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2 Dicembre 2015 - 20 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“Il capo dei panettieri vide che aveva dato un’interpretazione favorevole” (Bereshìt 37, 26). Il grande commentatore italiano Rabbì Ovadià Sforno commenta questo verso dicendo: Egli sperava che anche per lui desse un’interpretazione favorevole, perché è risaputo che la realizzazione dei sogni dipende dalla loro interpretazione, come dicono i nostri Maestri, il loro ricordo sia in benedizione, nel Talmud (Berachòt 55b): “…i sogni vanno dietro alla bocca …”. Infatti è scritto più avanti (Bereshìt 40, 22): “Secondo l’interpretazione che Yosèf aveva loro data”.
 
Davide
Assael,
ricercatore
Il clima pre-Chanukkah spinge verso i consigli per gli acquisti. È uscito da poco un bel romanzo di Giorgio Cesati-Cassin (Il ritorno dei morti. I sogni di Isaac. Pamphlet narrativo-psicologico, La vita felice) ispirato all’ultima intuizione del fondatore del conversazionalismo, Giampaolo Lai, tra i terapeuti più originali ed affascinanti degli ultimi decenni di psicologia italiana. Partendo dal dialogo con i suoi pazienti, Lai ha individuato un fenomeno psichico da lui definito “ritorno dei morti”, che consiste nel ritorno dei defunti sotto forma di immagini oniriche, sintomi corporei, o altri fenomeni già studiati dalla psicologia moderna. Cesati-Cassin, medico e psicoterapeuta prima ed affermato scrittore dopo, trae spunto da questa intuizione per inaugurare una riflessione sulla vita, che molto risente delle origini ebraiche dello scrittore, scampato alle leggi razziali (o razziste) grazie alle seconde nozze della mamma con un uomo di religione cristiana.
 
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La coalizione si allarga
““È la conferenza sull’ambiente, ma rullano i tamburi di guerra contro lo Stato Islamico. America, Inghilterra e Germania si uniscono alla Francia per alzare il livello dell’offensiva, chiamano Russia e Turchia a unirsi a loro. I maggiori partner occidentali della coalizione anti-Is mettono in campo più forze militari: dai commando speciali americani ai raid inglesi all’esercito tedesco”. Così Repubblica (Federico Rampini) racconta il tema “parallelo” del summit di Parigi e le manovre delle democrazie occidentali nella guerra al terrore.

Attentato a Istanbul, diverse piste aperte. Nell’infuocato calderone mediorentale, diverse e piste aperte per l’attentato di ieri sera a Istanbul: dai curdi del Pkk ai jihadisti che combattono in Siria. Si radica intanto una certezza: i tempi duri non sono finiti. “Anche grazie alle guerre del governo Erdogan, in Siria e contro i curdi, e soprattutto dopo l’abbattimento del jet russo la settimana scorsa, il paese ritorna a vivere una instabilità pericolosa. Tutti si aspettano il nuovo episodio – si legge su Repubblica (Vincenzo Nigro) – la nuova puntata di una storia che sarà ancora lunga e violenta”.

Brescia, sgominata una cellula jihadista. Mettevano tutto su Facebook. Le loro foto con le armi in mano, la bandiera del Califfato e le promesse di sfracelli come a Parigi. Sgominata a Brescia una cellula jihadista (La Stampa, tra gli altri).

