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26 ottobre 2015 - 13 Cheshvan 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
“D-o offrì la Torah anche ai figli di Yischmael quando abitava in Har Paran (il Monte dello Splendore): Il Signore è venuto dal Sinai, è spuntato per loro dal Seir; è apparso dal monte Paran. (Devarim 33, 2). Tuttavia essi rifiutarono liberamente le leggi morali della Torah.
Nella nostra Parashah, Yischmael viene definito Pere Adam, uomo selvaggio: Egli sarà come un selvaggio, la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli (Bereshit 16, 12).
 
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Anna
Foa,
storica
Bene ha fatto il Corriere del Trentino a ricordare ieri in un sobrio e documentato articolo l'anniversario del decreto con cui la Chiesa  aboliva il culto di Simonino e affermava l'innocenza degli ebrei dall'accusa di omicidio rituale. Da quel decreto, emanato il 28 ottobre 1965, non a caso lo stesso giorno della dichiarazione Nostra Aetate, sono passati cinquant'anni.
 
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MILPietro Graglia.
 
Le ossessioni di Bibi
secondo Grossman
Benjamin Netanyahu come una guida che procede ad occhi chiusi, portando con sé la società israeliana, rinchiusa in un labirinto di pericoli concreti e paure. È questa la rappresentazione del Premier israeliano che emerge dalle parole dello scrittore David Grossman, nell’analizzare le ultime uscite di Netanyahu – la polemica sulle affermazioni riguardanti Hitler e il Muftì su tutte – in un testo che appare oggi su Repubblica. “Già da molti anni, dall’inizio del suo percorso verso la carica di primo ministro, Netanyahu eccelle nel mescolare e rimestare i pericoli veri che Israele si trova ad affrontare con gli echi del trauma della Shoah”, sostiene lo scrittore e dall’altra parte per gli israeliani “è molto difficile fare una distinzione razionale fra i pericoli concreti e gli echi del passato che ci rimbombano nelle orecchie. Ci arrendiamo a tali paure con facilità, alle volte persino con entusiasmo”.

La videosorveglianza della Spianata. Accolta favorevolmente da Netanyahu la proposta del segretario di Stato americano, John Kerry, di attivare un sistema di videosorveglianza 24 ore su 24 sulla Spianata delle Mosche o Monte del Tempio per registrare quel che accade sul luogo, sacro agli ebrei e ai musulmani. Secondo Netanyahu, il virgolettato riportato da Repubblica, le telecamere “serviranno innanzitutto per rigettare l’affermazione che Israele sta violando lo status quo e in secondo luogo per mostrare da dove davvero provengono le provocazioni e prevenirle in anticipo”. Scetticismo sull’iniziativa invece da parte dell’Autorità palestinese che guarda alle videosorveglianza come a uno strumento repressivo.

Calabria, le vittime del mare riposano vicino alle vittime del nazifascismo. Il Fatto Quotidiano racconta la realizzazione a Tarsia, in Calabria, del primo cimitero internazionale per i migranti. Su quel terreno il fascismo costruì il lager di Ferramonti, campo di concentramento in cui furono internati oltre 3mila ebrei, “molti dei quali – ricorda il quotidiano – sono stati sepolti nel cimitero comunale della piccola cittadina in provincia di Cosenza dove c’è già un museo dedicato alle torture inferte dal regime di Mussolini”.
 
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  davar
SERGIO MINERBI A PAGINE EBRAICHE
"Nostra Aetate significativa,
ma serve un aggiornamento"

Sul numero di novembre del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche attualmente in distribuzione un approfondimento sul cinquantenario della dichiarazione Nostra Aetate e sul significato che essa ha assunto nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le altre identità religiose, incluso l’ebraismo. Ad intervenire anche l’ex ambasciatore Sergio Minerbi, tra i massimi esperti viventi delle relazioni diplomatiche fra Israele e Santa Sede, che con la consueta lucidità analizza i molti nodi irrisolti e i gravi ritardi da parte ecclesiastica che segnarono la promulgazione dello storico decreto.
La celebrazione ufficiale dell’anniversario avverrà mercoledì 28 ottobre in piazza San Pietro alla presenza tra gli altri di alcuni delegati del World Jewish Congress.

