al pubblico nel
Braccio di Carlo Magno sono stati lo stesso Ingber, direttore del
Center for Interfaith Community Engagement della Xavier University di
Cincinnati, e gli altri due curatori James Buchanan, direttore del
Brueggeman Center for Dialogue nello stesso ateneo, e William Madges,
professore di teologia, insieme al rabbino capo di Roma Riccardo Di
Segni e al cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione per le
relazioni religiose con gli ebrei.
(Nell'immagine, da sinistra: James Buchanan, direttore del Brueggeman
Center for Dialogue della Xavier University, William Madges, professore
di teologia, il cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione per
le relazioni religiose con gli ebrei, il rav Abie I. Ingber, direttore
del Center for Interfaith Community Engagement della Xavier University,
e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni)
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la rassegna settimanale di melamed
"Studio perché è importante"
Melamed
è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo
italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a
educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna
viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno
responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune
settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione
settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate
sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter
settimanale di melamed cliccare qui.
“Studio tanto perché è importante"
A scuola, la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo è soprattutto
una lotta concettuale: “Lottiamo facendo appello all’intelligenza di
ciascuno, ragionando essenzialmente su una base storica, niente slogan
o prescrizioni scollegate dalla realtà”. “La priorità del docente è di
forgiare le menti, e si tratta di una finalità intellettuale, che viene
prima della finalità civica”. E, soprattutto, “Non bisogna abbandonarsi
ai sentimentalismi”. È questa la risposta dei docenti francesi,
chiamati dal governo a ricoprire un ruolo fondamentale nella lotta
contro razzismo e antisemitismo. La scuola si trova ora in prima linea
grazie al programma triennale, presentato in aprile, in cui il sistema
educativo nazionale ha un ruolo preminente. È Le Monde, il 16
settembre, a raccontare con le parole dello storico Claude Lelièvre,
come “per la prima volta razzismo e antisemitismo diventano un asse
importante dell’insegnamento, ed è anche la prima volta che vengono
chiamati col loro nome”.
Ada Treves
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Dissipare la nebbia |
Quale
Paese consideriamo più democratico? Uno i cui mass media descrivono una
realtà ideale con le istituzioni che funzionano perfettamente e la
popolazione sempre compattamente d’accordo con il proprio governo?
Oppure un altro i cui media criticano pesantemente la classe politica e
danno abbondantemente conto di problemi, discussioni e fratture
all’interno dell’opinione pubblica? Credo che chiunque sarebbe pronto a
dire che il primo dei due Paesi è con ogni probabilità molto meno
democratico del secondo. A meno che non si parli di Israele. In questo
caso, infatti, la logica più elementare viene inspiegabilmente
rovesciata e le critiche al governo, le discussioni, le divergenze di
opinione, l’analisi spassionata dei problemi – tutte le cose insomma
che la gente di buon senso considera segni inequivocabili di una
democrazia viva e funzionante – vengono bollate da alcuni come
pericolosi segnali di debolezza. D’accordo, i nemici di Israele non
sono persone di buon senso, e infatti talvolta capita che alcuni di
loro strumentalizzino le critiche degli israeliani al proprio Paese. Ma
sono davvero queste le armi che gli odiatori di Israele usano più
volentieri? A me non sembra, anzi.
Anna Segre, insegnante
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Corbyn e Sanders |
Oltre
al discusso Jeremy Corbyn del Labour Party, c’è anche un altro
candidato che potrebbe guidare anche egli ad una decisa svolta a
sinistra nel Partito Democratico degli USA e sta prendendo lentamente
interesse tra i media. Si tratta di Bernard “Bernie” Sanders, attuale
senatore dello stato del Vermont e principale concorrente alle prossime
primarie nel 2016. Sanders è nato a Brooklyn nel 1941 da genitori ebrei
polacchi, si è sempre definito ‘socialista’ ispirato soprattutto dal
‘modello nordico’ di democrazia e welfare, e nonostante non sia proprio
in linea con gli ultimi governi israeliani, ha trascorso parte della
propria giovinezza in un kibbutz, portando sempre con orgoglio il
proprio ebraismo.
Francesco Moises Bassano, studente
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Le sedie vuote |
Su
Facebook e Instagram prima dell’entrata di Rosh Hashanah è stato un
trionfo di tavole imbandite. Tovaglie bianchissime, il servizio buono
tirato fuori per l’occasione: challot, fiori, candele, frutta e miele,
coperti favolosi. Eppure ogni moed, ogni festa, mi pervade un senso di
melanconia e tristezza. La gioia non coincide mai con il mio stato
d’animo. Questi simboli, queste atmosfere evocano inevitabilmente
momenti sereni della mia infanzia, acuiscono il dolore nel vedere le
sedie vuote di chi ci ha lasciato, non mi trasmettono serenità ma,
anzi, un senso di vuoto.
Claudia Sermoneta
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Creare e ricreare |
In
questo inizio di anno mi torna in mente quello che scrive il rav
Soloveitchik a proposito della Creazione: “Forse l’elaborata enfasi
posta sul racconto della creazione a opera di Dio nel libro della
Genesi risponde alla finalità di trasformarsi in una sfida morale per
l’uomo: come Dio, così anche l’uomo deve creare...
Ilana Bahbout
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