
Paolo Sciunnach,
insegnante
|
“E
mandò Giacobbe degli angeli davanti a sé”, per placare la sua ira, come
è detto: “lodiamo (anche) il nemico malvagio per via della pace”.
E per quale motivo Giacobbe ebbe grande timore? Disse rav Shmuel bar
Nachman: vieni e guarda i Giusti, quanto sono timorosi del peccato,
poiché anche dopo tutte le promesse fatte da D-o a Giacobbe, ancora
egli temeva di sbagliare verso Esaù. Disse Rabbi Yochannan: chiunque
debba affrontare un re o un governo e non conosce chi ha di fronte, si
legga questo brano e imparerà la pacificazione e la benevolenza.
Nemmeno gli angeli sono riusciti a placare l’ira di Esav.
|
|
Leggi
|
Anna
Foa,
storica
|
La
foto campeggia sulla prima pagina della Repubblica. Sono gli auguri di
buon Natale di una deputata repubblicana del Nevada, tutta la famiglia
con la maglia rossa in posa davanti all’albero, ciascuno con il suo
fucile più o meno potente, ai bambini solo la pistola. Mi viene in
mente un film del 1971, Piccoli omicidi. Il mondo che ci fa immaginare
non è molto meglio di quello che ci prospettano gli assassini del
Califfato. Se la scelta è fra questi due, non ci sto. Voglio scendere!
|
|
Leggi
|
 |
Francia, è trionfo Le Pen
|
A
una decina di giorni dalla strage di Parigi, gli elettori francesi
premiano il populismo dell'ultra destra targata Marine Le Pen. Il suo
Front National è uscito ieri vincitore dalle urne, forte di un 30 per
cento di voti che lo porta ad essere il primo partito di Francia (i
Républicains di Nicolas Sarkozy hanno ottenuto il 26 per cento mentre i
socialisti del presidente Francois Hollande il per cento). Ha vinto
sull'onda della paura, scrive Repubblica: la minaccia islamista,
sostiene il quotidiano “è stata l'evidente, dichiarata motivazione che
ha spinto un terzo dei votanti (la partecipazione è stata superiore al
50 per cento) a scegliere il partito che più rappresenta la collera, il
risentimento, l'odio, la paura provocati dal terrorismo”. Il Front
National è avanti in sei regioni e al secondo turno dovrebbe
conservarne almeno tre: il NordPas de Calais-Picardi dove è candidata
Marine Le Pen, la Provence-Alpes-Côte d’Azur di sua nipote Marion
Maréchal Le Pen, entrambe oltre il 40 per cento dei voti, e
l’Alsace-Champagne- Ardenne-Lorraine, dove il numero due del partito
Florian Philippot ha ottenuto il 35%” (Corriere). “Siamo gli unici a
difendere la nazione”, ha dichiarato Le Pen commentando il trionfo
(Repubblica) del suo partito, in cui la retorica xenofoba e anti-Islam
la fa da padrone. A salutare il successo della più giovane dei Le Pen,
Marion, anche le teste rasate degli skin-heads (Repubblica). Intanto,
diversi candidati socialisti hanno deciso di tirarsi indietro per
favorire la destra guidata da Sarkozy ai ballottaggi e cercare di
frenare l'avanzata del Fn.
Front National, l'antisemitismo delle origini. Jean-Marie Le Pen,
fondatore del Front National, per festeggiare il trionfo della nipote
Marion contro il candidato neogollista Christian Estrosi, si è lanciato
sui social network in uno dei suoi noti strali antisemiti: il padre di
Marine ha infatti pubblicato un video in cui si vede Estrosi danzare
con un kippah in testa e assieme ad alcuni ebrei. “Buon
viso a cattivo gioco”, il commento del fondatore del Fn, “una nuova
inquietante provocazione – scrive il Corriere - che si aggiunge a una
lunga serie di commenti xenofobi contro gli ebrei e le camere a gas
naziste”.
|
|
Leggi
|
|
|
elezioni in francia - l'appello del crif
"La Repubblica non si frantumi,
il populismo non può vincere"
"Evitiamo che la Repubblica vada in frantumi".