Un momento di elaborazione affiancato da un prestigioso convegno internazionale che prende il via in queste ore presso la Pontificia Università Gregoriana e che avrà tra i suoi protagonisti numerosi esponenti del mondo ebraico, tra cui il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e il direttore internazionale per gli affari internazionale dell’American Jewish Committee David Rosen.
Ricorre in questi giorni il cinquantesimo anniversario della proclamazione della dichiarazione Nostra Aetate. Questo documento sulle relazioni con le religioni non cristiane, elaborato dopo la Shoah compiuta dai nazisti, rappresenta fino ad oggi il culmine di quanto la Chiesa volesse fare per affrontare le proprie responsabilità nei confronti degli ebrei, considerati insieme ai musulmani e ad altre religioni. Per alcuni questa dichiarazione fu un importante passo in avanti per la coesistenza pacifica dei popoli. Secondo me invece questo passo deve essere considerato troppo poco e troppo tardivo. Troppo tardivo poiché se dichiarazioni di questo genere fossero state emanate prima della Seconda guerra mondiale, forse i nazisti si sarebbero astenuti dai massacri di ebrei. Troppo poco se leggiamo attentamente il testo della dichiarazione.
Anzitutto si ripete che “autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo”. Si rinnova cioè l’accusa secolare dei cattolici contro gli ebrei, anche se mitigata dalla frase seguente che recita che il crimine “non può essere imputato indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo”. Ma gli ebrei del tempo di Gesù erano colpevoli. Bisognerà giungere a Benedetto XVI per trovare una versione che non accusi più gli ebrei dell’uccisione di Gesù. Purtroppo quanto scrive quel Papa nei tre volumi sulla vita di Cristo, è poco noto all’interno della Chiesa stessa.
La dichiarazione Nostra Aetate prosegue con un “non sequitur”. Da un lato si afferma che le “autorità ebraiche con i propri seguaci si sono operate per la morte di Cristo”, dall’altro che il Cristo “si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte” affinchè gli uomini conseguano la salvezza. Le due tesi sono in contraddizione l’una con l’altra. La dichiarazione Nostra Aetate afferma che “La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace ha riconciliato gli ebrei e i gentili per mezzo della sua croce”. Questa definizione è in contrasto con quanto detto prima: “Le autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo”.
In seguito si afferma che la Chiesa “deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”. Ma le contraddizioni non sono finite. Infatti nella Nostra Aetate è scritto: “In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte”.
Alla luce di quanto i nazisti hanno perpetrato durante la Seconda guerra mondiale, i fedeli potevano attendere dalla Chiesa una condanna netta e chiara dell’ideologia nazista e delle loro azioni antisemite. Questa speranza non trova però nelle dichiarazioni vaticane conferma sufficente. Rimane il fatto che la dichiarazione Nostra Aetate sia il massimo che la Chiesa ha potuto fare nei confronti degli ebrei. Papa Benedetto XVI ha superato questo limite ma le sue parole, molto importanti, non sono state ancora riconosciute come base della dottrina cattolica.
Eppure, nonostante tutto, con la dichiarazione Nostra Aetate la Chiesa ha voluto fare un passo in avanti anche nei confronti degli ebrei. Dobbiamo riconoscerlo ed esserne grati.

Sergio Minerbi, diplomatico

QUI PADOVA - A 150 ANNI DALLA SCOMPARSA
Shadal, memoria del passato
e luce del nostro presente

