Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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Porto
la kippà per strada come in casa. Non per esibire o provocare:
semplicemente perché un cappello mi dà fastidio. Non sono mai stato
aggredito, né fisicamente né verbalmente. Mio figlio - che non porta la
kippà - era nel gruppo di giovani che la settimana scorsa è stato
aggredito prima verbalmente al suono di "ebrei di....", e poi
fisicamente, da altri giovani in un parco di Milano. La kippà si può
togliere o coprire; l'identità con maggiore difficoltà. Quasi
impossibile cancellare l'intolleranza.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Europa
come molte utopie è diventato un sogno da gettare. A differenza di
quelle non ha nemmeno sollecitato un film su cui riflettere. Dalla
Shoah ai desaparecidos argentini, dalle storie di mafia a quelle di
terrorismo, negli ultimi venti anni i film, più dei libri, hanno fatto
la memoria pubblica. Attraverso quei film si è costruita memoria
autocritica, ovvero memoria fondata sul confronto tra la memoria dei
valori a cui diciamo di ispirarci e a cui dichiariamo di aderire e
quella delle azioni compiute. Memoria dei torti che abbiamo riservato
ad altri. Non quella di ciò di cui possiamo essere fieri, ma quella di
cui c’è da vergognarsi. Con Europa invece ci siamo rifiutati di
iniziare quel percorso. Quando si è trattato di passare alla memoria
autocritica ci siamo semplicemente detti: questo gioco non ci piace.
Facciamone un altro.
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Milano, la cultura ebraica
protagonista in città
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Si
apre oggi a Milano il Festival di cultura ebraica Jewish in the City,
giunto alla terza edizione: “13 location, 40 eventi quasi tutti
gratuiti, 73 relatori italiani e stranieri, 8 spettacoli e c’è anche un
corso di cucina kasher, da Eataly”, ricorda Repubblica Milano.
L’appuntamento inaugurale è alla Rotonda della Besana (ore 12) con la
simbolica Tavola di Comunità mentre alle 16 sarà posata una targa ai
Giusti del Mondo, alla Sinagoga Centrale di via Guastalla. Come
sottolinea Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica
di Milano, sulle pagine milanesi di Repubblica, la rassegna sarà
un’occasione per riscoprire il legame tra la città e i suoi ebrei. Un
legame descritto in modo puntuale da Rony Hamaui, economista e membro
della Comunità, autore del libro “Ebrei Milano. Due secoli di storia
fra integrazione e discriminazione” (Il Mulino), in uscita per i 150
anni della Keillah (Il Giorno).
Le donne yiddish? Più forti dei diamanti. Così la Stampa titola
l’articolo che Ada Treves, giornalista della redazione dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, dedica a Esther Kreitman Singer e al
suo libro L’uomo che vendeva diamanti. Singer, sorella maggiore dei
celebri Isaac Bashevis e Israel, “era una scrittrice dotata di talento
non minore di quello dei suoi più noti fratelli e di un grande senso
della storia e degli eventi che riesce a rendere in poche frasi, con
una lucidità che spiazza”. Tra i libri della Singer, Treves ricorda
anche “Brilyantn, titolo yiddish originale Der Sheydims Tants”. Il
libro “verrà ripreso in italiano con La danza del diavolo che uscirà in
autunno per Bollati Boringhieri nella traduzione di Marina Morpurgo,
che già ha fatto un lavoro magistrale con L’uomo che vendeva diamanti.
Genova, 80 anni per la sinagoga. Anche l’ebraismo ligure festeggia
oggi, celebrando gli 80 anni della sinagoga di via Bertora a Genova. Il
tempio era stato inaugurato ufficialmente il 3 giugno del 1935, pochi
anni dopo, nel ’38 arriveranno le infami leggi razziste e poi la
deportazione di 240 ebrei genovesi verso i campi di concentramento e
sterminio nazisti. Solo in 8 torneranno. E anche di questa dolorosa
pagina parleranno stasera “la storica Anna Foa con il rabbino capo
Giuseppe Momigliano, mentre David Cassuto, docente di Architettura
all’Università Ebraica di Ariel, in Israele, parlerà delle sinagoghe in
Italia” (Il Secolo XIX).
