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24 settembre 2015- 11 Tishri 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
“Scrosci come pioggia il mio ammaestramento, stilli come rugiada il mio detto”. Con queste parole Moshè introduce la sua cantica finale, il poema didascalico che lascerà ad Israele quale testamento spirituale. I Maestri si interrogano sul perché l’insegnamento sia paragonato alla pioggia scrosciante, mentre il detto alla rugiada che gocciola. È evidente che il detto è meno pressante di un insegnamento, e pertanto il parallelismo – a livello di forza – è calzante. Ma c’è di più. La rugiada è qualcosa che tutti desiderano, perché da chiunque è riconosciuta come benefica. Non così la pioggia, che a volte è gradita ed a volte no. Ma in realtà è anch’essa necessaria, e non a caso, quando esisteva il Beth Ha-Miqdàsh, il Kohèn Gadòl, invocando la pioggia nel giorno di Kippur, diceva: “Non dare ascolto ai viandanti che non vorrebbero mai la pioggia, perché essa è una necessità”. Anche l’insegnamento divino può essere a volte scomodo; tuttavia è una necessità,sebbene a volte ci investa con la forza di un rovescio. Moshè, quindi, avverte che le sue parole possono essere gradevoli come la rugiada o scomode come uno scroscio di pioggia, ma sono necessarie e benefiche ugualmente.
Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
I controlli delle quantità di particelle nei siti nucleari iraniani, effettuati con grande cura dagli stessi iraniani, mi fanno pensare a una storia vera accaduta molti anni fa quando iniziavano i primi controlli anti-doping nelle partite di calcio di Serie A. Una squadra molto nota di una grande città con due club che partecipano al massimo campionato aveva un allenatore molto furbo e anche piuttosto corpulento, evidentemente un buon bevitore. Un giorno i tecnici di laboratorio, dopo aver analizzato le provette con i campioni presi dai giocatori dopo una partita, fecero la seguente osservazione: Che cosa straordinaria, tutti i giocatori di questa squadra hanno orina identica, e anche con qualche traccia di cirrosi epatica!
I migranti e la Siria,
le priorità dell'Ue
È durato fino a tarda notte il vertice dei ventotto capi di Stato europei a Bruxelles, che ha approvato nuovi provvedimenti per fronteggiare l’emergenza migranti. Tra le misure, sono previsti interventi nei paesi extracomunitari di origine e di transito dei rifugiati, come la Turchia, per la quale la Commissione Europea ha stanziato un milione di euro, e una somma analoga andrà alle agenzie Onu dei rifugiati. La Commissione ha poi presentato un piano per coordinare tra le altre cose i ricollocamenti dei profughi, riformare il Trattato di Dublino e istituire le guardie di frontiera. Piano che, riporta il Corriere della sera, il premier italiano Matteo Renzi ha definito “un passettino in avanti” perché “si va verso il superamento del Trattato di Dublino”. Per il Premier è comunque necessario che l’Ue intervenga sia in Medio Oriente quanto in Africa, visto che “siamo in questa situazione perché si sono fatte delle iniziative di politica estera discutibili tanto in Libia quanto in Siria”.

Si parla di Siria e Iran, senza l’Italia. L’evoluzione del conflitto siriano e dei rapporti con l’Iran saranno al centro del vertice convocato stasera a Parigi dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, a cui parteciperanno il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier, quello britannico Philip Hammond e il capo della diplomazia europea Federica Mogherini. Il Corriere sottolinea che la convocazione del summit trilaterale avrebbe dovuto rimanere riservata, mentre da Bruxelles si fa sapere che gli inviti, da cui l’Italia è stata esclusa, sono partiti da Parigi, e che la cena è un incontro tra gli esponenti europei del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania) dei negoziati con l’Iran. “Si farà il punto della situazione dopo l’accordo – si annuncia – e in questo senso si parlerà anche di Siria”.

Camera, l’impegno per le minoranze religiose. Sì unanime di Montecitorio alle iniziative in sede europea e internazionale per la protezione dei perseguitati per motivi religiosi. Sul tema la Camera ha approvato le mozioni di maggioranza e opposizione, ad eccezioni di quelle proposte dalla lega. Il governo si è impegnato, riporta Avvenire, “a rendere il tema della reciprocità religiosa e del rispetto delle minoranze un tema di discussione nell’ambito delle relazioni diplomatiche e culturali bilaterali con i Paesi dove questi diritti non sono tutelati”.
 
