David
Sciunnach,
rabbino
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“Il
capo dei panettieri vide che aveva dato un’interpretazione favorevole”
(Bereshìt 37, 26). Il grande commentatore italiano Rabbì Ovadià Sforno
commenta questo verso dicendo: Egli sperava che anche per lui desse
un’interpretazione favorevole, perché è risaputo che la realizzazione
dei sogni dipende dalla loro interpretazione, come dicono i nostri
Maestri, il loro ricordo sia in benedizione, nel Talmud (Berachòt 55b):
“…i sogni vanno dietro alla bocca …”. Infatti è scritto più avanti
(Bereshìt 40, 22): “Secondo l’interpretazione che Yosèf aveva loro
data”.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Il
clima pre-Chanukkah spinge verso i consigli per gli acquisti. È uscito
da poco un bel romanzo di Giorgio Cesati-Cassin (Il ritorno dei morti.
I sogni di Isaac. Pamphlet narrativo-psicologico, La vita felice)
ispirato all’ultima intuizione del fondatore del conversazionalismo,
Giampaolo Lai, tra i terapeuti più originali ed affascinanti degli
ultimi decenni di psicologia italiana. Partendo dal dialogo con i suoi
pazienti, Lai ha individuato un fenomeno psichico da lui definito
“ritorno dei morti”, che consiste nel ritorno dei defunti sotto forma
di immagini oniriche, sintomi corporei, o altri fenomeni già studiati
dalla psicologia moderna. Cesati-Cassin, medico e psicoterapeuta prima
ed affermato scrittore dopo, trae spunto da questa intuizione per
inaugurare una riflessione sulla vita, che molto risente delle origini
ebraiche dello scrittore, scampato alle leggi razziali (o razziste)
grazie alle seconde nozze della mamma con un uomo di religione
cristiana.
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La coalizione si allarga
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““È
la conferenza sull’ambiente, ma rullano i tamburi di guerra contro lo
Stato Islamico. America, Inghilterra e Germania si uniscono alla
Francia per alzare il livello dell’offensiva, chiamano Russia e Turchia
a unirsi a loro. I maggiori partner occidentali della coalizione
anti-Is mettono in campo più forze militari: dai commando speciali
americani ai raid inglesi all’esercito tedesco”. Così Repubblica
(Federico Rampini) racconta il tema “parallelo” del summit di Parigi e
le manovre delle democrazie occidentali nella guerra al terrore.
Attentato a Istanbul, diverse piste aperte.
Nell’infuocato calderone mediorentale, diverse e piste aperte per
l’attentato di ieri sera a Istanbul: dai curdi del Pkk ai jihadisti che
combattono in Siria. Si radica intanto una certezza: i tempi duri non
sono finiti. “Anche grazie alle guerre del governo Erdogan, in Siria e
contro i curdi, e soprattutto dopo l’abbattimento del jet russo la
settimana scorsa, il paese ritorna a vivere una instabilità pericolosa.
Tutti si aspettano il nuovo episodio – si legge su Repubblica (Vincenzo
Nigro) – la nuova puntata di una storia che sarà ancora lunga e
violenta”.
Brescia, sgominata una cellula jihadista.
Mettevano tutto su Facebook. Le loro foto con le armi in mano, la
bandiera del Califfato e le promesse di sfracelli come a Parigi.
Sgominata a Brescia una cellula jihadista (La Stampa, tra gli altri).
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IL PRESIDENTE UCEI PRESENTA IL LIBRO DI ALFANO "Quel coraggio da riconquistare"
C’è
un bene da difendere ad ogni costo. Il bene più prezioso: la libertà.
Lo ribadiranno insieme il ministro degli Interni Angelino Alfano e il
presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna,
intervenendo questo pomeriggio alla presentazione del libro “Chi ha
paura non è libero” (ed. Mondadori), personale testimonianza del
ministro dedicata alla minaccia del terrorismo islamico e alla risposta
del mondo libero e democratico agli ultimi fatti di sangue.
Appuntamento alla Biblioteca Angelica, a partire dalle 18.
