
Paolo Sciunnach,
insegnante
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“D-o
offrì la Torah anche ai figli di Yischmael quando abitava in Har Paran
(il Monte dello Splendore): Il Signore è venuto dal Sinai, è spuntato
per loro dal Seir; è apparso dal monte Paran. (Devarim 33, 2). Tuttavia
essi rifiutarono liberamente le leggi morali della Torah.
Nella nostra Parashah, Yischmael viene definito Pere Adam, uomo
selvaggio: Egli sarà come un selvaggio, la sua mano sarà contro tutti e
la mano di tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi
fratelli (Bereshit 16, 12).
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Anna
Foa,
storica
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Bene
ha fatto il Corriere del Trentino a ricordare ieri in un sobrio e
documentato articolo l'anniversario del decreto con cui la Chiesa
aboliva il culto di Simonino e affermava l'innocenza degli ebrei
dall'accusa di omicidio rituale. Da quel decreto, emanato il 28 ottobre
1965, non a caso lo stesso giorno della dichiarazione Nostra Aetate,
sono passati cinquant'anni.
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MILPietro Graglia.
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Le ossessioni di Bibi
secondo Grossman
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Benjamin
Netanyahu come una guida che procede ad occhi chiusi, portando con sé
la società israeliana, rinchiusa in un labirinto di pericoli concreti e
paure. È questa la rappresentazione del Premier israeliano che emerge
dalle parole dello scrittore David Grossman, nell’analizzare le ultime
uscite di Netanyahu – la polemica sulle affermazioni riguardanti Hitler
e il Muftì su tutte – in un testo che appare oggi su Repubblica. “Già
da molti anni, dall’inizio del suo percorso verso la carica di primo
ministro, Netanyahu eccelle nel mescolare e rimestare i pericoli veri
che Israele si trova ad affrontare con gli echi del trauma della
Shoah”, sostiene lo scrittore e dall’altra parte per gli israeliani “è
molto difficile fare una distinzione razionale fra i pericoli concreti
e gli echi del passato che ci rimbombano nelle orecchie. Ci arrendiamo
a tali paure con facilità, alle volte persino con entusiasmo”.
La videosorveglianza della Spianata. Accolta favorevolmente da
Netanyahu la proposta del segretario di Stato americano, John Kerry, di
attivare un sistema di videosorveglianza 24 ore su 24 sulla Spianata
delle Mosche o Monte del Tempio per registrare quel che accade sul
luogo, sacro agli ebrei e ai musulmani. Secondo Netanyahu, il
virgolettato riportato da Repubblica, le telecamere “serviranno
innanzitutto per rigettare l’affermazione che Israele sta violando lo
status quo e in secondo luogo per mostrare da dove davvero provengono
le provocazioni e prevenirle in anticipo”. Scetticismo sull’iniziativa
invece da parte dell’Autorità palestinese che guarda alle
videosorveglianza come a uno strumento repressivo.
Calabria, le vittime del mare riposano vicino alle vittime del
nazifascismo. Il Fatto Quotidiano racconta la realizzazione a Tarsia,
in Calabria, del primo cimitero internazionale per i migranti. Su quel
terreno il fascismo costruì il lager di Ferramonti, campo di
concentramento in cui furono internati oltre 3mila ebrei, “molti dei
quali – ricorda il quotidiano – sono stati sepolti nel cimitero
comunale della piccola cittadina in provincia di Cosenza dove c’è già
un museo dedicato alle torture inferte dal regime di Mussolini”.
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SERGIO MINERBI A PAGINE EBRAICHE
"Nostra Aetate significativa,
ma serve un aggiornamento"
Sul
numero di novembre del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche
attualmente in distribuzione un approfondimento sul cinquantenario
della dichiarazione Nostra Aetate e sul significato che essa ha assunto
nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le altre identità religiose,
incluso l’ebraismo. Ad
intervenire anche l’ex ambasciatore Sergio Minerbi, tra i massimi
esperti viventi delle relazioni diplomatiche fra Israele e Santa Sede,
che con la consueta lucidità analizza i molti nodi irrisolti e i gravi
ritardi da parte ecclesiastica che segnarono la promulgazione dello
storico decreto.
