
Elia Richetti,
rabbino
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È
noto il principio in base al quale “ma‘assè avòth simàn la-banìm”, ciò
che accade ai Patriarchi va letto come segno per le future generazioni.
Se ciò è vero per ognuno dei Patriarchi, è tanto più vero per Ya‘aqòv,
che ricevendo il nome di Israel diventa a tutti gli effetti il
paradigma degli eventi futuri; ciò anche al punto che perfino
l’interpretazione delle sue parole può essere letta come un messaggio
per noi. Incontrando i pastori al pozzo nei pressi di Aràm Naharàyim,
sembra che Ya‘aqòv, avute le informazioni richieste, li rimproveri
accusandoli di pigrizia: “Ancora il giorno è lungo, non è ora di
radunare il bestiame; abbeverate il gregge, ed andate a pascolare!”.
Essi gli rispondono che per poter abbeverare il gregge bisognerà
attendere che arrivino tutti i pastori, dato il peso della pietra che
chiude l’accesso al pozzo. Tuttavia, quando compare Rachèl, Ya‘aqòv
sposta da solo la pesantissima pietra ed abbevera il gregge dello zio.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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L’8 ottobre
scorso citavo su questa pagina la definizione dell’ayatollah Khamenei
della strategia islamica nei confronti di Israele: Distruggere Israele,
e comunque, con l’aiuto di Allah, non concedere un solo giorno di pace
al regime sionista. Come abbiamo visto a Parigi venerdì scorso, la
strategia di Daesh (Isis) è identica: Non concedere un solo giorno di
pace all’Occidente. Negli stadi, nei ristoranti, nei teatri, nei pub,
ai concerti rock, nelle redazioni dei giornali, nei supermarket, per la
strada. Di fronte a queste deliranti ma concrete strategie,
sottolineiamo: Khamenei (sciita) e Daesh (sunnita) dicono la stessa
cosa. Gli sforzi volti a distinguere prima fra Sciiti cattivi e Sunniti
buoni, poi fra Sunniti cattivi e Sciiti buoni, infine fra terrorismo
ingiustificato e terrorismo giustificato dimostrano molta ingenuità se
non incompetenza. Allora ci si deve chiedere come porre fine al
conflitto. Qui da sempre si confrontano due strategie. Una propone la
via dell’analisi socioeconomica, dell’accomodamento culturale, dello
smussamento delle cause dell’ostilità da parte dell’avversario. L’altra
propone l’uso della forza, il massiccio intervento militare, la
vittoria sul terreno del rivale. Dalla storia apprendiamo che la vera
chiave nella conclusione di un conflitto consiste nel mettere il nemico
nella condizione di non avere più la voglia di combattere. In un modo o
nell’altro.
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Parigi all'Europa:
Sospendere Schengen
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“Le
frontiere della Francia resteranno chiuse” dice il presidente Hollande
a margine delle operazioni anti-terrorismo condotte ieri a Saint-Denis
e mentre le polizie di tutta Europa sono sulle tracce del regista degli
attentati, Abdelhamid Abaaoud. La stessa richiesta di sospensione del
trattato di Schengen – specifica Repubblica – sarà portata anche al
consiglio straordinario dei ministri degli Interni previsto per domani,
mentre il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker ha
annunciato maggiore flessibilità sulle spese per sicurezza e
antiterrorismo.
Nelle stesse ore, dall’Fbi arriva l’allarme diretto ai servizi segreti
italiani: Roma e Milano, in particolare, sarebbero a rischio. La Stampa
riferisce di un innalzamento del livello di sicurezza in tutta Milano
da giovedì scorso, cioè dal giorno dell’agguato a Nathan Graff,
esponente del movimento Chabad raggiunto da più coltellate all’uscita
del ristorante Carmel. “Di fatto da quel momento e ancor più dopo
l’attacco di Parigi – si legge – tutti i luoghi sensibili della città
sono stati posti sotto stretta sorveglianza con un aumento delle
pattuglie militari e della polizia: non solo il quartiere ebraico con
la sua scuola e i ristoranti kosher, ma anche il Duomo, la Scala,
Sant’Ambrogio, le varie sedi consolari, il palazzo di giustizia”.
Marsiglia, prof ebreo accoltellato.
