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18 settembre 2015 - 5 Tishri 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Nella berachà ai figli che accompagna l’accensione delle candele alla vigilia dello Yom Kippur chiediamo ad Hashem che: “Metta nei cuori dei nostri figli l’amore per Lui. Il timore di Hashem sia sul loro volto tutti i giorni della loro vita… che i loro occhi guardino avanti, la loro bocca dica parole sagge, il loro cuore mediti su ciò che incute timore, le loro mani siano impegnate nell’osservanza delle mitzvot, i loro piedi corrano per eseguire la volontà del Padre loro che è nei cieli…”.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
Le ultime generazioni di storici dell’ebraismo italiano hanno studiato fondando le loro ricerche sui lavori di Attilio Milano (1907-1969). È stato lui il primo ad aver organizzato in forma unitaria la storia delle numerosissime e sparse comunità di ebrei che hanno popolato la Penisola da sud a nord nel corso di oltre due millenni. Ed è con le sue interpretazioni e con la sua proposta metodologica che gli studiosi si devono confrontare quando propongono nuovi e inediti percorsi di ricerca.  
 
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La fine di Schengen
È fissato per mercoledì 23 settembre il vertice tra i paesi europei per ridiscutere il tema della crisi e delle quote dei migranti. Un giorno nel quale, ha spiegato il presidente francese Francois Hollande, incontrando il premier italiano Matteo Renzi, si dovranno prendere decisioni concrete altrimenti “Si decreterà la fine di Schengen”. Arriva forte inoltre il monito del presidente del Consiglio italiano: “L’Europa è nata per abbattere i muri non per costruirli”. (Corriere della sera). Continua ad essere tesa, intanto, la situazione al confine tra Serbia e Croazia dove sono esplosi scontri tra le migliaia di migranti che premono per oltrepassare il muro e la polizia. (Repubblica).

Berlino, attentatore ferisce un’agente. Mattinata di tensione ieri a Berlino dove una poliziotta è stata ferita gravemente da un attentatore. Il terrorista, si legge fra gli altri su Repubblica, era pregiudicato, apparteneva ad Al Qaeda ed è stato immediatamente ucciso dagli agenti.
 
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  davar
israele - le nuove misure del governo
La sicurezza di Gerusalemme
Grande dispiegamento di forze a Gerusalemme per un venerdì carico di tensione. Dopo gli scontri degli ultimi giorni tra polizia israeliana e dimostranti palestinesi nell'area del Monte del Tempio e nella zona Est della Capitale, le autorità di Gerusalemme hanno aumentato il livello di sicurezza nella città per controllare eventuali esplosioni di violenza in concomitanza con la preghiera del venerdì. La polizia israeliana ha vietato l'accesso al Monte del Tempio, Spianata della Moschee per il mondo musulmano, agli uomini di età inferiore a 40 anni. Secondo l'intelligence, gruppi di “giovani arabi” stavano pianificando di violare la fragile calma raggiunta nella zona, dopo le recenti violenze vicino alla moschea Al-Aqsa. Ed è l'intensificarsi del lancio di pietre e molotov a preoccupare il governo di Gerusalemme: nella notte un autobus è stato oggetto di una sassaiola nel distretto di Ras al-Amud, nella zona Est della Capitale, per poi essere dato alle fiamme (nell'immagine, l'intervento dei vigili del fuoco). Contro questi episodi, l'esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu sta disponendo nuove misure di sicurezza.
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pordenonelegge
Marcelo Figueras: "La violenza non può essere normale"
“Ci sono cose che mai, in nessuna situazione, per nessun motivo, dobbiamo accettare di considerare normali. La violenza, innanzitutto.” È con queste parole che Marcelo Figueras, scrittore, sceneggiatore e giornalista argentino presente a Pordenonelegge per presentare Aquarium, il suo ultimo libro (pubblicato in Italia da L’Asino d’oro), ha chiuso un incontro in cui molto si è parlato di identità, di potere e difficoltà di comunicare, e, appunto, di violenza. Intervistato dal giornalista Alessandro Mezzena Lona, Figueras ha raccontato che “Il romanzo è nato da una situazione imprevista: un’amica giornalista, spagnola, mi aveva proposto di fare una serie di reportage sul conflitto israelo-palestinese, nel periodo della seconda intifada. Sono partito, e vi ho dedicato tempo, e molta voglia di capire, anche insieme a un fotografo che ha viaggiato come me… poi però non se ne è fatto nulla. Ma a quel punto non potevo più non scriverne.” Ed è in un luogo specifico della città vecchia di Gerusalemme che lo scrittore ha deciso di provare a dare risposta alla domanda che continuava a tormentarlo: “Ero in una stradina, poco più che un vicolo, da cui sbucava una scala metallica… non era una scala vera, e nasceva lì, direttamente dalla strada, come in una vecchia canzone dei Led Zeppelin. Da lì avevo una vista incredibile, la città vecchia, la Cupola della Roccia, le colline… una bellezza commovente. Come può esserci tanta violenza in un luogo di tale bellezza?”.
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il nuovo progetto di catalogazione
I beni culturali ebraici italiani
ora in rete e alla portata di tutti