La celebrazione ufficiale
dell’anniversario avverrà mercoledì 28 ottobre in piazza San Pietro
alla presenza tra gli altri di alcuni delegati del World Jewish
Congress.
Un
momento di elaborazione affiancato da un prestigioso convegno
internazionale che prende il via in queste ore presso la Pontificia
Università Gregoriana e che avrà tra i suoi protagonisti numerosi
esponenti del mondo ebraico, tra cui il rabbino capo di Roma Riccardo
Di Segni e il direttore internazionale per gli affari internazionale
dell’American Jewish Committee David Rosen.
Ricorre in questi giorni il cinquantesimo anniversario della
proclamazione della dichiarazione Nostra Aetate. Questo documento sulle
relazioni con le religioni non cristiane, elaborato dopo la Shoah
compiuta dai nazisti, rappresenta fino ad oggi il culmine di quanto la
Chiesa volesse fare per affrontare le proprie responsabilità nei
confronti degli ebrei, considerati insieme ai musulmani e ad altre
religioni. Per alcuni questa dichiarazione fu un importante passo in
avanti per la coesistenza pacifica dei popoli. Secondo me invece questo
passo deve essere considerato troppo poco e troppo tardivo. Troppo
tardivo poiché se dichiarazioni di questo genere fossero state emanate
prima della Seconda guerra mondiale, forse i nazisti si sarebbero
astenuti dai massacri di ebrei. Troppo poco se leggiamo attentamente il
testo della dichiarazione.
Anzitutto si ripete che “autorità ebraiche con i propri seguaci si sono
adoperate per la morte di Cristo”. Si rinnova cioè l’accusa secolare
dei cattolici contro gli ebrei, anche se mitigata dalla frase seguente
che recita che il crimine “non può essere imputato indistintamente a
tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo”. Ma gli
ebrei del tempo di Gesù erano colpevoli. Bisognerà giungere a Benedetto
XVI per trovare una versione che non accusi più gli ebrei
dell’uccisione di Gesù. Purtroppo quanto scrive quel Papa nei tre
volumi sulla vita di Cristo, è poco noto all’interno della Chiesa
stessa.
La dichiarazione Nostra Aetate prosegue con un “non sequitur”. Da un
lato si afferma che le “autorità ebraiche con i propri seguaci si sono
operate per la morte di Cristo”, dall’altro che il Cristo “si è
volontariamente sottomesso alla sua passione e morte” affinchè gli
uomini conseguano la salvezza. Le due tesi sono in contraddizione l’una
con l’altra. La dichiarazione Nostra Aetate afferma che “La Chiesa
crede, infatti, che Cristo, nostra pace ha riconciliato gli ebrei e i
gentili per mezzo della sua croce”. Questa definizione è in contrasto
con quanto detto prima: “Le autorità ebraiche con i propri seguaci si
sono adoperate per la morte di Cristo”.
In seguito si afferma che la Chiesa “deplora gli odi, le persecuzioni e
tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in
ogni tempo e da chiunque”. Ma le contraddizioni non sono finite.
Infatti nella Nostra Aetate è scritto: “In realtà il Cristo, come la
Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore,
si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte”.
Alla luce di quanto i nazisti hanno perpetrato durante la Seconda
guerra mondiale, i fedeli potevano attendere dalla Chiesa una condanna
netta e chiara dell’ideologia nazista e delle loro azioni antisemite.
Questa speranza non trova però nelle dichiarazioni vaticane conferma
sufficente. Rimane il fatto che la dichiarazione Nostra Aetate sia il
massimo che la Chiesa ha potuto fare nei confronti degli ebrei. Papa
Benedetto XVI ha superato questo limite ma le sue parole, molto
importanti, non sono state ancora riconosciute come base della dottrina
cattolica.
Eppure, nonostante tutto, con la dichiarazione Nostra Aetate la Chiesa
ha voluto fare un passo in avanti anche nei confronti degli ebrei.
Dobbiamo riconoscerlo ed esserne grati.