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qui milano
Al via Jewish in the City #150
La Comunità a porte aperte
Al
via questa mattina a Milano il festival di cultura ebraica Jewish in
the City, dedicato quest’anno alle celebrazioni dei 150 anni della
Comunità ebraica di Milano. “Insieme, allo stesso tavolo” il titolo
dell’evento di apertura, un momento di convivialità svoltosi alla
Rotonda della Besana, che testimonia fin da subito la vocazione della
rassegna e della Comunità ebraica stessa alla condivisione e
all’apertura nei confronti della città. Dopo il successo delle prime
due edizioni, Jewish in the City #150 – con la direzione scientifica,
culturale e organizzativa affidata a rav Roberto Della Rocca con
Cristiana Colli, mentre la responsabilità del progetto è di Gadi
Schoenheit – propone dunque tre giorni di incontri culturali in vari
luoghi del capoluogo lombardo, allo scopo di far conoscere al pubblico
il mondo ebraico, le sue tradizioni, la sua cultura e lo stretto legame
con la città. Ad accogliere il pubblico sotto i porticati della
Rotonda, introdotti dal presidente della Fondazione Memoriale della
Shoah di Milano Ferruccio De Bortoli, il vicepresidente dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, il rabbino capo della
città rav Alfonso Arbib, i presidenti della Comunità ebraica milanese
Raffaele Besso e Milo Hasbani, e il vice sindaco Francesca Balzani. Leggi
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il libro di esther kreitman singer
Come sono le donne yiddish?
Più forti dei diamanti
Anversa.
Poi Londra, quando l'avvicinarsi della guerra obbliga la comunità di
commercianti e tagliatori di diamanti, tutti ebrei, a fuggire. Ma lo
shtetl è vicino e sempre presente, quasi tangibile, nelle pagine di L'uomo che vendeva diamanti
di Esther Kreitman Singer, sorella maggiore di Israel Joshua e di
quel-l'Isaac Bashevis che nel 1978 ricevette il premio Nobel per la
letteratura. Una scrittrice dotata di talento non minore di quello dei
suoi più noti fratelli e di un grande senso della storia e degli eventi
che riesce a rendere in poche frasi, con una lucidità che spiazza.
Esther però ha avuto un destino molto differente da quello degli uomini
di famiglia e per le sue ambizioni di scrittrice ha dovuto combattere
aspramente. A lei, che si chiamava in realtà Hinde Esther, non è stato
permesso studiare, ed è stata data in sposa appena possibile, in un
matrimonio combinato che l'ha portata a vivere in quell'Anversa in cui
fiorivano i tagliatori di diamanti dove ha poi ambientato il libro
scritto nel 1944, il cui titolo originale era semplicemente Brilyantn,
in yiddish, Diamonds nella versione inglese. Ha tentato in tutti i modi
di allontanarsi dal marito, andando a vivere prima a Varsavia, dove ha
tradotto in yiddish opere di Dickens e di Bernard Shaw, e poi a Londra.
E proprio le pagine dedicate a Londra sono quelle che maggiormente
mettono in luce la sua capacità di delineare nitidamente luoghi e
persone, pagine in cui riesce a dare un quadro dell'ebraismo londinese
di quel tempo che si distanzia moltissimo dalle descrizioni della
Polonia degli shtetl, caratteristici delle opere dei suoi fratelli, e
le cui eco risuonano imprescindibili anche nelle vicende dei suoi
personaggi. Nella stessa Londra di cui racconta così magistralmente
l'imprenditoria sviluppatasi nella comunità di rifugiati ebrei durante
la prima guerra mondiale, nel 1936 venne pubblicato Deborah. In questo
caso, a differenza di Brilyantn, il titolo yiddish originale Der Sheydims Tants
verrà ripreso in italiano con La danza del diavolo che uscirà in
autunno per Bollati Boringhieri nella traduzione di Marina Morpurgo,
che già ha fatto un lavoro magistrale con L'uomo che vendeva diamanti.
Ada Treves, La Stampa, 28 maggio 2016 Leggi
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Qui Ferrara – La mostra al Meis
Torah fonte di vita, il percorso dedicato al pubblico dei piccoli
Avvicinare
anche il pubblico più giovane al significato dell’ebraismo e dei suoi
oggetti e luoghi di culto, e ai momenti fondanti del suo calendario.
Questo l’obiettivo del nuovo percorso didattico rivolto ai bambini
della mostra “Torah fonte di vita”, inaugurato questa mattina al Museo
Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah a Ferrara. Promosso dal
MEIS, dalla Comunità Ebraica di Ferrara e dal Comune di Ferrara, con il
contributo del Rotary Club Ferrara, il percorso è curato da Sharon
Reichel, mentre il progetto espositivo è opera di Monica Bettocchi, con
il supporto dell’azienda ferrarese Tryeco 2.0 per la grafica e i
videogame, e di Panebianco & CO per le illustrazioni.
