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29 maggio 2016 - 21  Iyar 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
Porto la kippà per strada come in casa. Non per esibire o provocare: semplicemente perché un cappello mi dà fastidio. Non sono mai stato aggredito, né fisicamente né verbalmente. Mio figlio - che non porta la kippà - era nel gruppo di giovani che la settimana scorsa è stato aggredito prima verbalmente al suono di "ebrei di....", e poi fisicamente, da altri giovani in un parco di Milano. La kippà si può togliere o coprire; l'identità con maggiore difficoltà. Quasi impossibile cancellare l'intolleranza.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Europa come molte utopie è diventato un sogno da gettare. A differenza di quelle non ha nemmeno sollecitato un film su cui riflettere. Dalla Shoah ai desaparecidos argentini, dalle storie di mafia a quelle di terrorismo, negli ultimi venti anni i film, più dei libri, hanno fatto la memoria pubblica. Attraverso quei film si è costruita memoria autocritica, ovvero memoria fondata sul confronto tra la memoria dei valori a cui diciamo di ispirarci e a cui dichiariamo di aderire e quella delle azioni compiute. Memoria dei torti che abbiamo riservato ad altri. Non quella di ciò di cui possiamo essere fieri, ma quella di cui c’è da vergognarsi. Con Europa invece ci siamo rifiutati di iniziare quel percorso. Quando si è trattato di passare alla memoria autocritica ci siamo semplicemente detti: questo gioco non ci piace. Facciamone un altro.
Milano, la cultura ebraica
protagonista in città
Si apre oggi a Milano il Festival di cultura ebraica Jewish in the City, giunto alla terza edizione: “13 location, 40 eventi quasi tutti gratuiti, 73 relatori italiani e stranieri, 8 spettacoli e c’è anche un corso di cucina kasher, da Eataly”, ricorda Repubblica Milano. L’appuntamento inaugurale è alla Rotonda della Besana (ore 12) con la simbolica Tavola di Comunità mentre alle 16 sarà posata una targa ai Giusti del Mondo, alla Sinagoga Centrale di via Guastalla. Come sottolinea Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano, sulle pagine milanesi di Repubblica, la rassegna sarà un’occasione per riscoprire il legame tra la città e i suoi ebrei. Un legame descritto in modo puntuale da Rony Hamaui, economista e membro della Comunità, autore del libro “Ebrei Milano. Due secoli di storia fra integrazione e discriminazione” (Il Mulino), in uscita per i 150 anni della Keillah (Il Giorno).

Le donne yiddish? Più forti dei diamanti. Così la Stampa titola l’articolo che Ada Treves, giornalista della redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dedica a Esther Kreitman Singer e al suo libro L’uomo che vendeva diamanti. Singer, sorella maggiore dei celebri Isaac Bashevis e Israel, “era una scrittrice dotata di talento non minore di quello dei suoi più noti fratelli e di un grande senso della storia e degli eventi che riesce a rendere in poche frasi, con una lucidità che spiazza”. Tra i libri della Singer, Treves ricorda anche “Brilyantn, titolo yiddish originale Der Sheydims Tants”. Il libro “verrà ripreso in italiano con La danza del diavolo che uscirà in autunno per Bollati Boringhieri nella traduzione di Marina Morpurgo, che già ha fatto un lavoro magistrale con L’uomo che vendeva diamanti.

Genova, 80 anni per la sinagoga. Anche l’ebraismo ligure festeggia oggi, celebrando gli 80 anni della sinagoga di via Bertora a Genova. Il tempio era stato inaugurato ufficialmente il 3 giugno del 1935, pochi anni dopo, nel ’38 arriveranno le infami leggi razziste e poi la deportazione di 240 ebrei genovesi verso i campi di concentramento e sterminio nazisti. Solo in 8 torneranno. E anche di questa dolorosa pagina parleranno stasera “la storica Anna Foa con il rabbino capo Giuseppe Momigliano, mentre David Cassuto, docente di Architettura all’Università Ebraica di Ariel, in Israele, parlerà delle sinagoghe in Italia” (Il Secolo XIX).
 