Sergio Minerbi, diplomatico
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QUI PADOVA - A 150 ANNI DALLA SCOMPARSA
Shadal, memoria del passato
e luce del nostro presente
Luzzatto
(1800-1865) fu un punto di riferimento per molti studiosi del suo
tempo. Ma sarebbe sbagliato confinarlo esclusivamente nella sua epoca.
La sua è infatti un’eredità ancora viva, che attraversa le generazioni
e continua a influenzare il pensiero contemporaneo. Lo ha ricordato il
presidente dei rabbini italiani, rav Giuseppe Momigliano, intervenendo
in occasione della qualificata conferenza internazionale organizzata
dalla Comunità ebraica di Padova con il sostegno dell’Università
cittadina a 150 anni dalla scomparsa del grande studioso, conosciuto
anche con l’acronimo Shadal.
Un confronto di opinioni stimolato anche dalla recente riscoperta dei
manoscritti prodotti dai suoi allievi, che hanno dato origine a una
nuova pubblicazione del celebre Commento alla Torah. Vari studiosi e
rabbini hanno analizzato la figura dell’ebraista e poeta, storico ed
esegeta biblico, traduttore e bibliografo. Significativi gli spunti di
riflessione offerti dagli oratori, come ha osservato lo storico Gadi
Luzzatto Voghera, organizzatore del convegno e coordinatore dei lavori
pomeridiani. Dopo molte occasioni di incontro, ha affermato
soddisfatto, “è straordinario poter sentire ancora considerazioni così
nuove”. Leggi
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qui milano - tra i protagonisti rav della rocca Nasce da Bookcity un patto
per difendere i lettori
Dal
Castello Sforzesco alla Sinagoga Centrale, passando per il teatro
Franco Parenti e la Casa della Memoria. Duecento i luoghi in cui a
Milano, nel corso dell'ultimo fine settimana, il libro è diventato
assoluto protagonista grazie alla quarta edizione di Bookcity. “La
scrittura non è fatta solo di parole ma è fatta di vita, di esseri
umani”, spiegava dal palco del Parenti lo scrittore israeliano Abraham
Yehoshua, uno dei protagonisti della rassegna milanese. Ed è questa
componente a garantire ai libri, nonostante la nota crisi
dell'editoria, un solido seguito di pubblico, “di persone interessate a
conoscere e scoprire”, come affermano i promotori di Bookcity, che
hanno annunciato di aver superato quest'anno quota 150mila presenze
grazie agli ottocento eventi disseminati in città. E per dare un
segnale concreto in difesa del popolo dei lettori, nel corso della
manifestazione è stato sottoscritto il Patto di Milano per
la Lettura, siglato da tutti gli attori istituzionali e non, per
impegnarsi nella valorizzazione del ruolo dei libri.
“Bookcity Milano – hanno spiegato dal comitato promotore, composto
da quattro fondazioni Corriere della Sera, Giangiacomo Feltrinelli,
Umberto e Elisabetta Mauri, Arnoldo e Alberto Mondadori - ha dimostrato
di essere un evento capace di attrarre pubblici molto diversi tra loro,
coinvolgendoli in iniziative volutamente eterogenee e trasversali,
tutte connotate da un alto livello qualitativo sia dei contenuti sia
dei relatori. Nello stesso tempo, in questi quattro anni, la
manifestazione ha svolto un ruolo determinante nella creazione di una
rete sempre più capillare fra le diverse anime della filiera del
libro”. E di questa filiera fa parte, ad esempio, l'editore Giuntina,
presente alla manifestazione sin dalla prima edizione e protagonista
ieri alla Sinagoga Centrale di via Guastalla con l'appuntamento Mondi
nascosti: cinque oratori hanno preso spunto da racconti di storie
rimaste velate o sconosciute per dare una propria testimonianza del
rapporto con l'ebraismo. Tra i protagonisti, rav Roberto Della Rocca,
responsabile dell'area Educazione e cultura dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane, che ha presentato la sua ultima e illuminante opera,
Con lo sguardo alla luna (ed. Giuntina). Leggi
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Qui Milano – Claudio Magris a Bookcity
“Memoria e letteratura salvano
dall’abisso dell’orrore”
“Quando
si scrive, si spera sempre di avere dei lettori, grazie di essere
venuti…”. Claudio Magris entra in sala e sale sul palco con Ferruccio
De Bortoli. La prima presentazione di “Non luogo a procedere” (Garzanti
editore), la sua più alta prova letteraria di cui il notiziario
quotidiano Pagine Ebraiche 24 nella sua edizione di ieri ha già
anticipato molti contenuti e cui il giornale dell’ebraismo italiano
Pagine Ebraiche dedica molte pagine di analisi, documentazione e
approfondimento, oltre a una lunga intervista al grande scrittore e
germanista italiano, può avere finalmente inizio.
