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Elia Richetti,
rabbino
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“Scrosci
come pioggia il mio ammaestramento, stilli come rugiada il mio detto”.
Con queste parole Moshè introduce la sua cantica finale, il poema
didascalico che lascerà ad Israele quale testamento spirituale. I
Maestri si interrogano sul perché l’insegnamento sia paragonato alla
pioggia scrosciante, mentre il detto alla rugiada che gocciola. È
evidente che il detto è meno pressante di un insegnamento, e pertanto
il parallelismo – a livello di forza – è calzante. Ma c’è di più. La
rugiada è qualcosa che tutti desiderano, perché da chiunque è
riconosciuta come benefica. Non così la pioggia, che a volte è gradita
ed a volte no. Ma in realtà è anch’essa necessaria, e non a caso,
quando esisteva il Beth Ha-Miqdàsh, il Kohèn Gadòl, invocando la
pioggia nel giorno di Kippur, diceva: “Non dare ascolto ai viandanti
che non vorrebbero mai la pioggia, perché essa è una necessità”. Anche
l’insegnamento divino può essere a volte scomodo; tuttavia è una
necessità,sebbene a volte ci investa con la forza di un rovescio.
Moshè, quindi, avverte che le sue parole possono essere gradevoli come
la rugiada o scomode come uno scroscio di pioggia, ma sono necessarie e
benefiche ugualmente.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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I
controlli delle quantità di particelle nei siti nucleari iraniani,
effettuati con grande cura dagli stessi iraniani, mi fanno pensare a
una storia vera accaduta molti anni fa quando iniziavano i primi
controlli anti-doping nelle partite di calcio di Serie A. Una squadra
molto nota di una grande città con due club che partecipano al massimo
campionato aveva un allenatore molto furbo e anche piuttosto
corpulento, evidentemente un buon bevitore. Un giorno i tecnici di
laboratorio, dopo aver analizzato le provette con i campioni presi dai
giocatori dopo una partita, fecero la seguente osservazione: Che cosa
straordinaria, tutti i giocatori di questa squadra hanno orina
identica, e anche con qualche traccia di cirrosi epatica!
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I migranti e la Siria,
le priorità dell'Ue |
È
durato fino a tarda notte il vertice dei ventotto capi di Stato europei
a Bruxelles, che ha approvato nuovi provvedimenti per fronteggiare
l’emergenza migranti. Tra le misure, sono previsti interventi nei paesi
extracomunitari di origine e di transito dei rifugiati, come la
Turchia, per la quale la Commissione Europea ha stanziato un milione di
euro, e una somma analoga andrà alle agenzie Onu dei rifugiati. La
Commissione ha poi presentato un piano per coordinare tra le altre cose
i ricollocamenti dei profughi, riformare il Trattato di Dublino e
istituire le guardie di frontiera. Piano che, riporta il Corriere della
sera, il premier italiano Matteo Renzi ha definito “un passettino in
avanti” perché “si va verso il superamento del Trattato di Dublino”.
Per il Premier è comunque necessario che l’Ue intervenga sia in Medio
Oriente quanto in Africa, visto che “siamo in questa situazione perché
si sono fatte delle iniziative di politica estera discutibili tanto in
Libia quanto in Siria”.
Si parla di Siria e Iran, senza l’Italia. L’evoluzione
del conflitto siriano e dei rapporti con l’Iran saranno al centro del
vertice convocato stasera a Parigi dal ministro degli Esteri francese
Laurent Fabius, a cui parteciperanno il collega tedesco Frank-Walter
Steinmeier, quello britannico Philip Hammond e il capo della diplomazia
europea Federica Mogherini. Il Corriere sottolinea che la convocazione
del summit trilaterale avrebbe dovuto rimanere riservata, mentre da
Bruxelles si fa sapere che gli inviti, da cui l’Italia è stata esclusa,
sono partiti da Parigi, e che la cena è un incontro tra gli esponenti
europei del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran
Bretagna e Germania) dei negoziati con l’Iran. “Si farà il punto della
situazione dopo l’accordo – si annuncia – e in questo senso si parlerà
anche di Siria”.
Camera, l’impegno per le minoranze religiose.
Sì unanime di Montecitorio alle iniziative in sede europea e
internazionale per la protezione dei perseguitati per motivi religiosi.