Condotta da Bruno Vespa, la serata vedrà anche gli interventi di
monsignor Rino Fisichella, dell’imam Yahya Pallavicini e della
giornalista Monica Maggioni. Scrive Alfano: “È utile protestare contro
il terrorismo riempiendo le piazze di Roma, Parigi e Londra. Gli slogan
gridati dalla folla sono una risposta spontanea e immediata alle
orrende azioni terroristiche. Ma non è sufficiente. Oggi serve il
coraggio di difendere i nostri valori, anche quando il prezzo è la
vita. E reagire alle crisi che colpiscono il Mediterraneo, di prendersi
cura con generosità di quelle persone che necessitano di assistenza, di
dimostrare responsabilità nel sostenere i ‘moderati’, per aiutarli a
sconfiggere l’estremismo violento”.
La
sfida è aperta, gli ostacoli sono molteplici. Ma quello che si vuole
lanciare è comunque un messaggio di ottimismo. Sottolinea infatti il
ministro: “La libertà è come l’aria. Non te ne accorgi quando ce l’hai,
non puoi vivere senza. I secoli lo hanno insegnato. Non è colpa nostra:
non abbiamo scelto noi il nostro tempo. Come non lo scelsero loro, il
secolo delle guerre mondiali. Però furono all’altezza del compito che
la Storia mise sulle loro spalle. Oggi tocca a noi. A quelli seduti
sulla libertà e sul benessere di un Paese e di un continente resi
liberi e ricchi da altri. Saremo all’altezza? Sì, mi gioco tutto”.
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L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE GATTEGNA "Libro antisionista a Roma, iniziativa Anpi sconcertante" "È
sconcertante che l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani, realtà
che dovrebbe tutelare e diffondere ben altri valori, si faccia
promotrice di un'iniziativa di aperto odio antiebraico e
antiisraeliano. Un fatto gravissimo, che merita la più ferma condanna".
Così il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo
Gattegna commenta l'annunciata presentazione a Roma, nei locali della
sezione Anpi don Pietro Pappagallo del libro "Sionismo. Il vero nemico
degli ebrei".
"Il sionismo è un elemento fondante dell'identità ebraica
contemporanea. Qualsiasi operazione volta a screditare questo assunto
risulta così fuorviante e grottesca. Ma che questo avvenga sotto
l'egida dell'Anpi è a dir poco inaccettabile. Per questo - afferma
Gattegna - voglio sperare che i vertici dell'Associazione intervengano
al più presto e nei modi più opportuni".
Sottotitolato "Il vero Messia", e pubblicato da una anonima e
periferica casa editrice di Jesolo, la Zambon edizioni, il libro
raccoglie una serie di fandonie e di penose insinuazioni. "Ormai è
evidente che raccontare la verità sul sionismo, sugli ebrei e sul
governo criminale di Israele è proibito in quasi tutti i paesi
occidentali. Questo è il sionismo e il suo progetto di dominio del
mondo" sostiene Diego Siragusa, che ha tradotto il manoscritto in
italiano ed è autore della prefazione.
Racconta Siragusa: "Il filosofo Gianni Vattimo mi ha confidato che, da
quando è un attivo sostenitore della causa palestinese, i giornali, in
particolare La Stampa di Torino, non pubblicano più i suoi articoli”.
L'opinionista-complottista ha però una soluzione pronta in tasca:
“L’unica via consiste nell’uso capillare della rete e dei siti web per
un’azione sistematica di controinformazione. Ormai radio, tv e grandi
giornali sono controllati dai sionisti e dai loro obbedienti
maggiordomi".