Prima gli hanno rivolto insulti antisemiti e minacce, poi lo hanno
accoltellato a un braccio e a una gamba. La vittima, un professore di
storia di una scuola ebraica di Marsiglia che stava lasciando
l’edificio con in testa la kippah. Tre gli aggressori che si sono
qualificati come membri dell’Isis, secondo quanto riferito dagli
inquirenti ai media francesi. “Arrivati a bordo di due scooter – scrive
il Corriere – hanno avvicinato il professore e gli hanno mostrato una
foto di Mohamed Merah, francese estremista islamico che nel 2012 compì
diversi attacchi nel Paese. Poi le coltellate e la fuga, accelerata per
l’arrivo di un’auto”. Il professore non è fortunatamente in pericolo di
vita.
Milano, cultura contro la barbarie.
“Non dobbiamo cadere nella trappola mortale dei terroristi, ma
rifiutare qualsiasi generalizzazione e attribuzione di colpe
collettive”. Questo l’appello rivolto dal presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna – e riportato sia dal
Corriere sia da Repubblica – nel corso della giornata che la città di
Milano ha voluto dedicare al ricordo dell’archeologo custode di Palmira
morto per mano dell’Isis, Khaled al-Asaad, organizzata e voluta
dall’Associazione per il Giardino dei Giusti. “Come spesso è accaduto
nei secoli passati – ha sottolineato Gattegna – quando la libertà è
stata calpestata e violata i primi ad essere colpiti sono stati gli
ebrei. Ma subito dopo, tutti sono stati colpiti e ora la storia si
ripete: negli ultimi anni sono stati colpiti luoghi di culto,
istituzioni, scuole, musei delle Comunità ebraiche di Tolosa, Parigi,
Bruxelles, Copenhagen, e diversi altri; quattro giorni fa qui a Milano
c’è stato un accoltellamento e poche ore dopo nessun francese, ovunque
fosse, nello stadio, nella sala concerti, nei ristoranti si è sentito
garantito nella propria sicurezza, nel proprio paese, colpito in
contemporanea da gravissimi e sanguinosi attentati”.
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je suis paris - parla il rav di saint denis
"È fondamentale andare avanti,
come prima e più di prima"
“Al
terrore non c’è risposta migliore che andare avanti con le nostre vite
come sempre, o meglio – fare ancora di più”. A colloquio con Pagine
Ebraiche proprio nelle ore in cui gli eventi sono nel corso del loro
pieno svolgimento, dimostra di avere i nervi ancora saldi e di essere
determinato a non cedere di fronte alla confusione Mendel Belinow,
rabbino del centro Chabad di Saint Denis, il comune dell’Île-de-France
dove si trova lo Stade de France, uno dei luoghi colpiti dagli attacchi
terroristici degli ultimi giorni. Sempre lì la polizia ha effettuato un
blitz antiterrorismo per arrestare gli autori delle stragi, in seguito
al quale sono morte tre persone e ne sono state fermate sette. Un
atteggiamento risoluto mantenuto anche di fronte al rinnovarsi della
barbarie antisemita, con un nuova aggressione con coltelli avvenuta a
Marsiglia ieri sera. Obiettivo un professore di storia in una scuola
ebraica al suo ritorno a casa con in testa la kippah, vittima prima di
insulti e minacce razziste e poi accoltellato a un braccio e una gamba
da tre aggressori che si sono identificati come militanti dello Stato
Islamico. A Pagine Ebraiche il rav Belinow racconta anche il legame con
lo zio Ytzach Belinow, rabbino della sinagoga Beth Halevi di Milano,
che nel capoluogo lombardo fornisce anche certificazioni di casherut ai
vari prodotti. La sua famiglia si è detta sollevata nell’apprendere che
né Mendel né nessun altro ebreo della Comunità francese sono stati
colpiti dagli attentati o nei raid della polizia..
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israele
La violenza colpisce Tel Aviv
Questa
volta la violenza colpisce le strade di Tel Aviv. Le vittime sono
nuovamente dei civili israeliani: un attentatore palestinese ha infatti
accoltellato e ucciso due persone nelle scorse ore, ferendone una
terza. L’aggressione è avvenuta nella zona sud di Tel Aviv, vicino ad
un negozio di articoli religiosi ebraici del Panorama Building, che nel
corso del giorno funge anche da sala di preghiera. Le persone
all’interno della sala, dopo aver accolto una delle vittime gravemente
ferita, avrebbero barricato la porta per non fare entrare l’attentatore
che nel frattempo colpiva un altro passante. L’attentatore, un
trentenne palestinese di Dura (vicino Hebron), era incensurato ed è
stato arrestato dalla polizia. E mentre le autorità cercano di far luce
sulle dinamiche dell’attentato, l’ennesimo di quella che è stata
ribattezzata l’intifada dei coltelli, dalla Striscia di Gaza arriva il
messaggio di odio del movimento terroristico di Hamas: attraverso i
social network, il gruppo si è complimentato con l’assassino, definendo
l’attentato terroristico “un’azione eroica”.
