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7 dicembre 2015 - 25 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
“E mandò Giacobbe degli angeli davanti a sé”, per placare la sua ira, come è detto: “lodiamo (anche) il nemico malvagio per via della pace”.
E per quale motivo Giacobbe ebbe grande timore? Disse rav Shmuel bar Nachman: vieni e guarda i Giusti, quanto sono timorosi del peccato, poiché anche dopo tutte le promesse fatte da D-o a Giacobbe, ancora egli temeva di sbagliare verso Esaù. Disse Rabbi Yochannan: chiunque debba affrontare un re o un governo e non conosce chi ha di fronte, si legga questo brano e imparerà la pacificazione e la benevolenza.
Nemmeno gli angeli sono riusciti a placare l’ira di Esav.
 
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Anna
Foa,
storica
La foto campeggia sulla prima pagina della Repubblica. Sono gli auguri di buon Natale di una deputata repubblicana del Nevada, tutta la famiglia con la maglia rossa in posa davanti all’albero, ciascuno con il suo fucile più o meno potente, ai bambini solo la pistola. Mi viene in mente un film del 1971, Piccoli omicidi. Il mondo che ci fa immaginare non è molto meglio di quello che ci prospettano gli assassini del Califfato. Se la scelta è fra questi due, non ci sto. Voglio scendere!
 
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Francia, è trionfo Le Pen
A una decina di giorni dalla strage di Parigi, gli elettori francesi premiano il populismo dell'ultra destra targata Marine Le Pen. Il suo Front National è uscito ieri vincitore dalle urne, forte di un 30 per cento di voti che lo porta ad essere il primo partito di Francia (i Républicains di Nicolas Sarkozy hanno ottenuto il 26 per cento mentre i socialisti del presidente Francois Hollande il per cento). Ha vinto sull'onda della paura, scrive Repubblica: la minaccia islamista, sostiene il quotidiano “è stata l'evidente, dichiarata motivazione che ha spinto un terzo dei votanti (la partecipazione è stata superiore al 50 per cento) a scegliere il partito che più rappresenta la collera, il risentimento, l'odio, la paura provocati dal terrorismo”. Il Front National è avanti in sei regioni e al secondo turno dovrebbe conservarne almeno tre: il NordPas de Calais-Picardi dove è candidata Marine Le Pen, la Provence-Alpes-Côte d’Azur di sua nipote Marion Maréchal Le Pen, entrambe oltre il 40 per cento dei voti, e l’Alsace-Champagne- Ardenne-Lorraine, dove il numero due del partito Florian Philippot ha ottenuto il 35%” (Corriere). “Siamo gli unici a difendere la nazione”, ha dichiarato Le Pen commentando il trionfo (Repubblica) del suo partito, in cui la retorica xenofoba e anti-Islam la fa da padrone. A salutare il successo della più giovane dei Le Pen, Marion, anche le teste rasate degli skin-heads (Repubblica). Intanto, diversi candidati socialisti hanno deciso di tirarsi indietro per favorire la destra guidata da Sarkozy ai ballottaggi e cercare di frenare l'avanzata del Fn.

Front National, l'antisemitismo delle origini. Jean-Marie Le Pen, fondatore del Front National, per festeggiare il trionfo della nipote Marion contro il candidato neogollista Christian Estrosi, si è lanciato sui social network in uno dei suoi noti strali antisemiti: il padre di Marine ha infatti pubblicato un video in cui si vede Estrosi danzare con un kippah in testa e assieme ad alcuni ebrei.   “Buon viso a cattivo gioco”, il commento del fondatore del Fn, “una nuova inquietante provocazione – scrive il Corriere - che si aggiunge a una lunga serie di commenti xenofobi contro gli ebrei e le camere a gas naziste”.
 
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  davar
elezioni in francia - l'appello del crif
"La Repubblica non si frantumi,
il populismo non può vincere"