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  davar
torinospiritualità
"L'impasto umano. Fatti di terra
per guardare le stelle"

Continua il successo di Torinospiritualità, che dedica la sua undicesima edizione a “L’impasto umano. Fatti di terra, guardiamo le stelle”. L’apertura della manifestazione è stata dedicata quest’anno all’attualità con una lezione intitolata “Cosa muove gli uomini?”, un incontro emozionante che ha riempito la grande chiesa di San Filippo. Antonella Parigi, che è stata ideatrice di Torinospiritualità nonché per lunghi anni Direttore del Circolo dei Lettori, che organizza della manifestazione ha aperto questa volta l’incontro in quanto assessore regionale alla Cultura, e con lei anche il sindaco Piero Fassino ha sottolineato l’importanza sempre crescente del festival.
È stato poi il direttore della Stampa Mario Calabresi a raccontare la sua esperienza, diretta, insieme a quelle di Domenico Quirico e Nicolò Zancan, illustrate dalle immagini di Giulio Piscitelli. “Comprendere ciò che siamo significa riconoscere che sotto l’apparenza della nostra identità c’è un impasto instabile: oscurità e luce, bontà e indifferenza, cuore e bile. I moti d’animo che il migrante suscita in noi dicono molto di questa umana ambiguità. Siamo tutti fatti della stessa terra, navighiamo lo stesso mare, guardiamo gli stessi astri. Si potrebbe perfino dire, con saggezza un po’ naif, che proveniamo tutti dallo stesso stampo. Eppure, davanti al movimento dei popoli in migrazione, ci rifugiamo in un’appartenenza identitaria certa e immutabile, rifiutando di fare i conti con l’ignoto e lasciando crescere la paura. E invece vale la pena accettare la sfida dell’ignoto, lo sforzo della comprensione, perché se forse non risolve i problemi, certo ci fa più consapevoli, e solo un popolo consapevole è capace di decidere.”

a.t. twitter @atrevesmoked

qui firenze
Kippur, un giorno dedicato
alla riscoperta di se stessi

Il rabbino capo di Firenze, Joseph Levi, ha tenuto nel tempio di Firenze il seguente discorso in occasione del Kippur:

L’ultimo sabato, Shabbat Teshuvah, abbiamo riflettuto insieme sull’opportunità che i dieci giorni che intercorrono fra Rosh Hashanah e Kippur ci offrono di dedicare del tempo alla riscoperta e al dialogo con la dimensione divina insita nella nostra dimensione umana, nella nostra vita emotiva e mentale, nella nostra esistenza. Dedicando del tempo alla Teshuvah instauriamo un dialogo con essa, per andare verso una visione nuova della nostra vita. Una vita che non sia più frammentaria, casuale, priva di legami con il resto della società e dell’universo, mancante di prospettive e di legami che possano offrire senso alle nostra esistenza.

Joseph Levi, rabbino capo di Firenze

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il ricordo del poeta e regista
Nelo Risi (1920-2015)
“Ho fatto un pieno di versi / per la traversata dei deserti / dell'amore, là dove il viaggiare / più comporta dei rischi, dove / occorre tenere gli occhi bene aperti /perché non sempre regge il cuore”. Descriveva così la sua vita all'insegna della poesia Nelo Risi, deceduto domenica all'età di 95 anni nella sua casa di Roma, con accanto la moglie, la scrittrice e poetessa di origini ungheresi Edith Bruck. Nato a Milano il 21 aprile del 1920, fratello del maestro della commedia all'italiana Dino Risi, con lui ha anche condiviso la professione di regista, mettendovi così come nei suoi versi impegno civile e denuncia contro una società che sembrava schiacciare gli individui, raccontando con forza ma anche un velo delicato di tristezza il Novecento che attraversava. 
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qui roma
A confronto per l'integrazione
“Come costruire un’Europa di tutte le culture?”, questa la domanda con la quale si è aperta la giornata organizzata dal Parlamento europeo in collaborazione con il ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca e numerose organizzazioni, tra cui l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L’incontro, incentrato sul tema dell’interculturalismo, vede la partecipazione di educatori, sociologi, esponenti di comunità religiose e studenti e si propone di adottare il metodo Open Space Technology, che permette la libera partecipazione divisi in gruppi, al fine di costruire proposte da portare all’attenzione del Parlamento europeo. Un metodo, dunque, che invita i partecipanti a formulare le proprie idee per migliorare il dialogo e la convivenza tra le culture e le religioni in Europa ed a discuterne con gli altri. A dare il proprio saluto, il deputato al Parlamento europeo Lorenzo Cesa: “Questa opportunità è fondamentale per rendere fruttuoso il dialogo. In qualità di deputato al Parlamento che rappresenta l’Europa unita, credo sia fondamentale non dimenticare la propria storia e mantenere viva la Memoria. Penso ad esempio al complesso momento che stiamo vivendo nel quale alcuni paesi hanno scelto di ergere muri e fili spinati per allontanare i migranti, paesi che fino a pochi anni fa soffrivano proprio a causa di muri e fili spinati. L’Europa deve essere aperta e unita e in questa sfida, il dialogo interreligioso e interculturale è fondamentale”.
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j-ciak
Oscar, Israele corre in lingua farsi
Strano ma vero. Le tensioni nucleari fra i due paesi sono alle stelle. Eppure il film che Israele quest’anno candida agli Oscar parla persiano. Fin dal titolo, “Baba Joon”, il vezzeggiativo farsi per “papà”. Diretto da Yuval Delshad e fresco vincitore del premio Ophir (l’Oscar israeliano), il film ci porta in un Israele che pochi conoscono, quello degli ebrei immigrati dall’Iran. Il racconto è ambientato in un moshav nel Negev, dove il nonno ha messo su con le sue mani un allevamento di tacchini. Pur se a malincuore il figlio Yitzhak porta avanti la tradizione ma il tredicenne Moti – l’unico sabra e l’unico che nel film parla ebraico – finirà per ribellarsi. “Voglio fare quello che amo. Non come te”, dice al padre in una delle scene più intense del film.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Il veleno della calunnia
Ieri abbiamo letto, ripetuto, ascoltato che calunniare è peggio che rubare. Un impegno che dobbiamo sforzarci tutti di mantenere, religiosi e non religiosi. Ne va della nostra dignità, individuale e di popolo.


