
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Ci
sono piccolo gesti, quasi impercettibili, che cambiano la storia del
mondo come quando su un autobus dell'Alabama una donna, Rosa Parks, si
rifiutò di alzarsi dal posto riservato ai bianchi e per questo venne
denunciata e arrestata. Da quel gesto sono passati 61 anni, era infatti
il primo dicembre del 1955. Anche il gesto di accendere una candela in
pubblico può diventare un gesto rivoluzionario che cambia per sempre la
storia del mondo.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Uno
dei principi morali e religiosi fondamentali che dobbiamo affermare con
forza di questi tempi è quello legato al riconoscimento dell’altro come
nostro simile, al di là di ogni pretesa di superiorità. Ce lo illustra
bene una storiella Chassidica che troviamo nello splendido libro di
Jiřì Langer, Le nove porte. "Quando ero ancora un ragazzino e il signor maestro stava insegnandomi a
leggere, una volta mi mostrò nel libro di preghiere due minuscole
lettere, simili a dei puntini quadrati, e mi disse: 'Vedi, Uri, queste
due lettere una accanto all’altra? È il monogramma del nome di Dio, e
ovunque, nelle preghiere, scorgi insieme questi due puntini quadrati,
devi pronunciare il nome di Dio, anche se non è scritto per intero'."
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Usa, la matrice terroristica
della strage in California
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“Secondo
quanto riportano i media internazionali, la strage nell'istituto per
disabili di San Bernardino, in California, sarebbe legata al terrorismo
islamista. “Farook e Tashfeen Malik – riporta Federico Rampini su
Repubblica - erano musulmani, si erano 'radicalizzati', probabilmente
in occasione di recenti viaggi in Medio Oriente. Ed erano in contatto
con sospetti terroristi tenuti sotto controllo dall'Fbi, secondo fonti
della polizia citate dalla Cnn”. La pista del terrorismo islamista
sembra dunque prendere quota e i fatti di San Bernardino sono ora al
centro del dibattito politico negli Stati Uniti, assumendo
un'importanza anche per la campagna elettorale per la Casa Bianca, come
scrive Gianni Riotta su la Stampa. Ad usare quanto accaduto in
California contro il presidente Barack Obama, riporta Riotta, il
candidato repubblicano Donald Trump, noto per le sue uscite
controverse. “Trump, - scrive Riotta - davanti a un gruppo di elettori
ebrei, prima ha flirtato con i luoghi comuni razziali nel tono
ammiccante di cui è maestro 'Io contratto sempre, come voi…' poi ha
fatto di San Bernardino una Parigi in California, imputando al
Presidente di non vedere la matrice islamica dell’attacco”. Una matrice
che invece l'analista Paul Bernman, interpellato dal Corriere, indica
come chiara. Secondo Bernman il terrorismo islamista, in particolare
quello dell'Isis, “unisce ispirazioni totalitarie provenienti
dall’Europa e una certa interpretazione dell’Islam”: ad esempio “Il
concetto islamista della cospirazione demoniaca degli ebrei è
un’eredità nazista”.
Attacco a Duma, arrestati estremisti ebrei. Mentre continuano gli
attentati contro civili e soldati israeliani (nella notte un soldato è
stato ferito da un attentatore palestinese a Hebron), le forze di
sicurezza d'Israele hanno arrestato alcuni giovani ebrei, legati ai
movimenti estremisti, ritenuti coinvolti nell'attacco incendiario a
Duma, in cui hanno perso la vita tre persone, tra cui un bambino di 18
mesi. “Nonostante molti particolari dell'inchiesta siano coperti dal
segreto e non si conoscano né i nomi dei fermati né quanti siano, -
riporta il Mattino - lo Shin Bet ha fatto sapere che i giovani ultrà
ebrei sono sospettati di appartenere ad 'una organizzazione
terroristica ebraica e di aver portato a termine attacchi
terroristici'”.
