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19 novembre 2015 - 7 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
È noto il principio in base al quale “ma‘assè avòth simàn la-banìm”, ciò che accade ai Patriarchi va letto come segno per le future generazioni. Se ciò è vero per ognuno dei Patriarchi, è tanto più vero per Ya‘aqòv, che ricevendo il nome di Israel diventa a tutti gli effetti il paradigma degli eventi futuri; ciò anche al punto che perfino l’interpretazione delle sue parole può essere letta come un messaggio per noi. Incontrando i pastori al pozzo nei pressi di Aràm Naharàyim, sembra che Ya‘aqòv, avute le informazioni richieste, li rimproveri accusandoli di pigrizia: “Ancora il giorno è lungo, non è ora di radunare il bestiame; abbeverate il gregge, ed andate a pascolare!”. Essi gli rispondono che per poter abbeverare il gregge bisognerà attendere che arrivino tutti i pastori, dato il peso della pietra che chiude l’accesso al pozzo. Tuttavia, quando compare Rachèl, Ya‘aqòv sposta da solo la pesantissima pietra ed abbevera il gregge dello zio.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
L’8 ottobre scorso citavo su questa pagina la definizione dell’ayatollah Khamenei della strategia islamica nei confronti di Israele: Distruggere Israele, e comunque, con l’aiuto di Allah, non concedere un solo giorno di pace al regime sionista. Come abbiamo visto a Parigi venerdì scorso, la strategia di Daesh (Isis) è identica: Non concedere un solo giorno di pace all’Occidente. Negli stadi, nei ristoranti, nei teatri, nei pub, ai concerti rock, nelle redazioni dei giornali, nei supermarket, per la strada. Di fronte a queste deliranti ma concrete strategie, sottolineiamo: Khamenei (sciita) e Daesh (sunnita) dicono la stessa cosa. Gli sforzi volti a distinguere prima fra Sciiti cattivi e Sunniti buoni, poi fra Sunniti cattivi e Sciiti buoni, infine fra terrorismo ingiustificato e terrorismo giustificato dimostrano molta ingenuità se non incompetenza. Allora ci si deve chiedere come porre fine al conflitto. Qui da sempre si confrontano due strategie. Una propone la via dell’analisi socioeconomica, dell’accomodamento culturale, dello smussamento delle cause dell’ostilità da parte dell’avversario. L’altra propone l’uso della forza, il massiccio intervento militare, la vittoria sul terreno del rivale. Dalla storia apprendiamo che la vera chiave nella conclusione di un conflitto consiste nel mettere il nemico nella condizione di non avere più la voglia di combattere. In un modo o nell’altro.
 
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Parigi all'Europa:
Sospendere Schengen
“Le frontiere della Francia resteranno chiuse” dice il presidente Hollande a margine delle operazioni anti-terrorismo condotte ieri a Saint-Denis e mentre le polizie di tutta Europa sono sulle tracce del regista degli attentati, Abdelhamid Abaaoud. La stessa richiesta di sospensione del trattato di Schengen – specifica Repubblica – sarà portata anche al consiglio straordinario dei ministri degli Interni previsto per domani, mentre il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker ha annunciato maggiore flessibilità sulle spese per sicurezza e antiterrorismo.
Nelle stesse ore, dall’Fbi arriva l’allarme diretto ai servizi segreti italiani: Roma e Milano, in particolare, sarebbero a rischio. La Stampa riferisce di un innalzamento del livello di sicurezza in tutta Milano da giovedì scorso, cioè dal giorno dell’agguato a Nathan Graff, esponente del movimento Chabad raggiunto da più coltellate all’uscita del ristorante Carmel. “Di fatto da quel momento e ancor più dopo l’attacco di Parigi – si legge – tutti i luoghi sensibili della città sono stati posti sotto stretta sorveglianza con un aumento delle pattuglie militari e della polizia: non solo il quartiere ebraico con la sua scuola e i ristoranti kosher, ma anche il Duomo, la Scala, Sant’Ambrogio, le varie sedi consolari, il palazzo di giustizia”.