"Evitiamo che la Repubblica vada in frantumi".
Una breve nota per chiamare a raccolta l'elettorato: domenica prossima, nel secondo turno delle regionali, è essenziale che vi sia un voto compatto contro il Fronte Nazionale. Altrimenti il rischio è la disintegrazione dei valori fondamentali della grande democrazia francese.
A lanciare l'allarme è il Conseil Représentatif des Institutions Juives, massima rappresentanza degli ebrei d'Oltralpe, in un messaggio diffuso dopo l'ufficializzazione dell'exploit dell'estrema destra.
Nella settimana che accompagnerà la Francia verso uno degli snodi fondamentali della sua storia moderna, una preziosa sollecitazione arriva da alcuni contributi dell'ampio dossier "Parigi, l'anno del coraggio" pubblicato sul numero di dicembre di Pagine Ebraiche.
In particolare per quanto concerne i temi dell'immigrazione e la partita estrema giocata in questo senso da Marine Le Pen e dai suoi sostenitori.
L’immigrazione musulmana, massiccia e continua, è integrabile nelle nostre società? Ed ancora, a quali condizioni siamo capaci di pensare noi stessi dinanzi ai cambiamenti collettivi che rischiano di soverchiarci? Esiste un problema di identità nazionale, repubblicana e, in caso affermativo, come va ridefinito il tema alla luce delle trasformazioni che, in linea generale, subiamo senza riuscire a gestirle? Domande cui cerca una risposta il filosofo Alain Finkielkraut, le cui idee e teorizzazioni sono approfondite dallo storico Claudio Vercelli.
Lo storico Georges Bensoussan, responsabile editoriale del Memoriale della Shoah di Parigi, ci spiega invece come i "territori perduti" della nazione non siano lande desolate, luoghi lontani dove la Repubblica e i suoi valori non sono mai arrivati. Quei territori perduti sono infatti nel cuore della Francia, nel cuore delle città, delle strade e delle scuole. Sono le banlieue, le periferie delle grandi città, abitate da una popolazione di immigrati musulmani, prevalentemente dai paesi del Maghreb, sempre più densa e sempre più restia a integrarsi.
 

i rapporti tra israele e stati uniti
Clinton e Netanyahu d'accordo,
per la pace servono due Stati

Benjamin Netanyahu, John Kerry, Hillary Clinton. Tutti e tre sono d'accordo che per il conflitto tra israeliani e palestinesi la soluzione di un unico grande Stato non sia in realtà una soluzione, tutt'altro. Divergono invece le interpretazioni che ciascuno di loro propone sul perché oggi il processo di pace, che dovrebbe portare ai due Stati (soluzione auspicata da tutti e tre), sia fermo. Ed è apparso chiaro nel corso del Saban Forum di Washington, del quale Netanyahu, Kerry e Clinton sono stati assoluti protagonisti. Il Primo ministro israeliano Netanyahu ha spiegato al pubblico americano – raccoltosi nella capitale per la nona edizione del Saban Forum, convegno dedicato al Medio Oriente e ai rapporti tra Israele e Stati Uniti – che “l'unica soluzione che possa funzionare non è quella di uno Stato unitario ma di una Palestina demilitarizzata che riconosca lo Stato ebraico”. Riconoscimento, quest'ultimo, che è stato richiamato anche da Clinton, la candidata democratica più forte (stando ai sondaggi) per le presidenziali Usa del 2016, che ha rivolto un appello a tutti gli Stati arabi perché appunto riconoscano Israele e il suo carattere ebraico. Dall'altra parte Clinton ha mandato un messaggio a Gerusalemme: non ci sono alternative a Mahmoud Abbas, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese. Anzi il pericolo senza di lui, potrebbe essere l'Isis. Anche il segretario di Stato Usa Kerry ha messo in guardia Israele sui suoi rapporti con l'Anp. Se l'attuale situazione continuerà, ha affermato Kerry, l'organizzazione guidata da Abbas potrebbe collassare. Per Kerry – ma anche per la Clinton – la politica degli insediamenti da parte israeliana sono un ostacolo alla pace.
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chanukkah 5776
Una luce di libertà e speranza
L’Italia ebraica torna a illuminarsi in occasione di Chanukkah, la festa delle luci e di un’identità da vivere con orgoglio e consapevolezza.
Numerose le accensioni pubbliche, le occasioni di incontro e dialogo con la cittadinanza. Ma non sono mancate anche cerimonie più raccolte e intime.
Da Merano a San Nicandro (nell'immagine a fianco, alla presenza di rav Roberto Della Rocca), da Genova a Trieste. Migliaia di persone raccolte davanti alla Chanukkiah, il candelabro a otto braccia che rinnova un patto di libertà tra le generazioni.
“Chanukkah è una festa fortemente spirituale, che ci ricorda come possiamo sconfiggere chi vuole cancellare il nome di Dio ma allo stesso tempo che non dobbiamo usarlo per qualcosa che diventi una profanazione”. Così il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni durante l’accensione della prima candela in piazza Barberini (nell’immagine in alto), dove ogni anno i Chabad Lubavitch allestiscono una grande chanukkiah.
Nel ricordo della lotta contro chi ha cercato di distruggere l’identità ebraica vi è anche, ha affermato l’ambasciatore di Israele in Italia Naor Gilon, “l’orgoglio per l’esistenza oggi di uno Stato ebraico dove vivono sei milioni di ebrei, che rappresenta un successo sotto ogni punto di vista: economico, scientifico, culturale e democratico”.
La radice ‘hinukh’, educazione, nel nome di questa festa – ha aggiunto la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello – ci ricorda che contro chiunque ci voglia distruggere prevale la nostra luce. Auguro di poter continuare a vivere la nostra millenaria presenza a Roma e in tutto il mondo, dedicando un pensiero alle famiglie delle vittime di Parigi, Marsiglia e Milano, dove spero che il nostro correligionario che è stato aggredito stia accendendo le candele con la sua famiglia”.
Tragedie dell’attualità a cui ha fatto riferimento anche il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca. “Abbiamo particolarmente bisogno di luce in questi giorni – ha detto – come auspicio di fratellanza e unione tra i popoli, e dunque di libertà, confermando il ruolo e lo spirito che
anima Roma, diventata nei secoli un crocevia di culture in cui è possibile ritrovarsi in una collettività unita e partecipe”. Un valore irrinunciabile anche per la consigliera regionale Maria Teresa Petrangolini,
Il tema dell’educazione al centro anche dell’intervento del rabbino capo di Milano Alfonso Arbib (nell'immagine a fianco l'accensione in piazza Cadorna), che ha ricordato come nei testi ebraici si metta in luce l’importanza di educare ciascuno secondo la sua inclinazione. Ma al tempo stesso che questo ci impone di rifiutare categoricamente qualsiasi “educazione all’odio”.
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chanukkah 5776 - otto giorni, otto luci
Una consapevolezza per gradi
È noto che il nome Chanukkah derivi dalla parola Chinukh – educazione, nel senso che dobbiamo educarci e prepararci, per mezzo dei lumi delle nostre Chanukkiot che ce ne anticipano una porzione, alla Luce della redenzione futura. Ecco perché la luce dei lumi, che abbiamo cominciato ad accendere ieri sera, deve crescere gradualmente durante tutti gli otto giorni della festa.