Luzzatto (1800-1865) fu un punto di riferimento per molti studiosi del suo tempo. Ma sarebbe sbagliato confinarlo esclusivamente nella sua epoca. La sua è infatti un’eredità ancora viva, che attraversa le generazioni e continua a influenzare il pensiero contemporaneo. Lo ha ricordato il presidente dei rabbini italiani, rav Giuseppe Momigliano, intervenendo in occasione della qualificata conferenza internazionale organizzata dalla Comunità ebraica di Padova con il sostegno dell’Università cittadina a 150 anni dalla scomparsa del grande studioso, conosciuto anche con l’acronimo Shadal.
Un confronto di opinioni stimolato anche dalla recente riscoperta dei manoscritti prodotti dai suoi allievi, che hanno dato origine a una nuova pubblicazione del celebre Commento alla Torah. Vari studiosi e rabbini hanno analizzato la figura dell’ebraista e poeta, storico ed esegeta biblico, traduttore e bibliografo. Significativi gli spunti di riflessione offerti dagli oratori, come ha osservato lo storico Gadi Luzzatto Voghera, organizzatore del convegno e coordinatore dei lavori pomeridiani. Dopo molte occasioni di incontro, ha affermato soddisfatto, “è straordinario poter sentire ancora considerazioni così nuove”.
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qui milano - tra i protagonisti rav della rocca 
Nasce da Bookcity un patto
per difendere i lettori 

Dal Castello Sforzesco alla Sinagoga Centrale, passando per il teatro Franco Parenti e la Casa della Memoria. Duecento i luoghi in cui a Milano, nel corso dell'ultimo fine settimana, il libro è diventato assoluto protagonista grazie alla quarta edizione di Bookcity. “La scrittura non è fatta solo di parole ma è fatta di vita, di esseri umani”, spiegava dal palco del Parenti lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, uno dei protagonisti della rassegna milanese. Ed è questa componente a garantire ai libri, nonostante la nota crisi dell'editoria, un solido seguito di pubblico, “di persone interessate a conoscere e scoprire”, come affermano i promotori di Bookcity, che hanno annunciato di aver superato quest'anno quota 150mila presenze grazie agli ottocento eventi disseminati in città. E per dare un segnale concreto in difesa del popolo dei lettori, nel corso della manifestazione è stato sottoscritto il Patto di Milano per la Lettura, siglato da tutti gli attori istituzionali e non, per impegnarsi nella valorizzazione del ruolo dei libri. “Bookcity Milano – hanno spiegato dal comitato promotore, composto da quattro fondazioni Corriere della Sera, Giangiacomo Feltrinelli, Umberto e Elisabetta Mauri, Arnoldo e Alberto Mondadori - ha dimostrato di essere un evento capace di attrarre pubblici molto diversi tra loro, coinvolgendoli in iniziative volutamente eterogenee e trasversali, tutte connotate da un alto livello qualitativo sia dei contenuti sia dei relatori. Nello stesso tempo, in questi quattro anni, la manifestazione ha svolto un ruolo determinante nella creazione di una rete sempre più capillare fra le diverse anime della filiera del libro”. E di questa filiera fa parte, ad esempio, l'editore Giuntina, presente alla manifestazione sin dalla prima edizione e protagonista ieri alla Sinagoga Centrale di via Guastalla con l'appuntamento Mondi nascosti: cinque oratori hanno preso spunto da racconti di storie rimaste velate o sconosciute per dare una propria testimonianza del rapporto con l'ebraismo. Tra i protagonisti, rav Roberto Della Rocca, responsabile dell'area Educazione e cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha presentato la sua ultima e illuminante opera, Con lo sguardo alla luna (ed. Giuntina).
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Qui Milano – Claudio Magris a Bookcity 
“Memoria e letteratura salvano
dall’abisso dell’orrore”