Marsiglia, prof ebreo accoltellato. Prima gli hanno rivolto insulti antisemiti e minacce, poi lo hanno accoltellato a un braccio e a una gamba. La vittima, un professore di storia di una scuola ebraica di Marsiglia che stava lasciando l’edificio con in testa la kippah. Tre gli aggressori che si sono qualificati come membri dell’Isis, secondo quanto riferito dagli inquirenti ai media francesi. “Arrivati a bordo di due scooter – scrive il Corriere – hanno avvicinato il professore e gli hanno mostrato una foto di Mohamed Merah, francese estremista islamico che nel 2012 compì diversi attacchi nel Paese. Poi le coltellate e la fuga, accelerata per l’arrivo di un’auto”. Il professore non è fortunatamente in pericolo di vita.

Milano, cultura contro la barbarie. “Non dobbiamo cadere nella trappola mortale dei terroristi, ma rifiutare qualsiasi generalizzazione e attribuzione di colpe collettive”. Questo l’appello rivolto dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna – e riportato sia dal Corriere sia da Repubblica – nel corso della giornata che la città di Milano ha voluto dedicare al ricordo dell’archeologo custode di Palmira morto per mano dell’Isis, Khaled al-Asaad, organizzata e voluta dall’Associazione per il Giardino dei Giusti. “Come spesso è accaduto nei secoli passati – ha sottolineato Gattegna – quando la libertà è stata calpestata e violata i primi ad essere colpiti sono stati gli ebrei. Ma subito dopo, tutti sono stati colpiti e ora la storia si ripete: negli ultimi anni sono stati colpiti luoghi di culto, istituzioni, scuole, musei delle Comunità ebraiche di Tolosa, Parigi, Bruxelles, Copenhagen, e diversi altri; quattro giorni fa qui a Milano c’è stato un accoltellamento e poche ore dopo nessun francese, ovunque fosse, nello stadio, nella sala concerti, nei ristoranti si è sentito garantito nella propria sicurezza, nel proprio paese, colpito in contemporanea da gravissimi e sanguinosi attentati”.
 
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  davar
je suis paris - parla il rav di saint denis
"È fondamentale andare avanti,
come prima e più di prima"

“Al terrore non c’è risposta migliore che andare avanti con le nostre vite come sempre, o meglio – fare ancora di più”. A colloquio con Pagine Ebraiche proprio nelle ore in cui gli eventi sono nel corso del loro pieno svolgimento, dimostra di avere i nervi ancora saldi e di essere determinato a non cedere di fronte alla confusione Mendel Belinow, rabbino del centro Chabad di Saint Denis, il comune dell’Île-de-France dove si trova lo Stade de France, uno dei luoghi colpiti dagli attacchi terroristici degli ultimi giorni. Sempre lì la polizia ha effettuato un blitz antiterrorismo per arrestare gli autori delle stragi, in seguito al quale sono morte tre persone e ne sono state fermate sette. Un atteggiamento risoluto mantenuto anche di fronte al rinnovarsi della barbarie antisemita, con un nuova aggressione con coltelli avvenuta a Marsiglia ieri sera. Obiettivo un professore di storia in una scuola ebraica al suo ritorno a casa con in testa la kippah, vittima prima di insulti e minacce razziste e poi accoltellato a un braccio e una gamba da tre aggressori che si sono identificati come militanti dello Stato Islamico. A Pagine Ebraiche il rav Belinow racconta anche il legame con lo zio Ytzach Belinow, rabbino della sinagoga Beth Halevi di Milano, che nel capoluogo lombardo fornisce anche certificazioni di casherut ai vari prodotti. La sua famiglia si è detta sollevata nell’apprendere che né Mendel né nessun altro ebreo della Comunità francese sono stati colpiti dagli attentati o nei raid della polizia..
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israele
La violenza colpisce Tel Aviv
Questa volta la violenza colpisce le strade di Tel Aviv. Le vittime sono nuovamente dei civili israeliani: un attentatore palestinese ha infatti accoltellato e ucciso due persone nelle scorse ore, ferendone una terza. L’aggressione è avvenuta nella zona sud di Tel Aviv, vicino ad un negozio di articoli religiosi ebraici del Panorama Building, che nel corso del giorno funge anche da sala di preghiera. Le persone all’interno della sala, dopo aver accolto una delle vittime gravemente ferita, avrebbero barricato la porta per non fare entrare l’attentatore che nel frattempo colpiva un altro passante. L’attentatore, un trentenne palestinese di Dura (vicino Hebron), era incensurato ed è stato arrestato dalla polizia. E mentre le autorità cercano di far luce sulle dinamiche dell’attentato, l’ennesimo di quella che è stata ribattezzata l’intifada dei coltelli, dalla Striscia di Gaza arriva il messaggio di odio del movimento terroristico di Hamas: attraverso i social network, il gruppo si è complimentato con l’assassino, definendo l’attentato terroristico “un’azione eroica”.