“Un risultato importante, grazie al quale aumenta notevolmente la fruibilità delle informazioni sul patrimonio culturale ebraico in Italia”. Così il presidente della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia Dario Disegni annuncia la firma di una Convenzione con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), grazie alla quale la Fondazione potrà utilizzare le piattaforme informatiche per la catalogazione dei beni culturali del Sistema informativo generale per il catalogo (SIGECweb). La collaborazione nasce per favorire l’interscambio dei dati finalizzato alla crescita del Catalogo nazionale. A siglare la convenzione, oltre a Disegni, il direttore dell’ICCD Laura Moro. Aprendo l’uso del Sistema alla Fondazione, l’Istituto favorirà il recupero della catalogazione da essa realizzata negli ultimi mesi sui beni culturali ebraici e il suo completo allineamento all’interno di una piattaforma unica di inserimento e di gestione dei dati, consolidando gli obiettivi di razionalizzazione dei sistemi, di standardizzazione delle procedure e uniformazione delle metodologie estesa a tutti gli enti pubblici e privati che contribuiscono al sistema di catalogazione nazionale, di cui la Fondazione fa parte. In questo modo, sarà garantita una maggiore valorizzazione del patrimonio culturale ebraico attraverso il portale web della Fondazione, dove è già disponibile una mappa interattiva grazie alla quale è possibile rintracciare tutti i beni architettonici e artistici presenti sul territorio, corredati da schede descrittive e materiale multimediale.
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qui torino
La Polonia e l'eredità ebraica, l'ambasciatore in Comunità
Significativa visita alla Comunità di Torino da parte nuovo ambasciatore di Polonia in Italia, Tomasz Orlowski (nell’immagine), che ha voluto conoscere da vicino alcune città italiane e le loro realtà più rilevanti. Nell’ambito della sua prima visita alle Istituzioni del capoluogo piemontese, l’Ambasciatore ha voluto inserire un incontro con i responsabili della Comunità ebraica, che lo hanno cordialmente ricevuto nella sede comunitaria. Il presidente Dario Disegni, insieme ad alcuni Consiglieri e a membri della comunità di origine polacca, si è intrattenuto con lui e con il Console onorario di Polonia a Torino Ulrico Leiss de Leimburg in un lungo colloquio, durante il quale sono emersi l’atteggiamento di apertura e interesse della Polonia di oggi nei confronti del mondo ebraico, la considerazione per il ruolo centrale sostenuto dagli ebrei nella storia polacca e, di converso, il profondo, secolare radicamento delle comunità ebraiche nelle terre di Polonia. Secoli di antigiudaismo di matrice religiosa – innegabile nell’atteggiamento diffuso della società polacca – non sono stati apertamente ricordati dall’Ambasciatore, che tuttavia li ha lasciati intuire sottolineando il grande cambiamento che il suo Paese ha realizzato e sta tuttora sviluppando nella considerazione verso gli ebrei e verso la storia e la cultura ebraiche. Il segno più tangibile di questa forte, sentita evoluzione nazionale è rappresentato dal Museo della storia degli Ebrei polacchi recentemente inaugurato a Varsavia, una ricchissima e stimolante struttura culturale sulla quale ci si è particolarmente soffermati nel corso dell’incontro.
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QUI ROMA - CHIUDE LA MOSTRA IN VATICANO
Due amici che tornano a casa
“Questa mostra racconta la storia di due amici che oggi simbolicamente, dopo che la vita li ha condotti in giro per il mondo, perdendosi e ritrovandosi, tornano insieme a casa”. Il rav Abie I. Ingber annuncia così quale sarà la prossima tappa della mostra “Papa Giovanni Paolo II e il popolo ebraico”, di cui è uno dei curatori: sarà proprio la città di Cracovia a ospitarla, stavolta permanentemente, nel Centro San Giovanni Paolo II a cui è stata donata, dopo i passaggi in molte città statunitensi e poi in Vaticano, dove si è ora chiusa. A tornare a casa sono proprio il pontefice e il suo amico di una vita Jerzy Kluger, un ebreo proveniente come lui dalla città di Wadowice, a pochi chilometri da Cracovia, che fu sempre un grande punto di riferimento per Giovanni Paolo II. A fare un bilancio dei due mesi di apertura al pubblico nel Braccio di Carlo Magno sono stati lo stesso Ingber, direttore del Center for Interfaith Community Engagement della Xavier University di Cincinnati, e gli altri due curatori James Buchanan, direttore del Brueggeman Center for Dialogue nello stesso ateneo, e William Madges, professore di teologia, insieme al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e al cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione per le relazioni religiose con gli ebrei.

