Roberto
Della Rocca,
rabbino
|
Le
preghiere dei dieci giorni penitenziali culminanti nel Kippùr si
aprono, alla sera di Rosh Hashanà, con quella suggestiva poesia in cui
si ripete l’augurio “…che finisca il vecchio anno con le sue
maledizioni… e che inizi il nuovo con le sue benedizioni…”. Come si può
affermare che l’anno trascorso sia stato caratterizzato solo da
maledizioni e da sciagure e non abbia avuto anche momenti felici? È
noto che la Tradizione ebraica ha sempre valorizzato il passato
mostrando una ferma volontà di non abbandonare nel nulla le tracce di
ciò che è già trascorso. Il passato, anche quello più scomodo, non va
né rimosso, né affossato in modo estremo e radicale. Di tutte le
esperienze, anche quelle conclusasi sciaguratamente, dovremmo
preservare gli aspetti positivi che questi vissuti ci hanno ingenerato.
|
|
Leggi
|
Dario
Calimani,
anglista
|
La
nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatore di Israele ha finalmente
restituito un po’ di vivacità al dialogo fra gli ebrei italiani
autoctoni e la comunità degli ebrei italiani in Israele. Finalmente si
prende atto (ma qualcuno non lo accetta) che possano coesistere pareri
diversi su questioni di politica governativa. Israele è un popolo
unico, ma al suo interno, come in tutti i popoli, ciascuno ha il
diritto di pensarla in modo diverso, al di là delle barzellette sui due
ebrei e sulle loro tre opinioni. Dunque, fa piacere apprendere che ad
alcuni amici italiani di Gerusalemme la nomina dell’ambasciatore
risulta gradita, opportuna e utile. E lo si accetta senza cercare di
definirli politicamente o di criticarne i gusti. Ci si aspetta, per
contro, che le critiche alla stessa nomina siano accolte nello stesso
spirito di una dialettica rispettosa che ha come presunzione necessaria
la buona fede dell’interlocutore e il suo diritto a pensare, ché
altrimenti non varrebbe la pena di dialogare.
|
|
Leggi
|
 |
Putin rassicura Bibi |
Un
incontro per coordinarsi militarmente sull’azione in Siria della
Russia, scesa in campo al fianco del regime di Bashar Al Assad, contro
l’Isis e per ricevere rassicurazioni sulla propria sicurezza: questo lo
scopo del premier israeliano Benjamin Netanyahu accolto ieri a Mosca da
Vladimir Putin. “Putin – scrive oggi Repubblica – ha cercato di
tranquillizzare l’ospite coinvolgendo Israele in una consultazione
tattico strategica che dovrebbe impedire ‘malaugurati incidenti’ tra le
rispettive truppe ormai distanti tra loro solo poche decine di
chilometri”. E se anche per gli Stati Uniti l’entrata in gioco della
Russia sembra inevitabile, per Israele è importante assicurarsi che le
armi di Mosca non finiscano nelle mani di Hezbollah così come ottenere
garanzie sul fatto che Assad che non abbia in mente di attaccare lo
Stato ebraico. Una probabilità scongiurata dallo stesso Putin che ha
dichiarato: “Nella situazione in cui si trova Assad non ha proprio
alcuna voglia di aprirsi un altro fronte”. .
|
|
Leggi
|
|
|
Yom kippur 5776
Rinnovarsi per il tikkun ha-olam
.לא בזכותא תליא מילתא, אלא במזלא תליא מילתא
Non dipende dai meriti, ma dal fato
Nella
preghiera Undanè Toqef attribuita a Amnon di Magonza, vissuto intorno
al 1000 forse però un paio di secoli più antica, in uso a Rosh
HaShanah e Kippur, si fa riferimento al giudizio di Dio che in questi
giorni decide chi vivrà e chi morrà. Il nesso diretto è
l’affermazione talmudica di Rabbi Keruspeday a nome di Rabbi Yochannan
secondo la quale a Rosh HaShanah sono aperti di fronte all’Eterno tre
libri. In uno vengono iscritti i i malvagi, in un altro i giusti, in un
terzo quelli su cui pende l’indecisione fino a Kippur, giorno in cui si
emana anche a loro proposito la sentenza di vita o di morte. Di qui
l’importanza del ravvedimento e dell’esame di coscienza nei dieci
giorni penitenziali.