Sul tema la Camera ha approvato le mozioni di maggioranza e
opposizione, ad eccezioni di quelle proposte dalla lega. Il governo si
è impegnato, riporta Avvenire, “a rendere il tema della reciprocità
religiosa e del rispetto delle minoranze un tema di discussione
nell’ambito delle relazioni diplomatiche e culturali bilaterali con i
Paesi dove questi diritti non sono tutelati”.
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torinospiritualità
"L'impasto umano. Fatti di terra
per guardare le stelle"
Continua
il successo di Torinospiritualità, che dedica la sua undicesima
edizione a “L’impasto umano. Fatti di terra, guardiamo le stelle”.
L’apertura della manifestazione è stata dedicata quest’anno
all’attualità con una lezione intitolata “Cosa muove gli uomini?”, un
incontro emozionante che ha riempito la grande chiesa di San Filippo.
Antonella Parigi, che è stata ideatrice di Torinospiritualità nonché
per lunghi anni Direttore del Circolo dei Lettori, che organizza della
manifestazione ha aperto questa volta l’incontro in quanto assessore
regionale alla Cultura, e con lei anche il sindaco Piero Fassino ha
sottolineato l’importanza sempre crescente del festival.
È stato poi il direttore della Stampa Mario Calabresi a raccontare la
sua esperienza, diretta, insieme a quelle di Domenico Quirico e Nicolò
Zancan, illustrate dalle immagini di Giulio Piscitelli. “Comprendere
ciò che siamo significa riconoscere che sotto l’apparenza della nostra
identità c’è un impasto instabile: oscurità e luce, bontà e
indifferenza, cuore e bile. I moti d’animo che il migrante suscita in
noi dicono molto di questa umana ambiguità. Siamo tutti fatti della
stessa terra, navighiamo lo stesso mare, guardiamo gli stessi astri. Si
potrebbe perfino dire, con saggezza un po’ naif, che proveniamo tutti
dallo stesso stampo. Eppure, davanti al movimento dei popoli in
migrazione, ci rifugiamo in un’appartenenza identitaria certa e
immutabile, rifiutando di fare i conti con l’ignoto e lasciando
crescere la paura. E invece vale la pena accettare la sfida
dell’ignoto, lo sforzo della comprensione, perché se forse non risolve
i problemi, certo ci fa più consapevoli, e solo un popolo consapevole è
capace di decidere.”
a.t. twitter @atrevesmoked
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qui firenze
Kippur, un giorno dedicato
alla riscoperta di se stessi
Il rabbino capo di Firenze, Joseph Levi, ha tenuto nel tempio di Firenze il seguente discorso in occasione del Kippur:
L’ultimo sabato, Shabbat Teshuvah, abbiamo riflettuto insieme
sull’opportunità che i dieci giorni che intercorrono fra
Rosh Hashanah e Kippur ci offrono di dedicare del tempo alla riscoperta e al
dialogo con la dimensione divina insita nella nostra dimensione umana,
nella nostra vita emotiva e mentale, nella nostra esistenza. Dedicando
del tempo alla Teshuvah instauriamo un dialogo con essa, per andare
verso una visione nuova della nostra vita. Una vita
che non sia più frammentaria, casuale, priva di legami con il resto della società e
dell’universo, mancante di prospettive e di legami che possano offrire
senso alle nostra esistenza.
Joseph Levi, rabbino capo di Firenze
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qui roma
A confronto per l'integrazione
“Come
costruire un’Europa di tutte le culture?”, questa la domanda con la
quale si è aperta la giornata organizzata dal Parlamento europeo in
collaborazione con il ministero dell’Istruzione dell’università e della
ricerca e numerose organizzazioni, tra cui l’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane. L’incontro, incentrato sul tema
dell’interculturalismo, vede la partecipazione di educatori, sociologi,
esponenti di comunità religiose e studenti e si propone di adottare il
metodo Open Space Technology, che permette la libera partecipazione
divisi in gruppi, al fine di costruire proposte da portare
all’attenzione del Parlamento europeo. Un metodo, dunque, che invita i
partecipanti a formulare le proprie idee per migliorare il dialogo e la
convivenza tra le culture e le religioni in Europa ed a discuterne con
gli altri. A dare il proprio saluto, il deputato al Parlamento europeo
Lorenzo Cesa: “Questa opportunità è fondamentale per rendere fruttuoso
il dialogo. In qualità di deputato al Parlamento che rappresenta
l’Europa unita, credo sia fondamentale non dimenticare la propria
storia e mantenere viva la Memoria. Penso ad esempio al complesso
momento che stiamo vivendo nel quale alcuni paesi hanno scelto di
ergere muri e fili spinati per allontanare i migranti, paesi che fino a
pochi anni fa soffrivano proprio a causa di muri e fili spinati.