Una breve nota per chiamare a raccolta l'elettorato: domenica prossima,
nel secondo turno delle regionali, è essenziale che vi sia un voto
compatto contro il Fronte Nazionale. Altrimenti il rischio è la
disintegrazione dei valori fondamentali della grande democrazia
francese.
A lanciare l'allarme è il Conseil Représentatif des Institutions
Juives, massima rappresentanza degli ebrei d'Oltralpe, in un messaggio
diffuso dopo l'ufficializzazione dell'exploit dell'estrema destra.
Nella settimana che accompagnerà la Francia verso uno degli snodi
fondamentali della sua storia moderna, una preziosa sollecitazione
arriva da alcuni contributi dell'ampio dossier "Parigi, l'anno del coraggio" pubblicato sul numero di dicembre di Pagine Ebraiche.
In particolare per quanto concerne i temi dell'immigrazione e la
partita estrema giocata in questo senso da Marine Le Pen e dai suoi
sostenitori.
L’immigrazione musulmana, massiccia e continua, è integrabile nelle
nostre società? Ed ancora, a quali condizioni siamo capaci di pensare
noi stessi dinanzi ai cambiamenti collettivi che rischiano di
soverchiarci? Esiste un problema di identità nazionale, repubblicana e,
in caso affermativo, come va ridefinito il tema alla luce delle
trasformazioni che, in linea generale, subiamo senza riuscire a
gestirle? Domande cui cerca una risposta il filosofo Alain
Finkielkraut, le cui idee e teorizzazioni sono approfondite dallo
storico Claudio Vercelli.
Lo storico Georges Bensoussan,
responsabile editoriale del Memoriale della Shoah di Parigi, ci spiega
invece come i "territori perduti" della nazione non siano lande
desolate, luoghi lontani dove la Repubblica e i suoi valori non sono
mai arrivati. Quei territori perduti sono infatti nel cuore della
Francia, nel cuore delle città, delle strade e delle scuole. Sono le
banlieue, le periferie delle grandi città, abitate da una popolazione
di immigrati musulmani, prevalentemente dai paesi del Maghreb, sempre
più densa e sempre più restia a integrarsi.
|
i rapporti tra israele e stati uniti
Clinton e Netanyahu d'accordo,
per la pace servono due Stati
Benjamin
Netanyahu, John Kerry, Hillary Clinton. Tutti e tre sono d'accordo che
per il conflitto tra israeliani e palestinesi la soluzione di un unico
grande Stato non sia in realtà una soluzione, tutt'altro. Divergono
invece le interpretazioni che ciascuno di loro propone sul perché oggi
il processo di pace, che dovrebbe portare ai due Stati (soluzione
auspicata da tutti e tre), sia fermo. Ed è apparso chiaro nel corso del
Saban Forum di Washington, del quale Netanyahu, Kerry e Clinton sono
stati assoluti protagonisti. Il Primo ministro israeliano Netanyahu ha
spiegato al pubblico americano – raccoltosi nella capitale per la nona
edizione del Saban Forum, convegno dedicato al Medio Oriente e ai
rapporti tra Israele e Stati Uniti – che “l'unica soluzione che possa
funzionare non è quella di uno Stato unitario ma di una Palestina
demilitarizzata che riconosca lo Stato ebraico”. Riconoscimento,
quest'ultimo, che è stato richiamato anche da Clinton, la candidata
democratica più forte (stando ai sondaggi) per le presidenziali Usa del
2016, che ha rivolto un appello a tutti gli Stati arabi perché appunto
riconoscano Israele e il suo carattere ebraico. Dall'altra parte
Clinton ha mandato un messaggio a Gerusalemme: non ci sono alternative
a Mahmoud Abbas, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese.
Anzi il pericolo senza di lui, potrebbe essere l'Isis. Anche il
segretario di Stato Usa Kerry ha messo in guardia Israele sui suoi
rapporti con l'Anp. Se l'attuale situazione continuerà, ha affermato
Kerry, l'organizzazione guidata da Abbas potrebbe collassare. Per Kerry
– ma anche per la Clinton – la politica degli insediamenti da parte
israeliana sono un ostacolo alla pace. Leggi
|
chanukkah 5776
Una luce di libertà e speranza
L’Italia
ebraica torna a illuminarsi in occasione di Chanukkah, la festa delle
luci e di un’identità da vivere con orgoglio e consapevolezza.