(Nell'immagine, da sinistra: James Buchanan, direttore del Brueggeman Center for Dialogue della Xavier University, William Madges, professore di teologia, il cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione per le relazioni religiose con gli ebrei, il rav Abie I. Ingber, direttore del Center for Interfaith Community Engagement della Xavier University, e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni)
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qui romA - torna l'appuntamento con ye'ud
Le sfide per i leader del domani
Torna domenica a Roma l’appuntamento con Ye’ud, il future leader training organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Il seminario di Ye’ud, il cui scopo è formare i leader comunitari del domani e che è aperto a tutti i giovani ebrei italiani, è attivo oramai da diversi anni e coinvolge ospiti e presenze fisse come quella dello psicologo Dan Wiesenfeld. “Domenica – spiega il rav Roberto Della Rocca – sarà l’occasione per fare il punto della situazione dopo il viaggio organizzato in Israele lo scorso marzo che ha permesso ai partecipanti di Ye’ud, molto diversi tra loro sia per formazione culturale che religiosa, di confrontarsi con la realtà del Paese, apprendendo dai docenti le problematiche attuali e assistendo in presa diretta ai dibattiti contemporanei senza il filtro del pregiudizio. La permanenza in Israele ha inoltre contribuito cementare il gruppo e rafforzarlo”. “Lo scopo di questo appuntamento, che conclude l’edizione 2015, – prosegue rav Della Rocca – sarà quello di proseguire nella formazione di una leadership comunitaria di alto livello e consapevole, di interrogarsi sui nuovi modi di coinvolgere e aggregare i giovani oltre a riflettere sui mezzi di comunicazione in continuo cambiamento. Al centro ci saranno le attività di community management orchestrate da Dan Wiesenfeld”.


(Nell'immagine i protagonisti di Ye'ud 2015)
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la rassegna settimanale di melamed
"Studio perché è importante"
Melamed è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter settimanale di melamed
cliccare qui.