Nelle sale della mostra, i bambini potranno apprendere, attraverso il
gioco, il ruolo centrale che la Torah riveste nella vita del singolo
ebreo e della comunità, sapere come è strutturata una sinagoga e a cosa
servono alcuni oggetti di arte cerimoniale, conoscere il calendario
delle festività ebraiche e degli appuntamenti fondamentali del culto, e
capire, grazie ad alcuni preziosi testi della Comunità Ebraica di
Ferrara, perché il popolo ebraico sia chiamato il “popolo del libro”. Leggi
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qui roma
Italia-Israele, un ponte di libri
Prima
la sfida letteraria, poi quella sul rettangolo verde. La prima vinta
dagli “azzurri”, la seconda che si è conclusa con un pareggio. Ma il
risultato agonistico per una volta ha un peso relativo. Quello che
conta è aver diffuso cultura, conoscenza, dialogo. Aver costruito ponti
tra popoli e abbattuto pregiudizi. E in questo senso la vittoria è
stato piena, un trionfo.
“Sono stremato, ma davvero soddisfatto” racconta Marco Mathieu,
giornalista di Repubblica e organizzatore dell’evento Roma-Tel Aviv:
Letteratura Football Club svoltosi negli scorsi giorni al Maxxi di Roma
con la partecipazione della Nazionale Scrittori italiani e dalla Israel
Writer Football Team. Protagonisti dell’evento, sostenuto tra gli altri
dall’ambasciata israeliana nella Capitale, dieci intellettuali
appassionati di pallone, che hanno dato vita a un serrato confronto di
letture arbitrato da Anna Maria Giordano (Radio Tre).
Dieci autori per dieci racconti inediti, presto in pubblicazione con la
casa editrice Giuntina insieme al racconto di una studentessa romana
dell’Iis Di Vittorio-Lattanzio (a impreziosire l’opera i disegni “live”
di Paolo Samarelli). Leggi
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UN CASO INQUIETANTE
Anpi, a Lecce spazio per l'odio
Una
sala dell'Anpi a disposizione di una conclamata antisemita e
antisionista. È quello che potrebbe accadere il prossimo 4 giugno a
Martano, provincia di Lecce, dove la famigerata attivista Samantha
Comizzoli ha annunciato la presentazione del suo documentario "Israele.
Il cancro".
Un fatto inquietante e che porta con sé un interrogativo: come si
conciliano i valori e l'eredità storica difesi dall'Associazione
Nazionale Ex Partigiani d'Italia con gli strali di odio di una
militante già nota ai media e alle forze di sicurezza per il suo odio e
i suoi deliri?
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Il discorso dell'odio |
Forse,
oltre a continuare a parlare di pregiudizio e di odio, dei loro
contenuti e del ripetersi come se fossero una dannazione ineludibile,
sarebbe bene iniziare a ragionare anche sui modi e sulle forme che
l’uno e l’altro assumono. Non di meno, delle piattaforme che li
veicolano, destinate a dargli corpo e sostanza. In altre parole, si
tratta della modernità dei risentimenti quand’essi si trasformano in
una vera e propria pretesa di interpretazione della realtà. Nel caso
dell’antisemitismo, in tutte le sue declinazioni, la questione si pone
nella sua grande urgenza. Ci sono senz’altro due orizzonti
problematici, che vanno a sommarsi a quelli preesistenti: quella parte
del mondo musulmano che traduce l’estraneità nei confronti d’Israele in
avversione e, quindi, in rifiuto sistematico dell’ebraismo,
quest’ultimo connotato come “sionista” (parola che non incorre nelle
censure che, invece, tradizionalmente sono imposte ad altre
espressioni, almeno in Europa e negli Stati Uniti); il mare magnum del
web e delle relazioni virtuali, ossia veicolate attraverso l’ambiente
dell’informazione e delle comunicazioni a distanza, immateriali poiché
basate sulla non fisicità di coloro che immettono nella rete opinioni,
idee, impressioni ma anche ben altro.
Claudio Vercelli
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Il settimanAle - Sahlab? Malabi?
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Sahlab
o Malabi? Se lo chiede su un social network Lisa, la quale è tornata a
Tel Aviv con degli amici americani e vuole che anche loro conoscano
quel dessert, che è per lei una delle memorie più evocative del suo
primo periodo in Israele col programma Birthright; una memoria
dolcissima ma imprecisa, tanto che non ricorda bene quale sia.
“In questi giorni di sharav” la consiglia Kristiane, alludendo al
hamsin, il vento del deserto, “sorprendi i tuoi ospiti con un sahlep
caldo – vedrai Lisa, è far loro sorseggiare il vero nettare di questo
meraviglioso paese”.
Alessandro Treves, neuroscienziato
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