palazzo montecitorio - il presidente ucei
"Islam moderato, troppi silenzi
C'è bisogno che si senta di più"

“Davanti ai molti atti di terrorismo compiuti in questi anni la voce del mondo islamico moderato è spesso stata troppo silenziosa, bisogna che si faccia sentire di più”. Lo ha affermato il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna intervenendo nel corso del convegno
“Quadro geopolitico e antisemitismo” organizzato dal presidente della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati Fabrizio Cicchitto a Palazzo Montecitorio.
"Mi auguro che si riesca a separare nel mondo islamico la parte violenta da quella pacifica. Qualcuno ha avuto il coraggio di protestare – ha osservato il presidente UCEI – ma qui ci vuole una dissociazione di grandi masse".
Ad intervenire anche la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, il segretario generale della Comunità ebraica di Milano Alfonso Sassun, la responsabile dell’Osservatorio antisemitismo del Cdec Betti Guetta e il coordinatore dei sistemi informativi del ministero dell’Interno Domenico Vulpiani,
il presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Michele Nicoletti.
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qui milano
Convivenza, un destino comune
Lavorare per estirpare i fondamentalismi, garantire la sicurezza dei cittadini tutelando d'altra parte le libertà individuali e in particolare quella religiosa. Di questi temi si è discusso al forum “Libertà religiosa: educazione, sicurezza e sviluppo”, organizzato a Palazzo Reale, a Milano, dall'associazione di cultura ebraica Hans Jonas assieme alla Co.re.is. (Comunità Religiosa Islamica) e con il patrocinio del Comune di Milano. Un momento di riflessione a cui hanno partecipato rappresentati del mondo ebraico, cristiano e islamico, per dare un segnale di come la strada per la convivenza civile passi dal dialogo tra le diverse minoranze e rispondere a chi, come i terroristi che hanno colpito Parigi, vuole rompere il tessuto sociale delle democrazie occidentali. Ad intervenire, tra gli altri, il copresidente della Comunità ebraica di Milano Milo Hasbani, il segretario generale del European Council of Jewish Communities Simone Mortara, presente in rappresentanza dell'Associazione Hans Jonas, e Daniele Nahum e l'imam Yahya Pallavicini del Coreis.

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PREMIAti streisand, spielberg, PERLMAN, SONDHEIM
 "Libertà, ecco i nostri eroi"
“Un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata”. Un riconoscimento per chi ha impreziosito l’America con la sua intelligenza e la creatività e ha deciso di condividere la propria arte con gli altri: sono questi i valori sui quali si basa la Medaglia presidenziale della libertà, istituita dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman nel 1945 per il valore militare e poi ripristinata con alcune modifiche (e allargata a nuove categorie) dal presidente John Fitzgerald Kennedy nel 1963. Tra le massime onoreficenze del Paese, la medaglia sarà consegnata dal presidente Barack Obama il prossimo 24 novembre a 17 personalità tra cui ben quattro che dispongono di un inequivocabile “jew factor”: il direttore d’orchestra e violinista Itzhak Perlman, l’attrice e cantante Barbara Streisand, il regista premio Oscar Steven Spielberg e il compositore Stephen Sondheim.