Ma la questione non è così semplice. Nel talmud di Moed qatan,
trattato che si occupa a lungo delle manifestazioni di lutto, ci si
interroga se deve essere attribuito un significato all’età del
trapasso e al numero dei giorni in cui uno è moribondo. Ad esempio,
secondo Rabbà, morire tra i cinquanta e sessanta anni è un segno
della punizione del Cielo, per scoprire però che il profeta Samuele è
passato a miglior vita proprio a 52 anni. Ulteriori verifiche non
reggono alla prova, molti rabbini della cui pietà e giustizia non è
dato dubitare, infatti, si sono ricongiunti con il Creatore alle più
svariate età, con o senza “sazietà di giorni”.
Sembra pertinente quindi portare l’insegnamento di Ravà secondo cui
vita, prole e denaro non dipendono dai meriti ma dalla fortuna, tant’è
che Rabbà e rav Chisdà, pii al punto che quando pregarono in tempo di
siccità riuscirono a far piovere, morirono uno a soli quaranta anni,
l’altro a novantadue anni; il primo poté godere di numerose gioie in
famiglia, l’altro fu accompagnato tutta la vita da disgrazie; nella
casa di un maestro c’era pane in abbondanza, persino per i cani, nella
dimora dell’altro rabbino a stento si riusciva ad avere pane d’orzo per
la famiglia.
I commentatori fanno notare le contraddizioni. Non era detto altrove
che Israele non è sottoposto al mazal – fato? Forse la posizione di
Ravà è rigettata a favore di un’ottica secondo la quale sono solo i
meriti a incidere, o forse, esiste un’interdipendenza dei due aspetti e
a volte la fatalità, che è predominante altrove, presso i figli
d’Israele è solo ridotta a una condizione residuale; ma qualche volta
ci mette lo stesso lo zampino.
All’uomo, sia egli religioso o laico, rimangono universalmente valide
le parole, scandite come pietre, poste proprio al centro della
splendida preghiera dei Yamim Noraim: il ravvedimento, la supplica (ma
possiamo leggere anche l’esame di coscienza) e le opere di giustizia e
solidarietà rimuovono il rigore del decreto Celeste. In questo sta il
vero tikkun ha-olam.
Amedeo Spagnoletto, sofer
Pagine Ebraiche, settembre 2015
|
La revoca del patrocinio della regione lazio
Ospiti pericolosi a convegno
I
neofascisti di Casa Pound assieme ai terroristi di Hezbollah si
ritrovano a Roma per un convegno. La notizia aveva destato non poche
proteste ma in particolare a preoccupare era la presenza sui volantini
dell'incontro del logo della Regione Lazio. Un patrocinio
immediatamente revocato dal governatore Nicola Zingaretti, una volta
avuta notizia di identità e natura dei partecipanti, con due uomini del
movimento terroristico di Hezbollah – attivo in Libano e che proclama
di voler distruggere Israele – invitati a parlare tra i neri di
Casapound. Un convegno, insomma, che si qualifica già solo per ospiti e
organizzatori.
|
Storie
- Le leggi di Norimberga |
Ottant’anni
fa, il 15 settembre del 1935, la Germania di Adolf Hitler emanava le
due Leggi di Norimberga, in coincidenza con lo svolgimento del
congresso del partito nazista in quella città. La legislazione tedesca,
che già nei due anni precedenti aveva accolto al suo interno i germi
del razzismo, imboccava così decisamente la strada della persecuzione
degli ebrei, stabilendo la distinzione tra appartenente allo Stato e
cittadino del Reich, che doveva essere “di sangue tedesco o affine” ed
era per questo il solo detentore dei pieni diritti politici, e
limitando i diritti degli ebrei in campo matrimoniale e domestico. La
«Legge per la cittadinanza del Reich», la prima legge di Norimberga,
previde l’esistenza di due gradi di cittadinanza. All’articolo 2 si
stabiliva che soltanto chi ha sangue tedesco potesse essere considerato
«cittadino del Reich» (Reichsbürger) e, come tale, beneficiare dei
pieni diritti civili e politici; tutti gli altri erano declassati al
rango di semplici «cittadini dello Stato» (Staatsangehöriger), cioè di
sudditi. La Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco,
ovvero la seconda “Legge di Norimberga”, stabilì all’articolo 1 che “i
matrimoni tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini” fossero
“proibiti” e analogo divieto all’articolo due per le “relazioni
extraconiugali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini”. Era
l’inizio dell’incubo, l’appiglio giuridico dal quale si svilupparono la
legislazione successiva e l’isolamento e la persecuzione degli ebrei
del Reich.
Mario Avagliano
|
|
|