Adolfo Locci, rabbino capo di Padova
 
chanukkah 5776 - spotlight
Parodie e hit, la festa in musica
Chanukkah, tempo di sufganiot, regali, luci, calorie ma soprattutto di musica. Se in Italia è difficile si vada oltre il repertorio classico che comprende Maoz Tzur e Sevivon Sov Sov Sov, in America l’avvicinarsi al 25 di Kislev (primo giorno di Chanukkah) coincide con il proliferare di nuove canzoni e parodie sapientemente orchestrate che adattano le hit pop dell’anno a nuovi testi legati alla festa.
Anche questo anno 5776 non fa eccezione; a cominciare dai Maccabeats, il gruppo a cappella formatosi alla Yeshiva University di New York nel 2007 che ha raggiunto vette insperate e con i suoi video su youtube ha superato oltre 10 milioni di click (un risultato incredibile considerando il bacino di utenza al quale è rivolto).
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INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION
Chanukkah, luci contro il terrore
Le luci di Chanukkah illuminano le piazze dell’Italia ebraica da nord a sud, come raccontato al pubblico internazionale nella nuova uscita di Pagine Ebraiche International Edition. Anche nella Penisola, le accensioni non si fermano di fronte al terrore. Protagonista di molte cerimonie il movimento chassidico Chabad-Lubavich. Il gruppo ha organizzato anche molte Chanukkiot nelle vie di Parigi, compresa quella davanti alla Tour Eiffel, dove si sono radunate migliaia di persone, dopo giorni di incertezza in cui le autorità francesi avevano negato il permesso per motivi di sicurezza. Perché, come ricorda rav Pierpaolo Punturello con una riflessione nella sezione Pilpul, talvolta un gesto apparentemente insignificante può diventare un piccolo o grande pezzo di Storia: accadde quando Rosa Parks rifiutò di cedere il posto sull’autobus a un bianco. E può accadere, quando si accende una candela nelle piazze di città in cui è sempre più comune scegliere di combattere il buio blindandosi o nascondendosi.
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pilpul
 Oltremare - Chi se ne va
Dopo quasi otto anni in Israele, anche io comincio a contare chi c'è e chi se ne va, come qualunque locale. E non parlo degli Olim tira-e-molla, quelli che non sai mai se questo mese sono qui, o sono di nuovo ritornati per la trecentesima volta nel paese d'origine: di quelli ce ne sono sempre, e non fanno parte integrale della vita israeliana. Incapaci o impossibilitati a prendere una decisione definitiva, se non  sanno rispondere con certezza alla domanda fondamentale: "sì, ma dov'è il tuo cuscino, e il tuo pigiama preferito?", meglio tornare a parlare del tempo o di politica.
No, quelli che se ne vanno sono una generazione, che conta nomi come Arik Einstein, Moti Kirschembaum e  Yossi Sarid
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Daniela Fubini, Tel Aviv
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