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israele
Tsahal: Hebron, alt alla violenza
Come
intervenire su Hebron? È uno degli interrogativi che da tempo tiene
occupati i vertici militari e dell'intelligence israeliana. La città
della Cisgiordania è infatti uno dei focolai dell'attuale ondata di
violenza, ribattezzata intifada dei coltelli, che ha visto negli ultimi
mesi aumentare in modo esponenziale il numero di attacchi contro civili
e soldati israeliani. Qui, nella zona di Hebron, nelle ultime ore un
soldato israeliano è stato ferito da due attentatori palestinesi, poi
uccisi dalle forze di sicurezza (nelle ultime 48 ore si sono verificate
tre aggressioni simili: a Kfar Abboud, in Cisgiordania, ad essere
ferito un ragazzo israeliano di 20 anni. L'aggressore è stato ucciso) e
molti sono gli attacchi registrati nell'area, tra cui l'uccisione di
rav Ya'akov Litman e il figlio diciottenne Netanel. Per arginare questa
violenza, il ministro della Difesa Moshe Yaalon (nell'immagine) aveva
proposto a fine novembre la costruzione di una barriera nei pressi
della città della West Bank. Nell'area l'esercito ha raddoppiato il
numero di soldati negli ultimi due mesi e i suoi vertici hanno
preferito disporre operazioni mirate anti-terrorismo piuttosto che
un'azione più ampia e al contempo difficile da gestire. Secondo gli
analisti però potrebbe presto profilarsi questa eventualità, a maggior
ragione in caso di un grave attentato.
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speciale national geographic
Venezia e i 500 anni del Ghetto
Un viaggio nella complessità
Grande
fermento a Venezia per l’implementazione delle iniziative che nel
prossimo marzo costituiranno l’asse portante del ricco programma di
eventi organizzati in occasione dei 500 anni dall’istituzione del
Ghetto.
All’argomento, pieno di suggestioni ma anche di complessità, è dedicato un ampio approfondimento (“L’occhio di Venezia”) che appare sull’ultimo numero del National Geographic Italia.
“Due principi guidano la nostra azione – ha spiegato Paolo Gnignati,
presidente della Comunità ebraica lagunare in un suo recente intervento
davanti alla platea del World Jewish Congress – il primo è che non
vogliamo in alcun modo celebrare né il ghetto, né la ghettizzazione,
attribuendole un significato positivo; il secondo è che non guardiamo a
questo anniversario come a un punto d’arrivo: per noi, i prossimi 500
anni sono ugualmente importanti, e ogni sforzo deve essere fatto per
rendere l’area dove un tempo sorgeva il ghetto un luogo di incontro
fondamentale sul piano artistico, culturale e spirituale”.
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sapori - qui napoli
Marchio K.it, l'interesse cresce
Promosso
dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con il supporto del
ministero dello Sviluppo Economico, il marchio di certificazione casher
K.it è protagonista in queste ore al salone professionale
agroalimentare Gustus di Napoli.
In compagnia dell’assessore UCEI Jacqueline Fellus, coordinatrice del
progetto, a delineare la sfida del marchio sono stati anche la
presidente della Comunità ebraica napoletana Lydia Schapirer, il
rabbino capo rav Umberto Piperno e Valentina Della Corte, intervenuti
nel corso dell’evento “Le vie del mondo: sapori kosher e turismo
ebraico” che ha aperto la prima giornata della rassegna.
K.it raccoglie intanto in queste ore l’interesse di Agrisole, il
settimanale del Sole 24 Ore dedicato al settore agroalimentare. “Il
marchio – si legge – si presenta come uno strumento importante per
valorizzare e rendere riconoscibile l’autentico ‘Made in Italy’,
soprattutto in mercati chiave come Stati Uniti, Israele e Francia, che
già oggi sono i principali clienti degli alimenti casher realizzati nel
nostro paese”.
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melamed - qui roma
Istruzione, la strada maestra
È
il binomio tra conoscenza e identità quello che caratterizza la storia
del popolo ebraico. Un binomio scelto come filo conduttore dalle
studiose Silvia Haia Antonucci e Giuliana Piperno Beer nel loro libro,
intitolato significativamente Sapere ed essere nella Roma razzista. Gli
ebrei nelle scuole e nell’università (1938-1943). Un’opera preziosa,
pubblicata da Gangemi, che documenta attraverso fonti archivistiche e
testimonianze dirette quello che accadde nella Roma ebraica dopo
l’emanazione delle Leggi del ’38.