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  davar
qui milano
Al via Jewish in the City #150
La Comunità a porte aperte

Al via questa mattina a Milano il festival di cultura ebraica Jewish in the City, dedicato quest’anno alle celebrazioni dei 150 anni della Comunità ebraica di Milano. “Insieme, allo stesso tavolo” il titolo dell’evento di apertura, un momento di convivialità svoltosi alla Rotonda della Besana, che testimonia fin da subito la vocazione della rassegna e della Comunità ebraica stessa alla condivisione e all’apertura nei confronti della città. Dopo il successo delle prime due edizioni, Jewish in the City #150 – con la direzione scientifica, culturale e organizzativa affidata a rav Roberto Della Rocca con Cristiana Colli, mentre la responsabilità del progetto è di Gadi Schoenheit – propone dunque tre giorni di incontri culturali in vari luoghi del capoluogo lombardo, allo scopo di far conoscere al pubblico il mondo ebraico, le sue tradizioni, la sua cultura e lo stretto legame con la città. Ad accogliere il pubblico sotto i porticati della Rotonda, introdotti dal presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano Ferruccio De Bortoli, il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, il rabbino capo della città rav Alfonso Arbib, i presidenti della Comunità ebraica milanese Raffaele Besso e Milo Hasbani, e il vice sindaco Francesca Balzani.
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il libro di esther kreitman singer
Come sono le donne yiddish?
Più forti dei diamanti

Anversa. Poi Londra, quando l'avvicinarsi della guerra obbliga la comunità di commercianti e tagliatori di diamanti, tutti ebrei, a fuggire. Ma lo shtetl è vicino e sempre presente, quasi tangibile, nelle pagine di L'uomo che vendeva diamanti di Esther Kreitman Singer, sorella maggiore di Israel Joshua e di quel-l'Isaac Bashevis che nel 1978 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Una scrittrice dotata di talento non minore di quello dei suoi più noti fratelli e di un grande senso della storia e degli eventi che riesce a rendere in poche frasi, con una lucidità che spiazza. Esther però ha avuto un destino molto differente da quello degli uomini di famiglia e per le sue ambizioni di scrittrice ha dovuto combattere aspramente. A lei, che si chiamava in realtà Hinde Esther, non è stato permesso studiare, ed è stata data in sposa appena possibile, in un matrimonio combinato che l'ha portata a vivere in quell'Anversa in cui fiorivano i tagliatori di diamanti dove ha poi ambientato il libro scritto nel 1944, il cui titolo originale era semplicemente Brilyantn, in yiddish, Diamonds nella versione inglese. Ha tentato in tutti i modi di allontanarsi dal marito, andando a vivere prima a Varsavia, dove ha tradotto in yiddish opere di Dickens e di Bernard Shaw, e poi a Londra. E proprio le pagine dedicate a Londra sono quelle che maggiormente mettono in luce la sua capacità di delineare nitidamente luoghi e persone, pagine in cui riesce a dare un quadro dell'ebraismo londinese di quel tempo che si distanzia moltissimo dalle descrizioni della Polonia degli shtetl, caratteristici delle opere dei suoi fratelli, e le cui eco risuonano imprescindibili anche nelle vicende dei suoi personaggi. Nella stessa Londra di cui racconta così magistralmente l'imprenditoria sviluppatasi nella comunità di rifugiati ebrei durante la prima guerra mondiale, nel 1936 venne pubblicato Deborah. In questo caso, a differenza di Brilyantn, il titolo yiddish originale Der Sheydims Tants verrà ripreso in italiano con La danza del diavolo che uscirà in autunno per Bollati Boringhieri nella traduzione di Marina Morpurgo, che già ha fatto un lavoro magistrale con L'uomo che vendeva diamanti.

Ada Treves, La Stampa, 28 maggio 2016
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Qui Ferrara – La mostra al Meis 
Torah fonte di vita, il percorso
dedicato al pubblico dei piccoli