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qui roma - la giornata di studi Nostra Aetate, un segno vivo
La
Nostra Aetate, a cinquant'anni dalla sua emanazione, ha segnato una
tappa fondamentale nel dialogo tra Chiesa cattolica ed ebraismo. Il
significato di questo documento, dedicato alle relazioni con le
religioni non cristiane, è, a distanza di mezzo secolo, oggetto di
approfondimenti e riflessioni come dimostra la giornata di studi
organizzata nelle scorse ore a Roma presso la Pontificia Università
Urbaniana. Tra i protagonisti dell'incontro, a cui ha partecipato il
presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna,
il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni assieme a Raymond Cohen,
docente dell'Università ebraica di Gerusalemme, e al cardinale Kurt
Koch. “In un periodo come questo il dialogo tra le religioni assume un
ruolo particolarmente importante – ha dichiarato in apertura
l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Zion Evrony – e deve
essere fondato sul rifiuto dell'estremismo religioso e dell'uso della
violenza nel nome di Dio”. Evrony, che ha ricordato come la giornata di
studi sia nata dalla collaborazione tra l'ambasciata e la Commissione
per i rapporti religiosi con l'ebraismo del Pontificio consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani, ha sottolineato come la Nostra
Aetate sia stato il primo passo di un cammino che deve continuare e che
deve essere portato avanti sia nei rapporti tra Chiesa cattolica ed
ebraismo, sia tra la prima e Israele. Per l'ambasciatore, poi,
l'auspicio è che il suo messaggio si diffonda in tutta la realtà
cristiana. Ha invece descritto come un “paradosso” la storia della
Nostra Aetate rav Di Segni, affermando che il documento ha
“entusiasmato molti ma molti di più ne ha delusi".
"Malgrado tutti i suoi difetti – ha però aggiunto - ha comunque segnato
un cambiamento epocale” nei rapporti tra ebraismo e cattolicesimo.
All'evento (che ha visto anche un intermezzo musicale del Gabriel Coen
Duo) è stata presentata da rav Avraham Cooper la mostra “Un popolo, un
libro, una terra: i 3.500 anni di relazioni tra il popolo ebraico e la
Terra Santa”, organizzata dal Centro Simon Wiesenthal assieme
all'Unesco.
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PAGINE EBRAICHE DICEMBRE 2015 La terza visita in sinagoga
Attesa, slanci, diffidenze
Diverse
reazioni nel mondo ebraico all’annuncio della visita di Bergoglio nel
Tempio Maggiore di Roma. “L’annuncio di questa visita è un fatto
davvero significativo, anche alla luce del particolare momento che
stiamo attraversando. In mesi in cui le chiese e le sinagoghe tornano
ad essere minacciate, il messaggio che si vuole lanciare è infatti
inequivocabile. Per combattere la barbarie, serve collaborazione e
unità di intenti da parte di tutti i leader religiosi”. Presidente
della Fondazione Cdec e Consigliere UCEI, Giorgio Sacerdoti vede
nell’evento l’ideale prosecuzione del cammino percorso dal 1965 ad oggi
nel solco della dichiarazione Nostra Aetate. Cinquant’anni di confronto
e dialogo che, sottolinea, “continuano a produrre ottimi frutti”.
Scettico invece Sergio Minerbi, ex ambasciatore dello Stato d’Israele a
Bruxelles e grande esperto di relazioni ebraico-cristiane. “Mi spiace,
ma il paragone con il suo predecessore è impietoso. Basti pensare ai
molti passi falsi di Bergoglio in neanche tre anni di pontificato, non
ultimo lo sgradevole riferimento ai farisei della primavera del 2014. E
insieme a quello tanti altri scivoloni che – afferma – hanno generato
più di una inquietudine”. L’ex ambasciatore prosegue: “C’è una vulgata
che lascia intendere cose straordinarie di Bergoglio e gli ebrei, ma io
ritengo di esserne immune. Per me resta l’esempio, insuperabile, di
Ratzinger. Che sarà pure stato antipatico, e sono io stesso testimone
diretto di una non spiccata affabilità, ma ha lasciato davvero il
segno. Anche nella sua poderosa storia della vita di Cristo in tre
volumi, dove ha smontato con chiarezza i veleni e le ricostruzioni
fallaci che sono state proprie per secoli dell’antisemitismo
cattolico”. Leggi
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PAGINE EBRAICHE DICEMBRE 2015
Nel solco di Angelo Roncalli
Un
polacco, un tedesco, un argentino. Dei tre papi che hanno visitato il
Tempio Maggiore di Roma – l’ultimo, Francesco, lo farà il 17 gennaio
prossimo – nessuno è un italiano. Ma forse è un caso. Già, perché verso
l’ebraismo c’è stato un pontefice romano che forse più degli altri ha
impresso la spinta decisiva per un cambio radicale. Fu infatti Giovanni
XXIII, papa Roncalli, a indire il Concilio Vaticano II da cui uscì il
documento Nostra Aetate, che ha rivoluzionato le relazioni della Chiesa
cattolica con gli ebrei – ma anche con tutte le altre grandi religioni
del mondo – codificando dopo secoli di persecuzioni e discriminazioni
un nuovo rispetto per la fede ebraica nel cattolicesimo. Un documento
storico, quindi – del quale si è festeggiato da poco il cinquantenario
– ma il segnale che erano in atto forti cambiamenti era arrivato
addirittura sei anni prima della fine del Concilio.