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comics&jews - bilbolbul
Il fumetto è una cosa seria 
Erano solo un assaggio, gli appuntamenti organizzati da BilBOlBul negli scorsi giorni, prima della grande apertura di oggi. La nona edizione del festival internazionale del fumetto di Bologna infatti mantiene quest’anno la collocazione autunnale venendo così a creare insieme a Lucca Comics una vera e propria “stagione del fumetto” in Italia e ha aperto con un appuntamento “impegnato”. La tavola rotonda “Sociali o dissociati”, infatti, ha portato fumettisti e illustratori a discutere di comunicazione, con l’obiettivo di ragionare insieme sulle problematiche legate al loro mestiere. Quali canali utilizzano? Quali sono i benefici dello stare dentro o fuori dai social network? Un racconto-confronto da punti di vista diversi, grazie agli interventi di diversi autori, che hanno focalizzato l’attenzione sui metodi e su come (e se) Facebook, Instagram e simili hanno cambiato il loro modo di lavorare. Argomenti di una straordinaria attualità, scelti ad aprire un festival che dedica l’edizione 2015 a una esplorazione del linguaggio del fumetto e di come questo stia evolvendo in accordo con lo sviluppo di nuovi supporti tecnologici e di nuove forme di fruizione e consumo di “oggetti culturali”. Scott McCloud già quindici anni fa aveva previsto quella che aveva chiamato “la tela infinita”, e parlava dello sviluppo dei fumetti sul web, ma oggi è ancora vasto il territorio da esplorare, pur essendo il fumetto un linguaggio già alla nascita ibrido e aperto alle contaminazioni, pronto a presentarsi in forme sempre nuove e diverse, sia digitali che cartacee.
Argomenti affrontati anche dal sesto
dossier Comics&Jews, dedicato al rapporto fra fumetto e cultura ebraica, che è in distribuzione insieme a Pagine Ebraiche a cura del festival, e che era stato distribuito anche a Lucca Comics dove alla presentazione oltre ai gemelli Hanuka, a Giorgio Albertini e alla redazione erano presenti proprio i responsabili dei due maggiori festival italiani dedicati al fumetto: Giovanni Russo per Lucca ed Emilio Varrà per Bologna.

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qui milano - il libro del rav della rocca
Tradizione, guida per il presente 
È l’accettazione e l’elogio della complessità uno dei messaggi più forti di Con lo sguardo alla luna, il nuovo libro del rav Roberto Della Rocca edito da Giuntina, presentato ieri sera al Teatro Franco Parenti di Milano attraverso un dialogo dell’autore con Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate e lo psicanalista Massimo Recalcati, coordinati dalla direttrice del teatro Andrée Ruth Shammah. La complessità a cui fa riferimento il rav è quella ebraica in cui lo studio e le domande non si esauriscono mai e che è il risultato di una “continua osmosi tra regole molto precise e la dimensione introspettiva – ha osservato Della Rocca – ma anche dell’uomo stesso che vi viene presentato con tutte le sue debolezze e le sue sfaccettature”. Con lo sguardo alla luna va a fondo di questa eredità così ricca proponendo vari spunti di riflessione nella ricerca e nella costruzione di un percorso di vita ebraica; si tratta di un’opera che costituisce, nella definizione di Shammah, di una “guida pratica per capire a cosa apparteniamo con la speranza di essere un elemento che arricchisca la società”.