Avvicinare anche il pubblico più giovane al significato dell’ebraismo e dei suoi oggetti e luoghi di culto, e ai momenti fondanti del suo calendario. Questo l’obiettivo del nuovo percorso didattico rivolto ai bambini della mostra “Torah fonte di vita”, inaugurato questa mattina al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah a Ferrara. Promosso dal MEIS, dalla Comunità Ebraica di Ferrara e dal Comune di Ferrara, con il contributo del Rotary Club Ferrara, il percorso è curato da Sharon Reichel, mentre il progetto espositivo è opera di Monica Bettocchi, con il supporto dell’azienda ferrarese Tryeco 2.0 per la grafica e i videogame, e di Panebianco & CO per le illustrazioni.
Nelle sale della mostra, i bambini potranno apprendere, attraverso il gioco, il ruolo centrale che la Torah riveste nella vita del singolo ebreo e della comunità, sapere come è strutturata una sinagoga e a cosa servono alcuni oggetti di arte cerimoniale, conoscere il calendario delle festività ebraiche e degli appuntamenti fondamentali del culto, e capire, grazie ad alcuni preziosi testi della Comunità Ebraica di Ferrara, perché il popolo ebraico sia chiamato il “popolo del libro”.
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qui roma
Italia-Israele, un ponte di libri
Prima la sfida letteraria, poi quella sul rettangolo verde. La prima vinta dagli “azzurri”, la seconda che si è conclusa con un pareggio. Ma il risultato agonistico per una volta ha un peso relativo. Quello che conta è aver diffuso cultura, conoscenza, dialogo. Aver costruito ponti tra popoli e abbattuto pregiudizi. E in questo senso la vittoria è stato piena, un trionfo.
“Sono stremato, ma davvero soddisfatto” racconta Marco Mathieu, giornalista di Repubblica e organizzatore dell’evento Roma-Tel Aviv: Letteratura Football Club svoltosi negli scorsi giorni al Maxxi di Roma con la partecipazione della Nazionale Scrittori italiani e dalla Israel Writer Football Team. Protagonisti dell’evento, sostenuto tra gli altri dall’ambasciata israeliana nella Capitale, dieci intellettuali appassionati di pallone, che hanno dato vita a un serrato confronto di letture arbitrato da Anna Maria Giordano (Radio Tre).
Dieci autori per dieci racconti inediti, presto in pubblicazione con la casa editrice Giuntina insieme al racconto di una studentessa romana dell’Iis Di Vittorio-Lattanzio (a impreziosire l’opera i disegni “live” di Paolo Samarelli).
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UN CASO INQUIETANTE
Anpi, a Lecce spazio per l'odio 
Una sala dell'Anpi a disposizione di una conclamata antisemita e antisionista. È quello che potrebbe accadere il prossimo 4 giugno a Martano, provincia di Lecce, dove la famigerata attivista Samantha Comizzoli ha annunciato la presentazione del suo documentario "Israele. Il cancro".
Un fatto inquietante e che porta con sé un interrogativo: come si conciliano i valori e l'eredità storica difesi dall'Associazione Nazionale Ex Partigiani d'Italia con gli strali di odio di una militante già nota ai media e alle forze di sicurezza per il suo odio e i suoi deliri?
 

sorgente di vita
Il Giorno della Repubblica
“Sono passati 70 anni da quel giorno, ho un vivo ricordo di quel momento. Era una splendida giornata di sole”. Il 2 giugno del ’46 nel ricordo di una ragazza di allora. “ Il giorno della Repubblica” è il titolo del servizio di apertura della puntata di Sorgente di vita di domenica 29 maggio. Tra storia e memoria, una ricostruzione di quel fatidico giorno in cui il popolo italiano venne chiamato a scegliere tra Monarchia e Repubblica ed eleggere i componenti dell’Assemblea Costituente. Per prima volta votavano le donne: i ricordi di due “ragazze del ’46” e la riflessione dello storico Mario Toscano.
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pilpul

Il discorso dell'odio
Forse, oltre a continuare a parlare di pregiudizio e di odio, dei loro contenuti e del ripetersi come se fossero una dannazione ineludibile, sarebbe bene iniziare a ragionare anche sui modi e sulle forme che l’uno e l’altro assumono. Non di meno, delle piattaforme che li veicolano, destinate a dargli corpo e sostanza. In altre parole, si tratta della modernità dei risentimenti quand’essi si trasformano in una vera e propria pretesa di interpretazione della realtà. Nel caso dell’antisemitismo, in tutte le sue declinazioni, la questione si pone nella sua grande urgenza. Ci sono senz’altro due orizzonti problematici, che vanno a sommarsi a quelli preesistenti: quella parte del mondo musulmano che traduce l’estraneità nei confronti d’Israele in avversione e, quindi, in rifiuto sistematico dell’ebraismo, quest’ultimo connotato come “sionista” (parola che non incorre nelle censure che, invece, tradizionalmente sono imposte ad altre espressioni, almeno in Europa e negli Stati Uniti); il mare magnum del web e delle relazioni virtuali, ossia veicolate attraverso l’ambiente dell’informazione e delle comunicazioni a distanza, immateriali poiché basate sulla non fisicità di coloro che immettono nella rete opinioni, idee, impressioni ma anche ben altro.

Claudio Vercelli
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Il settimanAle - Sahlab? Malabi?
Sahlab o Malabi? Se lo chiede su un social network Lisa, la quale è tornata a Tel Aviv con degli amici americani e vuole che anche loro conoscano quel dessert, che è per lei una delle memorie più evocative del suo primo periodo in Israele col programma Birthright; una memoria dolcissima ma imprecisa, tanto che non ricorda bene quale sia.
“In questi giorni di sharav” la consiglia Kristiane, alludendo al hamsin, il vento del deserto, “sorprendi i tuoi ospiti con un sahlep caldo – vedrai Lisa, è far loro sorseggiare il vero nettare di questo meraviglioso paese”.


Alessandro Treves, neuroscienziato
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