 
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  davar
IL PRESIDENTE UCEI PRESENTA IL LIBRO DI ALFANO
"Quel coraggio da riconquistare"
C’è un bene da difendere ad ogni costo. Il bene più prezioso: la libertà. Lo ribadiranno insieme il ministro degli Interni Angelino Alfano e il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, intervenendo questo pomeriggio alla presentazione del libro “Chi ha paura non è libero” (ed. Mondadori), personale testimonianza del ministro dedicata alla minaccia del terrorismo islamico e alla risposta del mondo libero e democratico agli ultimi fatti di sangue. Appuntamento alla Biblioteca Angelica, a partire dalle 18.
Condotta da Bruno Vespa, la serata vedrà anche gli interventi di monsignor Rino Fisichella, dell’imam Yahya Pallavicini e della giornalista Monica Maggioni. Scrive Alfano: “È utile protestare contro il terrorismo riempiendo le piazze di Roma, Parigi e Londra. Gli slogan gridati dalla folla sono una risposta spontanea e immediata alle orrende azioni terroristiche. Ma non è sufficiente. Oggi serve il coraggio di difendere i nostri valori, anche quando il prezzo è la vita. E reagire alle crisi che colpiscono il Mediterraneo, di prendersi cura con generosità di quelle persone che necessitano di assistenza, di dimostrare responsabilità nel sostenere i ‘moderati’, per aiutarli a sconfiggere l’estremismo violento”.
La sfida è aperta, gli ostacoli sono molteplici. Ma quello che si vuole lanciare è comunque un messaggio di ottimismo. Sottolinea infatti il ministro: “La libertà è come l’aria. Non te ne accorgi quando ce l’hai, non puoi vivere senza. I secoli lo hanno insegnato. Non è colpa nostra: non abbiamo scelto noi il nostro tempo. Come non lo scelsero loro, il secolo delle guerre mondiali. Però furono all’altezza del compito che la Storia mise sulle loro spalle. Oggi tocca a noi. A quelli seduti sulla libertà e sul benessere di un Paese e di un continente resi liberi e ricchi da altri. Saremo all’altezza? Sì, mi gioco tutto”.
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L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE GATTEGNA
"Libro antisionista a Roma, iniziativa Anpi sconcertante"
"È sconcertante che l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani, realtà che dovrebbe tutelare e diffondere ben altri valori, si faccia promotrice di un'iniziativa di aperto odio antiebraico e antiisraeliano. Un fatto gravissimo, che merita la più ferma condanna".
Così il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna commenta l'annunciata presentazione a Roma, nei locali della sezione Anpi don Pietro Pappagallo del libro "Sionismo. Il vero nemico degli ebrei".
"Il sionismo è un elemento fondante dell'identità ebraica contemporanea. Qualsiasi operazione volta a screditare questo assunto risulta così fuorviante e grottesca. Ma che questo avvenga sotto l'egida dell'Anpi è a dir poco inaccettabile. Per questo - afferma Gattegna - voglio sperare che i vertici dell'Associazione intervengano al più presto e nei modi più opportuni".
Sottotitolato "Il vero Messia", e pubblicato da una anonima e periferica casa editrice di Jesolo, la Zambon edizioni, il libro raccoglie una serie di fandonie e di penose insinuazioni. "Ormai è evidente che raccontare la verità sul sionismo, sugli ebrei e sul governo criminale di Israele è proibito in quasi tutti i paesi occidentali. Questo è il sionismo e il suo progetto di dominio del mondo" sostiene Diego Siragusa, che ha tradotto il manoscritto in italiano ed è autore della prefazione.
Racconta Siragusa: "Il filosofo Gianni Vattimo mi ha confidato che, da quando è un attivo sostenitore della causa palestinese, i giornali, in particolare La Stampa di Torino, non pubblicano più i suoi articoli”. L'opinionista-complottista ha però una soluzione pronta in tasca: “L’unica via consiste nell’uso capillare della rete e dei siti web per un’azione sistematica di controinformazione. Ormai radio, tv e grandi giornali sono controllati dai sionisti e dai loro obbedienti maggiordomi".