“Quando si scrive, si spera sempre di avere dei lettori, grazie di essere venuti…”. Claudio Magris entra in sala e sale sul palco con Ferruccio De Bortoli. La prima presentazione di “Non luogo a procedere” (Garzanti editore), la sua più alta prova letteraria di cui il notiziario quotidiano Pagine Ebraiche 24 nella sua edizione di ieri ha già anticipato molti contenuti e cui il giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche dedica molte pagine di analisi, documentazione e approfondimento, oltre a una lunga intervista al grande scrittore e germanista italiano, può avere finalmente inizio.
Andrée Ruth Shammah ha appena fatto gli onori di casa nella sala straripante del teatro Franco Parenti, dove si svolge l’ultimo atto delle giornate milanesi di Bookcity 2015. “Vorrei tutti sapessero – dice la direttrice e regista – che qui fuori per ascoltare c’è altrettanta gente di quella che è riuscita a trovare posto in sala con noi”. Leonardo Mondadori, che di Boocity è presidente, espone con fierezza prima del gran finale i numeri di un successo travolgente. Milano ha voglia di cultura e di ripresa e il festival ne dimostra le potenzialità.
Soli sul palco, fra Magris e De Bortoli si svolge poi un dialogo fitto e ricco di spunti, ma solo parzialmente incentrato sul nuovo grande libro che coniuga l’yiddish con il creolo, Trieste con i destini d’Europa, la Shoah con le trame di un paese incapace di fare i conti con la Storia. Prima ancora di affrontare il “Non luogo a procedere” lo scrittore tiene a ringraziare pubblicamente De Bortoli, a lungo direttore e fino ai tempi recenti direttore di quel Corriere della Sera che, assicura “lo ha fatto crescere” come cittadino e come intellettuale. La sua guida del giornale, afferma lui, che del Corriere continua ad essere una delle firme di punta, mi ha insegnato come sia possibile accompagnare l’estrema fermezza sui principi con la moderazione dei comportamenti.
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ALLA PRESIDENZA DARIO VENEGONI
Memoria, l'Aned volta pagina
Figlio di due sopravvissuti al lager di Bolzano, 64 anni, il giornalista ed esperto di comunicazione Dario Venegoni è da ieri il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati. Una svolta epocale per l’Aned, rappresentata per la prima volta al massimo livello da chi, per evidenti motivi anagrafici, non ha sperimentato sulla propria pelle la barbarie nazifascista. “Dobbiamo essere orgogliosi del nostro passato e presente. Del lavoro incessante di ricerca che si produce, delle testimonianze che diffondiamo, della rete di relazioni che siamo riusciti a costruire. Un patrimonio prezioso per l’intera società italiana e che non siamo intenzionati a disperdere” racconta Venegoni a Pagine Ebraiche.
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trieste - i compositori ebrei sotto il fascismo
Kleiber, un musicista a testa alta
È in svolgimento a Trieste un denso e articolato convegno sul tema “I compositori e i musicisti ebrei italiani durante il fascismo” organizzato nell’ambito della seconda edizione del Festival Viktor Ullmann e in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi. Pubblichiamo un intervento della studiosa Annalisa Capristo, tra le protagoniste dell'iniziativa, in cui si racconta della protesta del maestro Erich Kleiber (nell'immagine con Arturo Toscanini) contro la decisione della Scala di Milano di bandire gli ebrei - compositori, orchestrali e cantanti così come il pubblico – dal Teatro.

Che i compositori e musicisti ebrei siano stati colpiti dalla persecuzione fascista ancor prima della promulgazione delle leggi razziste era noto. I primi ordini ufficiosi “di ridurre musica ebraica alla radio”, infatti, furono impartiti da Mussolini al ministro della Cultura popolare Alfieri nel gennaio del ’38. Alcuni compositori ebrei, come Mario Castelnuovo Tedesco, lo seppero subito e cercarono di capire cosa stava succedendo, scrivendo a varie personalità del regime; il compositore Renzo Massarani, invece, si rivolse direttamente al duce, con una lettera drammatica; infine, le notizie filtrarono subito sulla stampa internazionale. Ciò che non era altrettanto noto, invece, era che la vicenda ebbe un complesso seguito alla fine del 1938. L’anno infatti si concluse con un annuncio del Teatro La Scala di Milano, pubblicato sul Corriere della Sera il 9 dicembre 1938, della revoca degli abbonamenti annuali ai sottoscrittori “appartenenti alla razza ebraica”: ad essere banditi non erano soltanto compositori, orchestrali e cantanti, ma anche il pubblico. Si trattava di una goccia nel mare dei provvedimenti persecutori già adottati e di quelli che a breve li avrebbero seguiti. Ma per il surplus inutilmente vessatorio che la caratterizzava, questa iniziativa ebbe una ricaduta internazionale fragorosa e, oggi possiamo sospettare, autorevole, e sicuramente non prevista dal management della Scala. L’11 dicembre ne parlò infatti brevemente l’inglese Observer, pronosticando che altri teatri italiani avrebbero potuto seguire l’esempio di quello milanese. Ma soprattutto, il 12-13 dicembre fu la volta dell’Osservatore Romano.
 