Andrée Ruth Shammah ha appena fatto gli onori di casa nella sala
straripante del teatro Franco Parenti, dove si svolge l’ultimo atto
delle giornate milanesi di Bookcity 2015. “Vorrei tutti sapessero –
dice la direttrice e regista – che qui fuori per ascoltare c’è
altrettanta gente di quella che è riuscita a trovare posto in sala con
noi”. Leonardo Mondadori, che di Boocity è presidente, espone con
fierezza prima del gran finale i numeri di un successo travolgente.
Milano ha voglia di cultura e di ripresa e il festival ne dimostra le
potenzialità.
Soli sul palco, fra Magris e De Bortoli si svolge poi un dialogo fitto
e ricco di spunti, ma solo parzialmente incentrato sul nuovo grande
libro che coniuga l’yiddish con il creolo, Trieste con i destini
d’Europa, la Shoah con le trame di un paese incapace di fare i conti
con la Storia. Prima ancora di affrontare il “Non luogo a procedere” lo
scrittore tiene a ringraziare pubblicamente De Bortoli, a lungo
direttore e fino ai tempi recenti direttore di quel Corriere della Sera
che, assicura “lo ha fatto crescere” come cittadino e come
intellettuale. La sua guida del giornale, afferma lui, che del Corriere
continua ad essere una delle firme di punta, mi ha insegnato come sia
possibile accompagnare l’estrema fermezza sui principi con la
moderazione dei comportamenti. Leggi
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trieste - i compositori ebrei sotto il fascismo
Kleiber, un musicista a testa alta
È
in svolgimento a Trieste un denso e articolato convegno sul tema “I
compositori e i musicisti ebrei italiani durante il fascismo”
organizzato nell’ambito della seconda edizione del Festival Viktor
Ullmann e in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici
dell’Università degli Studi. Pubblichiamo un intervento della studiosa
Annalisa Capristo, tra le protagoniste dell'iniziativa, in cui si
racconta della protesta del maestro Erich Kleiber (nell'immagine con
Arturo Toscanini) contro la decisione della Scala di Milano di bandire
gli ebrei - compositori, orchestrali e cantanti così come il pubblico –
dal Teatro.
Che i compositori e musicisti ebrei siano stati
colpiti dalla persecuzione fascista ancor prima della promulgazione
delle leggi razziste era noto. I primi ordini ufficiosi “di ridurre
musica ebraica alla radio”, infatti, furono impartiti da Mussolini al
ministro della Cultura popolare Alfieri nel gennaio del ’38. Alcuni
compositori ebrei, come Mario Castelnuovo Tedesco, lo seppero subito e
cercarono di capire cosa stava succedendo, scrivendo a varie
personalità del regime; il compositore Renzo Massarani, invece, si
rivolse direttamente al duce, con una lettera drammatica; infine, le
notizie filtrarono subito sulla stampa internazionale. Ciò che non era
altrettanto noto, invece, era che la vicenda ebbe un complesso seguito
alla fine del 1938. L’anno infatti si concluse con un annuncio del
Teatro La Scala di Milano, pubblicato sul Corriere della Sera il 9
dicembre 1938, della revoca degli abbonamenti annuali ai sottoscrittori
“appartenenti alla razza ebraica”: ad essere banditi non erano soltanto
compositori, orchestrali e cantanti, ma anche il pubblico. Si trattava
di una goccia nel mare dei provvedimenti persecutori già adottati e di
quelli che a breve li avrebbero seguiti. Ma per il surplus inutilmente
vessatorio che la caratterizzava, questa iniziativa ebbe una ricaduta
internazionale fragorosa e, oggi possiamo sospettare, autorevole, e
sicuramente non prevista dal management della Scala. L’11 dicembre ne
parlò infatti brevemente l’inglese Observer, pronosticando che altri
teatri italiani avrebbero potuto seguire l’esempio di quello milanese.