“Studio tanto perché è importante"

A scuola, la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo è soprattutto una lotta concettuale: “Lottiamo facendo appello all’intelligenza di ciascuno, ragionando essenzialmente su una base storica, niente slogan o prescrizioni scollegate dalla realtà”. “La priorità del docente è di forgiare le menti, e si tratta di una finalità intellettuale, che viene prima della finalità civica”. E, soprattutto, “Non bisogna abbandonarsi ai sentimentalismi”. È questa la risposta dei docenti francesi, chiamati dal governo a ricoprire un ruolo fondamentale nella lotta contro razzismo e antisemitismo. La scuola si trova ora in prima linea grazie al programma triennale, presentato in aprile, in cui il sistema educativo nazionale ha un ruolo preminente. È Le Monde, il 16 settembre, a raccontare con le parole dello storico Claude Lelièvre, come “per la prima volta razzismo e antisemitismo diventano un asse importante dell’insegnamento, ed è anche la prima volta che vengono chiamati col loro nome”
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Ada Treves
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pilpul

Dissipare la nebbia
Quale Paese consideriamo più democratico? Uno i cui mass media descrivono una realtà ideale con le istituzioni che funzionano perfettamente e la popolazione sempre compattamente d’accordo con il proprio governo? Oppure un altro i cui media criticano pesantemente la classe politica e danno abbondantemente conto di problemi, discussioni e fratture all’interno dell’opinione pubblica? Credo che chiunque sarebbe pronto a dire che il primo dei due Paesi è con ogni probabilità molto meno democratico del secondo. A meno che non si parli di Israele. In questo caso, infatti, la logica più elementare viene inspiegabilmente rovesciata e le critiche al governo, le discussioni, le divergenze di opinione, l’analisi spassionata dei problemi – tutte le cose insomma che la gente di buon senso considera segni inequivocabili di una democrazia viva e funzionante – vengono bollate da alcuni come pericolosi segnali di debolezza. D’accordo, i nemici di Israele non sono persone di buon senso, e infatti talvolta capita che alcuni di loro strumentalizzino le critiche degli israeliani al proprio Paese. Ma sono davvero queste le armi che gli odiatori di Israele usano più volentieri? A me non sembra, anzi.

Anna Segre, insegnante
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Corbyn e Sanders
Oltre al discusso Jeremy Corbyn del Labour Party, c’è anche un altro candidato che potrebbe guidare anche egli ad una decisa svolta a sinistra nel Partito Democratico degli USA e sta prendendo lentamente interesse tra i media. Si tratta di Bernard “Bernie” Sanders, attuale senatore dello stato del Vermont e principale concorrente alle prossime primarie nel 2016. Sanders è nato a Brooklyn nel 1941 da genitori ebrei polacchi, si è sempre definito ‘socialista’ ispirato soprattutto dal ‘modello nordico’ di democrazia e welfare, e nonostante non sia proprio in linea con gli ultimi governi israeliani, ha trascorso parte della propria giovinezza in un kibbutz, portando sempre con orgoglio il proprio ebraismo.

Francesco Moises Bassano, studente
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Le sedie vuote
Su Facebook e Instagram prima dell’entrata di Rosh Hashanah è stato un trionfo di tavole imbandite. Tovaglie bianchissime, il servizio buono tirato fuori per l’occasione: challot, fiori, candele, frutta e miele, coperti favolosi. Eppure ogni moed, ogni festa, mi pervade un senso di melanconia e tristezza. La gioia non coincide mai con il mio stato d’animo. Questi simboli, queste atmosfere evocano inevitabilmente momenti sereni della mia infanzia, acuiscono il dolore nel vedere le sedie vuote di chi ci ha lasciato, non mi trasmettono serenità ma, anzi, un senso di vuoto.
 
Claudia Sermoneta
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Creare e ricreare
In questo inizio di anno mi torna in mente quello che scrive il rav Soloveitchik a proposito della Creazione: “Forse l’elaborata enfasi posta sul racconto della creazione a opera di Dio nel libro della Genesi risponde alla finalità di trasformarsi in una sfida morale per l’uomo: come Dio, così anche l’uomo deve creare... 

Ilana Bahbout
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