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qui roma - qui milano 
Università, Israele apre le porte
Ritorna, con due tappe alle scuole ebraiche di Milano e Roma, l’appuntamento dedicato agli studenti liceali per conoscere le opportunità offerte dalle università israeliane, sempre più competitive nelle classifiche che determinano gli atenei più prestigiosi nel mondo.
L’Israel University Day, organizzato dall’Agenzia ebraica in collaborazione con la Hebrew University di Gerusalemme, il Technion, la Bar-Ilan University, la Tel Aviv University, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Masa Italia, ha infatti permesso agli universitari del domani di avere maggiori informazioni sulle offerte formative e conoscere le modalità per richiedere le borse di studio dedicate a chi sceglie di studiare in Israele. Un percorso reso più accessibile anche dalla possibilità di sostenere l’esame d’accesso dello psicometrico, obbligatorio per gli atenei israeliani, in lingua italiana (lo psicometrico in italiano, realizzato grazie al sostegno dell’UCEI, sarà però disponibile solo raggiunto il numero minimo di 100 iscrizioni).
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tel aviv - la conferenza Go4Israel
Israele, il futuro è l'Oriente
Le relazioni commerciali in crescita tra Israele e Cina, l’economia verde, la responsabilità sociale del business, l’innovazione del settore farmaceutico. Ma anche l’immagine di Israele nel panorama globale. Questi i temi approfonditi nel corso della tredicesima edizione della conferenza Go4Israel, svoltasi oggi a Tel Aviv e organizzata dal fondo d’investimento Cukierman & Co e da Catalyst Funds. Oltre mille i partecipanti provenienti da tutto il mondo, per assistere a presentazioni e dibattiti tra relatori come il ministro dell’educazione Naftali Bennett, il generale Benny Gantz, già capo di stato maggiore dell’esercito di difesa israeliano, il direttore generale del ministero degli Esteri Dore Gold, Yair Shamir, già ministro dell’agricoltura, Abe Foxman, ex presidente dell’Anti-Defamation League.
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INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION
Il patrimonio dell'Italia ebraica,
una richezza da valorizzare

L’Italia ebraica festeggia un nuovo rabbino, il ventinovenne Jacov Di Segni, che ha ricevuto il titolo di rav negli scorsi giorni a Roma. E l’Italia ebraica si prepara a un anno ricco di iniziative volte alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Così al pubblico internazionale di Pagine Ebraiche è offerta una panoramica dei progetti in cantiere per la Fondazione Beni culturali ebraici italiani, dal cinquecentesimo anniversario dell’istituzione del ghetto di Venezia, alla grande mostra che si aprirà alla Biblioteca nazionale di Firenze, che esporrà per la prima volta volumi della Torah danneggiati dall’alluvione di cinquant’anni fa, mentre prosegue la mappazione degli “imperdibili”, i luoghi da inserire in ogni itinerario alla scoperta della storia ebraica della penisola, reale o virtuale.
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pilpul
 Oltremare - HaTikwa
Quest'anno hanno iniziato prestissimo, già a inizio anno ebraico, in corrispondenza con l'inizio delle violenze, di quella che viene chiamata "Intifada dei coltelli" o "Intifada dei singoli", o "Non chiamatela Intifada!", a seconda di chi parla o scrive. Il ventesimo anniversario dell'assassinio di Yitzhak Rabin è iniziato prima di metà settembre, ma le cerimonie, di stato o di piazza, sono di questi giorni. Tutti a dire quanto ci manca, tutti a contare gli anni e a ricordarsi dove si era, che cosa si stava facendo, quel sabato sera del 4 novembre di vent'anni fa.
E sembra un po' contraddittorio, con la corsa alla bomboletta di spray al pepe, pensare che il 31 ottobre decine di migliaia di persone si ritroveranno come ogni anno in Kikar Rabin. L'estate scorsa, in un momento di altrettanta mancanza di sicurezza, le manifestazioni erano state vietate. All'epoca, il motivo era che in caso di sirena antimissile, chi era in piazza non avrebbe avuto abbastanza tempo per correre in un rifugio. A pensarci oggi, paiono passati decenni, e lo stesso viene la pelle d'oca
.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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