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qui milano
Convivenza, un destino comune
Lavorare
per estirpare i fondamentalismi, garantire la sicurezza dei cittadini
tutelando d'altra parte le libertà individuali e in particolare quella
religiosa. Di questi temi si è discusso al forum “Libertà religiosa:
educazione, sicurezza e sviluppo”, organizzato a Palazzo Reale, a
Milano, dall'associazione di cultura ebraica Hans Jonas assieme alla
Co.re.is. (Comunità Religiosa Islamica) e con il patrocinio del Comune
di Milano. Un momento di riflessione a cui hanno partecipato
rappresentati del mondo ebraico, cristiano e islamico, per dare un
segnale di come la strada per la convivenza civile passi dal dialogo
tra le diverse minoranze e rispondere a chi, come i terroristi che
hanno colpito Parigi, vuole rompere il tessuto sociale delle democrazie
occidentali. Ad intervenire, tra gli altri, il copresidente della
Comunità ebraica di Milano Milo Hasbani, il segretario generale del
European Council of Jewish Communities Simone Mortara, presente in
rappresentanza dell'Associazione Hans Jonas, e Daniele Nahum e l'imam
Yahya Pallavicini del Coreis.
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PREMIAti streisand, spielberg, PERLMAN, SONDHEIM
"Libertà, ecco i nostri eroi"
“Un
contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi
nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o
per altra significativa iniziativa pubblica o privata”. Un
riconoscimento per chi ha impreziosito l’America con la sua
intelligenza e la creatività e ha deciso di condividere la propria arte
con gli altri: sono questi i valori sui quali si basa la Medaglia
presidenziale della libertà, istituita dal presidente degli Stati Uniti
Harry Truman nel 1945 per il valore militare e poi ripristinata con
alcune modifiche (e allargata a nuove categorie) dal presidente John
Fitzgerald Kennedy nel 1963. Tra le massime onoreficenze del Paese, la
medaglia sarà consegnata dal presidente Barack Obama il prossimo 24
novembre a 17 personalità tra cui ben quattro che dispongono di un
inequivocabile “jew factor”: il direttore d’orchestra e violinista
Itzhak Perlman, l’attrice e cantante Barbara Streisand, il regista
premio Oscar Steven Spielberg e il compositore Stephen Sondheim.
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comics&jews - bilbolbul
Il fumetto è una cosa seria
Erano
solo un assaggio, gli appuntamenti organizzati da BilBOlBul negli
scorsi giorni, prima della grande apertura di oggi. La nona edizione
del festival internazionale del fumetto di Bologna infatti mantiene
quest’anno la collocazione autunnale venendo così a creare insieme a
Lucca Comics una vera e propria “stagione del fumetto” in Italia e ha
aperto con un appuntamento “impegnato”. La tavola rotonda “Sociali o
dissociati”, infatti, ha portato fumettisti e illustratori a discutere
di comunicazione, con l’obiettivo di ragionare insieme sulle
problematiche legate al loro mestiere. Quali canali utilizzano? Quali
sono i benefici dello stare dentro o fuori dai social network? Un
racconto-confronto da punti di vista diversi, grazie agli interventi di
diversi autori, che hanno focalizzato l’attenzione sui metodi e su come
(e se) Facebook, Instagram e simili hanno cambiato il loro modo di
lavorare. Argomenti di una straordinaria attualità, scelti ad aprire un
festival che dedica l’edizione 2015 a una esplorazione del linguaggio
del fumetto e di come questo stia evolvendo in accordo con lo sviluppo
di nuovi supporti tecnologici e di nuove forme di fruizione e consumo
di “oggetti culturali”. Scott McCloud già quindici anni fa aveva
previsto quella che aveva chiamato “la tela infinita”, e parlava dello
sviluppo dei fumetti sul web, ma oggi è ancora vasto il territorio da
esplorare, pur essendo il fumetto un linguaggio già alla nascita ibrido
e aperto alle contaminazioni, pronto a presentarsi in forme sempre
nuove e diverse, sia digitali che cartacee.