Numerose le accensioni pubbliche, le occasioni di incontro e dialogo
con la cittadinanza. Ma non sono mancate anche cerimonie più raccolte e
intime.
Da
Merano a San Nicandro (nell'immagine a fianco, alla presenza di rav
Roberto Della Rocca), da Genova a Trieste. Migliaia di persone raccolte
davanti alla Chanukkiah, il candelabro a otto braccia che rinnova un
patto di libertà tra le generazioni.
“Chanukkah è una festa fortemente spirituale, che ci ricorda come
possiamo sconfiggere chi vuole cancellare il nome di Dio ma allo stesso
tempo che non dobbiamo usarlo per qualcosa che diventi una
profanazione”. Così il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni durante
l’accensione della prima candela in piazza Barberini (nell’immagine in
alto), dove ogni anno i Chabad Lubavitch allestiscono una grande
chanukkiah.
Nel ricordo della lotta contro chi ha cercato di distruggere l’identità
ebraica vi è anche, ha affermato l’ambasciatore di Israele in Italia
Naor Gilon, “l’orgoglio per l’esistenza oggi di uno Stato ebraico dove
vivono sei milioni di ebrei, che rappresenta un successo sotto ogni
punto di vista: economico, scientifico, culturale e democratico”.
La radice ‘hinukh’, educazione, nel nome di questa festa – ha aggiunto
la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello – ci
ricorda che contro chiunque ci voglia distruggere prevale la nostra
luce. Auguro di poter continuare a vivere la nostra millenaria presenza
a Roma e in tutto il mondo, dedicando un pensiero alle famiglie delle
vittime di Parigi, Marsiglia e Milano, dove spero che il nostro
correligionario che è stato aggredito stia accendendo le candele con la
sua famiglia”.
Tragedie dell’attualità a cui ha fatto riferimento anche il commissario
straordinario Francesco Paolo Tronca. “Abbiamo particolarmente bisogno
di luce in questi giorni – ha detto – come auspicio di fratellanza e
unione tra i popoli, e dunque di libertà, confermando il ruolo e lo
spirito che
anima Roma, diventata nei secoli un crocevia di culture in cui è
possibile ritrovarsi in una collettività unita e partecipe”. Un valore
irrinunciabile anche per la consigliera regionale Maria Teresa
Petrangolini,
Il
tema dell’educazione al centro anche dell’intervento del rabbino capo
di Milano Alfonso Arbib (nell'immagine a fianco l'accensione in piazza
Cadorna), che ha ricordato come nei testi ebraici si metta in luce
l’importanza di educare ciascuno secondo la sua inclinazione. Ma al
tempo stesso che questo ci impone di rifiutare categoricamente
qualsiasi “educazione all’odio”.
Leggi
|
chanukkah 5776 - otto giorni, otto luci
Una consapevolezza per gradi
È
noto che il nome Chanukkah derivi dalla parola Chinukh – educazione,
nel senso che dobbiamo educarci e prepararci, per mezzo dei lumi delle
nostre Chanukkiot che ce ne anticipano una porzione, alla Luce della
redenzione futura. Ecco perché la luce dei lumi, che abbiamo cominciato
ad accendere ieri sera, deve crescere gradualmente durante tutti gli
otto giorni della festa.
Adolfo Locci, rabbino capo di Padova
|
Oltremare
- Chi se ne va |
Dopo
quasi otto anni in Israele, anche io comincio a contare chi c'è e chi
se ne va, come qualunque locale. E non parlo degli Olim tira-e-molla,
quelli che non sai mai se questo mese sono qui, o sono di nuovo
ritornati per la trecentesima volta nel paese d'origine: di quelli ce
ne sono sempre, e non fanno parte integrale della vita israeliana.
Incapaci o impossibilitati a prendere una decisione definitiva, se
non sanno rispondere con certezza alla domanda fondamentale: "sì,
ma dov'è il tuo cuscino, e il tuo pigiama preferito?", meglio tornare a
parlare del tempo o di politica.
No, quelli che se ne vanno sono una generazione, che conta nomi come Arik Einstein, Moti Kirschembaum e Yossi Sarid.
Daniela Fubini, Tel Aviv
Leggi
|
|
|