Ma soprattutto, il 12-13 dicembre fu la volta dell’Osservatore Romano.
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qui roma - qui milano
Università, Israele apre le porte
Ritorna,
con due tappe alle scuole ebraiche di Milano e Roma, l’appuntamento
dedicato agli studenti liceali per conoscere le opportunità offerte
dalle università israeliane, sempre più competitive nelle classifiche
che determinano gli atenei più prestigiosi nel mondo.
L’Israel University Day, organizzato dall’Agenzia ebraica in
collaborazione con la Hebrew University di Gerusalemme, il Technion, la
Bar-Ilan University, la Tel Aviv University, l’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane e Masa Italia, ha infatti permesso agli universitari
del domani di avere maggiori informazioni sulle offerte formative e
conoscere le modalità per richiedere le borse di studio dedicate a chi
sceglie di studiare in Israele. Un percorso reso più accessibile anche
dalla possibilità di sostenere l’esame d’accesso dello psicometrico,
obbligatorio per gli atenei israeliani, in lingua italiana (lo
psicometrico in italiano, realizzato grazie al sostegno dell’UCEI, sarà
però disponibile solo raggiunto il numero minimo di 100 iscrizioni). Leggi
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tel aviv - la conferenza Go4Israel
Israele, il futuro è l'Oriente
Le
relazioni commerciali in crescita tra Israele e Cina, l’economia verde,
la responsabilità sociale del business, l’innovazione del settore
farmaceutico. Ma anche l’immagine di Israele nel panorama globale.
Questi i temi approfonditi nel corso della tredicesima edizione della
conferenza Go4Israel, svoltasi oggi a Tel Aviv e organizzata dal fondo
d’investimento Cukierman & Co e da Catalyst Funds. Oltre mille i
partecipanti provenienti da tutto il mondo, per assistere a
presentazioni e dibattiti tra relatori come il ministro dell’educazione
Naftali Bennett, il generale Benny Gantz, già capo di stato maggiore
dell’esercito di difesa israeliano, il direttore generale del ministero
degli Esteri Dore Gold, Yair Shamir, già ministro dell’agricoltura,
Abe Foxman, ex presidente dell’Anti-Defamation League.
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Oltremare
- HaTikwa |
Quest'anno
hanno iniziato prestissimo, già a inizio anno ebraico, in
corrispondenza con l'inizio delle violenze, di quella che viene
chiamata "Intifada dei coltelli" o "Intifada dei singoli", o "Non
chiamatela Intifada!", a seconda di chi parla o scrive. Il ventesimo
anniversario dell'assassinio di Yitzhak Rabin è iniziato prima di metà
settembre, ma le cerimonie, di stato o di piazza, sono di questi
giorni. Tutti a dire quanto ci manca, tutti a contare gli anni e a
ricordarsi dove si era, che cosa si stava facendo, quel sabato sera del
4 novembre di vent'anni fa.
E sembra un po' contraddittorio, con la corsa alla bomboletta di spray
al pepe, pensare che il 31 ottobre decine di migliaia di persone si
ritroveranno come ogni anno in Kikar Rabin. L'estate scorsa, in un
momento di altrettanta mancanza di sicurezza, le manifestazioni erano
state vietate. All'epoca, il motivo era che in caso di sirena
antimissile, chi era in piazza non avrebbe avuto abbastanza tempo per
correre in un rifugio. A pensarci oggi, paiono passati decenni, e lo
stesso viene la pelle d'oca.
Daniela Fubini, Tel Aviv
Leggi
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