Argomenti affrontati anche dal sesto dossier Comics&Jews,
dedicato al rapporto fra fumetto e cultura ebraica, che è in
distribuzione insieme a Pagine Ebraiche a cura del festival, e che era
stato distribuito anche a Lucca Comics dove alla presentazione oltre ai
gemelli Hanuka, a Giorgio Albertini e alla redazione erano presenti
proprio i responsabili dei due maggiori festival italiani dedicati al
fumetto: Giovanni Russo per Lucca ed Emilio Varrà per Bologna.
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qui milano - ame
"Religioni, insieme per la vita"
“Il
gran rabbino di Francia Haim Korsia ha affermato di aver ricevuto dopo
le stragi di Parigi numerosi messaggi da preti, pastori e imam per
manifestare che stiamo insieme e che non viviamo in una società
segmentata. Ed è proprio quello che facciamo noi qui oggi”. Queste le
parole con cui il presidente dell’Associazione Medica Ebraica e
Consigliere UCEI Giorgio Mortara ha voluto aprire un nuovo appuntamento
del seminario “Insieme per prenderci cura”, promosso dall’Ame insieme
alla Biblioteca Ambrosiana, alla Coreis, al Collegio Ipasvi, e alla
Fondazione Irccs Ca’ Granda per esplorare vari contesti della medicina
dal punto di vista delle tre religioni monoteistiche. La giornata di
ieri, svoltasi nell’aula magna dell’Ospedale Maggiore Policlinico di
Milano, è stata incentrata in particolare sulle tematiche di inizio
vita, prendendo in considerazione la salute della donna e la nascita di
una nuova vita. Tra gli oratori – sia operatori in campo medico sia
leader spirituali delle diverse confessioni – anche il rav Gianfranco
Di Segni, che ha delineato le risposte dell’ebraismo alla domanda
“Quando inizia la vita?”.
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giuseppe viterbo cittadino onorario
Urbisaglia, la Memoria che torna
“Un
gesto doveroso verso chi, per la semplice appartenenza al popolo
ebraico, ha visto calpestata la propria dignità e ha dovuto subire
innumerevoli sofferenze e umiliazioni”. Questa la motivazione con cui
il Comune di Urbisaglia (Macerata) ha concesso la cittadinanza onoraria
del paese marchigiano a Giuseppe Viterbo, figlio del grande
giornalista, avvocato e linguista Carlo Alberto Viterbo (1889-1974),
che proprio ad Urbisaglia fu internato dopo l’arresto e la detenzione a
Regina Coeli e da dove intrattenne un fitto epistolario con la moglie e
il figlio (allora 13enne). Epistolario che proprio il figlio ha da poco
fatto pubblicare, con la casa editrice Aska, sotto il titolo de “Il
giorno di ritorno che verrà”. A conferire il riconoscimento il sindaco
Paolo Giubileo, che a Pagine Ebraiche dice: “Dopo una prima
presentazione del volume a Firenze, ci eravamo ripromessi di ospitarne
una seconda ad Urbisaglia e di dare un ulteriore significato a questo
momento. Siamo infatti convinti, e ritengo di parlare a nome di tutte
le istituzioni territoriali, dell’importanza di tener viva la Memoria.
Soprattutto quando ci riguarda così da vicino”. Ad intervenire, tra gli
altri, anche il presidente della Comunità ebraica anconetana Manfredo
Coen e l’educatrice (e presidente dell’ampi Urbisaglia) Giovanna
Salvucci.