qui roma - la giornata di studi
Nostra Aetate, un segno vivo
La Nostra Aetate, a cinquant'anni dalla sua emanazione, ha segnato una tappa fondamentale nel dialogo tra Chiesa cattolica ed ebraismo. Il significato di questo documento, dedicato alle relazioni con le religioni non cristiane, è, a distanza di mezzo secolo, oggetto di approfondimenti e riflessioni come dimostra la giornata di studi organizzata nelle scorse ore a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana. Tra i protagonisti dell'incontro, a cui ha partecipato il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni assieme a Raymond Cohen, docente dell'Università ebraica di Gerusalemme, e al cardinale Kurt Koch. “In un periodo come questo il dialogo tra le religioni assume un ruolo particolarmente importante – ha dichiarato in apertura l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Zion Evrony – e deve essere fondato sul rifiuto dell'estremismo religioso e dell'uso della violenza nel nome di Dio”. Evrony, che ha ricordato come la giornata di studi sia nata dalla collaborazione tra l'ambasciata e la Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, ha sottolineato come la Nostra Aetate sia stato il primo passo di un cammino che deve continuare e che deve essere portato avanti sia nei rapporti tra Chiesa cattolica ed ebraismo, sia tra la prima e Israele. Per l'ambasciatore, poi, l'auspicio è che il suo messaggio si diffonda in tutta la realtà cristiana. Ha invece descritto come un “paradosso” la storia della Nostra Aetate rav Di Segni, affermando che il documento ha “entusiasmato molti ma molti di più ne ha delusi".
"Malgrado tutti i suoi difetti – ha però aggiunto - ha comunque segnato un cambiamento epocale” nei rapporti tra ebraismo e cattolicesimo. All'evento (che ha visto anche un intermezzo musicale del Gabriel Coen Duo) è stata presentata da rav Avraham Cooper la mostra “Un popolo, un libro, una terra: i 3.500 anni di relazioni tra il popolo ebraico e la Terra Santa”, organizzata dal Centro Simon Wiesenthal assieme all'Unesco. 
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PAGINE EBRAICHE DICEMBRE 2015
La terza visita in sinagoga

Attesa, slanci, diffidenze
Diverse reazioni nel mondo ebraico all’annuncio della visita di Bergoglio nel Tempio Maggiore di Roma. “L’annuncio di questa visita è un fatto davvero significativo, anche alla luce del particolare momento che stiamo attraversando. In mesi in cui le chiese e le sinagoghe tornano ad essere minacciate, il messaggio che si vuole lanciare è infatti inequivocabile. Per combattere la barbarie, serve collaborazione e unità di intenti da parte di tutti i leader religiosi”. Presidente della Fondazione Cdec e Consigliere UCEI, Giorgio Sacerdoti vede nell’evento l’ideale prosecuzione del cammino percorso dal 1965 ad oggi nel solco della dichiarazione Nostra Aetate. Cinquant’anni di confronto e dialogo che, sottolinea, “continuano a produrre ottimi frutti”. Scettico invece Sergio Minerbi, ex ambasciatore dello Stato d’Israele a Bruxelles e grande esperto di relazioni ebraico-cristiane. “Mi spiace, ma il paragone con il suo predecessore è impietoso. Basti pensare ai molti passi falsi di Bergoglio in neanche tre anni di pontificato, non ultimo lo sgradevole riferimento ai farisei della primavera del 2014. E insieme a quello tanti altri scivoloni che – afferma – hanno generato più di una inquietudine”. L’ex ambasciatore prosegue: “C’è una vulgata che lascia intendere cose straordinarie di Bergoglio e gli ebrei, ma io ritengo di esserne immune. Per me resta l’esempio, insuperabile, di Ratzinger. Che sarà pure stato antipatico, e sono io stesso testimone diretto di una non spiccata affabilità, ma ha lasciato davvero il segno. Anche nella sua poderosa storia della vita di Cristo in tre volumi, dove ha smontato con chiarezza i veleni e le ricostruzioni fallaci che sono state proprie per secoli dell’antisemitismo cattolico”.
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PAGINE EBRAICHE DICEMBRE 2015
Nel solco di Angelo Roncalli
Un polacco, un tedesco, un argentino. Dei tre papi che hanno visitato il Tempio Maggiore di Roma – l’ultimo, Francesco, lo farà il 17 gennaio prossimo – nessuno è un italiano. Ma forse è un caso. Già, perché verso l’ebraismo c’è stato un pontefice romano che forse più degli altri ha impresso la spinta decisiva per un cambio radicale. Fu infatti Giovanni XXIII, papa Roncalli, a indire il Concilio Vaticano II da cui uscì il documento Nostra Aetate, che ha rivoluzionato le relazioni della Chiesa cattolica con gli ebrei – ma anche con tutte le altre grandi religioni del mondo – codificando dopo secoli di persecuzioni e discriminazioni un nuovo rispetto per la fede ebraica nel cattolicesimo. Un documento storico, quindi – del quale si è festeggiato da poco il cinquantenario – ma il segnale che erano in atto forti cambiamenti era arrivato addirittura sei anni prima della fine del Concilio.