A presentarlo ieri in una serata organizzata dal dipartimento Beni e
Attività Culturali, Archivio Storico “Giancarlo Spizzichino” e dal
Centro di Cultura comunitario – dopo i saluti della presidente della
Comunità Ruth Dureghello, dell’assessore alle scuole Daniela Debach e
dell’assessore alla Cultura Giorgia Calò – sono intervenuti il rabbino
capo Riccardo Di Segni, il preside delle scuole ebraiche Benedetto
Carucci Viterbi, l’insegnante ed esperto di politiche educative Marco
Rossi Doria e la direttrice dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia
dal Fascismo Alla Resistenza (IRSIFAR) Annabella Gioia, moderati da
Claudio Procaccia, direttore del dipartimento Beni e Attività
Culturali. Leggi
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qui padova
In cammino per la Memoria
Una
marcia silenziosa lungo le vie del centro storico e dell'antico ghetto
di Padova per ricordare la persecuzione subita dagli ebrei della città.
Ad organizzarla, la Comunità ebraica padovana assieme alla Comunità di
Sant'Egidio, in memoria di quel 3 dicembre del 1943 che segnò uno dei
momenti più drammatici della storia cittadina. Quella data coincise
infatti, come ha ricordato Alessandra Coin della Comunità di
Sant'Egidio, con “il prelevamento degli ebrei di
Padova, in esecuzione dell'ordinanza n. 5 della Repubblica sociale
italiana, e l'apertura del Campo di concentramento di Vò Euganeo, dal
quale il 17 luglio del 1944, i 47 internati furono deportati ad
Auschwitz”. Tanti i giovani che hanno voluto prender parte alla marcia,
nel corso della quale hanno preso la parola il presidente della
Comunità ebraica di Padova e Consigliere dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Davide Romanin Jacur, il rettore dell’Università
Rosario Rizzuto, la presidente del Consiglio comunale Federica
Pietrogrande e il rappresentante della curia di Padova don Giovanni
Brusegan. Leggi
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Guastafeste |
A
prima vista appare difficile identificarci con gli ebrei che vivevano
in terra di Israele al tempo dei Maccabei: quelli maggioritari ma
sottomessi, noi liberi ma minoritari; quelli oppressi da un regime che
pretendeva che rinunciassero alle proprie tradizioni nella loro stessa
patria, noi cittadini un po’ guastafeste che, nonostante la nostra
scarsissima consistenza numerica, di tanto in tanto pretendiamo che la
maggioranza tenga conto delle nostre esigenze. Eppure, in un certo
senso, ogni anno ci ritroviamo a vivere una battaglia non troppo
dissimile da quella che ha dato origine alla festa di Chanukkah. Una
battaglia, nel nostro caso, educata e delicata, in punta dei piedi e
non cruenta, fatta di diplomazia, di discussioni e di compromessi; una
battaglia per ribadire, gentilmente ma fermamente, che la festa della
maggioranza non è la nostra festa. E bisogna dire che Chanukkah, con la
sua storia e il suo significato, arriva proprio al momento giusto.
Anna Segre, insegnante
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Dove andiamo |
"Où
allons-nous?” Domanda infine il titolo di un celebre dipinto del 1898
di Paul Gauguin. E quel “dove stiamo andando” dovrebbe rimbombare in
ognuno di noi in questi giorni di svolte e d'incertezza.
Chi può sapere se il Cop21, la conferenza sul clima di Parigi, porterà
realmente a un accordo vincolante, e quindi a dei cambiamenti, a
invertire quella tendenza nefasta che porterebbe il nostro pianeta a un
punto di non ritorno, alla catastrofe. Come è stato evidenziato negli
ultimi giorni su alcune testate giornalistiche, il mutamento del clima
graverà ulteriormente, oltre che sulle catastrofi naturali, su
conflitti e assetti economici e politici, portando poi anche a nuove
migrazioni di massa.
Francesco Moises Bassano, studente
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Vigilanza |
L'incipit
della parashà di domani, Veyashev, mi ha sempre colpito:
"Giacobbe si stabilì nella terra in cui suo padre aveva abitato".
Appena Giacobbe si mette tranquillo, i suoi figli gli daranno
filo da torcere. Appena sembra trovare pace, viene assalito da
vicende tutt'altro che tranquille. Così commenta anche Rashi.
Forse non si può pensare di potersi adagiare e "stabilirsi"
davvero. Avere coscienza significa anche essere vigili, sempre.
Ilana Bahbout
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