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Setirot
- Lo scandalo necessario |
Le
associazioni dei musulmani d’Italia hanno dunque indetto per sabato, in
Piazza Santi Apostoli a Roma, una manifestazione nazionale di “dura
condanna della recente strage di Parigi, esprimendo il più profondo
sentimento di vicinanza al popolo francese e a tutti i familiari delle
vittime così barbaramente uccise”. Contemporaneamente lanciano un
appello per “una solida svolta nei rapporti con la società civile e lo
Stato italiano di cui siamo e ci riteniamo parte integrante”. Chiedono
alle musulmane e ai musulmani di mobilitarsi “isolando ogni pur minima
forma di radicalismo”, di proteggere “le giovani generazioni dalle
conseguenze di una predicazione di odio e violenza in nome della
religione; un cancro che offende e tradisce il messaggio autentico
dell’Islam, fede che viviamo e interpretiamo quale via di dialogo e
convivenza pacifica, insieme a tutti i nostri concittadini senza alcuna
distinzione di credo”.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - La musica ferita |
I
terroristi a Parigi hanno scelto di attaccare una sala concerti e la
musica è diventata tragedia. Quella sera il Bataclan ospitava gli
Eagles of Death Metal che, contrariamente a quanto suggerisce il nome,
non fanno né heavy né death metal bensì rock americano nel senso
classico del termine. Il gruppo è nato nel 1998 con Jesse Hughes e Joss
Homme, ha prodotto quattro album e ha all’attivo centinaia di concerti.
Quello dell’altra sera è stato di sicuro un incubo che non
dimenticheranno mai, ma la musica continua e in qualche modo deve farsi
portavoce di un messaggio costruttivo. Per questo in Inghilterra è
partita una campagna promozionale per far salire fino al primo posto in
classifica la loro cover di Save a Prayer e i Duran Duran, protagonisti
del pop anni ’80 che detengono i diritti del brano, hanno già
dichiarato che devolveranno tutti i proventi in beneficienza per
solidarietà alle vittime dell’attentato.
Maria Teresa Milano
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Sufficit |
Basta
il fischio di un treno a farti piangere, canta Bob Dylan. Ma per
sorridere… Proprio vero, anche in libreria. Per questa ragione
libricini come Sufficit
(Sellerio) sono preziosi. Per cercare di descrivere come Nino Vetri
riesce a farci divertire senza farci smettere di pensare, e viceversa,
dovrei esser bravo almeno quanto lui, e no, non lo sono. Forse il suo
segreto è non aggiungere, ma nemmeno togliere niente alle scene comuni
che vede e racconta. Come ha scritto, meglio di ogni altro, Shakespeare,
la bellezza è negli occhi di chi vede. Anche la bruttezza, anche la
comicità. Lo sguardo di Vetri su Nino il Contadino, esemplare estinto
di uomo virile e dolcissimo, rude e commovente insieme, per esempio: è
burbero, Nino; è comprensivo, è intransigente; è saggio, è sciocco. Il
suo modo di vivere nella sgarruppata tenuta di campagna del padrone –
che di nome fa Nino pure lui, ma ha un cognome, Baldanza, che è già un
programma, una poetica dell’ossimoro – ci fa sorridere, ricordandoci
però che se non proprio come lui, anche noi potremmo vivere di cose
semplici.
Valerio Fiandra
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Madri d'Israele - Liran |
Sfoglio
un noto quotidiano israeliano. Pagine su pagine di inchiostro fresco.
Articoli, cronache, analisi dettagliate del periodo che stiamo vivendo,
dei conflitti, delle stragi. Commenti lunghi e ripetitivi: alcuni
brillanti, lucidi; altri estremamente noiosi, scontati.
d emergere, far luce in mezzo a quel macabro intreccio di pensieri e
parole, è una piccola immagine, accompagnata da poche brevi righe. Le
più significative dell’intera rivista. “Trentacinquenne, madre di
quattro bambini”, leggo. “In seguito al recente periodo di terrorismo
che ha toccato Israele ed il mondo intero, Liran ha deciso di
licenziarsi dal suo posto di lavoro, come insegnante d’asilo, per
entrare a far parte del corpo di polizia.”
David Zebuloni
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I bambini perduti |
“Il
mio fratellastro, figlio di primo letto di mio padre, nato prima della
guerra con il mio stesso nome, è scomparso non si sa bene come nel
ghetto. Da molto tempo, dagli anni dell’infanzia e della scuola, abita
dentro di me”. Con queste parole narra dei bambini perduti, in Il dibbuk e altre storie
(Giuntina editore), la giornalista e scrittrice polacca Hanna Krall, la
cui notorietà risale alla sua intervista al vicecomandante
dell’insurrezione del ghetto di Varsavia, Marek Edelman, il quale si
muoveva per “arrivare prima del signore Iddio” – un po’ come l’agente
del Mossad protagonista del bellissimo e toccante film di Eytan Fox, Camminando sull’acqua.
Sara Valentina Di Palma
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