Stefano Jesurum, giornalista

Time Out - Un'Europa per tutti
Come costruire un’Europa di tutte le culture? Se lo chiede un convegno organizzato dal Parlamento Europeo a Roma con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e di altre associazioni o enti impegnati nel dialogo. Invitato da un amico partecipo tra il pubblico, ma nel formulare il saluto invece del vicepresidente Tajani, a sorpresa, c’è oltre all’On. Cesa anche l’On. Alessandra Mussolini. Che per carità, ha tutto il diritto di intervenire dove vuole e gli organizzatori hanno il diritto di invitarla dove preferiscono, magari avvertendo chi partecipa e chi patrocina che gli ospiti sono diversi da quelli previsti. Di certo un’Europa di tutte le culture non si costruisce così, a dispetto delle diverse sensibilità e delle storie che forse andrebbero rispettate in altra maniera. Io ho scelto di alzarmi e andarmene; con questo modello d’Europa non voglio avere niente a che fare.

Daniel Funaro



Connessione autentica
Ieri, nel silenzio e nella preghiera della giornata solenne, un pensiero fisso. Non mi considero un’ebrea ortodossa e l’unico giorno in cui mi disconnetto socialmente dal mondo è proprio Yom Kippur. Niente telefono, giornali, tv, per non parlare di Internet: distacco totale dal web, dall’informazione e dai social network. Una strana sensazione ai giorni nostri. Mi sono ritrovata a riflettere su questo paradosso. È incredibile quanto la giornata dell’anno meno social sia il momento in cui senta la maggiore connessione con l’umanità intera e con il mio popolo. Una connessione vera, sentita, profonda. Un legame sociale, intimo, instaurato millenni fa, che si rinnova ogni anno.

Claudia Sermoneta

Non puoi nasconderti
Quando abitavo in Israele, uscivo con un gruppo di ragazzi americani, israeliani e anche una svedese. La ragazza svedese aveva una specie di shock climatico-culturale per il caldo torrido in estate e per l’incontro con la burocrazia universitaria. I ragazzi americani, in particolare uno che aveva appena fatto l’Alyiah, affrontavano con maggiore elasticità la vita gerosolimitana, tranne qualche perplessità sulla disinvoltura nella gestione dei rapporti interpersonali e sulla mancanza di certi formalismi nel rispetto delle gerarchie (anche se non ho mai compreso lo sconcerto di poter fare amicizia con altri studenti israeliani, in occasione della condivisione di un taxi per scendere da Har HaTzofim in città. Non sono saltata sul taxi di nessuno; ho solo chiesto ad una coppia se potevamo aggregarci e dividere la spesa! E questa è stata occasione per una bellissima amicizia che si protrae ancora oggi, seppure a distanza). Tutti però erano d’accordo su una cosa: la poesia del film diretto da Marco Tullio Giordana e uscito nelle sale nel 2005, “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, da qualcuno di loro già visto e riguardato tutti insieme su insistenza di un amico cinefilo che aveva vissuto e studiato in Italia.

Sara Valentina Di Palma, ricercatrice
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