Carlo Marroni, vaticanista
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IL TERRORISMO PALESTINESE AI GIOCHI Orrore a Monaco, nuove verità
“In
quel momento, è scomparso interamente lo Yossi che conoscevo“. Ilana
Romano racconta così lo shock di quando ha visto per la prima volta le
foto di ciò che è davvero successo a suo marito Yossef, sollevatore di
peso israeliano tra i nove atleti morti nella strage compiuta da otto
terroristi palestinesi ai Giochi Olimpici di Monaco il 5 settembre
1972. Era il 1992, vent’anni dopo, quando con Ankie Spitzer, moglie di
un allenatore di scherma morto nell’assalto, venne a conoscenza
dell’occultamento da parte del governo tedesco di alcuni dossier
contenenti dettagli sulla morte degli atleti. Dettagli cruenti, tra cui
torture, uccisioni a sangue freddo e mutilazioni, che per la prima
volta sono svelati al pubblico nel documentario “Munich 1972 &
Beyond”, che uscirà all’inizio dell’anno prossimo, contenente le
interviste ad alcune vedove e altri parenti della delegazione
israeliana. In un’intervista rilasciata al New York Times Romano e
Spitzer spiegano la loro decisione di parlare a distanza di così tanto
tempo.
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Ticketless
- Lattes e il Ghetto
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La
pubblicazione della tesi di laurea di Mario Lattes (“Il ghetto di
Varsavia”, a c. di Giacomo Jori, Ed. Cenobio, Lugano 2015) merita di
essere segnalata per più di un motivo. Per il fatto di essere stata
discussa da uno studente eclettico, destinato a grande fortuna come
pittore e come narratore, oltre che organizzatore di cultura (sua
l’omonima casa editrice: quando ancora era studente animava una rivista
letteraria alla quale collaborerà lo stesso Primo Levi): notevole per
quegli anni (i Cinquanta, quando la storia contemporanea non era ancora
un insegnamento universitario riconosciuto ufficialmente) il tema
affrontato e la raccolta di testimonianze orali messe insieme. Fu
discussa per deroga dal docente di storia del Risorgimento Walter
Maturi sotto la supervisione di un altro intellettuale eclettico
torinese, che alla storia dell’Europa orientale dedicherà studi assai
importanti, Giorgio Vaccarino. L’importanza principale deriva però
dalla vicenda editoriale di questo libro, per il quale l’autore ebbe
subito un contratto da Einaudi, ma si vide poi inaspettatamente
restituire il manoscritto alla vigilia della stampa.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Il Golan e l'Onu
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Se
la cosa non fosse terribilmente seria, e tragica, apparirebbe davvero
esilarante, degna del migliore cabaret umoristico e del più raffinato
teatro dell’assurdo, la risoluzione delle Nazioni Unite che, lo scorso
24 novembre, ha intimato a Israele di “riconsegnare il Golan”. Qualcosa
di talmente grottesco e paradossale da permettere anche a un mediocre
attore di avanspettacolo di strappare al pubblico facili risate. Non ci
sarebbe infatti bisogno di caricare o deformare minimamente la realtà,
basterebbe raccontare i nudi fatti per fare ridere.
Francesco Lucrezi, storico
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