Carlo Marroni, vaticanista
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SPOTLIGHT - L'EREDITà EBRAICA DELla bambola
Dai pogrom agli Stati Uniti

Ecco come nacque Barbie
Tutto ebbe inizio con un costumino a righe bianche e nere, un paio di occhiali da sole da gatta, una frangia riccioluta e abbondanti dosi di eye liner. Insomma seguiva la moda del suo tempo la prima Barbie, creata nel 1959. A ideare la bambola che può fare tutto purché indossi qualche accessorio fucsia è stata Ruth Handler, che viveva a Denver, dove la sua famiglia arrivò scappando dai pogrom antiebraici in Polonia. La sua storia è stata raccontata nel libro di Robin Gerber “Barbie and Ruth: The Story of the World’s Most Famous Doll and the Woman Who Created Her” (Barbie e Ruth: la storia della bambola più famosa del mondo e della donna che l’ha creata), di cui Reese Witherspoon (nell’immagine) ha annunciato di aver comprato i diritti per portarla sul grande schermo. L’attrice statunitense è infatti anche proprietaria, insieme alla partner Bruna Papandrea, della casa di produzione cinematografica Pacific Standards, ma si mormora che oltre che produttrice sarà lei a interpretare nel film il ruolo di Ruth.
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IL TERRORISMO PALESTINESE AI GIOCHI
Orrore a Monaco, nuove verità
“In quel momento, è scomparso interamente lo Yossi che conoscevo“. Ilana Romano racconta così lo shock di quando ha visto per la prima volta le foto di ciò che è davvero successo a suo marito Yossef, sollevatore di peso israeliano tra i nove atleti morti nella strage compiuta da otto terroristi palestinesi ai Giochi Olimpici di Monaco il 5 settembre 1972. Era il 1992, vent’anni dopo, quando con Ankie Spitzer, moglie di un allenatore di scherma morto nell’assalto, venne a conoscenza dell’occultamento da parte del governo tedesco di alcuni dossier contenenti dettagli sulla morte degli atleti. Dettagli cruenti, tra cui torture, uccisioni a sangue freddo e mutilazioni, che per la prima volta sono svelati al pubblico nel documentario “Munich 1972 & Beyond”, che uscirà all’inizio dell’anno prossimo, contenente le interviste ad alcune vedove e altri parenti della delegazione israeliana. In un’intervista rilasciata al New York Times Romano e Spitzer spiegano la loro decisione di parlare a distanza di così tanto tempo.
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pilpul
Ticketless - Lattes e il Ghetto
La pubblicazione della tesi di laurea di Mario Lattes (“Il ghetto di Varsavia”, a c. di Giacomo Jori, Ed. Cenobio, Lugano 2015) merita di essere segnalata per più di un motivo. Per il fatto di essere stata discussa da uno studente eclettico, destinato a grande fortuna come pittore e come narratore, oltre che organizzatore di cultura (sua l’omonima casa editrice: quando ancora era studente animava una rivista letteraria alla quale collaborerà lo stesso Primo Levi): notevole per quegli anni (i Cinquanta, quando la storia contemporanea non era ancora un insegnamento universitario riconosciuto ufficialmente) il tema affrontato e la raccolta di testimonianze orali messe insieme. Fu discussa per deroga dal docente di storia del Risorgimento Walter Maturi sotto la supervisione di un altro intellettuale eclettico torinese, che alla storia dell’Europa orientale dedicherà studi assai importanti, Giorgio Vaccarino. L’importanza principale deriva però dalla vicenda editoriale di questo libro, per il quale l’autore ebbe subito un contratto da Einaudi, ma si vide poi inaspettatamente restituire il manoscritto alla vigilia della stampa.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Il Golan e l'Onu
Se la cosa non fosse terribilmente seria, e tragica, apparirebbe davvero esilarante, degna del migliore cabaret umoristico e del più raffinato teatro dell’assurdo, la risoluzione delle Nazioni Unite che, lo scorso 24 novembre, ha intimato a Israele di “riconsegnare il Golan”. Qualcosa di talmente grottesco e paradossale da permettere anche a un mediocre attore di avanspettacolo di strappare al pubblico facili risate. Non ci sarebbe infatti bisogno di caricare o deformare minimamente la realtà, basterebbe raccontare i nudi fatti per fare ridere.

Francesco Lucrezi, storico
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