L’Europa deve essere aperta e unita e in questa sfida, il dialogo
interreligioso e interculturale è fondamentale”.
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Setirot
- Il veleno della calunnia |
Ieri
abbiamo letto, ripetuto, ascoltato che calunniare è peggio che rubare.
Un impegno che dobbiamo sforzarci tutti di mantenere, religiosi e non
religiosi. Ne va della nostra dignità, individuale e di popolo.
Stefano Jesurum, giornalista
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Time Out - Un'Europa per tutti
Come
costruire un’Europa di tutte le culture? Se lo chiede un convegno
organizzato dal Parlamento Europeo a Roma con il patrocinio dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane e di altre associazioni o enti
impegnati nel dialogo. Invitato da un amico partecipo tra il pubblico,
ma nel formulare il saluto invece del vicepresidente Tajani, a
sorpresa, c’è oltre all’On. Cesa anche l’On. Alessandra Mussolini. Che
per carità, ha tutto il diritto di intervenire dove vuole e gli
organizzatori hanno il diritto di invitarla dove preferiscono, magari
avvertendo chi partecipa e chi patrocina che gli ospiti sono diversi da
quelli previsti. Di certo un’Europa di tutte le culture non si
costruisce così, a dispetto delle diverse sensibilità e delle storie
che forse andrebbero rispettate in altra maniera. Io ho scelto di
alzarmi e andarmene; con questo modello d’Europa non voglio avere
niente a che fare.
Daniel Funaro
Connessione autentica |
Ieri,
nel silenzio e nella preghiera della giornata solenne, un pensiero
fisso. Non mi considero un’ebrea ortodossa e l’unico giorno in cui mi
disconnetto socialmente dal mondo è proprio Yom Kippur. Niente
telefono, giornali, tv, per non parlare di Internet: distacco totale
dal web, dall’informazione e dai social network. Una strana sensazione
ai giorni nostri. Mi sono ritrovata a riflettere su questo paradosso. È
incredibile quanto la giornata dell’anno meno social sia il momento in
cui senta la maggiore connessione con l’umanità intera e con il mio
popolo. Una connessione vera, sentita, profonda. Un legame sociale,
intimo, instaurato millenni fa, che si rinnova ogni anno.
Claudia Sermoneta
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Non puoi nasconderti |
Quando
abitavo in Israele, uscivo con un gruppo di ragazzi americani,
israeliani e anche una svedese. La ragazza svedese aveva una specie di
shock climatico-culturale per il caldo torrido in estate e per
l’incontro con la burocrazia universitaria. I ragazzi americani, in
particolare uno che aveva appena fatto l’Alyiah, affrontavano con
maggiore elasticità la vita gerosolimitana, tranne qualche perplessità
sulla disinvoltura nella gestione dei rapporti interpersonali e sulla
mancanza di certi formalismi nel rispetto delle gerarchie (anche se non
ho mai compreso lo sconcerto di poter fare amicizia con altri studenti
israeliani, in occasione della condivisione di un taxi per scendere da
Har HaTzofim in città. Non sono saltata sul taxi di nessuno; ho solo
chiesto ad una coppia se potevamo aggregarci e dividere la spesa! E
questa è stata occasione per una bellissima amicizia che si protrae
ancora oggi, seppure a distanza). Tutti però erano d’accordo su una
cosa: la poesia del film diretto da Marco Tullio Giordana e uscito
nelle sale nel 2005, “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, da
qualcuno di loro già visto e riguardato tutti insieme su insistenza di
un amico cinefilo che aveva vissuto e studiato in Italia.
Sara Valentina Di Palma, ricercatrice
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