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qui milano - ame
"Religioni, insieme per la vita"
“Il gran rabbino di Francia Haim Korsia ha affermato di aver ricevuto dopo le stragi di Parigi numerosi messaggi da preti, pastori e imam per manifestare che stiamo insieme e che non viviamo in una società segmentata. Ed è proprio quello che facciamo noi qui oggi”. Queste le parole con cui il presidente dell’Associazione Medica Ebraica e Consigliere UCEI Giorgio Mortara ha voluto aprire un nuovo appuntamento del seminario “Insieme per prenderci cura”, promosso dall’Ame insieme alla Biblioteca Ambrosiana, alla Coreis, al Collegio Ipasvi, e alla Fondazione Irccs Ca’ Granda per esplorare vari contesti della medicina dal punto di vista delle tre religioni monoteistiche. La giornata di ieri, svoltasi nell’aula magna dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, è stata incentrata in particolare sulle tematiche di inizio vita, prendendo in considerazione la salute della donna e la nascita di una nuova vita. Tra gli oratori – sia operatori in campo medico sia leader spirituali delle diverse confessioni – anche il rav Gianfranco Di Segni, che ha delineato le risposte dell’ebraismo alla domanda “Quando inizia la vita?”.

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giuseppe viterbo cittadino onorario 
Urbisaglia, la Memoria che torna 
“Un gesto doveroso verso chi, per la semplice appartenenza al popolo ebraico, ha visto calpestata la propria dignità e ha dovuto subire innumerevoli sofferenze e umiliazioni”. Questa la motivazione con cui il Comune di Urbisaglia (Macerata) ha concesso la cittadinanza onoraria del paese marchigiano a Giuseppe Viterbo, figlio del grande giornalista, avvocato e linguista Carlo Alberto Viterbo (1889-1974), che proprio ad Urbisaglia fu internato dopo l’arresto e la detenzione a Regina Coeli e da dove intrattenne un fitto epistolario con la moglie e il figlio (allora 13enne). Epistolario che proprio il figlio ha da poco fatto pubblicare, con la casa editrice Aska, sotto il titolo de “Il giorno di ritorno che verrà”. A conferire il riconoscimento il sindaco Paolo Giubileo, che a Pagine Ebraiche dice: “Dopo una prima presentazione del volume a Firenze, ci eravamo ripromessi di ospitarne una seconda ad Urbisaglia e di dare un ulteriore significato a questo momento. Siamo infatti convinti, e ritengo di parlare a nome di tutte le istituzioni territoriali, dell’importanza di tener viva la Memoria. Soprattutto quando ci riguarda così da vicino”. Ad intervenire, tra gli altri, anche il presidente della Comunità ebraica anconetana Manfredo Coen e l’educatrice (e presidente dell’ampi Urbisaglia) Giovanna Salvucci.

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jciak
L'esercito delle ragazze
Sembra ancor più irriverente, in questi giorni di morte, orrore e guerra. Eppure mai come oggi abbiamo bisogno del sorriso che percorre “Zero Motivation”, il film di Talya Lavie che sabato apre la decima edizione del Pitigliani Kolno’a Festival, la rassegna cinematografica che ogni anno porta a Roma i lavori più belli del cinema ebraico e israeliano. Cercate di non perdervelo, perché è troppo definirlo – come qualcuno ha fatto – la risposta israeliana al meraviglioso “Mash” di Robert Altman, ma sul suo valore non ci sono dubbi. Non a caso dopo un passaggio trionfale al mitico Tribeca Film Festival e agli Ophir, gli Oscar israeliani, il film – uscito nel 2014 – in Israele ha totalizzato un pubblico record di quasi 600 mila spettatori.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Lo scandalo necessario 
Le associazioni dei musulmani d’Italia hanno dunque indetto per sabato, in Piazza Santi Apostoli a Roma, una manifestazione nazionale di “dura condanna della recente strage di Parigi, esprimendo il più profondo sentimento di vicinanza al popolo francese e a tutti i familiari delle vittime così barbaramente uccise”. Contemporaneamente lanciano un appello per “una solida svolta nei rapporti con la società civile e lo Stato italiano di cui siamo e ci riteniamo parte integrante”. Chiedono alle musulmane e ai musulmani di mobilitarsi “isolando ogni pur minima forma di radicalismo”, di proteggere “le giovani generazioni dalle conseguenze di una predicazione di odio e violenza in nome della religione; un cancro che offende e tradisce il messaggio autentico dell’Islam, fede che viviamo e interpretiamo quale via di dialogo e convivenza pacifica, insieme a tutti i nostri concittadini senza alcuna distinzione di credo”.

Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - La musica ferita
I terroristi a Parigi hanno scelto di attaccare una sala concerti e la musica è diventata tragedia. Quella sera il Bataclan ospitava gli Eagles of Death Metal che, contrariamente a quanto suggerisce il nome, non fanno né heavy né death metal bensì rock americano nel senso classico del termine. Il gruppo è nato nel 1998 con Jesse Hughes e Joss Homme, ha prodotto quattro album e ha all’attivo centinaia di concerti. Quello dell’altra sera è stato di sicuro un incubo che non dimenticheranno mai, ma la musica continua e in qualche modo deve farsi portavoce di un messaggio costruttivo. Per questo in Inghilterra è partita una campagna promozionale per far salire fino al primo posto in classifica la loro cover di Save a Prayer e i Duran Duran, protagonisti del pop anni ’80 che detengono i diritti del brano, hanno già dichiarato che devolveranno tutti i proventi in beneficienza per solidarietà alle vittime dell’attentato.

Maria Teresa Milano

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Sufficit
Basta il fischio di un treno a farti piangere, canta Bob Dylan. Ma per sorridere… Proprio vero, anche in libreria. Per questa ragione libricini come Sufficit (Sellerio) sono preziosi. Per cercare di descrivere come Nino Vetri riesce a farci divertire senza farci smettere di pensare, e viceversa, dovrei esser bravo almeno quanto lui, e no, non lo sono. Forse il suo segreto è non aggiungere, ma nemmeno togliere niente alle scene comuni che vede e racconta. Come ha scritto, meglio di ogni altro, Shakespeare, la bellezza è negli occhi di chi vede. Anche la bruttezza, anche la comicità. Lo sguardo di Vetri su Nino il Contadino, esemplare estinto di uomo virile e dolcissimo, rude e commovente insieme, per esempio: è burbero, Nino; è comprensivo, è intransigente; è saggio, è sciocco. Il suo modo di vivere nella sgarruppata tenuta di campagna del padrone – che di nome fa Nino pure lui, ma ha un cognome, Baldanza, che è già un programma, una poetica dell’ossimoro – ci fa sorridere, ricordandoci però che se non proprio come lui, anche noi potremmo vivere di cose semplici.

Valerio Fiandra
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Madri d'Israele - Liran
Sfoglio un noto quotidiano israeliano. Pagine su pagine di inchiostro fresco. Articoli, cronache, analisi dettagliate del periodo che stiamo vivendo, dei conflitti, delle stragi. Commenti lunghi e ripetitivi: alcuni brillanti, lucidi; altri estremamente noiosi, scontati.
d emergere, far luce in mezzo a quel macabro intreccio di pensieri e parole, è una piccola immagine, accompagnata da poche brevi righe. Le più significative dell’intera rivista. “Trentacinquenne, madre di quattro bambini”, leggo. “In seguito al recente periodo di terrorismo che ha toccato Israele ed il mondo intero, Liran ha deciso di licenziarsi dal suo posto di lavoro, come insegnante d’asilo, per entrare a far parte del corpo di polizia.”


David Zebuloni
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I bambini perduti
“Il mio fratellastro, figlio di primo letto di mio padre, nato prima della guerra con il mio stesso nome, è scomparso non si sa bene come nel ghetto. Da molto tempo, dagli anni dell’infanzia e della scuola, abita dentro di me”. Con queste parole narra dei bambini perduti, in Il dibbuk e altre storie (Giuntina editore), la giornalista e scrittrice polacca Hanna Krall, la cui notorietà risale alla sua intervista al vicecomandante dell’insurrezione del ghetto di Varsavia, Marek Edelman, il quale si muoveva per “arrivare prima del signore Iddio” – un po’ come l’agente del Mossad protagonista del bellissimo e toccante film di Eytan Fox, Camminando sull’acqua.

Sara Valentina Di Palma

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